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Thursday, October 30, 2014

Mistaken for Strangers



Al momento ascolto i The National.
Una sera con Richard ho ascoltato Pink Rabbits a ripetizione, non so quante volte.
Lui con un bicchiere di vino sempre pieno.
Si doveva rilassare prima di un colloquio e Pink Rabbits distende i nervi.
Abbiamo fumato parecchie sigarette.
Io non dovrei.

Mistaken for Strangers è un docu-film sulla band. Ho felicemente scoperto che lo trasmettevano in TV qualche settimana fa. 
Pensavo che i The National non fossero molto conosciuti, invece eccoti un film sulla BBC. 
Non vedevo l'ora di vedere Matt Berninger nel quotidiano, di sentirlo parlare del più e del meno.
Ci si infatua sempre un po' dei componenti dei gruppi che amiamo, anche se non siamo più adolescenti.

Mistaken for Strangers non è quello che pensavo. 
Il fratello di Matt viene invitato a seguir il gruppo di Cincinnati in tour e decide di filmare, inizialmente contro la volontà del gruppo.
Il film racconta del fratello che dovrebbe strutturarlo, dargli una forma, e non riesce a concludere nulla.
Metafora della sua vita.
Ne esce un film autoreferenziale, sulla frustrazione delle ambizioni artistiche e sul rapporto
conflittuale tra i fratelli.
Un meta-film ironico e inaspettato.

Il fratello è un alternativo, che vive ancora con i genitori, che non riesce a smettere di bere, di innervosirsi e non conclude mai nulla. Nemmeno il documentario.
Anche se forse è lui ad avere più talento di Matt.
Matt però raggiunge il successo.
È sempre stato quello più determinato.
Più Alfa.
Il fratello prova invidia mista ed ammirazione per Matt.
Ed utilizza il film per giustificare i suoi fallimenti.
Un altro inetto da aggiungere alla lista dei miei amati perdenti.





Friday, October 24, 2014

Da "Una barca nel Bosco", Paola Mastrocola



La fine delle scuole superiori, quanto coraggio si ha, quanta voglia di vivere.
Vento frizzante sulle guance.

"Ognuno si sogna quel che vuole per la fine del liceo. Io mi sognavo questo, gli altri no. I miei compagni sognavano altro, ad esempio andare ad Amsterdam con la tenda arrotolata nello zaino oppure un corso pre universitario a Princeton. Dipende da cosa vuoi nella vita. Io volevo l'oceano.
Volevo andare a vedere di che colore era, se era diverso dal mare della mia isola ad esempio, se davvero un oceano è più grande di un mare. Cercavo l'idea di grandezza, l'idea. Speravo di incontrarla, di vedermela davanti, spianata e palpitante. Mi tenevo stretto questo pensiero per quando avrei finito la scuola. Ero libero e la vita ce l'avevo davanti, dico la vita che volevo, che è un po' come avere un oceano davanti. Avevo solo paura che invece non fosse niente, che fosse come un mare, perché l'infinito te lo da benissimo anche un mare, non c'è bisogno di un oceano: finiscono tutti e due con l'orizzonte, e l'orizzonte è uguale da tutte le parti, non è che c'è scritto sopra "orizzonte di mare" oppure "orizzonte di oceano".
Così sono andato a vedere. Mi son detto: vado sempre dritto finché trovo l'oceano. E l'ho trovato..."
"... Bastava andare in Francia fino a dove finisce la terra, niente di straordinario.
E così l'ho trovato. L'ho sentito, prima di vederlo. Era ancora notte, ma io l'ho sentito col naso, ho pensato: ecco, questo e l'odore dell'oceano."
"... Ho posteggiato, sono sceso, ho fatto una ventina di passi, c'era un muretto e dietro il muretto lui, l'oceano; lì spalmato davanti che ti respira largo come l'universo e tu dici: ecco, appunto, io intendevo questo.
Non era per niente come il mare: era l'oceano. Come mi aspettavo. L'esattezza delle cose che ti aspetto, la coincidenza di ciò che hai immaginato con ciò che è, la felicità di vedere due cose che si sovrappongono esattamente e non c'è più divario fra pensiero e realtà. Stupendo. Non facile. Quasi sempre ti fai un'idea delle cose che poi non è mai quella."

E quale realtà comune sul laurearsi in questo breve paragrafo che segue! 
Togliamo gli orpelli della finzione narrativa e rimane il succo dell'esperienza, una realtà con la quale  molti laureati del "vecchio ordinamento" hanno dovuto fare i conti.

"Comunque mi viene una tesi stupenda, un capolavoro di idee, collegamenti, ipotesi ardite.
E invece a Batticolla non piace per niente la mia tesi. É irritato, quasi offeso. Mi dice: 
"Ma lei come si permette?"
Non capisco a cosa si stia riferendo, ma per fortuna c'è Svitiglio che mi vuole bene e sente un po' di pena per me. Mi prende da una parte e mi spiega che il professore ha ragione, io nella tesi ci ho messo troppe idee, troppa originalità, cosa volevo, strafare? Mi spiega che bisogna essere più umili in una tesi, citare quelli più vecchi di noi con tanto di data e luogo di edizione e basta. Al massimo dire ogni tanto che la cosa anche a noi sembra così, che il tale o che il talaltro, secondo il nostro modesto parere, hanno proprio ragione.
Siccome mi vede affranto, si offre di seguirmi per una revisione totale della tesi."
"È un lavoro un po' lungo, ma ce là facciamo. Svitiglio mi cancella tutte le frasi in cui sono espresse delle idee o anche solo se ne veda un barlume, e mi insegna due cose fondamentali: citare, cioè disseminare un buon numero di frasi altrui nella pagina; e ridire, in altro modo, le cose che sono state già dette dagli altri. E un vero maestro. Non so cosa avrei fatto senza di lui.
Adesso Batticolla è molto contento di me, dice che mi è venuto proprio un bel lavoro, meritevole di lode. Posso quindi laurearmi."



Friday, October 17, 2014

Fantasmi sì, fantasmi no?





Sono tornata a Stapleford Park, vedi post precedente.
Mio marito, Richard, detto Riccardo, mi ha regalato per il mio compleanno sei mesi di iscrizione a questo club che più British di così non si può, e che Dio lo benedica.

Lascio un paio d'ore il piccolo Sebastian all'asilo e io me ne vado in piscina, faccio la sauna, una nuotata, l'idromassaggio, la doccia e/o mi leggo un libro. Potrei anche andare in palestra, fare dei corsi ginnici, ma non ci penso nemmeno, mi devo riposare.
Sono un paio di settimane che ho iniziato con questa routine e siamo tutti più felici. Sebastian, dopo una classica crisi iniziale, pare si diverta con gli altri bimbi, rotola, li guarda, ride, sta nel girello, cerca di rubare delle merende altrui.

Mi ritengo privilegiata.
Consideriamo che la giornata sola col pupo iniziava a diventare interminabile: si parte con i migliori propositi, tra canti e salti mattutini, poi si arriva a sera muti a fissare la creatura sperando che dorma. E naturalmente il mio va a dormire alle undici, non sta nel suo lettino nemmeno mezz'ora senza urlare disperato, i riposi pomeridiani raramente superano la mezz'ora, i nonni sono in Italia e gli amici lavorano.
Viva il club.
Che tra l'altro, anche se sembra un posto da snob danarosi, non costa più dell'asilo ed un corso di palestra altrove. Il marito ha fatto bene i conti.

Comunque stavo scrivendo che sono tornata al club...il punto era un altro.
Sono tornata al club e ho ripercorso il corridoio che si dice infestato dai fantasmi con Sebastian perché mi ero scordata la borsa in piscina (vedi post precedente).
E questa volta non ha pianto.
Ha riso.
Pensa un po'.







Saturday, October 11, 2014

Haunted Houses




Alcuni giorni fa mi trovavo a Stapleford Park, una magione circondata da 500 acri di giardini Capability Brown, che fu dimora di varie famiglie aristocratiche a partire dal 1050, ed oggi è un hotel e club con SPA e varie attrezzature sportive.
Un luogo in cui si sta sereni e rilassati.
Quei posti che ritenevo da snob quando abitavo in Italia, ero piena di energia ed ancora intrisa di ideali assorbiti durante il periodo universitario. 
Oggi, trentasettenne, con un bimbo di sei mesi che non mi fa dormire la notte, e montagne di cose da ricordare, vorrei che di posti così ce ne fossero ovunque, possibilmente a buon prezzo.

Una cordiale signorina stava accompagnando me, mia madre ed il piccolo Sebastian, allegramente penzolante dal marsupio, in visita alla piscina.
Sebastian sghignazzava ed emetteva urletti di gioia già dalla passeggiata nel parco.
Davanti all'enorme caminetto acceso all'ingresso il piccolo fa "Eh, ooooh, ga",  la signorina ci scorta attraverso una stanza con animali impagliati ed anticaglie di vario genere, scorgiamo la vecchia libreria, un'altra sala nella quale si serve l'"afternoon tea" come se fosse un rituale religioso, oltrepassiamo la scalinata ufficiale e proseguiamo per una scala secondaria.
Sebastian è tutto gongolante.
Dopo un breve tratto si apre la porta di un lungo corridoio con una parete a cassettoni di legno scuro ed una stupenda vista sui prati macchiati di greggi di pallini bianchi; il piccolo, tutto d'un tratto,  scoppia a piangere istericamente.
Finisce il corridoio, apriamo un'altra porta, verso la piscina,  e Sebastian smette di urlare, di colpo.
La signorina ci mostra la SPA, la piscina, e torniamo indietro. 
Riapriamo la porta che da sul corridoio con la parete a cassettoni, un moquettoso tratto di una decina di metri, e Sebastian scoppia nuovamente in un pianto disperato.

La signorina sorpresa e scombussolata dice: "All'andata non ci volevo pensare, ma di nuovo! Non ci crederete, ma questo corridoio fa parte dell'ala più antica della casa, risale al 1060.
Dicono che siano successe cose tremende in quest'area e che sia quella infestata dai fantasmi."

In genere sono scettica, ma dicono che i bimbi abbiano una sensibilità diversa, non ancora influenzata dalla cultura dominante e dalla razionalità.
Che dire?
Abito in un cimitero e Sebastian non vuole dormire nel suo lettino, c'entrerà  qualcosa?



    





Thursday, October 09, 2014

Cataloghi di lettura

Agli alunni di una classe di terza elementare di Leicester (scuola che frequenta la figlia di una conoscente, machissefrega si potrebbe trattare di chiunque, non è questo il punto), hanno chiesto di portare un libro per un progetto di lettura.
Un libro qualunque preso da casa.
Quello che ispira.


Oggi moltissime persone scaricano ebooks, come strumenti di lettura hanno kindle, i-pad e simili. Il libro cartaceo va scomparendo, pare stia per diventare un oggetto vintage.

Sia ben chiaro: io non scaricherò mai un libro. I libri sono gli unici oggetti ai quali sono materialmente attaccata, a casa mia ogni libro è posizionato su uno scaffale e riposa vicino ad un altro per uno specifico motivo. 
È una religione. 
Gli scaffali come altari.

I libri non contengono solo racconti. 

Insieme alla polvere sui libri si deposita l'emozione dei lettore, la storia del momento in cui è stato aperto, di quando è stato riletto, l'odore di chi ce l'ha prestato e si è scordato di richiedercelo.
Sono magici.

Grazie ai miei genitori sono cresciuta in una casa in cui i libri abbondavano. 

C'erano le enciclopedie che più che altro si intonavano con la libreria ed erano un ottimo contorno per la televisione e c 'erano pile di romanzi: i classici, i gialli, collane di fantascienza, storie del orrore e 
fumetti, tantissimi fumetti.

Ne leggevo un paio di pagine e poi scivolavo nei sogni.

Mia madre mi comprò Alice nel Paese delle Meraviglie con le pagine al profumo di mela quando avevo sei anni.


Comunque a questi bambini della classe di Leicester hanno chiesto di portare un libro e questa conoscente mi ha detto che un compagno della figlia ha portato il catalogo di Argos, perché in casa c'era solo quello.
Il catalogo di Argos. 
Una lista di oggetti in vendita.
Certe famiglie hanno soltanto un catalogo in casa non perché leggono in formato digitale, non leggono e basta.

Questo aneddoto mi ha intristito profondamente.