
In queste gelide mattine addormentate scivolo tra il letto e l'ufficio, senza accorgermi del resto, tra le due cose una sonnambula.
Il viaggio in treno lento e silenzioso, nessuno guarda gli altri passeggeri, qualcuno sussurra, vietato parlare.
Mangio mandarini e bevo te' con latte, leggo libri e quotidiani protetta dallo scorrere del tempo, mi dimentico di guardare fuori dal finestrino.
Non vivo il presente, ma si sa, tanto e' impossibile.
Nel cercare di vivere la giornata, si scivola nelle ore, se si cercano di vivere le ore, le aspirano i minuti, fino a che tutto viene risucchiato in qualcosa di inconsiderabile, incontabile, mentre cerchiamo dividerlo.
Il tutto ci grida un significato incomprensibile.
Guardo fuori e c'e' neve, sui prati sugli alberi, persino sulle pecore, accecante bianco.
Neve che rinnova il mondo dopo averlo abbracciato.
Fuori e' ancora un po' scuro, arriva svelta una striscia di terra marrone, crepa che si apre nel paesaggio candido e li' si ammassano pecore, guardano tutte nella stessa direzione, verso il treno. Guardano il vuoto per imitazione. O guardano noi?
Non sara' possibile vivere il presente, ma si sente il tempo che esiste, che scorre. Quando scorre piu' velocemente provoca inaspettate fitte di dolore. Dolore o piacere?
Un grande cuore che pulsa.



