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Wednesday, July 30, 2008

Ancora un giorno

Nel 1975 l'Angola cessa di essere una colonia portoghese e conquista l'indipendenza: Kapucinskji si trova proprio lì quando questo accade e lì rimane come unico giornalista straniero impavido ed inamovibile.
Come le nazioni che hanno vissuto sempre in totale asservimento al potere, l'Angola cade nel disordine delirante e si creano innumerevoli fazioni che lottano per il potere.
Alla vita umana viene assegnato un valore così misero da risultare inconcepibile per un lettore occidentale. Così l'autore viene trascinato da un posto all'altro, rischiando continuamente la vita e fa quasi innervosire questa condizione di totale abbandono al caso ed alla fortuna.
Si percepisce nettamente la relatività degli accadimenti nel leggerlo.

Friday, July 25, 2008

Unità


Maledizione, mi è successo di nuovo.
Sono uscita stamattina ed ho provato un moto di amorevolezza verso esattamente ogni singola persona che ho incontrato: conosciuti, sconosciuti, controllori del treno, baristi.

Ho sognato che non trovavo più dei gioielli e poi li rivedevo indossatida altri in forma diversa: un signore aveva un mio smeraldo in un dente, un'altra indossava una mia perla.
Forse questo sogno ha qualcosa a che fare con la sensazione di oggi. Mi sembra palese.

Wednesday, July 23, 2008

"Il meglio che possa capitare ad una brioche"

L'esordio de "Il meglio che possa capitare ad una brioche" fa sbellicare dalle risate.
Il protagonista viene coinvolto in una faccenda strana e misteriosa che cerca di risolvere tra una birra e l'altra, una prostituta e l'altra, un'overdose di tv e cibo ipercalorico e l'altra.
La parte finale invece è deludente, la trama si attorciglia su sè stessa e cade in un buco.
Il luogo segreto dove viene rinchiuso il protagonista con il fratello, sede di una sorta di setta o confraternita, non convince: se dev'essere una metaforica critica alla società l'accettiamo con riserva.
Il punto è che il protagonista, figlio di un magnate della finanza spagnola, che fa l'alternativo scazzato con il culo degli altri, non può venire a raccontarci come vivere al meglio in una condizione di nichilismo, misoginia, dipendenza da cannabis, leggerezza nell'animo e pesantezza del corpo.
Inoltre mi ricorda i classici film italiani dove i soliti uomini sfigati e bruttini, vedi Pieraccioni, Boldi, Calà e altri mille, vanno sempre a finire con delle super fighe oppure hanno delle botte di culo, ecco, questa non è la regola.
A parte questa critica non oggetiiva (talvolta mi rendo conto di avere dei pregiudizi nei confronti dei ricchi che fanno i poveri, ma forse si tratta do invidia), il romanzo resta molto divertente, ci sono delle parti che rileggerei ora per farmi una risata.

Monday, July 21, 2008

Contenitori

Nulla capita per caso.
Quando perdo un pezzo per strada qualcuno me lo riporta, magari qualcosa di leggermente diverso, ma che si incastra.
Quando trovo vestiti, cocci, organi interni o colori, cerco di rimetterli a posto.
Posto? Scopro immancabilmente che non esistono posti, ma spazi, da riempire e da svuotare.
Scopro anche che non esiste ancora una parola per tutto.
E non capita per caso che non esistano parole per alcune cose.
Alcune cose non stanno dentro ad alcun contenitore, nessun significante le può significare.
Allora restano così, aleggiano.

Friday, July 04, 2008

La colonia

La peggior cosa che mi sia mai accaduta: decidere di andare in colonia a sei anni.
Decidere di andare in colonia in un ameno luogo di bassa montagna di nome Premeno.
Ho deciso di andarci per dimostrare di essere grande ed indipendente, c'era una mia vicina di casa che aveva già prenotato, però lei aveva 12 anni e limonava alla stragrande.
Un giorno mi aveva anche dato una dimostrazione di come un bolo di biscotto gelato potesse passare dalla sua bocca a quella del fidanzato Filippo.
Mentre mia nonna mi stava facendo le valigie, la sera precedente la partenza, capii che tutto era ormai scritto ed immodificabile, era fatta: dovevo stare via un mese, forse non sarei tornata mai più.
Con il groppo in gola andai a dormire.
La prima cosa che mia accadde fu di patire tremendamente il pulman ed accorgermi che ero sola, il cordone ombelicale si era allungato, la linea era disturbata. Non c'era campo, il cordone non prendeva.
Erano tutti troppo grandi per me, parlavano di motorini, cose noiose.
Avevo un peluche-cane ed un paio di barbie in valigia, ma non potevo aggiungere carne al fuoco, già ero un bersaglio troppo facile, se mi avessero visto giocare avrei segnato la mia sconfitta, sarebbe stato un autogol. Avrei dovuto resistere senza toccarle. Davo solo un'occhiata in valigia ai giochi quando non c'era nessuno: due parole al cane, una pettinata alla barbie, con l'occhio vigile sulla porta della camerata.
Dopo 15 giorni arrivarono i miei genitori e mio fratello a trovarmi.
Verso le sette di sera i miei si allontanarono senza salutarmi e mio fratello mi consegnò il mio regalo: un luciotto, verme verde che sconfigge la paura del buio.
Il fratello boffonchiò qualcosa sull'andarmi a prendere un gelato, anzi mi chiese esattamente il gelato che desideravo, si allontanò e...sparì.
Sono rimasta ad attendere fino a che tutto divenne scuro.
Alcune signore stiravano e mi guardavano sconsolate.
Me l'avevano detto che ero troppo piccola per andare via da sola, nulla da fare.
Sto attendendo ancora adesso.

Il libro dell'inquietudine


Nervi - Punta Chiappa

"Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un'altra persona che comincia a sognarlo, e non sono io.
Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi"
Da "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares" di Fernando Pessoa.

L'altra notte sono stata svegliata da un improvviso, violento, scoppio di pioggia.
Stavo facendo uin bellissimo sogno. Ho cercato di riprenderlo da dove l'avevo lasciato, ma ho iniziato a pensare di spegnere il ventilatore, ho pensato che non riconoscevo quasi la mia casa. Così non ci sono riuscita. Quand'ero piccola ci riuscivo.