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Tuesday, August 08, 2017

Abbracci Ferroviari

Oggi abbiamo deciso di passare il pomeriggio a Pavia: un ritorno nostalgico nella città in cui abitavo.
Abbiamo preso il treno io, mia madre e il Pallino. 
Il treno Valenza Pavia resta la carovana del Far West dieci anni fa: un microscopico mezzo formato da due vagoni antichi dai sedili consunti.
Abbiamo conversato con una ragazza polacca che lavora con i rifugiati, ne aveva una seduta a fianco, la stava portando all'ospedale a fare dei controlli.
Sospetto che il suo definire i rifugiati musulmani peggiori dei cristiani avesse a che vedere con il retaggio iper cattolico polacco, sospetto soltanto, comunque si trattava di una ragazza molto energica, vivace, volenterosa, empatica ed intelligente. 
La ragazza che era con lei non parlava italiano e stava seduta, quasi rannicchiata, rigida e a disagio, in un angolo. 
Ho cercato di conversare in inglese: mi ha detto che viene dalla Nigeria ed è arrivata la scorsa settimana in Sicilia, ora l'hanno trasferita a Mede. 
Mi ha detto di essere arrivata con un barcone e non ne ha voluto parlare, ha visto gente morire sul barcone, questo me lo ha detto. Cosa ha visto e vissuto nessuno mai lo saprà e lei farà bene a non dirlo se non vuole.
Poi mia mamma ha detto che si sentiva quasi di abbracciarla, io le ho detto questa cosa in inglese.
Allora lei si è alzata e si sono abbracciate strette con mia mamma, poi ha abbracciato anche me.
È stato un momento puro.
Non è stato nulla di che, ma in questi piccoli gesti si vede la nobiltà d'animo di mia madre.
Poi è rimasta un po' malinconica, per tutta la giornata.


Wednesday, March 12, 2014

Borgo Ticino

Risistemando i cassetti ho ritrovato un vecchio foglio datato 10 Aprile 2000, Pavia.
Una botta di ottimismo.

Borgo Ticino

Asmatica quotidianità,
Grigia monotonia delle cose.
Di questo borgo piovoso,
Annegato.
Minuscoli negozi formica
Dove si chiacchiera di intrecci mediocri,
Tra il pane e il banco degli affettati.

Il vento gelido pizzica il viso,
L'umidità del fiume infradicia
Le ossa.

Cielo plumbeo e strade luccicanti
Odore di rifiuti, legno marcio bruciato
Muri freddi, solitudine schiacciante.

Questo ho intorno.
Ed è come se nulla cambiasse mai.

Quando vado,
Torno.
Quando dormo,
Mi sveglio.

Riscivolo negli stessi oscuri sogni.

È aprile e fa ancora molto freddo.

Wednesday, March 05, 2014

L'hiver, cette nuit a Pavia...

Nel 2002 abitavo a Pavia, in un appartamento spazioso ed irregolare, affollato di studenti universitari e di camere polverose, dai soffitti alti, dalle pareti che avevamo dipinto di mille colori, senza criterio  né particolari inclinazioni artistiche.
Ad un certo punto condividevamo la casa in otto, con un solo bagno ed un minimo di cinque ospiti fissi ogni giorno, sempre tra i piedi, dal mattino alla sera.
Alcuni li si ritrovava assopiti sul divano al mattino.
Erano anni di irrazionale libertà, d'azione e di pensiero, di sregolatezza, di feste, di poche pulizie e di lunghe chiacchierate.
Sono stati gli anni in cui ho dato più esami, mentre i miei coinquilini guardavano partite di calcio e giocavano a poker nella camera adiacente a quella in cui dormivo e sognavo.
Finalmente avevo una camera da letto mia, era la prima stanza che non dovevo condividere e potevo farci quello che volevo, era una sensazione magica ed inebriante.
Il mio letto-rifugio era in cima ad un soppalco e, dal giaciglio doppio, se lasciavo le tende aperte, potevo contemplare lo scorrere del Ticino ed il Ponte Coperto.
Potevo star seduta sul balcone e studiare davanti al fiume.



Oggi ho trovato un foglio datato 18 marzo 2002, sul quale avevo copiato una poesia che un ospite francese, che esercitava la professione di medico in un piccolo paese di campagna del quale mi sfugge il nome,  aveva lasciato scritta sul muro di fianco al letto durante l'inverno.

Déshabillé Rimbaud

L'hiver, cette nuit a Pavia
trouva un couche déserté

Des mot italique, illisibles a l'esprit
couraient atour sur le murs;

Des cendres intimes, un boite à encens
un pyjama plié en tendre
rendaient les coins moelleux,

bien-être-femme

Dans le molecularisation
et l'abandon fatigué
un pont, indiscret comme accent circonflexe
à la vitre, de l'autre rive, se jetait
malignement, tout près, tout près.

Et couleurs...et voyelles...

Je dirai quelque jour vos naissances matines.


Le frasi, parole, poesie, correvano sui muri e lui non ne capiva il significato.
Ero rimasta a dormire dal ragazzo con cui mi vedevo allora, non lo definirei fidanzato, e gli avevo lasciato la stanza per una notte. Non ricordo il suo nome...Jean Paul o un Jean qualcos'altro.
Ricordo che ci aveva chiesto di tradurre la poesia in italiano ed in inglese, per sperimentarne l'effetto in diverse lingue.
Indossava bretelle e mi avevano detto che non si faceva pagare per le visite, il più delle volte veniva ricompensato con un pollo, dei vestiti, delle uova, cose del genere.
Mi piace credere che fosse davvero così.