Google+ Followers

Wednesday, April 30, 2008

Tudei

Oggi è una stupenda giornata, semplicemente perchè splende.
Non splende il sole, splende la giornata.
Oggi è una giornata scintillante, semplicemente perchè le scintille dei giorni non si vedono costantemente.
E il privilegio di essere vivi non ce lo concediamo tutti i giorni.
Ed i raggi di sole scalderanno più Dakar di Milano, oggi.
La sensazione di essere vivi senza voler fuggire dal proprio corpo, la sensazione di esserci e di non esserci per sempre.

Proprio perchè stavo leggendo che nel 2060 il problema dell'inquinamento potrebbe essere definitivamente risolto: avrò 87 anni, se ci sarò.
Anche se scivolo negli schermi, nelle fotografie e nelle parole: finchè ci sono, voglio esserci davvero.

Gniiic



Soffro di altalenanti nevrosi legate ai rumori prodotti da persone che conosco da tempo.
Non so da cosa nascano, so soltanto che la reazione dei mie nervi è inevitabile.
Sono sempre stata debole di nervi.
L'unica cura è chiudermi in una stanza e stare sola.
Allontanarmi.
Lo stridere del coltello su di un piatto.
Il masticare, soltanto quello di poche persone.
Aggressività repressa: forse di questo si tratta.
Se respiro profondamente si allevia il dolore.
Qualcuno dovrebbe ascoltarmi.

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.

Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.

Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?

È caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.

Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.
Pablo Neruda

Thursday, April 24, 2008

La notte dei nonni

Si è fatta tarda notte. Notte, molto tarda.
Sono andati tutti via: sono andati tutti quanti a dormire.
Tutti quanti chi?
Nessuno ha portato via i resti della cena da questa lunga, instabile, stretta tavola bianca: mollica di pane imbevuta di vino rosso, briciole e briciole e briociole, macchie di sugo, piatti accatastati con panna montata, ossa di coniglio, burro secco, tovaglioli sull'erba, mozziconi nei piatti, bicchieri bianchi, gialli e blu.
Le le lucine colorate sono accese, l'erba è umida ed inizia a fare freddo.
A quest'ora l'erba verde sembra viola, sembra più intensa.
Mistica erba, alberi nero-argento ed in alto fruscio di foglie: leggio del vento.
Brivido. Capogiro. Mi appoggio alla sedia.
Non so esattamente dove mi trovo. Non so esattamente chi sono. Cosa faccio qui?
Un nodo in gola. Mio figlio era qui prima.
I nipoti erano qui, erano piccoli e li portavo al mare: la focaccia e le giostrine. Questa sera: quei signori. Sono loro? Uno studia in un'altra città.
Mio marito non c'è. Mio marito dov'è?
Voglio tremendamente tornare a casa, tornare a casa, tornare a casa. Da mia madre, lei mi stringe forte, quando ha tempo per me. Le sue polpette, che buone.
Si è fatto tardi.
Mio marito è morto. E' morto? E il funerale? Ricordo un rinfresco e la sorella.
Qualcuno abitava con noi un tempo, un signore della banca, un signore solo e dormiva con...
Mi dicono di scrivere per mantenere allenata la mente, di guardare meno televisione, di leggere il giornale: rieccomi sono tornata.
Stavo spazzando per terra, quando...Che figuracce!
Devo soltanto rientrare in casa e capirò di chi è questa casa.
Mi dispiace, sono ridicola.
"Mamma vieni dentro, fa freddo, ti prendi un accidente!"
Mamma? Non sono sola, ora vado dentro e faccio finta di niente.
Che fame, ma avrò mangiato anch'io? A me non hanno dato niente, mi vogliono del male.
Mangio quella fetta di torta avanzata, un attimo e poi vado dentro, mi vogliono far morire. Gente malvagia.
Stai tranquilla. Chi l'avrebbe mai detto? Tutti contro di me.
Ecco il cane, già il cane: "Glenda, vieni qui, hai fame?"

Tuesday, April 22, 2008

Coerenza o schizofrenia?

La coerenza ha perso valore.
Oggi il modello da emulare è quello della schizofrenia.
L'abbiamo sempre associata ad un disturbo mentale.
Non potrebbe essere un pregio quello di essere leggermente schizofrenici?
Dell'avere la possibilità di gestire più personalità, più tendenze caratteriali, più attività, più forme di comportamento?
Questo non implica che una delle personalità debba essere per forza quella di un assasino, anzi.
Riusciremmo forse semplicemente a gestire meglio lo scorrere della vita in questa società in continua permutazione?
Chi ha detto che lo scorrere del nostro tempo deve andare in una direzione?
Forse bisognerebbe lasciare tante finestre aperte, d'altronde il mondo non aveva nessuna strada predefinita.
Proprio come navighiamo internet potremmo navigare la vita: tante finestre aperte.
Non è forse oggi più riprovevole essere totalmente coerente, non vedere le cose con gli occhiali degli altri, non essere gli altri?
A volte essere coerenti non significa essere chiusi di mente?

Thursday, April 17, 2008

La schiuma dei giorni - Boris Vian



"L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington..."
Boris Vian

Come può un vetro rotto ricrescere?
Boris Vian lo fa germogliare attraverso l'apparizione di una pellicina trasparente.
La neve non si scioglie.
Ad una conferenza il famoso filosofo Partre mostra campioni di vomito impagliato a migliaia di persone in adorazione.
L'amore trionfa ed i colori hanno un suono.
Pare quasi di leggere "ALice nel paese delle meraviglie".
La scrittura di Vian tra calembour, ossimori ed immagini talmente fantasiose da essere inimmagininabili, è pervasa da un'amarezza di fondo.
L'amore trionfa, ma nel disequilibrio, ci sono vinti e vincitori.
LA società è amara.

Tuesday, April 08, 2008

Segni

Cerco di lavare via i segni,
sbiadiscono, scoloriscono,
sembra che nulla si trasformi, come dicono.

Un segno sporca anche la sedia finta-pelle,
finta-verità, finta-casa.

Un altro graffia la porta,
spioncino-deforma realtà.

Sulla ringhiera del balcone,
ci si espone, ci si macchia di nero-fumo.

Sembra tutto così facilmente leggibile.

Talmente semplice che mi si annoda una corda vocale
e non riesco a più a dire la parola,
la prima ("mamma?")

Non riesco più a muovere il piede, il destro.
A respirare, l'aria.

Rimangono i segni,
di-segni ed infinito sgomento.