Tuesday, February 24, 2009

Dreamers



"Non so se raccontarvi i miei sogni...La sola cosa che posso aggiungere a mia discolpa è che scrivo in base alla forma di durata, quel luogo della mia eternità che mi ha scelto."

DA "L'uomo sentimentale" Javier Marias

Monday, February 16, 2009

Sogni tropicali

Mi invitavano a fare un weekend lungo su una fantastica isola tropicale.
All'arrivo ero felicemente stupita del fatto che tutto fosse perfetto: il mare turchino, un po' mosso, il cielo azzurro e tutti felici.
C'erano dei colleghi e mia madre.
Mia madre stava giocando a pallavolo, interrompeva il gioco e veniva verso di me per dirmi:
"Hai visto che bello? Tutto a posto, ci si diverte. Soltanto volevo dirti che la nonna è morta affogata, ha cercato di nuotare, ma non ce l'ha fatta."
Penso: "La nonna non sapeva nuotare, caspita, si è fatta prendere dall'entusiasmo, per lo meno è morta bene!"
Sogni tropicali.

Wednesday, February 11, 2009

Herzog - Saul Bellow




'Avevi ragione, avrei dovuto sposare te....
A dire la verità, non mi era mai andata così bene, scrisse. Ma mi mancava la forza di carattere per sopportare tale gioia.

E quello non era certo una scherzo. Quando il petto di un uomo si sente come una gabbia da cui siano volati via tutti gli uccelli scuri - egli è libero, è leggero. E brama che i suoi avvoltoi tornino di nuovo a lui.


Gentile dott. Schrodinger, in 'Che cosa è la vita?' lei dice che di tutta la natura, soltanto l'uomo esita prima di causare dolore. Poichè la distruzione è il metodo principale per mezzo del quale l'evoluzione produce tipi nuovi, la riluttanza a causare dolore può esprimere una volontà umana di ostacolare la legge naturale. il cristianesimo e la sua religione madrizzante, pochi millenni e molti spaventosi disastri...il treno s'era fermato.

Dunque dov'eravamo?
Nelle sue considerazioni sull'entropia...Come l'organismo si mantiene contro al morte - per dirla con parole sue, contro l'equilibrio termodinamico...Essendo un'organizzazione instabile di materia, il corpo minaccia di sfuggirci di mano. Se ne va. E' reale. Lui! Non noi!'

da "Herzog" di Saul Bellow

Monday, February 09, 2009

Case




Ieri sera avevo trentotto e due di febbre.
Chissà come mai, pensavo di cenare e mi immaginavo gli scaffali della cucina dei miei genitori nell'altra stanza, l'armadietto con un carrello che gira all'interno, stracolmo di porcherie e non.
Spesso quando non sto bene o mi sveglio improvvisamente, mi immagino parti della casa dei miei genitori.

Wednesday, February 04, 2009

Pausa

Chi mi spinge avanti, chi mi solleva.
azioni piroettano, carta spezzetata, ed i colori si mischiano in un unico raggio.
Così tanti accadimenti intorno,
ed ognuno si è portato via un pezzetino di me:
chi una particella di manica,
chi di fegato.
Tutto è stato esplosivo e fulminante.
Ma non sono rimasti più pezzi.
Ed ho bisogno di riposare per alcuni giorni.
Non ha senso la bellezza senza il tempo per contemplarla,
nè le parole che vestono di urli di gioia,
se nessuno le ricorda.
Per Dio, lasciatemi sola,
tra il cuscino ed i sogni.

Tuesday, January 13, 2009

Sogni

Ho sognato che si polverizzava l'anello di mia nonna. Rimaneva una zaffiro e tutti i brillanti cadevano dietro alla porta, polverizzati. Sapevo che così doveva essere.

Sogno una pecora, con un gilet di pecora, che mi dice di seguirla.

Wednesday, January 07, 2009

La voce

(Il padre che il protagonista non ha mai conosciuto, è uno speaker radiofonico.)

Mio padre era un uomo dai molti talenti, ma il suo vero genio era scomparire. Senza preavviso cambiava orario o stazione. Io reagivo piazzandomi con una radio potratile sotto il portico, dove la ricezione era migliore.
Un giorno mia madre mi scoprì. "Che stai facendo?" domandò.
"Cerco mio padre."
Lei mi diede un'occhiataccia e rientrò in casa.

...Per amore di mia madre cercavo di tenere basso il volume della radio.Ogni tanto provavo a rinunciare addirittura per sempre alla Voce, ma non c'era verso. Nella famiglia del nonno ognuno aveva almeno un vizio: alcol, fumo, gioco, menzogna, bestemmia, pigrizia. La Voce era il mio. Al crescere della mia dipendenza, creebbe anche la mia assuefazione, finchè non mi bastò più solo ascoltare. Cominciai a parlare anch'io. raccontavo alla Voce come andava la scuola, il torneo di baseball, la salute di mia madre...
Alla fine mia madre mi scoprì. "Con chi parli?" domandò.
"Con nessuno"...

Un pomeriggio, subito dopo la fine della trasmissione della Voce, squillò il telefono nel salotto del nonno. "Rispondi" disse mia madre , con un tono strano. Alzai il ricevitore "Pronto?"
"Pronto" disse la Voce.
Deglutii "Papà?"
Non avevo mai usato quella parola....

Mi chiese come stavo. "Che classe fai? Davvero? Sono simpatici i tuoi insegnanti?". Non mi chiese di mia madre che aveva concordato la telefonata dopo avere origliato in segreto la mia ultima conversazione con la radio. Non mi spiegò dov'era o perchè non venisse mai a trovarmi. Chiaccherò come se fossimo vecchi compagni d'armi...

"Allora" disse "ti pacerebbe andare ad una partita di baseball con il tuo vecchio?"
"Wow! Sul serio?"
"Certo."
..."Sicuro" disse "Domani sera. Vengo a prenderti dal nonno alle sei e mezza."
"Sarò pronto."
Ero pronto alle quattro e mezza. Seduto sotto il portico con il berretto dei Mets in testa...Aspettavo mio padre, ma non sapevo cosa significasse. Mia madre non aveva conservato di lui una sola foto...
Alle cinque la nonna apparve sulla soglia. " Cerdevo che venisse alle sei e mezza" disse.
"Voglio farmi trovare pronto. Nel caso sia in anticipo."

Mi vergognavo di essere così emozionato per la visita di mio padre. Sapevo che era sbagliato accoglierlo, pensare a lui, amarlo. Come uomo della famiglia, come protettore di mia madre, avrei dovuto essere pronto a chiedergli dei soldi non appena si fosse fatto vivo. Ma non volevo spaventarlo . Morivo dalla voglia di vederlo...
Mi misi a tirare una palla di gomma contro il portico e cercai di concentrarmi sulle cose positive che sapevo di mio padre...

Un pensiero agghiacciante interruppe i miei palleggi. E se mio padre, sapendo quel che tutta la famiglia pensava di lui, non avesse voluto entrare nel vialetto con la macchina?Se avesse rallentato in Plandome Road per vedere se ero lì e poi se ne fosse andato? mi precipitai verso il marciapiede....
Affacciato alla strada come un autostoppista , guardavo ogni automobiliosta che passava...

Poco dopo le otto tornai sotto il portico e mi misi ad osservare il tramonto. Lo zio Charlie uscì per andare al bar...

Alle otto e mezza mia nonna comparve sulla soglia. "Vieni dentro a mangiare qualcosa" disse.
"No".
"Devi mangiare."
"No."
"Giusto un boccone."
"Ci prenderemo gli hot dog allo stadio."
"Uhm."
"E' solo in ritardo, arriverà."
Sentii il nonno sintonizzarsi sulla partita dei Metz...

Alle nove provai con qualcosa di nuovo. "Se non guardo la prossima auto," pensai " se non la fisso così tanto, l'uomo al volante sarà certamente mio padre. Applicai quella strategia...a trenta macchine.
Alle nove e mezza feci qualche piccola concessione all'inevitabile...Mangiai un pezzo di pollo della nonna.

Alle dieci entrai per fare pipì...
Alle undici finì la partita. Rientrai mi misi il pigiama e mi infilai sotto le coperte. Qualche secondo dopo che avevo spento la luce, il nonno comparve ai piedi del mio letto.
"Mi dispiace" disse "di tuo padre."
"Oh" dissi io con tono noncurante, strappando un filo alla mia coperta di Linus. "E' stato meglio che non sia venuto. Non mi piaceva com'ero vestito."

"Il bar delle Grandi Speranze" J.R. Moheringer

Veloce come la notte




Come lampi di luce, certe immagini saltano fuori dal romanzo e accecano, aprono il cuore a ricordi. Aimes sa come attirare l'attenzione, è uomo dei nostri tempi, anzi non è uomo, come tanti uomini di questi tempi: è ragazzo, asessuato e bisessuale, irrisolto, malinconico, insicuro.
Aimes è anche molto furbo, sa come conquistarci con la sua vita, talvolta però sembra volere fare lo "strano, squilibrato, complicato" a tutti i costi. Dovrebbe sapere però che le pagine più belle del romanzo sono quelle legate ai ricordi d'infanzia, alla casa, al nonno, ai genitori, all'amico, o al suo lavoro di portiere del Four Season, sono luce che oscura tutti i dialoghi con i barboni o i suoi rapporti omosessuali descritti nei minimi dettagli.

"Quando ho compiuto tredici anni i miei mi hanno mandato in una colonia estiva...C'erano cinquanta ragazzi della mia età ed io ero l'unico senza peli...Ogni notte pregavo di alzarmi alla mattina e di trovare i peli. Ma non succedeva mai."

"Mi ha lasciato a casa mia e gli ho sorriso come sempre, come se fossimo amici del cuore, però sapevo che mentiva. Sono entrato in casa ed ho cercato di dormire, ma era inutile. E non potevo dire a miei cosa stava succendendo, mi sentivo imbarazzato, avevo paura di dire a qualcuno che stavo predendo il mio migliore amico. Cosi' ho tirato fuori la bici...L'avevo visto con quel ragazzo una sola volta, non mi fidavo di lui, e sapendo dove abitava sono andato sino a casa sua...c'era la macchina di Ethan parcheggiata. Mi sono nascosto all'ombra di un albero e avrei voluto rompere il parabrezza, distruggere ogni pannello lucido, fare a fette l'interno con un coltello, e sedermici dentro fino a quando non fosse uscito Ethan, e avrei voluto piacergli ancora...avrei voluto guardare Ethan in faccia e dirgli "Lo sapevo che mentivi". Invece mi sono limitato a girare la bici verso casa ingoiando tutto e sigillandolo dentro di me. In tutto il mio corpo e nella parte bassa della schiena, nelle mani, nello stomaco, lungo i fianchi, nella faccia, ci sono sacchettie scatole di odio e rabbia, e quella notte davanti a quella casa di quel ragazzo dev'essere dentro da qualche parte, forse a scavare piccoli cancri, ma per ora ben chiusa. Però quella sera ne usciva un pò mentre pedalavo e mi punivo le gambe sulle salite, odiando il paese ed odiando le brutte case.
...Quando avevamo diciotto anni e mezzo la sua famiglia si è trasferita...
E per quanto guardassi, mi sembrava che tutta la mia infanzia fosse stata cancellata, perchè Ethan, al suo termine mi aveva lasciato. Cominciavo a ricordarmi tutte le volte che ero stato crudele, di come ridevo quando suo fratello maggiore lo picchiava, quando si faceva male. Ma Ethan non aveva altri amici e ha attuato un sotterfugio incredibile per anni, aspettando il giorno in cui sarebbe stato abbastanza forte per non avere più bisogno di me e per liberarsi, finalmente. Io l'avevo amato, però non sapevo amare, e così lui mi aveva sempre odiatoe quando è stato pronto mi ha lasciato. E ha fatto bene."

"Ho guardato a lungo la mia casa, la sua forma familiare, il mondo a me conosciuto, e mi sono reso conto che non avevo nessuna voglia di vedere i miei. C'era anche una parte di me che voleva correre da loro a perdifiato e raccontare tutto e farmi abbracciare, ma non ho potuto, non volgio che mi conoscano. Così ho pensato di restarmene seduto sulla panchina....Dopo un pò è arrivato l'autobus...Seduto accanto al finestrino ho lasciato indietro la mia strada pensando che non avrei mai potuto dirglielo...Poi ho scacciato quel pensiero dalla mia mente e mi son detto che se ero vivo in quel momento, ero vivo per sempre."

"Veloce come la notte" Jonathan Ames

Tuesday, December 16, 2008

Chissenefrega

Chissenefrega del brand, o che la location si chiami così e poi sia un posto senza arredamento, definito minimal.
Com'è che mi giustifichi con un collage di foto, raccattate da un giornale qualunque, il fatto che non sai disegnare e vuoi fare l'artista di professione?
Chissenefrega degli happenings, un gruppo di gente che fa cose a caso. Quali atti poetici sono più poetici della vita stessa?
Chissenefrega dell'estetica del gusto se poi esco da un ristorante ed ho ancora una fame della miseria.
Chissenefrega del vino da meditazione, se la meditazione dovrebbe annullare i pensieri e quando bevo finisco per dire un mare di cazzate.

Invece ce ne frega.
Il senso del regalo di Natale sta proprio nell'essere avvolto in un pacchetto.
Abbiamo scelto attraverso un'evoluzione, dettata dalla consapevolezza di massa, di perdere il pelo, camminare a due zampe. Però continuiamo a ruttare. A masticare.

Friday, December 12, 2008

La gru protesta

All'interno di Santa Maria dell Grazie c'era un muletto gigante, una sorta di mini gru.
Strideva la vicinanza del mostro meccanico con la costruzione quattrocentesca, urlavano i muri.
Ma se la gru fosse arrivata prima? Se il tempo fosse circolare?
Pensiamo sempre di avere delle certezze.

Wednesday, October 22, 2008

Francoforte



Una linea continua di un segnale del codice a morse: nè punti, nè virgole.
Un lungo tratto, dal mattino all'una di notte-stazione-marciapiede-aria fresca.

Poi, improvvisamente il tempo si è interrotto, all'una e cinque, stazione Centrale di Francoforte: non c'erano le persone, non c'era l'autobus.
La linea si è spezzata.
Rumore bianco, rumore bianco, rumore bianco.

Trovo soltanto un tavolo lungo, senza sedie, all'interno di un supermarket minuscolo, dove si sposta senza movimento un peruviano. Il commesso ha una pettinatura a caschetto ed un sorriso sognante, impila dei Kit Kat initerrottamente, incantato.
Ecco le persone che si muovono rimanendo ferme.
Il tempo scorre ed io non me ne accorgo.

Quando siamo soli e senza riferimenti il tempo cessa semplicemente di esistere.
Arriva l'autobus alle due e mezza e si riapre il movimento, riprende a scorrere il tempo.
In aereo siedo e sperimento un grosso punto esclamativo, delirante.
L'aereo decolla ed esclama.

Il tempo ancora,
il tempo ancora ed ancora,
ancora, ancora, ancora,
è rimasto appeso:
tra uno sgabello, un tavolo ed il neon.

Non ha aperto lo sguardo a visioni.
Assenza. Segnale occupato.

Finchè è passata una bicicletta...
e ci siamo voltati.

Tra un container ed una sigaretta,
sono scivolata ancora sulla superficie delle cose.

La crisi

Pare proprio che tutto stia crollando.
C'è chi sostiene che si tratti di una crisi reale gonfiata dai media.
C'è chi dice che sia una crisi più profonda, sminuita dai mezzi di comunicazione.
Staremo a vedere...

La mia generazione, cresciuta nell'agiatezza, riceverà un'inidimenticabile lezione di vita.
Credo che cambierà il concetto di denaro.

Per il momento soffre sopratutto chi ricco non è.
Ahimè! E dove sta la novità?

Tuesday, October 14, 2008

L'amore non guasta

"...quando pensai alla faccia di mia madre e di mio padre lo feci con un misto di nostalgia e di paura.
Non avevo dimenticato che casa propria può essere il posto più straniero di tutti."

Jonathan Coe "L'amore non Guasta"

Thursday, October 02, 2008

"Vergogna" di Coetzee

Tutto è disegnato sullo sfondo post-Apartheid del Sudafrica.

Lurie è un docente universitario frustrato dal fatto di essere un ottimo critico di libri altrui, ma incapace di scriverne uno suo.
I suoi studenti ascoltano le sue disquisizioni sulla letteratura senza entusiasmo, è diviso dalla moglie, ha una figlia lesbica pseudo-hyppie e preferisce frequentare prostitute per evitare il coinvolgimento emotivo. Da un pò di tempo frequenta la stessa prostituta per crearsi la condizione mentale di avere una vera relazione, senza mettersi in gioco.

Il protagonista pensa che Yeats scrive:
" un uomo anziano non è che una cosa miserabile, / una giacca stracciata su un bastone, a meno che/ l'anima non batta le mani e canti, e canti più forte/ per ogni strappo nel suo abito mortale..."
Ad un certo punto Lurie, non ha calcolato che il paese dove vive non accetta che un vecchio «possa far cantare la sua anima e battere le mani» , e decide di corteggiare una ragazza ventenne che lo denuncerà per molestie sessuali.

Lurie rifiuta di difendersi e si rifugia a casa della figlia che cerca di abituarsi a lui, ma in realtà lo considera soltanto un ingombro.
La ragazza vive in campagna, circondata da vicini di casa che sono contadini ad uno stadio primordiale.
Viene aggredita ed il padre non è nemmeno in grado di difenderla.
Lurie è soltanto più un vecchio uomo caduto in disgrazia e non fa nemmeno pena, perchè non riesce ad ammorbidire gli spigoli della sua indole critica e saccente, non riesce a guardare le ragazzine con piacere e senza desiderio.

Lurie, il primo giorno in cui viene ospitato da sua figlia, dedica una attenzione maniacale alla liturgia del proprio mangiare: «niente disgusta un figlio più del corpo di un genitore quando esplica le sue funzioni ».
Quanto è vero!
Sante parole.

Thursday, September 18, 2008

Piccioni in testa




Stavo passeggiando per Pavia, quando mi sento un buffetto in testa, quasi una sberla.
Pensavo fosse un simpatico scherzo di qualche amico che non ha ancora capito che non mi fanno ridere le scene "buccia di banana", sopratutto quando sono lo zimbello.
Invece era un piccione. Un piccione che mi ha usata come pista d'atterraggio.
Ho digitato su google "piccione in testa" ed è saltato fuori che il piccione in testa rappresenta in sogno un momento epifanico.
Inoltre mi è balzato all'occhio un certo spettacolo comico dal titolo "Un giorno cagherò in testa ad un piccione" che mi riprometto di andare a vedere.
Nella realtà fa soltanto un pò schifo e nulla di epifanico è accaduto.
Dimenticavo: un uccellino è entrato in camera mia il mese scorso, tipo film di Hitchcock.
Tutto questo sarà frutto del caso?

Friday, September 05, 2008

Pienezza

Non amo le giornate in cui gli impegni si sovrappongono e non si ha mai tempo di lasciare spazio all'intuizione, non c'è tempo di guardarsi dal di fuori.
Non amo quando gli altri mi impongono di non avere tempo per me stessa.

Non amo tutto questo correre. Perchè è stupido.

Friday, August 29, 2008

Castelli di rabbia

"Perché è così che ti frega la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine,
o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri
da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."

"Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un po' panico e la vita ne esce stropicciata come un biglietto stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura. Un po' per caso, un po' per fortuna, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così."

"Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca,
che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare,
allora non c'è verso di spiaccicare una sola parola,
non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro,
ingoiato da quei dannati singhiozzi,
naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire...
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?"
"Castelli di rabbia" Alessandro Baricco


Non avevo mai letto un romanzo di Baricco, credo ne leggerò altri.
E' lampante la sua dote: e' uno scrittore.
L'unica nota stonata è che filtra dalle pagine del romanzo una velata volontà di dimostrare di essere uno scrittore bravo, di usare certe immagini (sentite o non
sentite?) per stupire. Non dovrebbe averne bisogno.

Thursday, August 28, 2008

Svulazzamento



Svulazzano i panni,
svulazzano i pensieri.

Beato svulazzamento.

Trilogia sporca dell'Avana

Un habanero autentico, omonimo dell'autore, si muove per l'Avana con un obiettivo, lo stesso di tutti quanti a Cuba: sopravivvere.
In preda ad una costante fame, comunicata splendidamente e direttamente al lettore, riesce a soddisfare raramente l'esigenza alimentare, ma con frequenza giornaliera i suoi appetiti sessuali.
Le scene di sesso sono disseminate ovunque, i rapporti sono vissuti dal protagonista in maniera animalesca.
Tutti personaggi sono rassegnati e sopportano il caldo, dimenticano la dignità, vendono qualsiasi rifiuto e si vendono con distacco.
Nonostante il degrado, si respira un'innocenza primitiva a tratti commuovente.
Una raccolta splendida ed irritante al contempo.

Wednesday, August 06, 2008

Nick Cave

L'ultimo album di Nick Cave mi ha profondamenrte deluso, ed io che l'avrei difeso senza nemmeno sentirlo!
In effetti l'eroina fa l'ispirazione di quell'uomo; ancor più la fase della disintossicazione approfondisce ulteriormente la capacità di penetrazione delle sue note.
Ora è diventato un signore per bene.
Forse dovrebbe drogarsi ancora e smetterla di imitare david Bowie.

Tra le vecchie mie preferite: "As I sat sat sadly by her side", "Weeping song", "Into my arms" e "Nobody's babe"...da sentire d'inverno.

Nicola Cava appoggia le parole sulle note, ci soffia sopra e loro prendono il volo.
Chi non apprezza la interpreta come musica di deprimente disperazione: sotto l'urlo c'è nascosta una risata di distaccata ed ironica accettazione del destino umano.
Nei testi di Cave ritornano spesso simbologie bibliche dolcemente svuotate della loro temibile interpretazione classica. Allegramente riportate in vita attraverso significati diversi.

Testo di "As I sat Sadly by her Side"

As I sat sadly by her side
At the window, through the glass
She stroked a kitten in her lap
And we watched the world as it fell past
Softly she spoke these words to me
And with brand new eyes, open wide
We pressed our faces to the glass
As I sat sadly by her side

She said, father, mother, sister, brother,
Uncle, aunt, nephew, niece,
Soldier, sailor, physician, labourer,
Actor, scientist, mechanic, priest
Earth and moon and sun and stars
Planets and comets with tails blazing
All are there forever falling
Falling lovely and amazing

Then she smiled and turned to me
And waited for me to reply
Her hair was falling down her shoulders
As I sat sadly by her side

As I sat sadly by her side
The kitten she did gently pass
Over to me and again we pressed
Our different faces to the glass
That may be very well, I said
But watch the one falling in the street
See him gesture to his neighbours
See him trampled beneath their feet
All outward motion connects to nothing
For each is concerned with their immediate need
Witness the man reaching up from the gutter
See the other one stumbling on who can not see

With trembling hand I turned toward her
And pushed the hair out of her eyes
The kitten jumped back to her lap
As I sat sadly by her side

Then she drew the curtains down
And said, when will you ever learn
That what happens there beyond the glass
Is simply none of your concern?
God has given you but one heart
You are not a home for the hearts of your brothers

And God does not care for your benevolence
Anymore than he cares for the lack of it in others
Nor does he care for you to sit
At windows in judgement of the world he created
While sorrows pile up around you
Ugly, useless and over-inflated

At which she turned her head away
Great tears leaping from her eyes
I could not wipe the smile from my face
As I sat sadly by her side