Monday, March 29, 2010

Muti e stranieri

Sabato scorso sono stata ad una cena-sorpresa di compleanno di un certo Nick, amico d'infanzia del mio fidanzato.
C'era anche la mamma del festeggiato, una signora rotonda e sempre sorridente, sordomuta dall'età di quattro anni, una di quelle persone che brillano di una luce speciale.
Nick ed alcuni parenti conoscono il linguaggio per non udenti, quindi hanno deciso di parlare anche a me con un paio di segni, tre parole e un labiale enfatizzato. Ho apprezzato lo sforzo.
La persona con la quale ho trascorso più tempo è stata proprio lei, la signora Pat.
E' rimasta sveglia fino alle quattro a bere gazzosa e poi al mattino si è sparata quattro ore di macchina, da sola, fino a Birmingham.

C'era anche una dodicenne, cicciottella, con un paio di scarpe tacco dieci, leggings e un top di pizzo senza maniche. Si è truccata tutta la sera controllandosi al suo mini specchio e non ha detto una parola. Il padre si sarà bevuto cinque birre a cena, mentre dopo, a casa del festeggiato si è presentato con una cassa da venti lattine e se l'è bevuta praticamente tutta.
C'era anche un diciannovenne in tenuta emo: incarnato pallido, camicia attillata scura, skinny jeans e capelli neri a schiaffo sugli occhi. Dice che deve ancora capire qual'è la sua strada, emo o goth.
Seduti un pò in disparte gli zii, la cui figlia è partita da poco per l'Afghanistan con l'esercito.
Erano tutti in maniche corte, ci saranno stati dieci gradi.
Io indossavo la canotta della salute, un top, un maglione, una giacca di velluto e fuori anche il cappotto.
Working class.


Ho notato che alcuni inglesi quando parlano con persone straniere, per farsi capire meglio, alzano la voce o ripetono la stessa parola dieci volte.

Vagli a spiegare che esistono i sinonimi.

Monday, March 22, 2010

These Days

I've been out walking
I don't do too much talking these days
These days -
These days I seem to think a lot
About the things that I forgot to do
And all the times I've had the chance to

I stopped my rambling
I don't do too much gambling these days
These days -
These days I seem to think about
How all the changes came about my way
And I wonder if I'll see another hide-a-way

I had a lover
I don't think I'll risk another these days
These days -
And if I seem to be afraid
To live the life that I have made in song
It's just that I've been losing so long

Then I'd stop my dreaming
I don't do too much scheming these days
These days -
These days I sit on corner stones
And count the time in quarter tones to ten
Please don't confront me with my failures
'Cos I have not forgotten them

Sunday, March 21, 2010

Borse aperte

Su "La Repubblica" di domenica scorsa, leggo una recensione di "The Paris Review",una raccolta di saggi, poesie e scritti, che sono stati pubblicati sulla rivista negli anni.
Una parte del libro e' dedicata alla tecnica dello scrivere, Del Giudice, il giornalista, riporta un suo pensiero a tal proposito:
"Un esempio lieve che e' sotto gli occhi di tutti e' quello della borsa di tante donne che frugano aprendo e richiudendoo cerniere, rovistando in tasche e scomparti, estraendo e scartando e riponendo e alla fine se ne escono con una monetina.
Sono sicuro che ognuno di loro ha la tentazione di rovesciare clamorosamente l'intero contenuto del su bagaglio variegato e multiforme; anche a loro deve balenare l'idea di mettere in vista ogni cosa e come viene viene, sapendo di indurre comunque in chi guarda, non solo lo stupore, ma anche una qualche forma rapida di commozione.
Cosi' pero' non fanno, non si fa."

Un esempio estremamente calzante.
Nello scrivere bisognerebbe aprire la borsa e lasciar cadere a terra il contenuto, lasciare il lettore stupito, immedesimato senza doverlo ammettere, scosso, commosso.

Il punto e' che, se ribalto e scrollo la mia borsa, rimane tutto magicamente incollato alle tasche, incastrato nelle cerniere, appiccicato insieme ad una vecchia gomma scivolata dalla scatola sul fondo, appiccicato agli angoli: cade sempre e soltanto uno stropicciato e svolazzante assorbente.
Uno di quelli con i consigli scritti sulla plastica: "Lo sapevi che durante il periodo mestruale sei piu' creativa?"
Volevo soltanto dire questo, e' imbarazzante.

Un paio di anni fa, ad una conferenza, una signora ha fatto scivolare inavvertitamente dalla borsa un salvaslip, proprio sulla porta, dopo un nanosecondo di tentennamento si e' seduta e l'ha abbandonato li'.
Il dibattito era piuttosto formale e l'oggetto imbarazzante sucito' reazioni diverse, dalle risatine, al fastidio, all'imbarazzo, alla finta noncuranza.
Nessuno lo raccolse, sarebbe stata una dichiarazione di colpevolezza per chi era arrivato dopo e non aveva potuto vedere la dinamica dell'evento, o per chi stava guardando da un'altra parte.
La signora se ne ando' prima della fine.

Le altre signore guardavano l'involucro di plastica rosa leggermente schifate, quasi a voler dimostrare che loro non ne avevano mai fatto uso.
Credo si debba stare attenti quando si apre la borsa, a meno che non si tratti di mentire lievemente, o di lanciare la bomba e scappare, o di fregarsene altemente edlle conseguenze, ma per quest'ultima opzione ci vuole un buon strato di pelliccia sullo stomaco, un casco e due coperte sulle spalle.

Friday, March 19, 2010

Un quadrifoglio nell'insalata



Questa mattina ho preso un treno per Stamford, senza immaginarmi come sarebbe stato.
Ho trovato un quadrifoglio nell'insalata che ho ordinato per pranzo insieme ad una Jacked Potato. Quando li cerchi nei prati non li trovi, poi, pensa un po', ti arrivano con il contorno. Sarà San Patrick che si manifesta nell'insalata.

Seduta in questo bar dello Stamford Theatre mi chiedo come funzioni questo posto, sembra piu' una casa che un teatro: con finta disinvoltura prendo dei volantini per capirci qualcosa.
Sul mio fianco una signora consuma avidamente una torta alle nocciole con in cima uno strato di panna, da lontano non si direbbe, ma porta una parrucca. Suo marito finisce la torta dopo di lei, tra le sue mani tozze e grasse il dolce sembra minuscolo.
Davanti a me madre e figlia, parlano poco, la ragazza fa girare un piattino, a disagio.

Questa mattina ho scelto una destinazione a caso, sono scesa dal treno e mi sono trovata nel mezzo di un agglomerato di case in pietra, come se anche la stazione fosse una casa, chissa' come mai l'hanno messa li'.
Dopo un paio di viette, mi sono trovata davanti un parco, attraversato da un fiume popolato da strani animali, direi oche colorate o anatre giganti, e sul prato le giostre, il luna park, lo stesso ovunque, che partiva da li' ed invadeva tutto il lungo fiume.
In cima ad una collinetta in lontananza, guglie di chiese. "La guerra non ha distrutto le case originali qui", recita un cartello.
Ci sono citta', come Coventry, che sono state cancellate dalla guerra, hanno perso la memoria dei luoghi, ed ora sono fastidiosamente moderne.

La vecchia All Saint Church in centro ti aspetta autorevole e solida e ti ordina di entrare, ti fissa finche' non la consideri, entri e ti siedi.
Sulla panca di legno sono stata assalita dai pensieri delle persone che sono state negli anni qui a pregare, dormire, riscaldarsi, un mormorio indefinito.
Certo, era la mia immaginazione, ci mancherebbe.
Donne con mariti malati, con famiglie numerose e felici, compagni ubriachi, senza lavoro, ereditiere e uomini senza casa, con mogli assenti, figli in guerra e prostitute e pensieri diversi da quelli che ci si aspetterebbe in chiesa, i dubbi dei preti.
Mi piace perdermi ed eplorare, scoprire che a un quarto d'ora da casa esistono posti cosi', mi piace.

Friday, February 12, 2010

Twin Peaks

Questo borgo medievale, secondo paese piu' popolato della regione meno abitata dell'Inghilterra, non e' certo un metropoli.
Mi sento un po' a Twin Peaks, una specie di Twin Peaks: togli gli abeti, metti un po' di pecore, spiana un po' di montagna e semina prati, togli le camice da boscaiolo e vesti le nonne di viola, gli studenti in cravatta e le ragazze con le gonne a quadri biache e nere, via i vestiti anni ottanta, metti Hug boots alle ragazze, leggings anche quelle che potrebbero evitare...va bene, non c'entra niente con Twin Peaks.
Intendevo l'atmosfera, va bhe', in realta' non hanno ucciso nessuna Laura Palmer, insomma mi piace pensarla cosi', tutto sommato abitare in un cimitero stimola la fantasia.
I ragazzi del negozio di kebab sono polacchi, non credo ci siano altri immigrati qui.
Mentre mi preparavano un panino, con la lentezza e la faccia di due che nello stanzino dietro si erano appena fumati un cespuglio di erbe, il piu' estroverso mi dice, in un inglese che finalmente e' peggiore del mio:
"Ci siamo trasferiti qui circa sei mesi fa, si sta bene, vai al pub a dopo un po' conosci tutti."
Dico: "Veramente?", dal momento in cui gli abitanti di Twin Peaks mi sembrano molto riservati.
Risponde: "Bhe', noi non ci siamo mai andati perche' a quell'ora lavoriamo, pero' si. Quando sono ubriachi vengono tutti da noi per un kebab."
Dico: "Ah, pensa."
Ci vogliono tre giorni per digerire il loro kebab.

Tuesday, January 05, 2010

Moltiplicazione degli oggetti

Mi pare di aver già riempito e spedito circa sette scatoloni. Per un totale di circa 120 kili. Ho portato a casa dei miei genitori tre valigie di cose.
Oggi mi sono guardata intorno, tutto sembra uguale.

Credo che nella notte gli oggetti nella mia stanza si moltiplichino.
Alcuni libri che ho letto e non avevo, si materializzano, i cd ed i dvd
approfittano del mio scarso attaccamento alla loro forma, si vendicano, e scivolano sulle mensole all'improvviso.
Questa notte devo stare sveglia per capire da dove arrivano.

"Il lamento del prepuzio", Shalom Auslander



"Quando ero piccolo i miei genitori mi parlavano di un uomo che era molto potente...
Gli insegnanti della mia gioventù non ci sono più, i miei genitori non ci sono più...il tizio di cui mi parlavano però è ancora in circolazione. Non me lo scrollo di dosso. Ho letto Spinoza. Ho letto Nietsche. Ho letto il "National Lampoon". Non è servito. Vivo con lui ogni giorno e lo scruto: è ancora arrabbiato, ancora vendicativo, ancora - eternamente - incazzato.
'L'uomo fa piani - dicevano i miei genitori - e Dio se la ride'.
'Quando meno te l'aspetti - ammonivano i miei insegnanti - aspettatelo'.
E io così faccio. Per tutta la giornata, un festival di film dell'orrore senza fine si dipana nella mia mente, il mio Grand Guignol privato. Non c'è un'ora che passi senza una raccapricciante, orripilante fantasia di morte, angoscia e tormento.
Mentre cammino per strada, mentre faccio il pieno di benzina.
Amici che muoiono, persone care che vengono assassinate, cani e gatti di casa investiti da un camion della nettezza urbana e uccisi."

"Samuel Beckett fu spesso accusato di essere un pessimista, accusa che lui respingeva. In realtà, lui ragionava, quelli che vengono definiti pessimisti sono i veri ottimisti - se non fosse per la loro certezza che il mondo, per quanto orribile, può essere migliorato, non si sprecherebbero nemmeno a sollevare la questione. Gli ottimisti, continuava, sono i veri pessimisti, in quanto sono talmente convinti dell'irreparabilità della situazione da ridursi a fingere che non ci sia niente che non va."

"Il lamento del prepuzio" - Shalom Auslander

Friday, December 18, 2009

Libertà su internet

Alcune sere fa, un certo Nicotra, ospite alla trasmissione Anno Zero, ha cercato di spiegare, tra mille interruzioni, che se venissero approvate alcune leggi che sono state proposte per regolamentare la possibilità di espressione in rete, a suo avviso, le conseguenze sarebbero disastrose.
"Il web"- ha detto - "non è affiancabile ai giornali, ma è specchio diretto della società", poi ha aggiunto:
"Sarebbe come se un tale entrasse in un bar dichiarando di voler uccidere Berlusconi, ed arrivasse la volante ad arrestarlo immediatamente."
"... facendo chiudere anche il bar" ha aggiunto Travaglio.
Lo spunto per questa riflessione nasceva dal fatto che Schifani ha associato la pericolosità di certi pensieri politici espressi su Facebook alle forze extraparlamentari degli anni di piombo.

Oblomovismo e fastidio

La neve sta lentamente imbiancando la piazza, qui fuori dalla mia finestra.
Alcuni iperattivi dodicenni escono incappucciati dalla pizzeria di fronte e fanno a palle di neve. Sono strepitose le prime uscite in pizzeria alle medie, pare sia ancora di moda ordinare birra e gazzosa.
All'interno della pizzeria di fronte si trovano appesi, nell'ordine: un quadro di Totò, la foto del papa con i propietari ed una gigantografia della costiera amalfitana.
I ragazzi qui fuori scoppiano dei mini petardi e gridano agitatissimi, continuano a raccogliere neve.
Mi viene freddo solo a guardarli.

Oblomov smise di frequentare l'amata Olga perchè d'inverno ghiacciò il fiume a San Pietroburgo e lui si impigrì. Rinunciò al vero amore per paura del movimento e del freddo. In passato l'ho criticato, oggi lo capisco. Questa sera me lo vorrei prendere in braccio quell'omone per scaldarmi.
Questa sera sono oblomovista.

Gelosia

Talvolta provo un sentimento incontrollabile di intolleranza verso una situazione che manda in merda le mie giornate, credo si tratti di gelosia.

Mi si ferma a metà gola una specie di animale invisibile, ricava un piccolo spazio tra la laringe e la faringe, e rimane lì, a schiacciarmi il sistema digerente. Ogni tanto si rigira.

Solitamente, cercando di rimanere lucida, cerco di portare la mia attenzione altrove, fingendomi del tutto disinteressata e superiore, mentre l'animale continua a rigirarsi e a rigirarsi.

Sono gelosa perchè diffido di tutti. In primo luogo diffido di me e dei miei desideri.

Sunday, November 22, 2009

Riconoscenza

L'oroscopo della settimana dice che "nutro dei profondi sentimenti di gratitudine verso la vita", è vero.
Me lo doveva ricordare la signora che legge le stelle, alle quali assolutamente non credo, però mi piace farmi influenzare da quello che scrivono sulle riviste, seguire quello che mi dicono.

Un weekend umido e piovoso, ho mimato film con amici a casa mia, come alle medie, sono stata a mangiare la polenta ad un compleanno il giorno successivo: l'aspetto magnifico di tutto questo è che sono circondata da persone luccicanti. Sono strabordante di pura gratitudine verso la vita. Bell'oroscopo.

A Cannes in settimana ho goduto di un clima mite, incontrato persone alle quali tengo. Con una di queste ci diciamo che bisogna danzare, che roteando si va altrove a volte, che le strade si dividono e bisogna seguire la musica.
Ogni tanto nei sogni trovo un signore con una giacca di pecora che mi dà delle indicazioni, mi segnala le persone che mi hanno toccato il cuore, me le fa incontrare se non le vedo da un pò.

Che strano poi sbagliare passo per un attimo e scoprire che la danza viene meglio così, un pò tentennante.

Dance, dance, dance.

Saturday, November 21, 2009

Vite parallele - Franco Battiato


Mi farò strada tra cento miliardi di stelle
la mia anima le attraverserà
e su una di esse vivrà eterna.
Vi sono dicono cento miliardi di galassie
tocco l'infinito con le mani
aggiungo stella a stella
sbucherò da qualche parte,
sono sicuro, vivremo per l'eternità.
Ma già qui vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.
Ciascuna mi assicura
addormentato o stanco
braccia che mi stringono.
Credo nella reincarnazione
in quel lungo percorso
che fa vivere vite in quantità
ma temo sempre l'oblìo
la dimenticanza.
Giriamo sospesi nel vuoto
intorno all'invisibile, ci sarà pure un Motore immobile.
E già qui vivo vite parallele
ciascuna con un centro, una speranza
la tenerezza di qualcuno.
Tu pretendi esclusività di sentimenti
non me ne volere
perché sono curioso, bugiardo e infedele.
Qui vivo vite parallele
ciascuna con un centro, con un'avventura
e qualcuno che mi scalda il cuore.

Wednesday, November 18, 2009

Fiere

E' lampante l'assenza di colore in questa fiera dell'immobiliare commerciale: le persone, bianche o nere, si aggirano per i corridioi pronte a vendere le loro madri, un piede e le convinzioni rimaste, pur di uscire a testa alta da questa crisi del 2009.
Io li ammiro profondamente, perche' riescono a mantenere un finto buonumore ed un entusiasmo che oggi non riesco più a simulare.
Quando mi succede cosi' mi stanno strette anche le scarpe, non soltanto le situazioni, ed avverto un formicolio alle gambe, un fastidio fisico, che mi schiaccia.
La mia non e' una critica di massa, un importante numero di persone qui presenti si prodiga per la costruzione di luoghi adibiti al commercio, senza di loro compreremmo la merce ancora in minuscoli negozi polverosi (magari?), pero' ci sono alcune facce tremende. Purtroppo credo alla fisiognomica, sembra una cosa un po' nazista, precisiamo, non mi riferisco alla dimensione del cranio, ma a quella comunicazione non verbale unita all'energia che gli individui trasmettono, che qui mi regala, a tratti, sensazioni particolarmente sgradevoli.

Thursday, October 15, 2009

Lei così amata - Mazzucco



Ho da poco terminato di leggere "Lei così amata", biografia di Annamarie Schwarzenbach, di Melania Mazzucco.
Ho cercato alcune immagini di Annamarie su Google, per capire come mai tutti fossero conquistati da lei, come mai tutte le persone che attraversarono la sua vita rimasero attratte da questo efebo: in effetti era così ambigua e leggera da essere bellissima. Poteva essere un uomo o una donna.
Scrittrice, fotografa, intraprendente viaggiatrice, ricchissima, colta e bella, ma anche drogata, omosessuale, ribelle, ingrata, perennemente spaesata e viziata.
La storia di questa donna è avvincente e pare assurdo che abbia vissuto così intensamente e lasciato un ricordo così marcato, pur essendo morta a soli trentaquattro anni.
Figlia di uno dei più ricchi industriali della Svizzera, Annamarie era colta e bella, ma non poteva sfuggire alla forza autodistruttiva che la spingeva verso l'inevitabile rovina.
Cercò l'equilibrio per tutta la vita, lo rincorse lontano dalla soffocante famiglia borghese e dai luoghi sereni, ma statici, della sua nascita, lontano dagli orrori della guerra che imperversava in Europa, lontano verso paradisi artificiali di morfina ed ubriachezza, sempre più lontano, finchè perse del tutto anche sè stessa, le sue parole, i suoi ricordi, il contatto con la realtà, il suo corpo, la vita.
Amica dei fratelli Mann, figli dello scrittore, viaggiò molto con loro, ma viaggiò anche sola nel cuore dell'Africa, dove nessuna donna sola si era mai spinta, sposò un amico per convenienza, visse anche in Oriente, in America e scattò foto di notevole valore antropologico.
Cercò la morte per tutta la vita e la morte arrivò beffarda a seguito di una banale caduta in bicicletta, in Svizzera.
Ed aveva soltanto trentaquattro anni.

Il dottor Zivago ed i suoi confini

Il "Dottor Zivago" è una parte del cuore della Russia, è una grande storia d'amore e di sofferenza che per essere letta ha dovuto viaggare parecchio, sono pagine che hanno dovuto lottare per essere illuminate e leggibili a tutti.
Molti romanzi russi sono infiniti e corali, non si perde mai il filo del tempo e delle relazioni, anche se, per esempio in questo caso, lo sfondo cubo-futurista avrebbe potuto influire di più, avrebbe potuto modificare la bussola del tempo logico e il flusso comprensibile delle parole.
Forse perchè il cielo in Russia è così aperto ed i confini sono così lontani, si necessita una simbologia chiara dell'esistenza ed esiste la necessità di raccontare la vita in maniera limpida. Tanti romanzi classici russi sono come paletti da stringere quando arrivano folate fortissime di vento, tutti gli oggetti si sollevano e non si vede più nulla.
Nella vita tra le righe ci si rifugia e ci si immerge quando intorno tutto è troppo lontano per essere chiaro.

Sunday, October 04, 2009

Domani nella battaglia pensa a me

"Domani nella battaglia pensa a me e cada la tua spada senza filo.
Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa.
Che io pesi domani sulla tua anima, che io sia piombo dentro il tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.
Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori."
Shakespeare - Riccardo III

Il titolo del romanzo di Marias, letto sotto il sole cocente, è anche e sopratutto una frase tratta dal Riccardo III di Shakespeare: la maledizione che la regina Anna scaglia contro il re che l'ha fatta uccidere.

Il romanzo si apre e si chiude con scene che sorprendono: due fatti come due punti esclamativi tra una marea di virgole.
Il protagonista si trova a cena da una conoscente trentenne, il marito di lei è all'estero per lavoro; i due iniziano a flirtare, ma, durante l'approccio, inaspettatamente, la donna muore.
Il protagonista osserva passivamente il lento arrivo della morte, dopodichè esce dalla casa senza avvertire nessuno, chiudendosi la porta alle spalle, assicurandosi soltanto di lasciare del cibo per il bambino di due anni che dorme nella stanza accanto.

Il tempo inizia a ruotare in circolo e sembra che non accada nulla sino alla fine. Soltanto al temine del romanzo si dipanano i fili di un'altra storia: in realtà non accade qualcosa, soltanto una storia viene confidata al protagonista da un personaggio, un'urgenza dettata dalla necessità di liberarsi da un peso.
Nulla accade, qualcosa viene raccontato.
Il tema centrale di "Domani nella battaglia pensa a me" non è però la morte, anche se protagonista dei due episodi centrali, ma l'inganno.
Non la disonenstà, ma l'impossibilità di essere chiari, perchè le parole ed i racconti dei fatti cambiano gli accadimenti, perchè quello che è passato viene mutato nei racconti.

Si susseguono ragionamenti labirintici del protagonista e una serie di supposizioni sulle persone. Ogni pensiero ossessivo dell'uomo è descritto, ripreso, fotografato e sviscerato.
Talvolta alcuni pensieri sono ripresi troppe volte. Forse è per dare l'idea dell'ossessione, però talvolta risulta quasi fastidioso.

Secondo Marias siamo tutti quanti destinati a convivere con l'inganno, si tratta di un piccolo inganno, dovuto sopratutto al fatto che non possiamo mai essere la stessa persona.
Inoltre dovremmo avere una memoria non umana, per essere sempre coerenti con le cose dette e fatte in passato.

«Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure da coloro a cui sono state fatte, tutto si dimentica o si estingue...».

«(...)Insomma, noi persone forse consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che siamo stati, tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabile quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato, forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere».

Monday, September 21, 2009

Guerra e Pace

Leggere Guerra e Pace è come stare al cinema un mese, senza interruzioni, senza pubblicità.

Monday, September 14, 2009

Il vento del nord

Questa mattina ecco il primo giorno d'autunno: la sveglia alle sei, senza aspettarselo trovare il buio fuori.
Mi ero preparata un vestito leggero per la riunione di oggi, ma non andava bene.
Cambiare i programmi in fretta.
D'autunno diventa fondamentale avere dei programmi.
Ieri sera ho visto i fuochi d'artificio che a settembre sparano sul fiume, ogni anno li vedo con occhi che cambiano.
Fà più freddo ad aspettare il treno sui binari al mattino.
Ci si sente più soli quando arriva il vento dal nord all'improvviso.
E' necessario fare i conti con sè stessi.
Mi chiedo se mi racconto la verità quando i sogni remano contro la direzione che ogni giorno prendo da sveglia.
Vorrei che la rotta di questa veglia, che pare un lungo sogno, acquitasse materia, soltanto non se veglia e sonno sono fatti della stessa.
Quando dormo poco mi sembra di capirlo, ma non so spiegarlo con il filo di un pensiero, so soltanto dimostrarlo con una svelta contrazione dei muscoli involontari del cuore, che sembrano muoversi insieme alla strada, alla gente, alle luci della sera. Quando sembra sia stato afferrato quel motivo, forse soltanto una parola, o una lettera, pare sia stata già detta, o non ancora pronunciata, scivolata.
Incomprensibile. E non si resce mai a capire se è materia o sogno.

Saturday, September 05, 2009

Democrazia tirannica




"Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri. Al di sopra di questa folla vedo innalzarsi un immaenso potere tutelare che si occupa dasolo di assicurare ai sudditin il loro benessere e di vegliare sulle loro sorti. Tenendoli in un'infanzia perpetua"
Alexis de Toqueville "La Democrazie in America"

Friday, September 04, 2009

Da IL di settembre - Divertissement economici

'Come disse Jhon Lennon "la vita è quello che ti succede mentre stai facendo qualcos'altro"...
In quel film messicano "Amore Perros", la nonna dispensa saggezza alla scombussolata nipote: "Se vuoi far ridere il buon Dio digli i tuoi piani".
Chissà che lo stesso rassegnato fatalismo non debba valere anche per le previsioni economiche...
Le grandi case internazionali di previsione...devono aver fatto "ridere il buon Dio" quando, nel 2007, prevedevano anni di tranquilla crescita per l'Occidente.
Bisogna allora rassegnarsi che gli accadimenti dell'economia siano imprevedibili come quelli del tempo?
..."gli economisti sono stati inventati per far fare bella figura ai metereologi".
Ma il paragone è ingiusto, nessuno chiede ai metereologi che tempo farà il prossimo anno. Eppure in teoria dovrebbe essere più facile sapere che tempo farà fra un anno, piuttosto che sapere come andrà l'anno prossimo l'economia mondiale. Perchè? Perchè dopo tutto gli andamenti del tempo fanno parte di un sistema chiuso."
Sarà poi vero? Anche per il tempo le variabili da cosiderare forse sarebbero troppe.
E' inutile, non è possibile prevedere nulla, ma siamo stati creati per cercare invano di costruire un'anticipazione del futuro che ci possa dare più sicurezza.
E questo non sarà mai possibile. Tutto perderebbe senso.
E se si potesse veramente prevedere con precisione, qualcuno comprerebbe la formula e se la terrebbe ben stretta.