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Tuesday, January 13, 2009

Sogni

Ho sognato che si polverizzava l'anello di mia nonna. Rimaneva una zaffiro e tutti i brillanti cadevano dietro alla porta, polverizzati. Sapevo che così doveva essere.

Sogno una pecora, con un gilet di pecora, che mi dice di seguirla.

Wednesday, January 07, 2009

La voce

(Il padre che il protagonista non ha mai conosciuto, è uno speaker radiofonico.)

Mio padre era un uomo dai molti talenti, ma il suo vero genio era scomparire. Senza preavviso cambiava orario o stazione. Io reagivo piazzandomi con una radio potratile sotto il portico, dove la ricezione era migliore.
Un giorno mia madre mi scoprì. "Che stai facendo?" domandò.
"Cerco mio padre."
Lei mi diede un'occhiataccia e rientrò in casa.

...Per amore di mia madre cercavo di tenere basso il volume della radio.Ogni tanto provavo a rinunciare addirittura per sempre alla Voce, ma non c'era verso. Nella famiglia del nonno ognuno aveva almeno un vizio: alcol, fumo, gioco, menzogna, bestemmia, pigrizia. La Voce era il mio. Al crescere della mia dipendenza, creebbe anche la mia assuefazione, finchè non mi bastò più solo ascoltare. Cominciai a parlare anch'io. raccontavo alla Voce come andava la scuola, il torneo di baseball, la salute di mia madre...
Alla fine mia madre mi scoprì. "Con chi parli?" domandò.
"Con nessuno"...

Un pomeriggio, subito dopo la fine della trasmissione della Voce, squillò il telefono nel salotto del nonno. "Rispondi" disse mia madre , con un tono strano. Alzai il ricevitore "Pronto?"
"Pronto" disse la Voce.
Deglutii "Papà?"
Non avevo mai usato quella parola....

Mi chiese come stavo. "Che classe fai? Davvero? Sono simpatici i tuoi insegnanti?". Non mi chiese di mia madre che aveva concordato la telefonata dopo avere origliato in segreto la mia ultima conversazione con la radio. Non mi spiegò dov'era o perchè non venisse mai a trovarmi. Chiaccherò come se fossimo vecchi compagni d'armi...

"Allora" disse "ti pacerebbe andare ad una partita di baseball con il tuo vecchio?"
"Wow! Sul serio?"
"Certo."
..."Sicuro" disse "Domani sera. Vengo a prenderti dal nonno alle sei e mezza."
"Sarò pronto."
Ero pronto alle quattro e mezza. Seduto sotto il portico con il berretto dei Mets in testa...Aspettavo mio padre, ma non sapevo cosa significasse. Mia madre non aveva conservato di lui una sola foto...
Alle cinque la nonna apparve sulla soglia. " Cerdevo che venisse alle sei e mezza" disse.
"Voglio farmi trovare pronto. Nel caso sia in anticipo."

Mi vergognavo di essere così emozionato per la visita di mio padre. Sapevo che era sbagliato accoglierlo, pensare a lui, amarlo. Come uomo della famiglia, come protettore di mia madre, avrei dovuto essere pronto a chiedergli dei soldi non appena si fosse fatto vivo. Ma non volevo spaventarlo . Morivo dalla voglia di vederlo...
Mi misi a tirare una palla di gomma contro il portico e cercai di concentrarmi sulle cose positive che sapevo di mio padre...

Un pensiero agghiacciante interruppe i miei palleggi. E se mio padre, sapendo quel che tutta la famiglia pensava di lui, non avesse voluto entrare nel vialetto con la macchina?Se avesse rallentato in Plandome Road per vedere se ero lì e poi se ne fosse andato? mi precipitai verso il marciapiede....
Affacciato alla strada come un autostoppista , guardavo ogni automobiliosta che passava...

Poco dopo le otto tornai sotto il portico e mi misi ad osservare il tramonto. Lo zio Charlie uscì per andare al bar...

Alle otto e mezza mia nonna comparve sulla soglia. "Vieni dentro a mangiare qualcosa" disse.
"No".
"Devi mangiare."
"No."
"Giusto un boccone."
"Ci prenderemo gli hot dog allo stadio."
"Uhm."
"E' solo in ritardo, arriverà."
Sentii il nonno sintonizzarsi sulla partita dei Metz...

Alle nove provai con qualcosa di nuovo. "Se non guardo la prossima auto," pensai " se non la fisso così tanto, l'uomo al volante sarà certamente mio padre. Applicai quella strategia...a trenta macchine.
Alle nove e mezza feci qualche piccola concessione all'inevitabile...Mangiai un pezzo di pollo della nonna.

Alle dieci entrai per fare pipì...
Alle undici finì la partita. Rientrai mi misi il pigiama e mi infilai sotto le coperte. Qualche secondo dopo che avevo spento la luce, il nonno comparve ai piedi del mio letto.
"Mi dispiace" disse "di tuo padre."
"Oh" dissi io con tono noncurante, strappando un filo alla mia coperta di Linus. "E' stato meglio che non sia venuto. Non mi piaceva com'ero vestito."

"Il bar delle Grandi Speranze" J.R. Moheringer

Veloce come la notte




Come lampi di luce, certe immagini saltano fuori dal romanzo e accecano, aprono il cuore a ricordi. Aimes sa come attirare l'attenzione, è uomo dei nostri tempi, anzi non è uomo, come tanti uomini di questi tempi: è ragazzo, asessuato e bisessuale, irrisolto, malinconico, insicuro.
Aimes è anche molto furbo, sa come conquistarci con la sua vita, talvolta però sembra volere fare lo "strano, squilibrato, complicato" a tutti i costi. Dovrebbe sapere però che le pagine più belle del romanzo sono quelle legate ai ricordi d'infanzia, alla casa, al nonno, ai genitori, all'amico, o al suo lavoro di portiere del Four Season, sono luce che oscura tutti i dialoghi con i barboni o i suoi rapporti omosessuali descritti nei minimi dettagli.

"Quando ho compiuto tredici anni i miei mi hanno mandato in una colonia estiva...C'erano cinquanta ragazzi della mia età ed io ero l'unico senza peli...Ogni notte pregavo di alzarmi alla mattina e di trovare i peli. Ma non succedeva mai."

"Mi ha lasciato a casa mia e gli ho sorriso come sempre, come se fossimo amici del cuore, però sapevo che mentiva. Sono entrato in casa ed ho cercato di dormire, ma era inutile. E non potevo dire a miei cosa stava succendendo, mi sentivo imbarazzato, avevo paura di dire a qualcuno che stavo predendo il mio migliore amico. Cosi' ho tirato fuori la bici...L'avevo visto con quel ragazzo una sola volta, non mi fidavo di lui, e sapendo dove abitava sono andato sino a casa sua...c'era la macchina di Ethan parcheggiata. Mi sono nascosto all'ombra di un albero e avrei voluto rompere il parabrezza, distruggere ogni pannello lucido, fare a fette l'interno con un coltello, e sedermici dentro fino a quando non fosse uscito Ethan, e avrei voluto piacergli ancora...avrei voluto guardare Ethan in faccia e dirgli "Lo sapevo che mentivi". Invece mi sono limitato a girare la bici verso casa ingoiando tutto e sigillandolo dentro di me. In tutto il mio corpo e nella parte bassa della schiena, nelle mani, nello stomaco, lungo i fianchi, nella faccia, ci sono sacchettie scatole di odio e rabbia, e quella notte davanti a quella casa di quel ragazzo dev'essere dentro da qualche parte, forse a scavare piccoli cancri, ma per ora ben chiusa. Però quella sera ne usciva un pò mentre pedalavo e mi punivo le gambe sulle salite, odiando il paese ed odiando le brutte case.
...Quando avevamo diciotto anni e mezzo la sua famiglia si è trasferita...
E per quanto guardassi, mi sembrava che tutta la mia infanzia fosse stata cancellata, perchè Ethan, al suo termine mi aveva lasciato. Cominciavo a ricordarmi tutte le volte che ero stato crudele, di come ridevo quando suo fratello maggiore lo picchiava, quando si faceva male. Ma Ethan non aveva altri amici e ha attuato un sotterfugio incredibile per anni, aspettando il giorno in cui sarebbe stato abbastanza forte per non avere più bisogno di me e per liberarsi, finalmente. Io l'avevo amato, però non sapevo amare, e così lui mi aveva sempre odiatoe quando è stato pronto mi ha lasciato. E ha fatto bene."

"Ho guardato a lungo la mia casa, la sua forma familiare, il mondo a me conosciuto, e mi sono reso conto che non avevo nessuna voglia di vedere i miei. C'era anche una parte di me che voleva correre da loro a perdifiato e raccontare tutto e farmi abbracciare, ma non ho potuto, non volgio che mi conoscano. Così ho pensato di restarmene seduto sulla panchina....Dopo un pò è arrivato l'autobus...Seduto accanto al finestrino ho lasciato indietro la mia strada pensando che non avrei mai potuto dirglielo...Poi ho scacciato quel pensiero dalla mia mente e mi son detto che se ero vivo in quel momento, ero vivo per sempre."

"Veloce come la notte" Jonathan Ames