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Wednesday, December 08, 2010

L'autista espansivo

Sono passati tre mesi da quando mi sono sposata, dieci da quando mi sono trasferita, sono tre mesi che non vedo l'Italia.
Seduta sul treno Milano Porta Genova-Alessandria osservo le persone, le strade fuori, il bagno del treno, sento due amici che chiaccherano, una signora al telefono, suoni nuovi e suoni antichi mescolati. Mi sento come quando dopo un mese abbondante di vacanza si torna a casa e gli spazi vissuti per anni al primo sguardo ci sembrano sconosciuti, relativi, quasi ostili.
Oggi seziono tutto quello che mi circonda e lo rivedo nella relativita' dei nostri piccoli mondi.
Vedo problemi che sono idiozie e sorrisi che nascondono tragedie.
All'areoporto di Bergamo stavo fumando una sigaretta in attesa della partenza dello shuttle Orio-Milano Centrale, la valigia al mio fianco.
"A che ora parte?" chiedo all'autista che sta vendendo i biglietti.
"A quarantacinque" dice.
"Allora posso finire la sigaretta"
Il bagagliaio dell'autobus era carico di valigie impilate e non mi pareva gentile buttare il mio trolley enorme con la mano libera sulle altre valigie, rischiando di schiacciare souvenir, prodotti cosmetici o asciugacapelli altrui.
"Posso metterla sopra alle altre?" chiedo al conducente, con il quale normalmente e' vietato parlare, ma quando vende i biglietti si puo'.
"Certo" risponde "te la metto io".
"Scusa" dico io "non volevo usare la domanda come infima scusa per farmi aiutare, stavo finendo la sigaretta, l'avrei fatto io"!"
"Se poi vogliamo andare nell'intimo a me va bene" dice il signore dalla carnagione scura e dallo sguardo bovino.
"No, dicevo "scusa infima" non intima" lo interrompo.
"Ah! E vabbe', infimo, intimo, chissenefrega bisogna pur scherzare no? Son calabrese, mi piace scherzare"
"Certo, se non si scherza"
"Miiinchia", si scalda "qui non scherza nessuno, son venuto a Milano sei mesi fa. A quello che abita di fronte nel palazzo gli faccio: "Buongiorno", niente. Adesso non lo saluto piu'. Da noi c'e' il senso della famiglia."
Dice che deve rimanere a Milano per una causa grave e che se potesse tornerebbe a Tropea. Dice che la nebbia gli mette tristezza. Dice.