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Tuesday, April 29, 2014

Non dimentichiamoci: i dolori del parto

Non ho avuto il tempo di scrivere nell'ultimo mese, avrei avuto molto da raccontare il 29 marzo, giorno in cui Sebastian è nato.
Mio figlio. 
Già. Sono diventata mamma.

Non ho scritto nulla durante l'attesa credo per scaramanzia, "credo" perché per non portarmi sfiga ulteriormente non l'ho nemmeno ammesso a me stessa.
Prima di entrare nel mondo dei sentimentalismi e della tenerezza del quale faccio parte da quando abbiamo scoperto dell'arrivo del pargolo, vorrei ricordare il parto.
Avrei dovuto scrivere qualcosa subito perchè  la pro lattina e non so quale altro ormone suo amico cancellano il trauma, confermo pienamente quello che si dice.

Eccoci: il parto. 

Mi aspettavo di soffrire, me lo avevano detto, l'ho letto, si sa.
Mi sono preparata ascoltando cd di ipnoterapia pre-parto, le storie di tutte le madri che ho incontrato durante i nove mesi di attesa, mi sono immaginata i peggiori dolori che la mia mente potesse creare ed ho provato tecniche di respirazione varie.
Mia madre ha sostenuto per nove mesi che la mia resistenza al dolore fosse  superiore alla media e che non avrei avuto alcun problema, che tutte quelle che gridano e piangono e disperano esagerano e che basta concentrarsi sulla respirazione.

Bene. 
Il dolore che mi ero immaginata? In realtà è stato dieci volte peggiore.
Mi piace raccontarmi che il dolore sia stato superiore alla media perché il parto è stato indotto, altrimenti la mia soglia del dolore si è certamente dimostrata inferiore alla media e le mamme non sempre hanno ragione.

Avevo pianificato di andare in un centro per la nascita a Melton Mowbray, dieci minuti da Oakham, paese in cui vivo, centro in cui ci sono soltanto ostetriche, nessun dottore, e se tutto va liscio, il parto avviene solo in maniera naturale, senza l'uso di antidolorifici, epidurali o gas.
La data di nascita prevista per il piccolo uomo era a metà marzo, nulla accadde quel giorno, e nemmeno durante le sue settimane successive in cui per stimolare il travaglio ho provato tutto quello che mi era stato suggerito da chi se ne intende: bere tisane alle foglie di lampone, mangiare ananas, stare sulla palla di gomma che si usa per fare yoga, mangiare piccante, passeggiare e fare le scale.
Niente. 
Quindi, come accennavo prima, il parto è stato indotto, o sarebbe stata una gestazione da elefante con troppi rischi, per questo mi hanno dovuto ricoverare in ospedale a Leicester, niente centro per la nascita naturale, piscine, palle, materassi e corde e nascite hippie, addio luci soffuse e musica a scelta. 

Mi ero immaginata le doglie a casa nel mezzo della notte, i massaggi e la respirazione e le corse all'ospedale. 
Niente di tutto ciò. 
Abbiamo telefonato all'ospedale mattino e mi hanno ricoverata la sera, quindi ci siamo goduti un pranzo in santa pace e poi ci siamo diretti, mio marito e la sottoscritta, all'ospedale verso le quattro del pomeriggio.

Alle sei stavamo ancora attendendo che qualcuno ci considerasse, perché le urgenze passano giustamente prima. Verso le sei e mezza un'ostetrica mi ha infilato una specie di tampax pieno di ormoni chimici spiegandoci che non ci restava che attendere ventiquattro ore e sperare che partissero le doglie.

Mi hanno portato poi una succulenta cena che consisteva in: una patata bollita riscaldata al microonde, uno scodellino di insalata scondita e un succo di ananas.
Benvenuti in Inghilterra! In Italia non servono certo cibo da stella Michelin, ma una patata! Fortunatamente mi ero abbuffata a pranzo.

Continuerò domani, perché di tratta di una lunga storia e stasera arriva mia madre ad aiutare , santa donna, per cui forse avrò più tempo per scrivere.