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Sunday, April 08, 2018

Da "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern







"....Si andava con la testa bassa, uno dietro l'altro, muti come le ombre. Era freddo, molto freddo, ma, sotto il peso dello zaino pieno di munizioni, si sudava. Ogni tanto qualcuno cadeva sulla neve e si rialzava a fatica. Si levò il vento. Dapprima quasi insensibile, poi forte sino a diventare tormenta. Veniva libero, immenso, dalla steppa senza limiti. Nel buio freddo trovava noi, povere piccole cose sperdute nella guerra, ci scuoteva, ci faceva barcollare. Bisognava tenere forte la coperta che ci riparava la schiena e le spalle. Ma la neve entrava da sotto e pungeva il viso, il collo, i polsi come aghi di pino. Si camminava uno dietro l'altro con la testa bassa. Sotto la coperta e sotto il camice bianco si sudava, ma bastava fermarsi un attimo per tremare dal freddo. Ed era molto freddo. Lo zaino pieno di munizioni ad ogni passo aumentava di peso; pareva, da un momento all'altro, di dover schiantare come un abete giovane carico di neve. 'Ora mi butto sulla neve e non mi alzo più, è finita. Ancora cento passi e poi butto via le munizioni. Ma non finisce mai questa notte e questa tormenta?"'Ma si camminava. Un passo dietro l'altro, un passo dietro l'altro, un passo dietro l'altro. Pareva di dover sprofondare con la faccia dentro la neve e soffocare con due coltelli piantati sotto le ascelle. ma quando finisce?....
Abbandonato sulla neve, al ridosso di una scarpata al lato della pista, stava un portaordini del comandi di compagnia. Si era lasciato andare sulla neve e ci guardava passare. Non ci disse nulla. era desolato, e noi come lui. Molto tempo dopo, in Italia (e c'era il sole, il lago, alberi verdi, vino, ragazze che passeggiavano), venne il padre di questo alpino a chiedere notizie di suo figlio a noi pochi che eravamo rimasti. Nessuno sapeva dire niente o non voleva dire niente. Ci guardava duramente: 'Ditemi qualche cosa, anche se è morto, quello che potete ricordarvi, qualsiasi cosa -. Parlava a scatti gesticolando, e per essere il padre di un alpino era vestito bene. - È dura la verità, - dissi io allora, - ma giacché lo volete vi dirò quello che so.
     Mi ascolto senza parlare, senza chiedermi nulla. -Ecco, - finii, - è così. Mi prese sotto il braccio e mi portò in un'osteria. - Un litro e due bicchieri. - Un altro litro.
     Guardò il ritratto di Mussolini appeso alla parete e strinse i denti ed i pugni. Non parlò e non pianse... Poi mi tese la mano e ritornò al suo paese."
Da "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern