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Sunday, October 30, 2016

Danish Style - Non prendiamolo troppo seriamente






Nel Regno Unito spopola il Danish Style.
Si tratta di mode: il "clean eating", i libri da colorare per gli adulti, il prosecco: sembrava fossero la soluzione ad ogni problema.
Ora c'è il Danish style.
Ci sono cascata dentro anche io: tovaglie, tovagliette, posate e mobili per il piccolo, tutto Danish. A ben pensarci la casa in cui vivo è abbastanza Scandi.

Il mio punto è: non esageriamo.
Si legge ovunque Hygge, pare la cura a tutto.
Hygge evoca candele al profumo di cannella, atmosfere intime, caminetti, gente di razza ariana, preferibilmente attraente, minimalista, di mentalità aperta, preoccupata per il riscaldamento globale, con prole silenziosa e ben educata che gioca con oggetti rigorosamente in legno.

È un tripudio di oggetti e mobili Danesi in ogni negozio che si rispetti, ma questo ci sta.
Ma il fatto che il weekend a Copenaghen sia diventato trendy, sopratutto se coronato da, per chi se lo può permettere, una cena da Noma, questo mi pare eccessivo.
Si prenota prima la cena da Noma. Bisogna iniziare a provare a trovare un tavolo sei mesi prima e si accetta qualsiasi giorno, poi in base a quello si prenota il volo.

Poi bisogna mangiare pane di segale.
Va bene.
Ma pure lo stile di vita?
Non credo che accendere due candele ed ubriacarsi con una coperta di lana sia la chiave della felicità.
Nonostante il pessimismo regnante in Italia, forse possiamo ancora insegnare qualcosa ai nordici sullo stile di vita?
Oh yes!








Saturday, October 29, 2016

Non scrivo da un po'.

Non scrivo da un po'.
Capita di non avere nulla da dire.

Ogni giorno verso l'alba riaffioro dal sonno e mi trovo un piccolo uomo di fianco e uno adulto un po' più in là. Quello piccolo ha il mio amore indiscusso, quello grande dipende.
Con facilità scivolo nuovamente nel torpore e sogno.

Alle sette e mezza scendo dal letto e ricordo nitidamente sogni spesso inenarrabili.
Insieme ad una mia amica di infanzia avveleniamo suo zio e lei dichiara di voler uccidere anche il padre con delle frecette tropicali. Psicomagia onirica.
Oltre a casa mia ricordo di aver una seconda casa, con muri doppi e stanze segrete, che ho paura di esplorare.

Intrisa di metafore scendo in cucina, bevo acqua tiepida e limone, sorseggio un caffè e nutro me e il piccolo uomo.
Poi gioco o lavoro, non ho tempo di essere triste, né di essere troppo felice.

Così tra il sonno e la veglia poco rimane da dire di questi tempi.