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Thursday, April 25, 2013

Diventare oggetti





"Human Furniture" si intitola un mini articolo sul Sunday Times, mi approssimo alla lettura mentre, caso vuole, sento una canzone in cuffia dei Broken Social Scene che fa: "all this people drinking lovers' spit...".
Si tratta di una nota autobiografica di una ragazza che a tempo perso ama trasformarsi in oggetti diversi, sopratutto tavolino o poggiapiedi.
Per esempio, racconta, una signora un po' timida ha preferito chiamarla quando era con l'amica. È' arrivata a casa della signora, si è messa in mutande accovacciata e le due amiche hanno allungato i piedi sulla sua schiena e si sono bevute una birra, parlando dei fatti loro per circa un'ora.
Un'altra volta si è dovuta trovare in un parcheggio la sera tardi, una situazione un po' losca. Una ragazza è giunta poco dopo e ha allungato i piedi su di lei, si è fumata un paio di sigarette e poi se n'è andata.

Scrive che è come meditare, devi stare immobile ed uscire da te, diventare un oggetto.

Ho appena letto "Le luci nelle case degli altri", romanzo in cui la bimba protagonista, Mandorla, spesso si immagina di diventare un oggetto per evitare di vivere situazioni problematiche. Vuole diventare tendina per non dover affrontare la sua nuova avventura con la mamma adottiva, quaderno per non subire a scuola l'indifferenza del ragazzo del quale si è innamorata, orecchino per non dover dire verità scomode, citazioni creative perché non ho il libro davanti e non mi ricordo esattamente perché Mandorla voleva diventare un quaderno.

Il punto è: cos'è questa fissazione con gli oggetti?
Se si tratta di un gioco di chi scrive, bene, mi piace.
Se si tratta di una vera inclinazione della gente, allora mi sono persa qualcosa, forse dovrei uscire più spesso, ascoltare la gente, parlare con il mio giubbotto, magari provare a mettermi un cappello a larghe tese e fare la lampada.