La letteratura, come tutta l'arte, e' la confessione che la vita non basta.
Fernando Pessoa
Pensieri volanti di una non più così giovane italiana, trasferita in terra d'Albione per necessità amorose, attratta morbosamente dalla parola scritta, talvolta infastidita dalla parola detta, sopratutto al telefono.
Saturday, October 08, 2011
Wednesday, October 05, 2011
Differenze culturali
La settimana scorsa una nota societa' di carte di credito che ci procura lavoro ci ha imposto un breve corso riguardante la gestione delle diverse tipologie di clienti. Il corso era per molti versi ripetitivo e relativamente utile, ma era prevedibile, dal momento in cui il materiale era stato prodotto negli Stati Uniti, probabilmente per accertarsi che tutti lavorassero alla stessa maniera e che le linee guida fossero le stesse. Nulla di innovativo, soltanto il ripasso di alcuni concetti base.
Ad un certo punto veniva chiesto al gruppo di elencare alcune caratteristiche culturali degli abitanti dell'Europa latina, degli inglesi, dell'Est Europa e dei francesi e tedeschi che erano stranamente riuniti in una categoria.
Sono partita in quarta non appena mi e' stato chiesto di citare alcune caratteristiche culturali degli inglesi: rispetto per le code, organizzazione e pianificazione, senso dello humour, riservatezza, incapacita' di cucinare cibo sano, senso di superiorita', rispetto dello spazio privato, bisogno di alcol per divertirsi....
La lista mi si srotolava davanti e non riuscivo a fermarmi.
Essendo mio marito inglese ci si trova spesso davanti a differenze che ci fanno sorridere oppure incazzare, le differenze ci sono, anche se siamo tutti europei e tutti individui diversi, ci sono eccome!
Dopo alcuni secondi alzo la testa e mi accorgo che tre colleghi inglesi non avevano scritto nulla, un altro aveva riportato un paio di note in chiave spiritosa.
Una delle tre protesta dicendo che si tratta di un esercizio razzista e che non elenchera' le differenze culturali, innanzitutto si tratta di un esercizio banale (e qui le do' ragione), ma sopratutto perche' non esistono diversita' tra zone d'Europa, si tratta soltanto di pregiudizi. Un'altra si dichiara d'accordo, la terza credo pensasse ad altro.
La collega si lamenta anche formalmente a fine corso con chi di dovere. Il giorno dopo la famosa societa' di carte di credito cambia tutti i testi, sostituendo gli esempi divisi per nazionalita' con tutti nomi inglesi a caso.
Siamo tutti uguali. Gia'.
Durante la stessa giornata sento un collega tedesco dietro a me che dice: "L'esperimento del Cern sara' sbagliato, sono coinvolti gli italiani, se i tempi li calcolano come quelli dei treni!". Un altro riporta: "Quello vuole tutto preciso, anche quanti metri ci sono dalla metropolitana al ristorante, e' giapponese!" "Perche' dobbiamo mettere tutti questi dati in un file exell non basta che siano registrati?"" L'ha impostato il tedesco, sai come sono, tutto nelle scatole.".
Una volta ho indicato una conoscente con l'indice per chiederle se voleva una birra e mi hanno detto che in Inghilterra e' considerato un gesto aggressivo. Volevo offrire una birra, bho'?
Differenze culturali, non esistono, gia', o forse esistono, ma non si puo' dire nulla o si vieni considerati razzisti.
E va bhe', domenica mi mangero' il solito roasted beef con horse radish sauce, o roasted pork con apple sauce o roasted lamb rigorosamente con mint sauce. Domenica in Italia? Uguale! Lasagne? Ma va la', non facciamo quelli che etichettano, tutta l'erba in un fascio, per favore!
Siamo nel Duemilaeundici!
...e fortunatamente se si viaggia si vedono ancora cibi diversi, colori diversi, benvenuti diversi, cerimoniali diversi, atteggiamenti diversi, e guai a chi li cambia, la globalizzazione lascia angoli di respiro, ma non diciamolo troppo forte.
Ad un certo punto veniva chiesto al gruppo di elencare alcune caratteristiche culturali degli abitanti dell'Europa latina, degli inglesi, dell'Est Europa e dei francesi e tedeschi che erano stranamente riuniti in una categoria.
Sono partita in quarta non appena mi e' stato chiesto di citare alcune caratteristiche culturali degli inglesi: rispetto per le code, organizzazione e pianificazione, senso dello humour, riservatezza, incapacita' di cucinare cibo sano, senso di superiorita', rispetto dello spazio privato, bisogno di alcol per divertirsi....
La lista mi si srotolava davanti e non riuscivo a fermarmi.
Essendo mio marito inglese ci si trova spesso davanti a differenze che ci fanno sorridere oppure incazzare, le differenze ci sono, anche se siamo tutti europei e tutti individui diversi, ci sono eccome!
Dopo alcuni secondi alzo la testa e mi accorgo che tre colleghi inglesi non avevano scritto nulla, un altro aveva riportato un paio di note in chiave spiritosa.
Una delle tre protesta dicendo che si tratta di un esercizio razzista e che non elenchera' le differenze culturali, innanzitutto si tratta di un esercizio banale (e qui le do' ragione), ma sopratutto perche' non esistono diversita' tra zone d'Europa, si tratta soltanto di pregiudizi. Un'altra si dichiara d'accordo, la terza credo pensasse ad altro.
La collega si lamenta anche formalmente a fine corso con chi di dovere. Il giorno dopo la famosa societa' di carte di credito cambia tutti i testi, sostituendo gli esempi divisi per nazionalita' con tutti nomi inglesi a caso.
Siamo tutti uguali. Gia'.
Durante la stessa giornata sento un collega tedesco dietro a me che dice: "L'esperimento del Cern sara' sbagliato, sono coinvolti gli italiani, se i tempi li calcolano come quelli dei treni!". Un altro riporta: "Quello vuole tutto preciso, anche quanti metri ci sono dalla metropolitana al ristorante, e' giapponese!" "Perche' dobbiamo mettere tutti questi dati in un file exell non basta che siano registrati?"" L'ha impostato il tedesco, sai come sono, tutto nelle scatole.".
Una volta ho indicato una conoscente con l'indice per chiederle se voleva una birra e mi hanno detto che in Inghilterra e' considerato un gesto aggressivo. Volevo offrire una birra, bho'?
Differenze culturali, non esistono, gia', o forse esistono, ma non si puo' dire nulla o si vieni considerati razzisti.
E va bhe', domenica mi mangero' il solito roasted beef con horse radish sauce, o roasted pork con apple sauce o roasted lamb rigorosamente con mint sauce. Domenica in Italia? Uguale! Lasagne? Ma va la', non facciamo quelli che etichettano, tutta l'erba in un fascio, per favore!
Siamo nel Duemilaeundici!
...e fortunatamente se si viaggia si vedono ancora cibi diversi, colori diversi, benvenuti diversi, cerimoniali diversi, atteggiamenti diversi, e guai a chi li cambia, la globalizzazione lascia angoli di respiro, ma non diciamolo troppo forte.
Thursday, July 14, 2011
Boarding School
Vicino a casa mia c'è una enorme scuola elementare-media-superiore privata, una delle più rinomate d'Inghilterra.
A pensarci bene metà del centro del paese in cui vivo è la scuola di Oakham: l'edificio antico, la cappella, i dormitori e le classi, sparsi per le vie, la palestra, il refettorio, la piscina, il centro creativo, i campi da cricket, da calcio, da tennis, la pista per correre, il rugby e la sede centrale.
La scuola di Oakham prepara i ragazzi, le cui famiglie possono premettersi di pagare rette esorbitanti, per le migliori università e per i posti di lavoro più ambiti.
Le scuole private in Inghilterra si chiamano "Public School", soltanto per il principio che qui alcune cose vanno fatte al contrario, credo per confonderci le idee.
I ragazzi della scuola privata si distinguono dagli altri. Uno di loro l'anno scorso è stato portato all'inizio dell'anno in elicottero. Da Boots le ragazzine mettono nel cestino più creme idratanti di una cinquantenne in guerra con le rughe, mascara Dior e fondotinta Ives Saint Lauren. Da Costa Caffè bambini di dieci anni spendono quindici sterline per la merenda e pagano con carta di credito.
Già, da Costa caffè, perché qui un bar normale con il proprietario che ti fa il cappuccino al mattino mentre fai due chiacchiere non esiste. C'è Costa cafè, Starbucks o Cafè Nero, dove i baristi indossano maglie con su scritto: "The best coffee this side of MIlan". This side of MIlan? Ma cosa vuol dire?
Qui ad Oakham c'è solo Costa, i baristi sono ragazzi giovanissimi, part-time, cambiano spesso e cambiano anche i nomi dei caffè che a valutare dalle foto di Venezia e Firenze sul muro dovrebbero essere italiani. L'altro giorno ho chiesto un macchiato e la barista mi ha guardato stranita, poi mi dice: "Ho capito vuoi una Moka". Perchè un macchiato con una spruzzata di cioccolato amaro è una Moka.
Questi ragazzi della scuola di Oakham mi inquietano, mi inquietano i genitori che decidono di mandarli in collegio tutta la settimana.
Li vedo attraversare la strada per cambiare classe, con le loro impeccabili uniformi: i ragazzi in cravatta verde e completo nero, le ragazze con gonna lunga a quadri bianca e nera e giacca, tutti con camicie bianche inamidate. Quelli delle superiori sembrano molto più vecchi, con tutto il tempo che avranno per essere scomodi nella vita, non dovrebbero essere vestiti così formalmente a dieci anni. I più piccoli dovrebbero avere più tempo per giocare.
Al pomeriggio giocano, ma tutto è organizzato: giocano a tennis, a cricket, a pallanuoto.
Dovrebbero stare fuori a fare cose senza senso, ad inventarsi delle storie, a fare finta che uno è un pirata e uno una rock star. A far finta di fare i fruttivendoli, i cuochi con il fango, quelle robe lì.
Dimenticavo, per giocare a fare finta nel modo più appropriato, ci sono i corsi di teatro.
Nulla è lasciato al caso.
La metà di questi bambini, ragazzini, ragazzi, si fermano a dormire a scuola tutta la settimana e durante il weekend tornano dai loro genitori. Alcuni vedono i genitori soltanto tre o quattro volte all'anno perché sono lontani: in India, Cina, Sud Africa.
Alcuni sono così piccoli che se li vedesse una madre italiana qualunque chiamerebbe il telefono azzurro.
Qui funziona così, mi hanno detto che una volta era diverso, ti mandavano alla Boarding School a sei anni, eri costretto ad andarci e vedevi i genitori solo a Natale e se ti andava bene un'altra volta.
Ora pare che i bambini vengano accettati soltanto dopo un colloquio in cui dichiarano di voler andare a scuola lontano da mamma e papà. Una volta si andava una settimana in Wales in vacanza, adesso questi bambini inamidati se ne vanno alle Maldive.
Resta il fatto che non posso pensare a quale incubo possa essere stare in una Boarding School se in gruppo ti prendono di mira i compagni, a quante notti insonni ti possano fare passare.
C'è anche chi passerà gli anni più indimenticabili della propria vita, probabilmente la maggioranza.
Comunque questo metodo non mi convince.
Ho letto da qualche parte che c'è un disturbo, una specie di blocco emotivo, che gli psicologi catalogano come disturbo "Boarding School", ci sarà pure una ragione.
A pensarci bene metà del centro del paese in cui vivo è la scuola di Oakham: l'edificio antico, la cappella, i dormitori e le classi, sparsi per le vie, la palestra, il refettorio, la piscina, il centro creativo, i campi da cricket, da calcio, da tennis, la pista per correre, il rugby e la sede centrale.
La scuola di Oakham prepara i ragazzi, le cui famiglie possono premettersi di pagare rette esorbitanti, per le migliori università e per i posti di lavoro più ambiti.
Le scuole private in Inghilterra si chiamano "Public School", soltanto per il principio che qui alcune cose vanno fatte al contrario, credo per confonderci le idee.
I ragazzi della scuola privata si distinguono dagli altri. Uno di loro l'anno scorso è stato portato all'inizio dell'anno in elicottero. Da Boots le ragazzine mettono nel cestino più creme idratanti di una cinquantenne in guerra con le rughe, mascara Dior e fondotinta Ives Saint Lauren. Da Costa Caffè bambini di dieci anni spendono quindici sterline per la merenda e pagano con carta di credito.
Già, da Costa caffè, perché qui un bar normale con il proprietario che ti fa il cappuccino al mattino mentre fai due chiacchiere non esiste. C'è Costa cafè, Starbucks o Cafè Nero, dove i baristi indossano maglie con su scritto: "The best coffee this side of MIlan". This side of MIlan? Ma cosa vuol dire?
Qui ad Oakham c'è solo Costa, i baristi sono ragazzi giovanissimi, part-time, cambiano spesso e cambiano anche i nomi dei caffè che a valutare dalle foto di Venezia e Firenze sul muro dovrebbero essere italiani. L'altro giorno ho chiesto un macchiato e la barista mi ha guardato stranita, poi mi dice: "Ho capito vuoi una Moka". Perchè un macchiato con una spruzzata di cioccolato amaro è una Moka.
Questi ragazzi della scuola di Oakham mi inquietano, mi inquietano i genitori che decidono di mandarli in collegio tutta la settimana.
Li vedo attraversare la strada per cambiare classe, con le loro impeccabili uniformi: i ragazzi in cravatta verde e completo nero, le ragazze con gonna lunga a quadri bianca e nera e giacca, tutti con camicie bianche inamidate. Quelli delle superiori sembrano molto più vecchi, con tutto il tempo che avranno per essere scomodi nella vita, non dovrebbero essere vestiti così formalmente a dieci anni. I più piccoli dovrebbero avere più tempo per giocare.
Al pomeriggio giocano, ma tutto è organizzato: giocano a tennis, a cricket, a pallanuoto.
Dovrebbero stare fuori a fare cose senza senso, ad inventarsi delle storie, a fare finta che uno è un pirata e uno una rock star. A far finta di fare i fruttivendoli, i cuochi con il fango, quelle robe lì.
Dimenticavo, per giocare a fare finta nel modo più appropriato, ci sono i corsi di teatro.
Nulla è lasciato al caso.
La metà di questi bambini, ragazzini, ragazzi, si fermano a dormire a scuola tutta la settimana e durante il weekend tornano dai loro genitori. Alcuni vedono i genitori soltanto tre o quattro volte all'anno perché sono lontani: in India, Cina, Sud Africa.
Alcuni sono così piccoli che se li vedesse una madre italiana qualunque chiamerebbe il telefono azzurro.
Qui funziona così, mi hanno detto che una volta era diverso, ti mandavano alla Boarding School a sei anni, eri costretto ad andarci e vedevi i genitori solo a Natale e se ti andava bene un'altra volta.
Ora pare che i bambini vengano accettati soltanto dopo un colloquio in cui dichiarano di voler andare a scuola lontano da mamma e papà. Una volta si andava una settimana in Wales in vacanza, adesso questi bambini inamidati se ne vanno alle Maldive.
Resta il fatto che non posso pensare a quale incubo possa essere stare in una Boarding School se in gruppo ti prendono di mira i compagni, a quante notti insonni ti possano fare passare.
C'è anche chi passerà gli anni più indimenticabili della propria vita, probabilmente la maggioranza.
Comunque questo metodo non mi convince.
Ho letto da qualche parte che c'è un disturbo, una specie di blocco emotivo, che gli psicologi catalogano come disturbo "Boarding School", ci sarà pure una ragione.
Tuesday, June 14, 2011
The Man Who Screwed Up
Senza dubbio The Economist è un settimanale autorevole ed una fonte affidabile di notizie di cronaca, economia, politica, affari e finanza.
Ho cercato di leggerlo più volte, ma dopo un paio di pagine la sonnolenza l'ha sempre avuta vinta.
Senza ombra di dubbio la rivista si rivolge ad un pubblico di lettori d'élite, influenti uomini d'affari e politici. Infatti, non a caso, non ne faccio parte.
Quando lavoravo al Gruppo Food a Milano acquistavamo da The Economist Group alcuni contenuti, per cui lo vedevo ogni settimana tra le altre riviste. Mi fissava.
Riuscivo a leggere soltanto un paio di articoli. Nel tempo libero sono tuttora più attratta da un quotidiano, da un buon libro o da un ammiccante numero di Vanity Fair.
Questa settimana ho comprato The Economist e mi sono letta tutto lo speciale.
Lo speciale si intitola: "The Man Who Screwed Up a Country" ed il man in questione é naturalmente Berlusconi.
"What do the following countries have in common: Madagascar, Bahamas, Kiribati, Togo, Brunei, Saint Kitts and Nevis, Central African republic, Haiti, Cote D'Îvoire, Liberia, Eritrea and Zimbabwue? Their Economies all performed worse then Italy's over the the past decade in terms of growth per person. This is not the sort of company that Italy is accustomed to keeping, but unless it can shake off its torpor it may have get used to such unflattering comparisons."
"Silvio Berlusconi has been the dominant figure in Italian politics for 17 years, more then a tenth of Italy;s life as a nation.
To attribute too much praise or blame to him for the state of Italy today is to exaggerate the power of one man, even a billionaire who has used his money to create a his own political party, reached the country's highest elected office and then used it to preserve his interests. If Italy is patient with some peculiar complaints, Mr Berlusconi is more the symptom then the cause. Still, to some extent, he has shaped the country in his image...."
Ho cercato di leggerlo più volte, ma dopo un paio di pagine la sonnolenza l'ha sempre avuta vinta.
Senza ombra di dubbio la rivista si rivolge ad un pubblico di lettori d'élite, influenti uomini d'affari e politici. Infatti, non a caso, non ne faccio parte.
Quando lavoravo al Gruppo Food a Milano acquistavamo da The Economist Group alcuni contenuti, per cui lo vedevo ogni settimana tra le altre riviste. Mi fissava.
Riuscivo a leggere soltanto un paio di articoli. Nel tempo libero sono tuttora più attratta da un quotidiano, da un buon libro o da un ammiccante numero di Vanity Fair.
Questa settimana ho comprato The Economist e mi sono letta tutto lo speciale.
Lo speciale si intitola: "The Man Who Screwed Up a Country" ed il man in questione é naturalmente Berlusconi.
"What do the following countries have in common: Madagascar, Bahamas, Kiribati, Togo, Brunei, Saint Kitts and Nevis, Central African republic, Haiti, Cote D'Îvoire, Liberia, Eritrea and Zimbabwue? Their Economies all performed worse then Italy's over the the past decade in terms of growth per person. This is not the sort of company that Italy is accustomed to keeping, but unless it can shake off its torpor it may have get used to such unflattering comparisons."
"Silvio Berlusconi has been the dominant figure in Italian politics for 17 years, more then a tenth of Italy;s life as a nation.
To attribute too much praise or blame to him for the state of Italy today is to exaggerate the power of one man, even a billionaire who has used his money to create a his own political party, reached the country's highest elected office and then used it to preserve his interests. If Italy is patient with some peculiar complaints, Mr Berlusconi is more the symptom then the cause. Still, to some extent, he has shaped the country in his image...."
Milleduecento metri
Oggi mi sono avventurata per la terza volta verso la palestra di Oakham, costruita da poco. Questa volta però ci sono pure entrata.
La prima volta, circa un mese fa, mi avviai verso il tempio del benessere non troppo convinta, spinta da una forza sconosciuta che non riuscì ad impossessarsi di me sino in fondo.
Seguii le indicazioni fornite da Richard, un signore di mezza età che viene a lezione di italiano da me tutti i giovedì, e mi trovai davanti ad una scuola, come mi aveva anticipato, ma non vidi nessuna palestra all'orizzonte. Ferma davanti a questa scuola d'acciaio e vetro, scintillante al sole, sigillata da porte scorrevoli, fui colta da un immotivato imbarazzo, non ebbi il coraggio di entrare per chiedere indicazioni per la palestra e tornai a casa. Lo presi come un segno del destino.
La seconda volta, dopo essermi fatta rispiegare dettagliatamente da Richard dove si trovava il cimitero delle tossine rispetto alla scuola, ci riprovai, dopo essermi convinta che se non l'avessi fatto mi sarei trasformata in un cumulo di adipe con due piedi, assuefatto alla dieta britannica. Mi trovai finalmente davanti alla palestra, entrai e chiesi informazioni.
Mi diedero un volantino che avevo già a casa, mi era arrivato per posta.
Oggi sono tornata. I miei piedi sono partiti convinti di andare a nuotare in piscina, mentre il cervello cercava di spiegare loro che l'acqua sarebbe stata certamente gelida e che forse non era la giornata adatta a nuotare per quel dolore alla base del collo che stava trasformandosi in mal di testa, non avevo nemmeno gli occhialini, avrei perso le lenti a contatto, ma i piedi non hanno voluto ascoltare e così mi sono trovata in piscina.
Ne avevo bisogno.
L'acqua solleva il corpo e l'anima, alleggerisce i contenuti dei corpi e dei cervelli.
Ho nuotato per un chilometro e duecento metri, in onore del tempo lontano in cui fui una persona sportiva.
Il tempo in cui probabilmente sportiva era l'unico aggettivo che sarebbe venuto in mente a chi avrebbe dovuto descrivermi.
Per una stagione intera arrivai sempre prima e seconda nei milleduecento metri su pista e campestri in provincia di Alessandria.
Arrivai più seconda che prima, ma ad una ragazzina di dodici, tredici anni, la provincia sembra un continente.
Mentre nuotavo per milleducento metri mi sono ricordata di come da ragazzina, da totalmente negata per il mezzofondo, diventai portata, la migliore del gruppo, diventai una che poteva anche non fermarsi mai, una che poteva continuare a correre senza stancarsi.
Mio padre mi aveva comprato in edicola un corso di memorizzazione, lettura veloce e autodisciplina. Mio padre comprava tutti i corsi esistenti dal giornalaio.
Dopo aver ascoltato una cassetta che faceva parte del corso, una sorta di training autogeno, una guida al rilassamento mentale, rimasi colpita e decisi di provare a ricreare lo stesso stato mentale mentre correvo.
Funzionò come una formula magica, gradualmente non mi stancai più, mi venne voglia di vincere e chiaramente, semplicemente come per tutte le cose che non sembrano semplici ma lo sono, iniziai a vincere.
Per questo oggi ho nuotato esattamente milleduecento metri, per ricordarmi di quanto basta avere le idee chiare e seguirle.
Per cercare di seguire ancora queste semplici verità che la letteratura, i film, i corsi e i manuali New Age degli anni '90 hanno fatto diventare ridicole.
La prima volta, circa un mese fa, mi avviai verso il tempio del benessere non troppo convinta, spinta da una forza sconosciuta che non riuscì ad impossessarsi di me sino in fondo.
Seguii le indicazioni fornite da Richard, un signore di mezza età che viene a lezione di italiano da me tutti i giovedì, e mi trovai davanti ad una scuola, come mi aveva anticipato, ma non vidi nessuna palestra all'orizzonte. Ferma davanti a questa scuola d'acciaio e vetro, scintillante al sole, sigillata da porte scorrevoli, fui colta da un immotivato imbarazzo, non ebbi il coraggio di entrare per chiedere indicazioni per la palestra e tornai a casa. Lo presi come un segno del destino.
La seconda volta, dopo essermi fatta rispiegare dettagliatamente da Richard dove si trovava il cimitero delle tossine rispetto alla scuola, ci riprovai, dopo essermi convinta che se non l'avessi fatto mi sarei trasformata in un cumulo di adipe con due piedi, assuefatto alla dieta britannica. Mi trovai finalmente davanti alla palestra, entrai e chiesi informazioni.
Mi diedero un volantino che avevo già a casa, mi era arrivato per posta.
Oggi sono tornata. I miei piedi sono partiti convinti di andare a nuotare in piscina, mentre il cervello cercava di spiegare loro che l'acqua sarebbe stata certamente gelida e che forse non era la giornata adatta a nuotare per quel dolore alla base del collo che stava trasformandosi in mal di testa, non avevo nemmeno gli occhialini, avrei perso le lenti a contatto, ma i piedi non hanno voluto ascoltare e così mi sono trovata in piscina.
Ne avevo bisogno.
L'acqua solleva il corpo e l'anima, alleggerisce i contenuti dei corpi e dei cervelli.
Ho nuotato per un chilometro e duecento metri, in onore del tempo lontano in cui fui una persona sportiva.
Il tempo in cui probabilmente sportiva era l'unico aggettivo che sarebbe venuto in mente a chi avrebbe dovuto descrivermi.
Per una stagione intera arrivai sempre prima e seconda nei milleduecento metri su pista e campestri in provincia di Alessandria.
Arrivai più seconda che prima, ma ad una ragazzina di dodici, tredici anni, la provincia sembra un continente.
Mentre nuotavo per milleducento metri mi sono ricordata di come da ragazzina, da totalmente negata per il mezzofondo, diventai portata, la migliore del gruppo, diventai una che poteva anche non fermarsi mai, una che poteva continuare a correre senza stancarsi.
Mio padre mi aveva comprato in edicola un corso di memorizzazione, lettura veloce e autodisciplina. Mio padre comprava tutti i corsi esistenti dal giornalaio.
Dopo aver ascoltato una cassetta che faceva parte del corso, una sorta di training autogeno, una guida al rilassamento mentale, rimasi colpita e decisi di provare a ricreare lo stesso stato mentale mentre correvo.
Funzionò come una formula magica, gradualmente non mi stancai più, mi venne voglia di vincere e chiaramente, semplicemente come per tutte le cose che non sembrano semplici ma lo sono, iniziai a vincere.
Per questo oggi ho nuotato esattamente milleduecento metri, per ricordarmi di quanto basta avere le idee chiare e seguirle.
Per cercare di seguire ancora queste semplici verità che la letteratura, i film, i corsi e i manuali New Age degli anni '90 hanno fatto diventare ridicole.
Sunday, May 08, 2011
Rumori non identificati

La notte scorsa io e consorte siamo andati a letto verso mezzanotte.
Dopo aver spento la luce, il nostro abbandono tra le braccia del buon Orfeo e' stato interrotto da uno strano rumore.
Ci siamo guardati con aria stupita nella semi oscurita’: un suono non immediatamente localizzabile si stava ripetendo ad intervalli irregolari.
Sul tetto? In soffitta? Fuori dalla porta?
Un’ora dopo eravamo seduti sul letto e ci guardavamo intorno straniti.
Il rumore continuava ed era quello di una persona o un animale che trascina una coperta o uno zerbino.
Il gatto dormiva nella cuccia.
Dopo un paio d’ore abbiamo fatto scattare l’allarme un paio di volte per spaventare l’eventuale creatura.
Richard si e’ avventurato fuori dalla porta in pigiama con coltello. Nessuno in vista.
Il rumore continuava.
Abbiamo deciso, per dormire in pace, di accettare la teoria degli uccelli che stavano nidificando sul tetto, pur sapendo che non si trattava di quello.
Ad un certo punto abbiamo entrambi pensato a qualcosa di strano, non crediamo nell’esistenza di sinistri fenomeni paranormali, tanto meno ai fantasmi, ma abitiamo pur sempre in un cimitero e, dopo aver escluso tutte le possibili ragioni razionali, abbiamo entrambi rivolto il pensiero ai resti umani la' fuori, ma non abbiamo detto nulla.
Alle sei e mezza la mia sveglia ha suonato, il rumore non se n’era andato.
Sono andata a lavoro ed al ritorno ho trovato alcune tegole del tetto davanti alla porta, lasciate probabilmente dal postino.
Erano quindi il rumore delle tegole che strisciavano lentamente giu' dal tetto, spinte dal vento.
Possiamo veramente esserne sicuri?
Thursday, February 10, 2011
OCD
L'altro giorno lodavo la mia collega per la sua ottima memoria.
Mi ha confessato che mangia fish pie o bastocini di pesce a pranzo, da tre anni, tutti i giorni.
Tutti i giorni.
Certe abitudini hanno il sapore rassicurante della pazzia. Sono rimasta inquietata.
In seguito ho pensato che: poso sempre la borsa per terra con la parte finale della zippo nella stessa direzione, sopratutto in macchina, ci sono alcuni gesti e pensieri che devo ripetere due o tre volte a seconda dello scopo che voglio raggiungere.
In ultima analisi, ho terminato una breve relazione con un ragazzo alcuni anni fa perchè mi sono semplicemente convinta che se avessi continuato a frequentarlo sarei morta.
Bisognerebbe liberarsi di questa paura di morire. Adesso che l'ho scritto mi sento molto più libera. Credo che non ripeterò più le cose tre volte. Per la zippo non sono ancora pronta. La terapia del blog funziona.
Mi ha confessato che mangia fish pie o bastocini di pesce a pranzo, da tre anni, tutti i giorni.
Tutti i giorni.
Certe abitudini hanno il sapore rassicurante della pazzia. Sono rimasta inquietata.
In seguito ho pensato che: poso sempre la borsa per terra con la parte finale della zippo nella stessa direzione, sopratutto in macchina, ci sono alcuni gesti e pensieri che devo ripetere due o tre volte a seconda dello scopo che voglio raggiungere.
In ultima analisi, ho terminato una breve relazione con un ragazzo alcuni anni fa perchè mi sono semplicemente convinta che se avessi continuato a frequentarlo sarei morta.
Bisognerebbe liberarsi di questa paura di morire. Adesso che l'ho scritto mi sento molto più libera. Credo che non ripeterò più le cose tre volte. Per la zippo non sono ancora pronta. La terapia del blog funziona.
Saturday, January 15, 2011
Lo sci
Mi son ritrovata su una seggiovia con degli sci ai piedi e mi sono resa conto a meta' percorso che non sarei stata nemmeno in grado di scendere senza farmi del male.
E' stato un momento stupendo, ero la protagonista di un film dell'orrore.
Lo sci non far per me, sono una donna pacifica.
Mi dicono: "Perche' no?"
La risposta e': "Perche' si? Perche' non un Vin Brulee' e un po' di sole seduta su un comodo letiino senza pericoli?
E' stato un momento stupendo, ero la protagonista di un film dell'orrore.
Lo sci non far per me, sono una donna pacifica.
Mi dicono: "Perche' no?"
La risposta e': "Perche' si? Perche' non un Vin Brulee' e un po' di sole seduta su un comodo letiino senza pericoli?
Sunday, January 02, 2011
Sonnambula

In queste gelide mattine addormentate scivolo tra il letto e l'ufficio, senza accorgermi del resto, tra le due cose una sonnambula.
Il viaggio in treno lento e silenzioso, nessuno guarda gli altri passeggeri, qualcuno sussurra, vietato parlare.
Mangio mandarini e bevo te' con latte, leggo libri e quotidiani protetta dallo scorrere del tempo, mi dimentico di guardare fuori dal finestrino.
Non vivo il presente, ma si sa, tanto e' impossibile.
Nel cercare di vivere la giornata, si scivola nelle ore, se si cercano di vivere le ore, le aspirano i minuti, fino a che tutto viene risucchiato in qualcosa di inconsiderabile, incontabile, mentre cerchiamo dividerlo.
Il tutto ci grida un significato incomprensibile.
Guardo fuori e c'e' neve, sui prati sugli alberi, persino sulle pecore, accecante bianco.
Neve che rinnova il mondo dopo averlo abbracciato.
Fuori e' ancora un po' scuro, arriva svelta una striscia di terra marrone, crepa che si apre nel paesaggio candido e li' si ammassano pecore, guardano tutte nella stessa direzione, verso il treno. Guardano il vuoto per imitazione. O guardano noi?
Non sara' possibile vivere il presente, ma si sente il tempo che esiste, che scorre. Quando scorre piu' velocemente provoca inaspettate fitte di dolore. Dolore o piacere?
Un grande cuore che pulsa.
E se non puoi la vita che desideri....
" E se non puoi la vita che desideri, cerca almeno di non sciuparla portandola in giro, nel quotidiano gioco balordo degli incontri e degli iniviti, fino a farne una stucchevole estranea."
Nazim Hikmet
Nazim Hikmet
Saturday, January 01, 2011
Oroscopo 2011

Primo giorno dell'anno nuovo.
2011 e' un numero che spezza, non scorre, la parola Duemilaeundici si pronuncia con un certo sforzo, se si va di fretta senza pensare mentre la si dice, la lingua quasi si attorciglia.
Mi sento un po' Paolo Fox, dotata di una certa preveggenza, mi sento di poter rivelare con una certa sicurezza data dal sesto senso (buon senso?) quello che accadra' nel 2011 sperando di fare la cosa giusta.
Spero di non influenzare le vite ed i destini delle persone rivelando quello che all'alba del primo giorno dell'anno cristallino ho visto inciso nel cielo. Ecco.
Per tutti i segni sara' un anno in cui con la perseveranza e le idee chiare sara' possibile vedere i propri sogni realizzarsi, ma bastera' un po' di pigrizia e qualche dubbio per vedere i propri sogni svanire.
Nei mesi freddi tutti i segni che non si copriranno avranno problemi di raffreddore.
Tutti i segni nell'estate saranno piu' spensierati e qualche segno single avra' delle avventure in riva al mare.
Certi segni stufi del rapporto di coppia, in cerca di nuovi spunti, si rifugeranno nel mondo della pornografia.
Tutti i segni dovrebbero fare un po' di sport, basterebbe una camminata al giorno, mangiare sano.
I segni in pensione avranno molto tempo libero, ma parecchi acciacchi.
Buon 2011.
Wednesday, December 08, 2010
L'autista espansivo
Sono passati tre mesi da quando mi sono sposata, dieci da quando mi sono trasferita, sono tre mesi che non vedo l'Italia.
Seduta sul treno Milano Porta Genova-Alessandria osservo le persone, le strade fuori, il bagno del treno, sento due amici che chiaccherano, una signora al telefono, suoni nuovi e suoni antichi mescolati. Mi sento come quando dopo un mese abbondante di vacanza si torna a casa e gli spazi vissuti per anni al primo sguardo ci sembrano sconosciuti, relativi, quasi ostili.
Oggi seziono tutto quello che mi circonda e lo rivedo nella relativita' dei nostri piccoli mondi.
Vedo problemi che sono idiozie e sorrisi che nascondono tragedie.
All'areoporto di Bergamo stavo fumando una sigaretta in attesa della partenza dello shuttle Orio-Milano Centrale, la valigia al mio fianco.
"A che ora parte?" chiedo all'autista che sta vendendo i biglietti.
"A quarantacinque" dice.
"Allora posso finire la sigaretta"
Il bagagliaio dell'autobus era carico di valigie impilate e non mi pareva gentile buttare il mio trolley enorme con la mano libera sulle altre valigie, rischiando di schiacciare souvenir, prodotti cosmetici o asciugacapelli altrui.
"Posso metterla sopra alle altre?" chiedo al conducente, con il quale normalmente e' vietato parlare, ma quando vende i biglietti si puo'.
"Certo" risponde "te la metto io".
"Scusa" dico io "non volevo usare la domanda come infima scusa per farmi aiutare, stavo finendo la sigaretta, l'avrei fatto io"!"
"Se poi vogliamo andare nell'intimo a me va bene" dice il signore dalla carnagione scura e dallo sguardo bovino.
"No, dicevo "scusa infima" non intima" lo interrompo.
"Ah! E vabbe', infimo, intimo, chissenefrega bisogna pur scherzare no? Son calabrese, mi piace scherzare"
"Certo, se non si scherza"
"Miiinchia", si scalda "qui non scherza nessuno, son venuto a Milano sei mesi fa. A quello che abita di fronte nel palazzo gli faccio: "Buongiorno", niente. Adesso non lo saluto piu'. Da noi c'e' il senso della famiglia."
Dice che deve rimanere a Milano per una causa grave e che se potesse tornerebbe a Tropea. Dice che la nebbia gli mette tristezza. Dice.
Seduta sul treno Milano Porta Genova-Alessandria osservo le persone, le strade fuori, il bagno del treno, sento due amici che chiaccherano, una signora al telefono, suoni nuovi e suoni antichi mescolati. Mi sento come quando dopo un mese abbondante di vacanza si torna a casa e gli spazi vissuti per anni al primo sguardo ci sembrano sconosciuti, relativi, quasi ostili.
Oggi seziono tutto quello che mi circonda e lo rivedo nella relativita' dei nostri piccoli mondi.
Vedo problemi che sono idiozie e sorrisi che nascondono tragedie.
All'areoporto di Bergamo stavo fumando una sigaretta in attesa della partenza dello shuttle Orio-Milano Centrale, la valigia al mio fianco.
"A che ora parte?" chiedo all'autista che sta vendendo i biglietti.
"A quarantacinque" dice.
"Allora posso finire la sigaretta"
Il bagagliaio dell'autobus era carico di valigie impilate e non mi pareva gentile buttare il mio trolley enorme con la mano libera sulle altre valigie, rischiando di schiacciare souvenir, prodotti cosmetici o asciugacapelli altrui.
"Posso metterla sopra alle altre?" chiedo al conducente, con il quale normalmente e' vietato parlare, ma quando vende i biglietti si puo'.
"Certo" risponde "te la metto io".
"Scusa" dico io "non volevo usare la domanda come infima scusa per farmi aiutare, stavo finendo la sigaretta, l'avrei fatto io"!"
"Se poi vogliamo andare nell'intimo a me va bene" dice il signore dalla carnagione scura e dallo sguardo bovino.
"No, dicevo "scusa infima" non intima" lo interrompo.
"Ah! E vabbe', infimo, intimo, chissenefrega bisogna pur scherzare no? Son calabrese, mi piace scherzare"
"Certo, se non si scherza"
"Miiinchia", si scalda "qui non scherza nessuno, son venuto a Milano sei mesi fa. A quello che abita di fronte nel palazzo gli faccio: "Buongiorno", niente. Adesso non lo saluto piu'. Da noi c'e' il senso della famiglia."
Dice che deve rimanere a Milano per una causa grave e che se potesse tornerebbe a Tropea. Dice che la nebbia gli mette tristezza. Dice.
Sunday, November 14, 2010
Remo controcorrente
Ieri mattina il vento mi spingeva indietro, mi graffiava le guance con noncuranza, mi invitava a tornarmene a casa con folate intermmitenti ed insistenti, quasi a ricordarmi che in questo paese sono un ospite esageratamente ben accolto e forse il lavoro dovrei lasciarlo a qualcun'altro.
A prescidedere dal valore metaforico, stiamo parlando di una situazione reale, la signorina delle previsioni l'aveva annunciato la sera precedente, una bufera di vento avrebbe strapazzato i dintorni, spettinato gli alberi, sbucciato i tetti.
Come immigrante in terra straniera con manie di protagonismo mi sono accorta soltanto dopo un paio d'ore di averla presa in maniera un po' troppo personale.
Dopo essermi rifugiata in un caffe' ed aver rivolto un pensiero agli islandesi che vendono pesce surgelato all'aperto senza bisogno di freezer, mi sono messa il cuore in pace e me ne sono andata a lavoro, dove, come ogni giorno, ho capito il settanta per cento di quello che mi dicevano i clienti, per il resto lascio spazio all'intuizione. O fantasia.
A prescidedere dal valore metaforico, stiamo parlando di una situazione reale, la signorina delle previsioni l'aveva annunciato la sera precedente, una bufera di vento avrebbe strapazzato i dintorni, spettinato gli alberi, sbucciato i tetti.
Come immigrante in terra straniera con manie di protagonismo mi sono accorta soltanto dopo un paio d'ore di averla presa in maniera un po' troppo personale.
Dopo essermi rifugiata in un caffe' ed aver rivolto un pensiero agli islandesi che vendono pesce surgelato all'aperto senza bisogno di freezer, mi sono messa il cuore in pace e me ne sono andata a lavoro, dove, come ogni giorno, ho capito il settanta per cento di quello che mi dicevano i clienti, per il resto lascio spazio all'intuizione. O fantasia.
Thursday, November 11, 2010
Fame e Fede, "Ragazzi di vita"
"Aoh'" disse "dimme na cosa, tu ce credi a Maria, quella che chiamano la Madonna lla'?"
"Bho', che ne so" disse pronto il Lenzetta, "nun l'ho vista mai"...
..."E tu ce credi a sto fatto, a more'?" chiese il vecchio...
Il Riccetto tutto soddisfatto parti': "Bisogna vede" fece, "secondo li punti de vista...come una donna umana puo' dire esse esistita, dal punto di vista della santita' e della verginita' puo' anche esse de no...Della sanita' puo' esse anche vero, ma della verginita'!...Poi c'avemo tutti la fede verso Cristo, verso Dio, verso tutti questi....E se te metti sul raggionamento della fede allora ce credi, ma scientificamente io per me credo che nun se possa dimostra'..."
Guardo' gli altri soddisfatto, come sempre, quando ripeteva questo pezzo che aveva imparato da un giovanotto di Tiburtino e pareva in campana a prendere pure a cazzotti a uno che lo venisse a contraddire...
Il Lenzetta si attacco' ai bordi del tavolino e comincio' a fare "pf, pf". "Me pari un reggista" fece, trattenendosi a fatica dallo sbottare completamente a ridere.
"A ignorante testa de c..."fece il Riccetto, sentendosi giustamente offeso.
"Ma famose n'artro mezzo litro" grido' il Lenzetta, e gli tese la mano "te sta bbene?"`
Ma il Riccetto diede uno schiaffetto sopra la mano tesa:"Mo te sputo in un occhio, mo!" gli fece.
Il Lenzetta apri' le braccia: "Ma che voi parla' de Gesu' Cristo e della Madonna, co sta fame che te aritrovi?"
"Bho', che ne so" disse pronto il Lenzetta, "nun l'ho vista mai"...
..."E tu ce credi a sto fatto, a more'?" chiese il vecchio...
Il Riccetto tutto soddisfatto parti': "Bisogna vede" fece, "secondo li punti de vista...come una donna umana puo' dire esse esistita, dal punto di vista della santita' e della verginita' puo' anche esse de no...Della sanita' puo' esse anche vero, ma della verginita'!...Poi c'avemo tutti la fede verso Cristo, verso Dio, verso tutti questi....E se te metti sul raggionamento della fede allora ce credi, ma scientificamente io per me credo che nun se possa dimostra'..."
Guardo' gli altri soddisfatto, come sempre, quando ripeteva questo pezzo che aveva imparato da un giovanotto di Tiburtino e pareva in campana a prendere pure a cazzotti a uno che lo venisse a contraddire...
Il Lenzetta si attacco' ai bordi del tavolino e comincio' a fare "pf, pf". "Me pari un reggista" fece, trattenendosi a fatica dallo sbottare completamente a ridere.
"A ignorante testa de c..."fece il Riccetto, sentendosi giustamente offeso.
"Ma famose n'artro mezzo litro" grido' il Lenzetta, e gli tese la mano "te sta bbene?"`
Ma il Riccetto diede uno schiaffetto sopra la mano tesa:"Mo te sputo in un occhio, mo!" gli fece.
Il Lenzetta apri' le braccia: "Ma che voi parla' de Gesu' Cristo e della Madonna, co sta fame che te aritrovi?"
Sunday, September 19, 2010
Vento furioso
Spesso mi chiedono se non ho paura ad abitare in un cimitero.
Dico sempre di no.
In effetti non ho paura.
Una sera, pero', ero a casa da sola e si alzo' improvvisamente un vento furioso: si mise a scuotere le cime degli alberi, a far traballare le grondaie a far svolazzare carte e recipienti abbandonati.
Ero a letto, sotto le coperte, soltanto il viso fuori, pronta ad abbandonarmi tra le braccia di Morfeo.
Mi ero scordata di chiudere le tende della finestra di fronte al letto.
La luce della luna era fioca e dalla finestra intravedevo la sagoma della cappella in fondo alla via, gli alberi, non le tombe.
Colta da una pigrizia indiscutibile lasciai le tende aperte e mi convinsi che la vista del paesaggio esterno non avrebbe turbato il mio sonno.
Il vento inizio' ad arrabbiarsi sempre di piu', a far tintinnare le cantene del cancello, a far tremare i vetri, la casa scricchiolava.
Per un attimo il vento spari' ed iniziarono a sentirsi i lamenti di tutte le anime, imploranti, sofferenti, arrabbiate, disperate.
Questo duro' trenta secondi.
Per altri trenta secondi mi chiesi se chiudere le tende sarebbe stata una mossa furba o sarei morta nel percorso di quei tre metri.
Accesi la luce e chiusi le tende di corsa, risaltando nel letto.
Mi rituffai tra le braccia di Morfeo e chissa' quali terribili sogni feci, fortunatamente al mattino non li ricordai.
Dico sempre di no.
In effetti non ho paura.
Una sera, pero', ero a casa da sola e si alzo' improvvisamente un vento furioso: si mise a scuotere le cime degli alberi, a far traballare le grondaie a far svolazzare carte e recipienti abbandonati.
Ero a letto, sotto le coperte, soltanto il viso fuori, pronta ad abbandonarmi tra le braccia di Morfeo.
Mi ero scordata di chiudere le tende della finestra di fronte al letto.
La luce della luna era fioca e dalla finestra intravedevo la sagoma della cappella in fondo alla via, gli alberi, non le tombe.
Colta da una pigrizia indiscutibile lasciai le tende aperte e mi convinsi che la vista del paesaggio esterno non avrebbe turbato il mio sonno.
Il vento inizio' ad arrabbiarsi sempre di piu', a far tintinnare le cantene del cancello, a far tremare i vetri, la casa scricchiolava.
Per un attimo il vento spari' ed iniziarono a sentirsi i lamenti di tutte le anime, imploranti, sofferenti, arrabbiate, disperate.
Questo duro' trenta secondi.
Per altri trenta secondi mi chiesi se chiudere le tende sarebbe stata una mossa furba o sarei morta nel percorso di quei tre metri.
Accesi la luce e chiusi le tende di corsa, risaltando nel letto.
Mi rituffai tra le braccia di Morfeo e chissa' quali terribili sogni feci, fortunatamente al mattino non li ricordai.
Colpi di fortuna
Stavamo tornando dal viaggio di nozze la settimana scorsa, quando all'aereoporto di Napoli una hostess ci chiede: "Vorreste rimandare di alcune ore la vostra partenza? C'e' un overbooking sul volo che avete prenotato. Vi trasferiremo 250 euro a testa sul conto per la vostra gentile comprensione".
Dopo dieci secondi abbiamo risposto: "Certo, va bene".
Cosi' ce ne siamo andati a vedere Pompei e ci siamo ripresentati la sera.
Un colpo di fortuna.
Ci siamo fermati a dormire a Stansted e ci siamo riavviati verso casa il giorno successivo.
Tornati ad Oakham i custodi del cimitero in cui viviamo (si', abitiamo dentro ad un cimitero, proprio dentro) ci aspettavano al cancello.
"Che carini", ci siam detti, "ci vogliono salutare".
Invece, dal momento in cui nulla si crea e nulla si distrugge, al colpo di fortuna doveva seguire un secco colpo di sfiga.
"Vi hanno svaligiato la casa" ci dicono i custodi, "andate a vedere".
Siamo scesi dalla macchina increduli e mio marito mi ha ordinato di non entrare in casa assolutamente. "Caspita", mi son detta,"che controllo e quanta razionalita'! Pensa alle impronte digitali. Non vuole che tocchi nulla per non compromettere le prove."
Il novello sposo entra in garage in tutta fretta e penso: "Che c'entra il garage? Chissenefrega, ci sono solo dei rottami li' dentro!"
E mentre ero assorta nei miei ragionamenti, se ne esce trionfante dal garage con cinquanta rose rosse, mi prende in braccio, almeno cerca di farlo, non ho certo mangiato poco in vacanza, ed apre la porta di casa.
Come da copione.
Abbiamo controllato cosa avevano rubato dopo.
Non ce ne fregava nulla.
Questa e' una storiella schifosamente romantica, lo so, un po' troppo.
Ci sono paricolari non romantici che ho omesso volontariamente.
(L'entrata da film era un questione di scaramanzia o semplicemente il trionfo dell'amore?)
Perche' le cose sono come le vuoi vedere e io e mio marito le vediamo cosi', anche per questo ci siamo sposati.
Non potevamo fare altro, ci dovevamo sposare.
Volevo scrivere qualcosa sul senso matrimonio, ma non mi venivano le parole.
Cosi' doveva essere e basta, inutile cercare di razionalizzare.
Dopo dieci secondi abbiamo risposto: "Certo, va bene".
Cosi' ce ne siamo andati a vedere Pompei e ci siamo ripresentati la sera.
Un colpo di fortuna.
Ci siamo fermati a dormire a Stansted e ci siamo riavviati verso casa il giorno successivo.
Tornati ad Oakham i custodi del cimitero in cui viviamo (si', abitiamo dentro ad un cimitero, proprio dentro) ci aspettavano al cancello.
"Che carini", ci siam detti, "ci vogliono salutare".
Invece, dal momento in cui nulla si crea e nulla si distrugge, al colpo di fortuna doveva seguire un secco colpo di sfiga.
"Vi hanno svaligiato la casa" ci dicono i custodi, "andate a vedere".
Siamo scesi dalla macchina increduli e mio marito mi ha ordinato di non entrare in casa assolutamente. "Caspita", mi son detta,"che controllo e quanta razionalita'! Pensa alle impronte digitali. Non vuole che tocchi nulla per non compromettere le prove."
Il novello sposo entra in garage in tutta fretta e penso: "Che c'entra il garage? Chissenefrega, ci sono solo dei rottami li' dentro!"
E mentre ero assorta nei miei ragionamenti, se ne esce trionfante dal garage con cinquanta rose rosse, mi prende in braccio, almeno cerca di farlo, non ho certo mangiato poco in vacanza, ed apre la porta di casa.
Come da copione.
Abbiamo controllato cosa avevano rubato dopo.
Non ce ne fregava nulla.
Questa e' una storiella schifosamente romantica, lo so, un po' troppo.
Ci sono paricolari non romantici che ho omesso volontariamente.
(L'entrata da film era un questione di scaramanzia o semplicemente il trionfo dell'amore?)
Perche' le cose sono come le vuoi vedere e io e mio marito le vediamo cosi', anche per questo ci siamo sposati.
Non potevamo fare altro, ci dovevamo sposare.
Volevo scrivere qualcosa sul senso matrimonio, ma non mi venivano le parole.
Cosi' doveva essere e basta, inutile cercare di razionalizzare.
Da «Il Profeta» Kalhil Gibran
Allora Almitra di nuovo parlo' e disse: Che cos'è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e siate allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini:
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e siate allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini:
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.
Thursday, July 15, 2010
La storia del carbone
Mio nonno naque nel Monferrato, in un paese di campagna, fu contadino per la maggior parte della sua vita.
Mio padre un giorno torno' da scuola e racconto' a mio nonno che il carbone proveniva dal legno.
Mio nonno non ci credette. E non ci credette mai.
Lui che aveva osservato la natura per tutta la sua vita non si spiegava come una cosa del genere potesse accadere.
La sua esperienza era il suo strumento di misurazione del mondo.
Il carbone era carbone.
Il legno era legno.
E lui era sempre allegro.
Mio padre un giorno torno' da scuola e racconto' a mio nonno che il carbone proveniva dal legno.
Mio nonno non ci credette. E non ci credette mai.
Lui che aveva osservato la natura per tutta la sua vita non si spiegava come una cosa del genere potesse accadere.
La sua esperienza era il suo strumento di misurazione del mondo.
Il carbone era carbone.
Il legno era legno.
E lui era sempre allegro.
Storie di guerra

Mio nonno, che aveva la terza elementare, quando tornavo da scuola ogni tanto mi chiedeva:
"Ma tu che studi: questo Dio esiste o no?"
Poi mi raccontava sempre lo stesso episodio: quando era in guerra un giorno era andato a confessarsi. La sera stessa aveva visto il prete attendere il suo turno in coda con alcuni soldati.
La coda portava all'interno di un bordello improvvisato.
Da li' inizio' ad avere piu' dubbi. Dubbi sulla coerenza degli uomini, piu' che sull'esistenza di Dio.
A Messa ci andava ogni tanto per abitudine.
Wednesday, June 16, 2010
Corse dei lama interrotte
Domenica scorsa sono stata ad una specie di fiera-sagra, in un paese qui vicino, Melton Mowbray.
Dovevo assolutamente andarci dopo aver letto in giro che ci sarebbero state la corsa dei lama, dei cani pastore e qualche strana gara riguardante le pecore.
Purtroppo appena giunta alla festa sono stata assalita da tremendi crampi allo stomaco che mi hanno impedito di vedere le ridicole gare tanto sognate.
Me ne sono dovuta tornare a casa, mentre gli odori di hamburgher, caramello e frittelle mi correvano dietro per la strada minacciando una istantanea trasformazione della nausea in qualcosa di più concreto e disgustoso.
Gli stessi crampi non mi avevano fatto chiudere occhio la notte di alcuni giorni prima.
Ho pensato e ripensato a a quello che avevo ingerito in quei giorni, alla mia condizione psicologica, a come sto seduta, a come mi vesto. Ho collegato minuziosamente tutti gli avvenimenti e gli alimenti rilevanti delle ultime due settimane, mentre mi rotolavo nel letto. Finchè, proprio quando credevo di aver perso ogni speranza: un'illuminazione.
Tutti gli indizi si sono incastrati, il faccione di Poirot mi ha sorriso, dicendo: "Perhaps a qualcosa ti sono servite tutte le puntate che ti sei vista quest'inverno!".
Forse soltanto gli inglesi hanno gli enzimi per digerirlo.
Il colpevole è lui, l'uovo d'anatra.
Dovevo assolutamente andarci dopo aver letto in giro che ci sarebbero state la corsa dei lama, dei cani pastore e qualche strana gara riguardante le pecore.
Purtroppo appena giunta alla festa sono stata assalita da tremendi crampi allo stomaco che mi hanno impedito di vedere le ridicole gare tanto sognate.
Me ne sono dovuta tornare a casa, mentre gli odori di hamburgher, caramello e frittelle mi correvano dietro per la strada minacciando una istantanea trasformazione della nausea in qualcosa di più concreto e disgustoso.
Gli stessi crampi non mi avevano fatto chiudere occhio la notte di alcuni giorni prima.
Ho pensato e ripensato a a quello che avevo ingerito in quei giorni, alla mia condizione psicologica, a come sto seduta, a come mi vesto. Ho collegato minuziosamente tutti gli avvenimenti e gli alimenti rilevanti delle ultime due settimane, mentre mi rotolavo nel letto. Finchè, proprio quando credevo di aver perso ogni speranza: un'illuminazione.
Tutti gli indizi si sono incastrati, il faccione di Poirot mi ha sorriso, dicendo: "Perhaps a qualcosa ti sono servite tutte le puntate che ti sei vista quest'inverno!".
Forse soltanto gli inglesi hanno gli enzimi per digerirlo.
Il colpevole è lui, l'uovo d'anatra.
Subscribe to:
Posts (Atom)


