Sunday, March 16, 2014

"I Guermantes" - "Alla ricerca del tempo perduto", Marcel Proust

"Il marchese di Palancy, con il collo teso, il viso di traverso e un grosso occhio rotondo schiacciato contro il vetro del monocolo, si spostava lentamente nell'ombra traslucida e sembrava non vedere affatto il pubblico della platea, come un grosso pesce che passi, ignorando la folla curiosa dei visitatori, dietro la parete vetrata di un acquario. Egli si arrestava talvolta, venerabile, ansimante e schiumoso, e gli spettatori non avrebbero potuto dire se stesse soffrendo, dormendo, nuotando o facendo l'uovo, o semplicemente respirando."

Wednesday, March 12, 2014

Borgo Ticino

Risistemando i cassetti ho ritrovato un vecchio foglio datato 10 Aprile 2000, Pavia.
Una botta di ottimismo.

Borgo Ticino

Asmatica quotidianità,
Grigia monotonia delle cose.
Di questo borgo piovoso,
Annegato.
Minuscoli negozi formica
Dove si chiacchiera di intrecci mediocri,
Tra il pane e il banco degli affettati.

Il vento gelido pizzica il viso,
L'umidità del fiume infradicia
Le ossa.

Cielo plumbeo e strade luccicanti
Odore di rifiuti, legno marcio bruciato
Muri freddi, solitudine schiacciante.

Questo ho intorno.
Ed è come se nulla cambiasse mai.

Quando vado,
Torno.
Quando dormo,
Mi sveglio.

Riscivolo negli stessi oscuri sogni.

È aprile e fa ancora molto freddo.

Wednesday, March 05, 2014

L'hiver, cette nuit a Pavia...

Nel 2002 abitavo a Pavia, in un appartamento spazioso ed irregolare, affollato di studenti universitari e di camere polverose, dai soffitti alti, dalle pareti che avevamo dipinto di mille colori, senza criterio  né particolari inclinazioni artistiche.
Ad un certo punto condividevamo la casa in otto, con un solo bagno ed un minimo di cinque ospiti fissi ogni giorno, sempre tra i piedi, dal mattino alla sera.
Alcuni li si ritrovava assopiti sul divano al mattino.
Erano anni di irrazionale libertà, d'azione e di pensiero, di sregolatezza, di feste, di poche pulizie e di lunghe chiacchierate.
Sono stati gli anni in cui ho dato più esami, mentre i miei coinquilini guardavano partite di calcio e giocavano a poker nella camera adiacente a quella in cui dormivo e sognavo.
Finalmente avevo una camera da letto mia, era la prima stanza che non dovevo condividere e potevo farci quello che volevo, era una sensazione magica ed inebriante.
Il mio letto-rifugio era in cima ad un soppalco e, dal giaciglio doppio, se lasciavo le tende aperte, potevo contemplare lo scorrere del Ticino ed il Ponte Coperto.
Potevo star seduta sul balcone e studiare davanti al fiume.



Oggi ho trovato un foglio datato 18 marzo 2002, sul quale avevo copiato una poesia che un ospite francese, che esercitava la professione di medico in un piccolo paese di campagna del quale mi sfugge il nome,  aveva lasciato scritta sul muro di fianco al letto durante l'inverno.

Déshabillé Rimbaud

L'hiver, cette nuit a Pavia
trouva un couche déserté

Des mot italique, illisibles a l'esprit
couraient atour sur le murs;

Des cendres intimes, un boite à encens
un pyjama plié en tendre
rendaient les coins moelleux,

bien-être-femme

Dans le molecularisation
et l'abandon fatigué
un pont, indiscret comme accent circonflexe
à la vitre, de l'autre rive, se jetait
malignement, tout près, tout près.

Et couleurs...et voyelles...

Je dirai quelque jour vos naissances matines.


Le frasi, parole, poesie, correvano sui muri e lui non ne capiva il significato.
Ero rimasta a dormire dal ragazzo con cui mi vedevo allora, non lo definirei fidanzato, e gli avevo lasciato la stanza per una notte. Non ricordo il suo nome...Jean Paul o un Jean qualcos'altro.
Ricordo che ci aveva chiesto di tradurre la poesia in italiano ed in inglese, per sperimentarne l'effetto in diverse lingue.
Indossava bretelle e mi avevano detto che non si faceva pagare per le visite, il più delle volte veniva ricompensato con un pollo, dei vestiti, delle uova, cose del genere.
Mi piace credere che fosse davvero così.

Wednesday, January 29, 2014

Il popolo britannico ed i bicchieri di vino

La popolazione britannica non riesce a dissociare il relax dall'assunzione di alcol.
Ci sono quelli che escono e si devastano, ma anche quelli che non escono e conducono una vita più ritirata, la sera si rilassano dopo il lavoro e si bevono un bicchiere di vino.
Quelli che bevono vino bianco si sentono più sofisticati e meno alcolizzati.
Il rosso lo bevono quelli che di vogliono sentire meno effemminati se di sesso maschile o passionali se si tratta di donne.
Tutti a casa, durante le serate infrasettimanali, senza alcuna eccezione, dicono che si bevono un bicchiere.
Nella realtà un bicchiere di vino per un britannico equivale a tre calici italiani e il bicchiere di vino non è mai uno.
Spesso per bicchiere intendono bottiglia.
Non inizio nemmeno a cercare di spiegare quanto bevono quando escono per una sbronza.

Sunday, January 26, 2014

'Alla ricerca del tempo perduto'- All'Ombra delle Fanciulle in Fiore



"Sottoponevo così alla nonna le mie impressioni...una volta le dissi: - Senza di te non potrei vivere. - Ma non bisogna - mi rispose con voce turbata. - Bisogna render più duro il nostro cuore. Altrimenti, che succederebbe di te se io partissi per un viaggio? Spero invece che non faresti sciocchezze e saresti felicissimo. - Non farei sciocchezze se tu partissi per qualche giorno, ma però conterei le ore. - ma se partissi per dei mesi... (A questa sola idea il cuore mi  si stringeva), per degli anni, per...
Tacevamo tutti e due. Non osavamo guardarci. Eppure, soffrivo più della sua angoscia che della mia. Perciò mi avvicinai alla finestra e con voce distinta, le dissi, distogliendo gli occhi da lei:
- Sai come io sia un essere abitudinario. I primi giorni che vengo separato dalle persone a cui voglio più bene, mi sento infelice. Ma, pur volendo sempre loro tanto bene, mi abituo, la mia vita diventa calma, dolce; sopporterei di essere separato da loro per mesi, per anni...
Dovetti tacere e guardare fuori la finestra. La nonna uscì un momento dalla camera. Ma il giorno dopo mi misi a parlare di filosofia, con il tono più indifferente, e tuttavia procurando che la nonna facesse attenzione alle mie parole; dissi che era un fatto curioso: dopo le ultime scoperte della scienza il materialismo pareva indebolito e la cosa più probabile era ancora l'eternità delle anime ed il loro ritrovarsi nell'aldilà."
'Alla ricerca del tempo perduto' - Le fanciulle in fiore -
Marcel Proust

"Alla ricerca del tempo perduto" - La strada di Swann -



"Di tutte le forme di generazione dell'amore , di tutti gli agenti di disseminazione del sacro morbo, è certo uno dei più efficaci quel gran soffio d'agitazione che a volte passa su di noi. Allora l'essere la cui compagnia ci è gradita in quel momento, la sorte ne è tratta, per lui sarà il nostro amore. Non è necessario neppure che ci sia piaciuto sino allora di più o anche altrettanto come altri. Ciò che occorre è che la nostra inclinazione per lui divenga esclusiva. E questa condizione s'avvera quando - nel momento in cui ci è mancato - alla ricerca dei godimenti che ci dava la sua grazia, si è sostituita bruscamente in noi una necessità ansiosa, che ha per oggetto quello stesso essere, una necessità assurda, che le leggi di questo mondo rendono impossibile a soddisfare e difficile a guarire - la necessità di possederlo."
"Alla ricerca del tempo perduto" - La strada di Swann -
Marcel Proust 

Wednesday, December 18, 2013

Teorie cospiratorie

Un mio amico e collega di Roma considera valide quasi tutte le teorie cospiratorie in circolazione: dal fatto che Rothschild decida le sorti del mondo, al fatto che gli americani si siano auto bombardati le torri gemelle, ed è anche convinto che tutti i terremoti e le catastrofi naturali in costante crescita siano pianificate sempre e comunque gli Stati Uniti. 

Mi trovo d'accordo su alcune cose, quantomeno intrigata dalla possibilità di una realtà diversa.

Certamente non si sa tutto sulle torri gemelle, però dal beneficio del dubbio all'inamovibile assunzione che gli americani si siano auto bombardati passa un po' di differenza.
Quando ci sono dei tempi morti a lavoro ci infiliamo in interminabili discussioni sui massimi sistemi, neanche decidessimo le sorti del mondo. Adoro contraddirlo, per il semplice gusto di farlo, ciononostante spesso mi fa rimettere in discussione fatti che tendiamo a considerare oggettivi.
Di questi tempi sono molte le persone che credono ai siti di contro informazione, informazione alternativa e robe simili per partito preso, come altri considerano verità inconfutabili le notizie riportate dai quotidiani. 
Per quanto riguarda i quotidiani per lo meno possiamo conoscere le fonti delle notizie, le scelte politiche, a volte sibilline e ingannevoli, però almeno possiamo risalire ai nomi, possiamo indagare. Su internet si trovano notizie sul signoraggio, sul gruppo Bildeberg, sulla Federal Reserve, e chi più ne ha più ne metta, e le fonti sono spesso opache, scarse, sconosciute, inesistenti. Non parliamo di quelli che fanno giornalismo tramite i blog. Santo chi ha inventato il blog, ma sino a prova contraria chiunque può inventarsi teorie e attaccare istituzioni e persone.  
Comunque quando è successo il tragico alluvione in Sardegna di recente, il mio collega mi ha chiesto senza esitazione: "Secondo te chi è stato?"
Secondo lui era impossibile che accadesse un fenomeno metereologico del genere in Sardegna.
"Ci sono di mezzo gli americani mi ha detto" e per soddisfare la mia sete di prove e fonti mi ha inviato un link dove si spiegava degli esperimenti degli americani volti a modificare le condizioni meteorologiche.  Link di dubbia provenienza. Sicuramente gli esperimenti esistono, ma l'alluvione in Sardegna?
Perché mai?


Saturday, December 07, 2013

Addio testa fra le nuvole


Alla veneranda età di trentasei anni mi sono finalmente lanciata nel mondo della guida. Da circa un mese ho abbandonato il treno, mezzo di trasporto e di lettura, meditazione, contemplazione del paesaggio, ho girato le spalle al millepiedi di ferraglia che permette di gozzovigliare e dormire, per entrare nel mondo del viaggio attivo, responsabile, libero da orari precisi, il mondo dell'auto.
Sono fiera di aver raggiunto questo traguardo che da quando ho compiuto diciott'anni, esattamente diciott'anni fa, si è sempre spostato, per ragioni varie; era un miraggio più che un traguardo, era la linea che divide orizzonte e mare quando si naviga in oceano aperto: si spostava automaticamente ogni volta che mi ci avvicinavo.
Ora guido. Guidano tutti, lo so, per carità, anche i nonni, ho raggiunto traguardi oggettivamente più complicati,  a ognuno il suo, era il mio punto critico.
Arrivo a casa un'ora prima la sera.
Detto ciò, mi manca il tempo dell'attesa alla stazione, mi manca l'osservazione delle persone sedute intorno, mi manca la lettura dei libri, mi manca la poesia che nasce dalla noia passiva, il tempo che passavo pensando alle vite degli altri, ad immaginarmi i loro dialoghi, a dimenticarmi di me pur essendo presente.
E mi manca il culo sodo che avevo quando camminavo da un mezzo all'altro.

Tuesday, December 03, 2013

Alla ricerca della scozia perduta



Ogni due settimane, il giovedì, dò lezione di italiano a Richard, un signore alto e distinto, che lavora come revisore contabile in alcuni comuni della zona.
È di origine scozzese, e scozzese si definisce, anche se scopro che in Scozia ha trascorso soltanto i suoi primi tre anni di vita, poi la famiglia si è trasferita a Birmingham.
Gli ho chiesto se ricorda qualcosa della sua infanzia a Dundee.
Ricorda soltanto di quando suo nonno lo portò al pub dei lavoratori dove gli operai si riunivano ogni  giorno a bere birra. Lo ricorda nitidamente.
L'ingresso era proibito alle donne.
Ricorda che qualche amico del nonno se lo prese in braccio e gli fecero assaggiare la birra Guinness.
Uno degli anziani gli porse una pinta con fare solenne, lui eccitato sorseggiò la Guinness e ne fu disgustato.
Da quel giorno non ha mai più provato la Guinness.
E questo è l'unico ricordo che Richard ha dell'infanzia in Scozia.

Gli ho detto che mio padre, quando aveva sei anni, andò con mio nonno Romano ad un ritrovo, o forse a una sorta di festa post vendemmia.
Abitavano in campagna, nel Monferrato.
Non adeguatamente supervisionato il bambino si scolò il fondo di vari bicchieri di vino e finì in una sorta di coma etilico.
Da allora non assaggiò mai più il vino. È tutt'ora astemio.
L'altro mio nonno quando mia madre compì sedici anni le comprò delle birre e delle sigarette, lei   provò entrambe e non ne fece mai non soltanto abuso, nemmeno uso.
Differenze di gusto, ma morali molto simili.
Per evitare il problema dell'alcolismo in età adulta, sarà mica meglio fare bere i bambini da piccoli?





Saturday, October 26, 2013

"Il Re Pallido", David Foster Wallace



"Il Re Pallido" è un monumento dedicato alla noia.
Non alla noia esistenziale, culturale, è un elogio alla noia vera e propia, fisica, letterale.
Diciamocelo, a tratti e' pure un po' noioso da leggere, quindi e' un romanzo che la noia te la fa anche sperimentare direttamente.
Ma tra pagine e pagine di noia, capitoli in cui i personaggi girano le pagine e compilano un modulo senza fare null'altro, emergono paragrafi e capitoli di sublime bellezza.
Ricorre il tema della consapevolezza che non e' mai stata descritta in quel modo in letteratura.
Ancora una volta, si tratta di consapevolezza fisica, reale, dell'essere qui adesso, in questo modo, di avere queste particolari cose intorno, non e' consapevolezza filosofica, esistenziale.
Ambientato principalmente nell'edificio dell'agenzia delle entrate di Peoria, Illinois, piatta e fumosa, dove nulla accade, racconta di impiegati che svolgono un lavoro di controllo delle dichiarazioni che richiede costante attenzione pur essendo terribilmente noioso e ripetitivo. Lo scrittore traasforma queste figure grigie in eroi di consapevolezza ed attenzione, che levitano, intravedono fantasmi di esattori morti nell'ufficio, diventano figure mitiche.
Leggere "Il Re Pallido" e' come camminare su una spiaggia piatta, percorrerla con movimenti regolari e piacevoli, abbandonarsi all'ipnnosi della ripetizione, e sobbalzare ogni tanto al ritovo di un gioiello o alla vista di un pesce colorato ed inusuale.

Sunday, October 20, 2013

Tradurre e riprodurre



L'attività del traduttore consiste nell'interpretare il significato di un testo e nel riprodurlo in un'altra lingua. Il traduttore di professione e' colto, artigiano, diplomatico, preciso, creativo. In letteratura i traduttori donano nuova vita alle opere, sono scrittori dotati di talento.
Esiste poi la traduzione quotidina di vocaboli: a lavoro, quando si è in vacanza e per chi come me fa parte della numersoa categoria degli stranieri che vivono all'estero.
Un altro livello, comunque si tratta di interpretazione di significati e se si perde anche solo una sfumatura, il messaggio cambia e le conseguenze possono essere varie.

Per esempio, il numero della pizza pepperoni l'hanno fatto tantissimi italiani in Inghilterra.
Cercando di districarsi tra un menu di pizze: pineapple and ham, spinach and chicken chilli meat  feast, l'italiano medio si sente sempre sollevato nel leggere pepperoni. Si pensa "Va beh, prendo questa con i peperoni così vado sul sicuro." Immancabilmente arriva una pizza tempestata di fette di salamino piccante, di un rosso a tratti fosforescente.
Il vegetariano che pensava di aver trovato una soluzione dispera.

La prima volta che sono stata Inghilterra con i miei genitori, al ristorante,  ho sfoggiato una conoscenza della lingua traducendo il menu ed ordinando per loro.
Come antipasto per mio padre ho cercato di rimanere sul semplice: scallops con funghi e altra roba della quale non ricordo il nome. "Scaloppine con funghi e una salsa" perfetto.
"Come sono?" chiedo a mio padre.
"Buone, sanno un po' di pesce"
A quel punto mi torna improvvisamente alla mente, "scallops" significa capesante.
Fortunatamente al signor Giuseppe piacciono le capesante.

Conseguenze diverse hanno avuto invece altri errori di traduzione.
Romolo Giovanni Capuano nel suo libro I 111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo ne riporta uno particolarmente tremendo.
Nel 1944 i radiotelegrafisti americani interpretando un messaggio dei tedeschi commisero un errore fatale. Scambiarono il nome abt "abate" per l'abbreviazione di abteilung, "battaglione", credettero che un distaccamento di soldati nazisti fosse alloggiato al monastero di Montecassino.
Per questo motivo bombardarono l'intero complesso.
Con la gente dentro.

Friday, October 04, 2013

Collana di perle



I miei genitori mi hanno regalato una collana di perle.
Due file di perle. Due come la bellezza, così è sempre stato nella mia testa.
Tre perfezione, due bellezza, uno intelligenza.
Così è sempre stato.
Me le hanno consegnate come se si trattasse di una moneta, un panino, un accendino o un quaderno. Come si consegna una cosa di poco valore.
Pensano sempre che quello che fanno sia mai abbastanza.

Thursday, September 26, 2013

La barca affonda




Dopo tre settimane di vacanza rientro bella fresca e rilassata nel mondo del lavoro.
Lunedì, 9 settembre, ore 9:00.
Mentre siamo ad un corso di formazione ci dicono che il nostro Operations Director interromperà la lezione per fare un annuncio importante. Nel mio modo soffice e dai colori arcobaleno penso che si tratti di una buona notizia: un nuovo cliente importante.

Alle dieci e trenta, puntuale come solo gli inglesi sanno essere, si presenta in classe con un altro manager.
Dicono che sono molto dispiaciuti di doverci annunciare che abbiamo perso il nostro cliente più importante. 80% del nostro lavoro.
Il nostro ricavo dell’azienda nel 2013 sarà di un milione di sterline certe, più due che il commerciale deve andare a recuperare.
Nel 2012 il ricavo fu di sette milioni di sterline.
Dicono che possiamo dedurre che questo significhi taglio dei costi.
E che possiamo desumere che questo significhi anche taglio del personale.

Siamo 147 dipendenti, 58 verranno licenziati. Il direttore operativo stesso se ne andra' a dicembre.
I dipendenti bilingue che parlano italiano, francese e tedesco, oltre all'inglese, sono salvi. Per ora.
Voilà.
Benvenuti nel Regno Unito dove si dice che la crisi non esiste.

Wednesday, September 25, 2013

Specchi e copula


Gli specchi, e la copula, sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini.
Jorge Luis Borges, "Finzioni"

Monday, September 09, 2013

Staccare la spina


Al ritorno dalle vacanze c'è chi si chiede se ha fatto abbastanza chilometri in bicicletta, se si è abbronzato a dovere, se si é accoppiato con qualcuno di interessante a livello qualitativo o se quantitativamente le conquiste possono essere soddisfacenti in vista del letargo invernale, se i luoghi esotici erano all'altezza delle aspettative, se si è riusciti a trovare luoghi sufficientemente diversi da quello di provenienza o se ci si è ritrovati.
Tanti si chiedono: "Ho staccato veramente la spina dal lavoro?"
Per una come me, che la spina al lavoro non l'ha mai attaccata, sarà che non ho il trasformatore giusto, non è così centrale staccare.
Stacco ovunque, scivolo via, e torno.
Pas de problemes.
In vacanza volevo leggere "La ricerca del tempo perduto" di Proust ed anche questa volta ho perso in partenza prima di chiudere la valigia.
Erano cinque anni che mi ripromettevo di comprare il classico tomo, lo trovavo sempre in edizioni troppo costose o con più volumi, c'era sempre una scusa.
L'ho finalmente ordinato su Amazon, in edizione scontata: un volume unico.
Prima di partire l'ho fissato per un po', non volevo sgualcirlo in piscina, mi vedevo scomoda su una sdraio o a letto con questo mattone che non si può piegare in due. In fondo mi inquieta.
Mi aspetta sullo scaffale.
Prima o poi potrò citare la madeleine con diritto.

Invece ho portato in viaggio con me:
- "Mattatoio n.5" di Kurt Vonnegut, l'ho riletto, geniale, superbo.
Dalla fisica quantistica alla strage di Dresda, dovrebbero farlo leggere a scuola insieme (o al posto?) dei Promessi Sposi.
- "Finzioni" di George Louis Borges, non sono nemmeno all'altezza di esprimere un parere. Stile inimitabile, originalità di pensiero, contenuti metafisici, lasciamo stare. Una volta un mio amico mi ha consigliato di lasciar perdere. "Leggi i libri e scrivi le cose tue, ma non commentarli, sembrano i temi della scuola." Mi ha detto così. Io non li ho più commentati.
Lui fa il giornalista per una rivista di real estate commerciale e ama camuffare frasi delle canzoni di Elio tra gli articoli che sono un tripudio di statistica e dati. Ama anche ripetere la parola tripudio e tante altre parole astruse. Non ama la chiarezza.
- "L'amante" di Marguerite Duras. Una famiglia, quella dell'autrice, da mandare in blocco in cura da uno psichiatra. Poetico, coinvolgente.
- "Il re Pallido" di Wallace, lo sto leggendo ora, non saprei che dire ancora, non ancora.
Non sapevo che fosse l'ultima opera dell'autore. L'ha risistemato, ha scritto due pagine di addio e si è ucciso.

La Repubblica, Il Corriere, Vanity Fair, Donna Moderna, Io Donna e....ebbene sì, lo ammetto, ho pure comprato: "Chi". Che vergogna. Volevo dei pettegolezzi, ma la Santanchè osannata, quello mi fa veramente venire l'orticaria. Puro pregiudizio non lo nego, ma me lo tengo.

Prima di partire ho letto "Il signor Mani", lo consiglio.

A casa mi aspetta "L'Idiota" di Dostoevskij da rileggere...avrà la precedenza su Proust? Non so, non voglio per l'ennesima volta programmare e non rispettare i mondi in cui andrò a finire.
Certo, perché è lì che vado quando stacco la spina, mica in vacanza.

Thursday, August 22, 2013

"Eyes Wild Shut" e "Doppio Sogno"





"Eyes Wild Shut" è un capolavoro al quale Kubrik ha dedicato un impegno maniacale e metafisico. Ultima opera del regista che non gli è sopravvissuto.
Kubrik si è ispirato ad un racconto lungo di Arthur Schnitzler, "Doppio Sogno".
Incuriosita ho letto il racconto e sono rimasta basita.

Il film è ambientato nella New York dei giorni nostri, il racconto nella Vienna di inizio '900, eppure sono la stessa cosa.
Entrambe le opere trattano allo stesso modo l'ipocrisia dell'alta borghesia, i sensi di colpa, la gelosia, le infedeltà, le crisi di coppia, nei sogni proibiti della moglie, ma anche nella realtà del marito giovane medico che vaga nella nebbia e si trova coinvolto in varie avventure trasgressive.

La cosa che sorprende è che il luogo è diverso, ma è lo stesso. Le nebbie e la notte di Vienna sono quelle di New York, le carrozze sono taxi, ma il viaggio è lo stesso, le immagini corrispondono.
Sorprendente.

Wednesday, August 14, 2013

Città fantasma



Quando rientro a Oakham la sera, dopo il lavoro, mi trovo in una città fantasma. Soltanto riflessi della gente, le strade nel vento.
Nel buio delle nove e venti un taxi fuori dalla stazione sosta permanentemente in attesa di clienti.
Il pub di fronte all'officina chiusa trasmette qualche programma televisivo lontano, rumore bianco.
La via della stazione dorme, le porte delle villette a schiera sono chiuse, le auto rintanate, gli allarmi lampeggiano vigili.
Certe sere la signora ricurva della prima casa a sinistra impila oggetti che colleziona durante il giorno tra i rifiuti. Li infila in un carrello e se li porta a casa. La casa un cumulo pazzo di cimeli e porcellane.
Poi giro a sinistra e passo il college. Luci accese come occhietti di animali selvatici.
Le braccia imploranti delle piante a destra sbattono nel vento.
Scricchiola il cancello e sono a casa.
Chiudo la porta.

Sunday, July 21, 2013

Comportamenti primitivi



Ieri sera mi si è parata davanti una scena di regresso agli istinti più atavici del genere umano femminile.
Ero in un pub con musica dal vivo di una qualsiasi città inglese, dove tutte le donne sono agghindate con un occhio di riguardo al pessimo gusto e si ubriacano fino allo svenimento. A loro favore devo dire che si lasciano andare, si divertono e non stanno sempre in posa come molte donzelle italiane.
Sorseggiavo una mezza pinta con due colleghe compatriote sulle note di "Ring of Fire" di Jhonny Cash, quando un saltellante giovane ha sottratto il tamburello dal palco e si è messo a suonarlo preso da un momento di protagonismo.
Il tamburello è poi passato di mano in mano sino a divenire l'oggetto più conteso della serata.
Ad un certo punto due signore sui trentacinque anni hanno iniziato a strattonarsi giocosamente per aggiudicarsi il tamburello, la cosa è degenerata velocemente, gli strattoni si sono fatti più decisi, finché la perdente è volata per terra di faccia.
La vincitrice orgogliosa del suo tamburello si è messa a sventolarlo al ritmo di mosse elefantesche.
Gli uomini si sono allontanati da entrambe, spaventati.

Monday, July 08, 2013

Sacrilegio



Mio fratello si è laureato in neurofisiopatologia alcuni anni fa.
Mi raccontava che agli studenti, durante il corso, era stato consigliato di seguire un'autopsia.
Non molti ci andarono.
Dei quattro presenti, una ragazza si defilò, presa da un conato di nausea.

Gli feci molte domande, la morte e la decomposizione mi attraggono morbosamente.
Pare che per fare le autopsie ci voglia la forza fisica di un macellaio: segare ossa, spaccare tessuti, tagliate la carne fredda.
Pare che lo schioccare delle ossa sia così rumoroso da essere surreale.

Sul tavolo dell'autopsia portarono un signore relativamente anziano.
Un nonno, lo definì mio fratello.
Questo nonno era morto per strada, colto da malore.

I medici gli trovarono in tasca una manciata abbondante di caramelle.
Prima di iniziare a tagliare e rimuovere, il medico ammiccò verso i suoi assistenti: "Caramelle?", propose.
E se le spartirono.
C'era anche della moneta.

Il nonno stava andando a trovare i suoi nipoti.
E le caramelle per i nipoti se le mangiarono i medici.

Sacrilegio.


Monday, July 01, 2013

Javier Marias e i mendicanti di Oxford





"La città di Oxford, sopratutto quando arriva ciò che lì non possono fare altrimenti che considerare bel tempo...è popolata, o meglio è zeppa di mendicanti. Per tutta primavera e parte dell'estate la città, che nelle altre stagioni ne conta già un buon numero, vede incrementarsi in modo demenziale e smisurato la sua popolazione questuante. Si ha l'impressione che vi siano quasi tanti mendicanti quanti studenti. Questi sono la ragione maggiore del proliferare di quelli, i quali costruiscono un vero e proprio esercito d'occupazione (indisciplinato).
...Questi mendicanti britannici che invadono le città del sud più prospere quando il clima comincia a trasformare l'acciottolato o l'asfalto in un letto accettabile (o meglio le panchine), non hanno niente a che vedere con i cosiddetti "pobres de solemnidad" dei nostri paesi del sud, indigenti notori che quasi sempre conservano la coscienza (un residuo) del fatto che, per quanto ritengano che sia loro dovuto, il denaro lo stanno chiedendo. Questi mendicanti britannici e irlandesi sono arcigni e fieri ed enormemente ubriachi. Non li ho mai visti chiedere nulla, anche se questo non vuole nemmeno dire che lo esigano. Semplicemente non parlano, non dicono, non si comportano secondo ciò che è stato convenuto da secoli, non citano il loro ruolo, né il loro significato, ma danno per acquisito che il loro comportamento ed il loro aspetto (certo indigente) assolvano di per sé il compito del gesto di tendere la mano e delle risapute frasi postulanti. Mai esporranno il loro caso né racconteranno una storia: ignorano la loquacità. Sono quasi afoni. Sono interiettivi. Vi è in loro, credo, una parte di accidia e una parte di orgoglio, una di noia e una di fatalismo. Di sicuro non chiedono perché uno che chiede non può avere allo stesso tempo l'aria spavalda, infastidita, rissosa e burbera che è tipicamente loro. Non sono umili, mancano di astuzia. Non ne sono interessati..." Da "tutte le anime", Javier Marias