Thursday, October 15, 2009

Il dottor Zivago ed i suoi confini

Il "Dottor Zivago" è una parte del cuore della Russia, è una grande storia d'amore e di sofferenza che per essere letta ha dovuto viaggare parecchio, sono pagine che hanno dovuto lottare per essere illuminate e leggibili a tutti.
Molti romanzi russi sono infiniti e corali, non si perde mai il filo del tempo e delle relazioni, anche se, per esempio in questo caso, lo sfondo cubo-futurista avrebbe potuto influire di più, avrebbe potuto modificare la bussola del tempo logico e il flusso comprensibile delle parole.
Forse perchè il cielo in Russia è così aperto ed i confini sono così lontani, si necessita una simbologia chiara dell'esistenza ed esiste la necessità di raccontare la vita in maniera limpida. Tanti romanzi classici russi sono come paletti da stringere quando arrivano folate fortissime di vento, tutti gli oggetti si sollevano e non si vede più nulla.
Nella vita tra le righe ci si rifugia e ci si immerge quando intorno tutto è troppo lontano per essere chiaro.

Sunday, October 04, 2009

Domani nella battaglia pensa a me

"Domani nella battaglia pensa a me e cada la tua spada senza filo.
Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa.
Che io pesi domani sulla tua anima, che io sia piombo dentro il tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia.
Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori."
Shakespeare - Riccardo III

Il titolo del romanzo di Marias, letto sotto il sole cocente, è anche e sopratutto una frase tratta dal Riccardo III di Shakespeare: la maledizione che la regina Anna scaglia contro il re che l'ha fatta uccidere.

Il romanzo si apre e si chiude con scene che sorprendono: due fatti come due punti esclamativi tra una marea di virgole.
Il protagonista si trova a cena da una conoscente trentenne, il marito di lei è all'estero per lavoro; i due iniziano a flirtare, ma, durante l'approccio, inaspettatamente, la donna muore.
Il protagonista osserva passivamente il lento arrivo della morte, dopodichè esce dalla casa senza avvertire nessuno, chiudendosi la porta alle spalle, assicurandosi soltanto di lasciare del cibo per il bambino di due anni che dorme nella stanza accanto.

Il tempo inizia a ruotare in circolo e sembra che non accada nulla sino alla fine. Soltanto al temine del romanzo si dipanano i fili di un'altra storia: in realtà non accade qualcosa, soltanto una storia viene confidata al protagonista da un personaggio, un'urgenza dettata dalla necessità di liberarsi da un peso.
Nulla accade, qualcosa viene raccontato.
Il tema centrale di "Domani nella battaglia pensa a me" non è però la morte, anche se protagonista dei due episodi centrali, ma l'inganno.
Non la disonenstà, ma l'impossibilità di essere chiari, perchè le parole ed i racconti dei fatti cambiano gli accadimenti, perchè quello che è passato viene mutato nei racconti.

Si susseguono ragionamenti labirintici del protagonista e una serie di supposizioni sulle persone. Ogni pensiero ossessivo dell'uomo è descritto, ripreso, fotografato e sviscerato.
Talvolta alcuni pensieri sono ripresi troppe volte. Forse è per dare l'idea dell'ossessione, però talvolta risulta quasi fastidioso.

Secondo Marias siamo tutti quanti destinati a convivere con l'inganno, si tratta di un piccolo inganno, dovuto sopratutto al fatto che non possiamo mai essere la stessa persona.
Inoltre dovremmo avere una memoria non umana, per essere sempre coerenti con le cose dette e fatte in passato.

«Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l'insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure da coloro a cui sono state fatte, tutto si dimentica o si estingue...».

«(...)Insomma, noi persone forse consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che siamo stati, tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabile quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato, forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere».

Monday, September 21, 2009

Guerra e Pace

Leggere Guerra e Pace è come stare al cinema un mese, senza interruzioni, senza pubblicità.

Monday, September 14, 2009

Il vento del nord

Questa mattina ecco il primo giorno d'autunno: la sveglia alle sei, senza aspettarselo trovare il buio fuori.
Mi ero preparata un vestito leggero per la riunione di oggi, ma non andava bene.
Cambiare i programmi in fretta.
D'autunno diventa fondamentale avere dei programmi.
Ieri sera ho visto i fuochi d'artificio che a settembre sparano sul fiume, ogni anno li vedo con occhi che cambiano.
Fà più freddo ad aspettare il treno sui binari al mattino.
Ci si sente più soli quando arriva il vento dal nord all'improvviso.
E' necessario fare i conti con sè stessi.
Mi chiedo se mi racconto la verità quando i sogni remano contro la direzione che ogni giorno prendo da sveglia.
Vorrei che la rotta di questa veglia, che pare un lungo sogno, acquitasse materia, soltanto non se veglia e sonno sono fatti della stessa.
Quando dormo poco mi sembra di capirlo, ma non so spiegarlo con il filo di un pensiero, so soltanto dimostrarlo con una svelta contrazione dei muscoli involontari del cuore, che sembrano muoversi insieme alla strada, alla gente, alle luci della sera. Quando sembra sia stato afferrato quel motivo, forse soltanto una parola, o una lettera, pare sia stata già detta, o non ancora pronunciata, scivolata.
Incomprensibile. E non si resce mai a capire se è materia o sogno.

Saturday, September 05, 2009

Democrazia tirannica




"Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri. Al di sopra di questa folla vedo innalzarsi un immaenso potere tutelare che si occupa dasolo di assicurare ai sudditin il loro benessere e di vegliare sulle loro sorti. Tenendoli in un'infanzia perpetua"
Alexis de Toqueville "La Democrazie in America"

Friday, September 04, 2009

Da IL di settembre - Divertissement economici

'Come disse Jhon Lennon "la vita è quello che ti succede mentre stai facendo qualcos'altro"...
In quel film messicano "Amore Perros", la nonna dispensa saggezza alla scombussolata nipote: "Se vuoi far ridere il buon Dio digli i tuoi piani".
Chissà che lo stesso rassegnato fatalismo non debba valere anche per le previsioni economiche...
Le grandi case internazionali di previsione...devono aver fatto "ridere il buon Dio" quando, nel 2007, prevedevano anni di tranquilla crescita per l'Occidente.
Bisogna allora rassegnarsi che gli accadimenti dell'economia siano imprevedibili come quelli del tempo?
..."gli economisti sono stati inventati per far fare bella figura ai metereologi".
Ma il paragone è ingiusto, nessuno chiede ai metereologi che tempo farà il prossimo anno. Eppure in teoria dovrebbe essere più facile sapere che tempo farà fra un anno, piuttosto che sapere come andrà l'anno prossimo l'economia mondiale. Perchè? Perchè dopo tutto gli andamenti del tempo fanno parte di un sistema chiuso."
Sarà poi vero? Anche per il tempo le variabili da cosiderare forse sarebbero troppe.
E' inutile, non è possibile prevedere nulla, ma siamo stati creati per cercare invano di costruire un'anticipazione del futuro che ci possa dare più sicurezza.
E questo non sarà mai possibile. Tutto perderebbe senso.
E se si potesse veramente prevedere con precisione, qualcuno comprerebbe la formula e se la terrebbe ben stretta.

Wednesday, August 26, 2009

Imparare le lingue?



Un mese e' scivolato velocemente tra la fresca campagna britannica ed il mare profondamente verde della Turchia.
Nemmeno mezzo italiano per un mese.
Mi chiedono: "ora sei nella fase in cui pensi in inglese?"
Sono nella fase in cui non penso in italiano, ma nemmeno in inglese.
Penso soltanto per immagini: un bagno, un piatto, una bistecca, il letto, il water.
Questo si chiama regresso.

Sunday, July 19, 2009

Immobilità pavese


Oggi è rimasto tutto immobile,
tutto tremendamente illuminato da un sole spietato,
un sole che ha rischiarato anche gli angoli
che Pavia aveva dimenticato da manciate di anni.

Torpore, lentezza, ozio, ronzio.
Pietre legate alle gambe annaspanti
dei rallentati camminatori della domenica.

Un giorno di passaggio.
Mi sono nascosta dentro ad un capanno,
rinfrescato dalle pagine di Anna Karenina,
neve, treni, spifferi e distanze.
Sono scappata dal mio scomodo involucro.
Almeno per un giorno.

Riflessa in ogni singola altra persona,
come quando gli specchi non esistevano.
Ne avevo bisogno.

Sonetto XVII - Neruda

SONNET XVII


I do not love you as if you were salt-rose, or topaz,
or the arrow of carnations the fire shoots off.
I love you as certain dark things are to be loved,
in secret, between the shadow and the soul.

I love you as the plant that never blooms
but carries in itself the light of hidden flowers;
thanks to your love a certain solid fragrance,
risen from the earth, lives darkly in my body.

I love you without knowing how, or when, or from where.
I love you straightforwardly, without complexities or pride;
so I love you because I know no other way

than this: where I does not exist, nor you,
so close that your hand on my chest is my hand,
so close that your eyes close as I fall asleep.

Politica pop

"...il rapporto fra le istituzioni, i leader e gli elettori in tempo di democrazia dell'opinione. Quando i cittadini diventano pubblico. Spettatori. Le istituzioni e i leader: attori. I media: teatro. Quando i valori diventano slogan. Le politiche ed i politici prodotti da vendere. Quando il privato diventa pubblico. Perchè è esposto in pubblico. E ha valore pubblico. Quando il gossip: diventa linguaggio politico. E' l'epoca della "politica pop". E si rischia di scambiare la popolarità per la realtà. Identificare la realtà popolare con la realtà sociale. Peggio: con l'etica pubblica. E viceversa, immaginare l'etica pubblica come un dato. Mqa ciò che pensa e dice la gente, anche in larga maggioranza, non è "innato". Riflesso natura umana. Intanto perchè una minoranza, talora molto ampia, pensa e dice diversamente. Poi perchè a costruire l'opinione pubblica e la realtà sociale contribuiscono, in misura significativa le istituzioni, chi le rappresenta e governa...
Attraverso i media. Il fatto che l'intolleranza e la xenofobia montino a folate in modo non coerente con le tendenze dei reati e dei crimini. Non è un "fatto", ma un "risultato". ..
Si pensi all'esecrazione che, a seconda del periodo, investe i cani assassini, gli zingari, i romeni, gli albanesi. Gli islamici. A ondate...
La realtà sociale, inoltre, è spesso trasfigurata dall'iperrealtà...
Un ritratto quasi fotografico. Che si concentra su alcuni particolari. Li dilata oppure li riproduce in modo ossessivo. Così propone uno specchio tanto fedele quanto distorto. Riflette una prospettiva unilaterale della realtà...
tanto più oggi in Italia, dove i confini tra hi guida la politica, i media, il governo, sono tanto sottili e confusi che quasi non si vedono.Per questo ciò che il premier dice e non dice. Quel che fa e non fa. Anche in privato. Ha valore pubblico.
Forma - o deforma - i valori pubblici. E privati...
In questo "specchio unico"... si riflette e si dilata, ripetuta e dilatata all'infinito, l'immagine del Berlusconi-che-è-in-noi. fino a sovrapporla al nostro profilo. Un'idea che personalmente mi inquieta non poco."

Da "La Repubblica" di domenica 19 luglio 2009 - Ilvo Damanti

Wednesday, July 15, 2009

Quanto fatturare?

Il mio medico mi ha detto che il mio fisico secerne alti livelli di adrenalina di natura.
Non si riscontrano picchi durante gli aumenti di fatturato.
Forse sono diventata insensibile. Forse dovrei commuovermi davanti ai numeri.

Invece mi commuovo davanti ad una nonna che cerca di telefonare, le cade il cellulare, si apre in due parti, lei lo raccoglie a fatica dalle scale della metropolitana, dove piedi veloci la circondano, e lo fissa disperata.
Non sarà mai in grado di ricomporlo.

Forse quella nonna di cellulari ne ha altri cinque a casa e chiama i nipoti in conference call. Mi piace soltanto pensare che tutto sia malinconico a volte.

Diciamocelo, se aumentasse il fatturato, non voglio essere ipocrita, sarei molto più serena.
Forse non me ne preoccupo abbastanza o mi sfugge la mission aziendale.

Sì, mi sfugge la mission.
Non ho la vision.

Tuesday, July 07, 2009

Vederci chiaro



Di questi tempi pare che le strade siano diventate di gomma, che ad ogni passo i piedi sprofondino e si stanchino le gambe ad arrancare.
Pare che la meta si allontani perchè non è chiaro se quel punto tra gli arbusti all'orizzonte sia poi quello che si è raggiunto il giorno successivo, oppure sia quello dopo, perchè da lontano non si capisce mai nulla, da lontano sembra tutto uguale.

Avvicinandoci ci accorgiamo che quello che sembrava un sacco della spazzatura è in realtà un grosso cane nero morto. Che la splendida farfalla vista da sotto è una creatura mostruosa, una sorta di scarafaggio.

Con questo non voglio dire proprio un bel niente di particolare, ma soltanto che se vogliamo vederci in un modo, ci conviene immaginarci fortunati, così non scambiamo cani morti per sacchi della spazzatura.
Tutto qui.

Memorie del sottosuolo

"Io non solo non ho saputo diventare cattivo, ma non ho saputo diventare niente: né cattivo, né buono, né furfante, né onesto, né eroe, né insetto. Ed ora vivo nella mia tana facendomi beffe di me stesso, con la maligna e vana consolazione che d'altronde un uomo intelligente non può diventare sul serio "qualcosa", solo uno stupido diventa qualcosa. E' proprio così, l'uomo intelligente del diciannovesimo secolodev'essere, ed è moralmente tenuto ad essere, un uomo senza carattere. Un uomo di carattere, invece, un uomo d'azione, è un essere prevalentemente limitato."

"Memorie del sottosuolo" Fedor Dostoevskij

Monday, June 22, 2009

E se un punto e un cerchio fossero la stessa cosa?



E poi succede esattamente quella cosa, minuscola, ma così influente. Proprio quella cosa che non doveva succedere.
La reazione più immediata è quella di trovare una ragione: perchè è successo proprio oggi, in quel modo, proprio a me?
Si hanno sempre motivazioni in tasca che spaziano dalla scaramanzia, al karma, a disegni divini, l'importante è trovarne una e poi crederci ciecamente.
Proprio quello che non doveva succedere, esattamente quella cosa, quella che non doveva proprio accadere, rientra così in una geometria immaginaria.
In un bel cerchio rotondo, o, peggio, in un quadrato.
Così ci sembra di aver trovato un senso.
Così ci dimentichiamo che la geometria è un invenzione nostra, ma ci sentiamo a posto.

Sunday, May 31, 2009

Piccole evasioni

Ero a questo convegno sul retail, in un hotel elegante, polveroso, asfissiante e moquettoso, ciò che si diceva era interessante, ma a causa delle poche ore di sonno, mi stava cadendo la testa e la palpebra calava irriverente.
Così sono andata in bagno per riattivare la circolazione dei piedi scomodi nelle scarpe taccate e fare una lunga e scrosciante pipì.
Uscendo dalla toilette mi trovo davanti un rullo automatico per lucidar le scarpe, ma io avevo i sandali: allora cosa ho fatto? Mi sono lucidata i piedi.
Così mi sono ricordata che si può sempre uscire dagli schemi e così ci si risveglia!

Monday, May 18, 2009

Cappotti

Nemmeno indossare questi cento cappotti imbottiti ci protegge dell'essere traditi.
Tutti esposti in egual modo all'indelicatezza altrui. Tutti indelicati per non essere nauseanti, nauseati dall'indelicatezza altrui.
Quando ci accorgiamo che ad essere troppo delicati si diventa noiosi. Ecco che ricominciamo ad immaginare qualcos'altro. Qualcosa che ci protegga ancora dal rischio di essere così semplici da essere normali.
E chi vuole essere normale?
Avete mai provato a dire a qualcuno "sei normale"?
E' la peggior offesa.

Wednesday, May 06, 2009

Madeleine

Il tuo profumo, lo stesso di dodici passi indietro a ritroso, mi ha spinta in alto, nel tempo circolare.
E' la madeleine di Proust di "Alla ricerca del tempo perduto", che peraltro non ho mai letto.
E così si è accesa una luce, del colore più splendente. Splende della certezza di averti ritrovato, della certezza di poterti baciare adesso.
E ancora adesso, in questo adesso di un secondo dopo, che mentre scrivo ho già perso.

The Wrestler



In "The Wrestler" Mickey Rourke comunica prefettamente il disagio del personaggio, la trama segue una convenzionalità scontata, però colpisce quanto Mickey riesca a comunicare il disagio fisico, l'ingombro, a commuovere.
Anche la pelle invecchiata dalle lampade, sembra di toccarla quella pelle di cuoio, bruciata e sporca. Impressionante.

Mickey Rourke dichiara in un'intervista che quando non aveva un soldo e tutti gli chiudevano la porta in faccia, soltanto Bruce Springsteen lo ha ospitato.
Teniamone conto: in casi estremi chiamare il buon Bruce.

Violenza reale

A proposito di persone che vogliono sempre avere il controllo di tutto, mi raccontano oggi che un certo signore che si trova a ricoprire una carica prestigiosa nell'organigramma di un'azienda ben conosciuta, un anno fa ha spaccato una scrivania sulla schiena della moglie.
La signora ha passato un anno in ospedale e non l'ha denunciato.
Le violenze domestiche mi inquietano.
Ho sempre temuto le persone senza capacità di immaginazione.
A tal proposito credo sia necessario, almeno in età adolescenziale, immaginare di uccidere almeno un familiare, almeno una volta, anche soltanto per un secondo.
Senza immaginazione si finisce per mettere in atto quello a cui non si è mai osato pensare perchè troppo proibitivo. Esattamente quello poi arriva ad ossessionarci.

Un cuore così bianco



"La vera unione nei matrimoni e nelle coppie la portano le parole, più delle parole dette - dette volontariamente - le parole che non si possono tacere - che non si possono tacere senza l'intervento della nostra volontà.
Non è tanto il fatto che tra due persone che condividono il cuscino non ci siano segreti perché così hanno deciso - cosa in sé abbastanza grave per costituire un segreto, ma che non lo è se lo si tace -, quanto il fatto che non è possibile smettere di raccontare, e riferire, e commentare ed enunciare, come se fosse questa l'attività primordiale delle coppie, almeno di quelle recenti che ancora non sentono l'indolenza delle parole. Non è solo che con la testa sul cuscino ricordiamo il passato e anche l'infanzia e ci ritroviamo nella memoria e nella bocca i fatti remoti e i più insignificanti e tutti acquistano valore e sembrano degni di venire ricordati ad alta voce, né che siamo disposti a raccontare tutta la nostra vita a chi appoggia la testa sul nostro cuscino, come se sentisse il bisogno che tale persona potesse vederci dal principio - soprattutto dal principio, ossia, da bambini - e potesse assistere attraverso la narrazione a tutti gli anni in cui non ci conoscevamo e che adesso crediamo di aver trascorso nell'attesa di incontrarci. Non è solo, neppure, un'ansia comparativa o di parallelismi o di ricerca di coincidenze, di sapere ognuno dov'era l'altro nelle differenti epoche delle proprie esistenze e fantasticare sull'improbabile possibilità di esserci conosciuti prima, agli amanti il loro incontro sembra avvenuto sempre troppo tardi, come se il tempo della loro passione non fosse più adeguato o mai abbastanza lungo, visto in retrospettiva (diffidiamo del presente), o forse non si sopporta che tra loro non ci sia stata passione, nemmeno intuita, quando entrambi stavano già al mondo, inseriti nel loro trascorrere frenetico ma dandosi le spalle, senza conoscersi né forse volerlo. Non è nemmeno che si stabilisca un sistema di quotidiano interrogatorio che, per stanchezza o abitudine, nessun coniuge riesce ad evitare e dunque finiscano tutti per rispondere. È piuttosto che lo stare insieme consiste in buona parte nel pensare ad alta voce, nel pensare tutto due volte invece che una, una con il pensiero e l'altra con il racconto, il matrimonio è un'istituzione narrativa."

(Javier Marìas, Un cuore così bianco, pp. 151-52)