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Thursday, June 05, 2014

I dolori del parto - Parte terza, il finale

Eccomi.
Sono le cinque e ventitré. La luce inizia a penetrare dagli scuri, Sebastian dorme e russa come un cinquantenne con il vizio dell'alcol, ma questa è un'altra storia.
Vorrei finire di raccontarvi i dolori del parto.
Vorrei, ma me li sono scordati.
Lo sapevo.

Sono passati due mesi dalla nascita del piccolo uomo ed il ricordo si è sbiadito, la gioia ha preso il sopravvento ed io mi sento egoista e patetica nell'insistere a raccontarvi dei dolori.
La felicità li sorpassa, la memoria si annebbia, non ha senso incaponirsi.

Vi racconterò invece qualcosa di più interessante.
Non so come si chiami in italiano l'anestetico blando che in inglese qui chiamano "gas and air" o Entonox, un gas che contiene ossigeno e protossido di azoto, quello che usano i dentisti per intenderci.
In Inghilterra lo offrono per alleviare i dolori del travaglio, magari anche in Italia, non so.
Sorvoliamo sulla descrizione delle non molte ore di travaglio trascorse senza l'aiuto della chimica, sono state tremende, va bene. Ci sono passati tutti.

Ero in preda ai massimi livelli di dolore e l'ostetrica mi dice che mi ha preparato un bagno caldo.
"Un bagno caldo? Ma dove sono quelli dell'epidurale?"
"In sala operatoria, arriveranno tra circa tre ore", dice Kate.
"Tre ore?!"
"For the love of God" continuavo a dire.
Fortunatamente non mi vengono spontanei come in italiano gli insulti in inglese.

Mi hanno quasi convinta a fare questo benedetto bagno, quando chiedo a Richard: "Ma gas and air non si può avere?"
"Serve l'anestesista" dice lui.
Non contenta chiedo anche a Kate: "Ma gas and air non si può avere?"
"Vuoi gas and air?" mi chiede.
"Certo che voglio gas and air, qualsiasi cosa abbiate! Svuota quel maledetto bagno Kate e portami il gas!"

Arriva così la bombola di gas and air.
Aspiro lievemente e non succede nulla.
"Aspira più a lungo" suggerisce Kate.

Ecco.
Se userete mai  l'entonox in sala parto, fatelo provare anche al partner.
Sarete entrambi proiettati in un mondo leggero nel quale il dolore è una caratteristica marginale.
"Va meglio? " mi ha chiesto  Kate.
Andava molto meglio, ma ho mentito perché tenevo che non mi portassero più altre droghe.

Le due signore con l'attrezzatura per l'epidurale le ricordo fluttuare nella stanza circondate da un'aura magica ed ali da angeli. Mi chiesero di smettere di aspirare l'Entonox perché dovevo stare seduta  dritta per la puntura nella schiena, io annuivo e appena si distraevano continuavo ad abusarne.
Ricordo che mi hanno infilato l'epidurale sotto pelle anziché in vena per sbaglio e non si sono accorti che gonfiavo a dismisura, poi hanno cambiato braccio ed il sangue ha iniziato a zampillare dall'altro come in un film d'orrore di serie B.
"Non ti vedevo così fatta dalla festa di Acton town a Londra nel '98" mi ha detto Richard. Ma questa è un'altra storia.

Con l'epidurale in circolo sono tornata ad essere un individuo con una dignità ed il senso del decoro, ho ringraziato le signore che me l'hanno fornita e mi sono scusata per le volgarità, poi ho iniziato a spingere fuori quelli che nelle prime ore di vita sembrava un alieno.
L'alieno più bello dell'universo. È pure comparso un medico con una ventosa che come gran finale me l'ha aspirato fuori e se vi chiedete come sia la ventosa la risposta è: esattamente come uno sturalavandino.
Tutto il processo è riassunto dal marito che ha assistito da prospettive definitivamente meno dolorose, ma più splatter delle mie, come "horrific.
Ma non andiamo fuori tema.

La morale del post è questa: quando partorite usufruite di tutti gli anestetici disponibili in ospedale, non ha senso soffrire come cani quando lo si può evitare.


Wednesday, May 14, 2014

I dolori del parto - parte seconda

...la nonna, alias mia mamma, è tornata ieri in Italia, son passate due settimane e non  riuscita a scrivere il finale della storia d'orrore a lieto fine: il parto.
La natura malvagia e saggia al contempo ha progettato tutto con minuziosa precisione: ti fa patire le pene dell'inferno con il parto e poi ti inserisce in un ciclo di allattamenti, pianti, sorrisi, cacche, rutti ed ore di sonno dimenticate che ti impediscono di comunicare agli altri esseri di genere femminile quanto sia tremendo il dolore ed appena riesci ad organizzarti e sei pronta a descrivere l'esperienza, gli ormoni ti hanno fatto dimenticare quanto sia atroce. 
La felicità prende il sopravvento.
Maledizione.

L'avessi descritto un mese e mezzo fa avrei probabilmente utilizzato una lunga lista di imprecazioni, ora invece ricordo il tutto quasi in maniera comica.  
La natura sa che nessuno lo rifarebbe se fosse possibile riportare il dolore alla mente. Ci proverò lo stesso. 

Con nulla da fare e nessun dolore in ospedale, mi son messa a leggere il libro di storia della filosofia antica di mio fratello risalente agli anni del liceo, ho fatto ragioneria per una lunga storia di scelte sbagliate, per cui cerco di colmare i vuoti culturali da autodidatta. Richard è tornato a casa ed io ho letto fino al mattino, tra le urla delle mie compagne di stanza che sono state portate via, una a una, a partorire. Il tampax di ormoni non ha fatto effetto. 

Il giorno successivo l'ho trascorso consumando tremendi pasti forniti da una cuoca che mi guardava malissimo e passeggiate al bar: nessun movimento rilevante.
Verso le dieci, undici di sera, un'ostetrica ha controllato la situazione: ero dilatata di due cm e doglie lievissime erano iniziate. 
"Se son così" ho detto al marito "anche molto più forti, è una passeggiata."

L'ostetrica Kate mi ha rotto le acque con un uncino di plastica.
Benvenuti all'inferno.
I dolori veri e propri sono iniziati, sempre più intensi, un crescendo di disagio. Come se un avessi avuto un'incudine all'interno improvvisamente attratta da una calamita poggiata sul pavimento. 
Ho provato ad usare l'autoipnosi pre parto, diligentemente preparata a casa con l'aiuto del cd comprato su Amazon, e finché ero nella mia stanza, avvolta da tende, nella semioscurità, sulla palla yoga, ha funzionato. Ho sofferto intensamente, però ho perso la concezione del tempo.
Sono scivolata nei sogni, o incubi.
D'un tratto l'ostetrica mi ha portato degli antidolorifici che a quanto pare avevo chiesto, mi ha parlato, mi ha fatto riemergere da quell'abisso di attutimento mentale che mi ero creata.
Adieu.

Allora il dolore è arrivato massiccio ed intollerabile, come un'onda che ti affoga.
"Si può avere un'epidurale?"
"Si, tra tre ore" mi dice.
"Tre ore?!" In quel momento per me tre ore erano un'eternità.
"Andiamo in sala parto e vediamo quanto sei dilatata."
Camminare, parlare ed aver delle mani infilate per me in quel momento era una cosa non solo dolorosa, ma semplicemente inattuabile, impossibile, inconcepibile.
Da quel momento, Richard ricorda con amore, sono diventata la protagonista de "l'esorcista". "Horrific" dice a chi gli chiede un commento sul parto. E parla usando il "noi" come se avesse partorito anche lui, e meno male che c'era lui.

Il piccolo piange, devo andare.

La natura cerca di azzittirmi, ma finirò di raccontare, la natura fa bene a tramare contro questi racconti perché non è giusto terrorizzare le future madri. 
Ma tornerò. Non so se domani, ma tornerò.

Tuesday, April 29, 2014

Non dimentichiamoci: i dolori del parto

Non ho avuto il tempo di scrivere nell'ultimo mese, avrei avuto molto da raccontare il 29 marzo, giorno in cui Sebastian è nato.
Mio figlio. 
Già. Sono diventata mamma.

Non ho scritto nulla durante l'attesa credo per scaramanzia, "credo" perché per non portarmi sfiga ulteriormente non l'ho nemmeno ammesso a me stessa.
Prima di entrare nel mondo dei sentimentalismi e della tenerezza del quale faccio parte da quando abbiamo scoperto dell'arrivo del pargolo, vorrei ricordare il parto.
Avrei dovuto scrivere qualcosa subito perchè  la pro lattina e non so quale altro ormone suo amico cancellano il trauma, confermo pienamente quello che si dice.

Eccoci: il parto. 

Mi aspettavo di soffrire, me lo avevano detto, l'ho letto, si sa.
Mi sono preparata ascoltando cd di ipnoterapia pre-parto, le storie di tutte le madri che ho incontrato durante i nove mesi di attesa, mi sono immaginata i peggiori dolori che la mia mente potesse creare ed ho provato tecniche di respirazione varie.
Mia madre ha sostenuto per nove mesi che la mia resistenza al dolore fosse  superiore alla media e che non avrei avuto alcun problema, che tutte quelle che gridano e piangono e disperano esagerano e che basta concentrarsi sulla respirazione.

Bene. 
Il dolore che mi ero immaginata? In realtà è stato dieci volte peggiore.
Mi piace raccontarmi che il dolore sia stato superiore alla media perché il parto è stato indotto, altrimenti la mia soglia del dolore si è certamente dimostrata inferiore alla media e le mamme non sempre hanno ragione.

Avevo pianificato di andare in un centro per la nascita a Melton Mowbray, dieci minuti da Oakham, paese in cui vivo, centro in cui ci sono soltanto ostetriche, nessun dottore, e se tutto va liscio, il parto avviene solo in maniera naturale, senza l'uso di antidolorifici, epidurali o gas.
La data di nascita prevista per il piccolo uomo era a metà marzo, nulla accadde quel giorno, e nemmeno durante le sue settimane successive in cui per stimolare il travaglio ho provato tutto quello che mi era stato suggerito da chi se ne intende: bere tisane alle foglie di lampone, mangiare ananas, stare sulla palla di gomma che si usa per fare yoga, mangiare piccante, passeggiare e fare le scale.
Niente. 
Quindi, come accennavo prima, il parto è stato indotto, o sarebbe stata una gestazione da elefante con troppi rischi, per questo mi hanno dovuto ricoverare in ospedale a Leicester, niente centro per la nascita naturale, piscine, palle, materassi e corde e nascite hippie, addio luci soffuse e musica a scelta. 

Mi ero immaginata le doglie a casa nel mezzo della notte, i massaggi e la respirazione e le corse all'ospedale. 
Niente di tutto ciò. 
Abbiamo telefonato all'ospedale mattino e mi hanno ricoverata la sera, quindi ci siamo goduti un pranzo in santa pace e poi ci siamo diretti, mio marito e la sottoscritta, all'ospedale verso le quattro del pomeriggio.

Alle sei stavamo ancora attendendo che qualcuno ci considerasse, perché le urgenze passano giustamente prima. Verso le sei e mezza un'ostetrica mi ha infilato una specie di tampax pieno di ormoni chimici spiegandoci che non ci restava che attendere ventiquattro ore e sperare che partissero le doglie.

Mi hanno portato poi una succulenta cena che consisteva in: una patata bollita riscaldata al microonde, uno scodellino di insalata scondita e un succo di ananas.
Benvenuti in Inghilterra! In Italia non servono certo cibo da stella Michelin, ma una patata! Fortunatamente mi ero abbuffata a pranzo.

Continuerò domani, perché di tratta di una lunga storia e stasera arriva mia madre ad aiutare , santa donna, per cui forse avrò più tempo per scrivere.