Chissenefrega del brand, o che la location si chiami così e poi sia un posto senza arredamento, definito minimal.
Com'è che mi giustifichi con un collage di foto, raccattate da un giornale qualunque, il fatto che non sai disegnare e vuoi fare l'artista di professione?
Chissenefrega degli happenings, un gruppo di gente che fa cose a caso. Quali atti poetici sono più poetici della vita stessa?
Chissenefrega dell'estetica del gusto se poi esco da un ristorante ed ho ancora una fame della miseria.
Chissenefrega del vino da meditazione, se la meditazione dovrebbe annullare i pensieri e quando bevo finisco per dire un mare di cazzate.
Invece ce ne frega.
Il senso del regalo di Natale sta proprio nell'essere avvolto in un pacchetto.
Abbiamo scelto attraverso un'evoluzione, dettata dalla consapevolezza di massa, di perdere il pelo, camminare a due zampe. Però continuiamo a ruttare. A masticare.
Pensieri volanti di una non più così giovane italiana, trasferita in terra d'Albione per necessità amorose, attratta morbosamente dalla parola scritta, talvolta infastidita dalla parola detta, sopratutto al telefono.
Tuesday, December 16, 2008
Friday, December 12, 2008
La gru protesta
All'interno di Santa Maria dell Grazie c'era un muletto gigante, una sorta di mini gru.
Strideva la vicinanza del mostro meccanico con la costruzione quattrocentesca, urlavano i muri.
Ma se la gru fosse arrivata prima? Se il tempo fosse circolare?
Pensiamo sempre di avere delle certezze.
Strideva la vicinanza del mostro meccanico con la costruzione quattrocentesca, urlavano i muri.
Ma se la gru fosse arrivata prima? Se il tempo fosse circolare?
Pensiamo sempre di avere delle certezze.
Wednesday, October 22, 2008
Francoforte

Una linea continua di un segnale del codice a morse: nè punti, nè virgole.
Un lungo tratto, dal mattino all'una di notte-stazione-marciapiede-aria fresca.
Poi, improvvisamente il tempo si è interrotto, all'una e cinque, stazione Centrale di Francoforte: non c'erano le persone, non c'era l'autobus.
La linea si è spezzata.
Rumore bianco, rumore bianco, rumore bianco.
Trovo soltanto un tavolo lungo, senza sedie, all'interno di un supermarket minuscolo, dove si sposta senza movimento un peruviano. Il commesso ha una pettinatura a caschetto ed un sorriso sognante, impila dei Kit Kat initerrottamente, incantato.
Ecco le persone che si muovono rimanendo ferme.
Il tempo scorre ed io non me ne accorgo.
Quando siamo soli e senza riferimenti il tempo cessa semplicemente di esistere.
Arriva l'autobus alle due e mezza e si riapre il movimento, riprende a scorrere il tempo.
In aereo siedo e sperimento un grosso punto esclamativo, delirante.
L'aereo decolla ed esclama.
Il tempo ancora,
il tempo ancora ed ancora,
ancora, ancora, ancora,
è rimasto appeso:
tra uno sgabello, un tavolo ed il neon.
Non ha aperto lo sguardo a visioni.
Assenza. Segnale occupato.
Finchè è passata una bicicletta...
e ci siamo voltati.
Tra un container ed una sigaretta,
sono scivolata ancora sulla superficie delle cose.
La crisi
Pare proprio che tutto stia crollando.
C'è chi sostiene che si tratti di una crisi reale gonfiata dai media.
C'è chi dice che sia una crisi più profonda, sminuita dai mezzi di comunicazione.
Staremo a vedere...
La mia generazione, cresciuta nell'agiatezza, riceverà un'inidimenticabile lezione di vita.
Credo che cambierà il concetto di denaro.
Per il momento soffre sopratutto chi ricco non è.
Ahimè! E dove sta la novità?
C'è chi sostiene che si tratti di una crisi reale gonfiata dai media.
C'è chi dice che sia una crisi più profonda, sminuita dai mezzi di comunicazione.
Staremo a vedere...
La mia generazione, cresciuta nell'agiatezza, riceverà un'inidimenticabile lezione di vita.
Credo che cambierà il concetto di denaro.
Per il momento soffre sopratutto chi ricco non è.
Ahimè! E dove sta la novità?
Tuesday, October 14, 2008
L'amore non guasta
"...quando pensai alla faccia di mia madre e di mio padre lo feci con un misto di nostalgia e di paura.
Non avevo dimenticato che casa propria può essere il posto più straniero di tutti."
Jonathan Coe "L'amore non Guasta"
Non avevo dimenticato che casa propria può essere il posto più straniero di tutti."
Jonathan Coe "L'amore non Guasta"
Thursday, October 02, 2008
"Vergogna" di Coetzee
Tutto è disegnato sullo sfondo post-Apartheid del Sudafrica.
Lurie è un docente universitario frustrato dal fatto di essere un ottimo critico di libri altrui, ma incapace di scriverne uno suo.
I suoi studenti ascoltano le sue disquisizioni sulla letteratura senza entusiasmo, è diviso dalla moglie, ha una figlia lesbica pseudo-hyppie e preferisce frequentare prostitute per evitare il coinvolgimento emotivo. Da un pò di tempo frequenta la stessa prostituta per crearsi la condizione mentale di avere una vera relazione, senza mettersi in gioco.
Il protagonista pensa che Yeats scrive:
" un uomo anziano non è che una cosa miserabile, / una giacca stracciata su un bastone, a meno che/ l'anima non batta le mani e canti, e canti più forte/ per ogni strappo nel suo abito mortale..."
Ad un certo punto Lurie, non ha calcolato che il paese dove vive non accetta che un vecchio «possa far cantare la sua anima e battere le mani» , e decide di corteggiare una ragazza ventenne che lo denuncerà per molestie sessuali.
Lurie rifiuta di difendersi e si rifugia a casa della figlia che cerca di abituarsi a lui, ma in realtà lo considera soltanto un ingombro.
La ragazza vive in campagna, circondata da vicini di casa che sono contadini ad uno stadio primordiale.
Viene aggredita ed il padre non è nemmeno in grado di difenderla.
Lurie è soltanto più un vecchio uomo caduto in disgrazia e non fa nemmeno pena, perchè non riesce ad ammorbidire gli spigoli della sua indole critica e saccente, non riesce a guardare le ragazzine con piacere e senza desiderio.
Lurie, il primo giorno in cui viene ospitato da sua figlia, dedica una attenzione maniacale alla liturgia del proprio mangiare: «niente disgusta un figlio più del corpo di un genitore quando esplica le sue funzioni ».
Quanto è vero!
Sante parole.
Lurie è un docente universitario frustrato dal fatto di essere un ottimo critico di libri altrui, ma incapace di scriverne uno suo.
I suoi studenti ascoltano le sue disquisizioni sulla letteratura senza entusiasmo, è diviso dalla moglie, ha una figlia lesbica pseudo-hyppie e preferisce frequentare prostitute per evitare il coinvolgimento emotivo. Da un pò di tempo frequenta la stessa prostituta per crearsi la condizione mentale di avere una vera relazione, senza mettersi in gioco.
Il protagonista pensa che Yeats scrive:
" un uomo anziano non è che una cosa miserabile, / una giacca stracciata su un bastone, a meno che/ l'anima non batta le mani e canti, e canti più forte/ per ogni strappo nel suo abito mortale..."
Ad un certo punto Lurie, non ha calcolato che il paese dove vive non accetta che un vecchio «possa far cantare la sua anima e battere le mani» , e decide di corteggiare una ragazza ventenne che lo denuncerà per molestie sessuali.
Lurie rifiuta di difendersi e si rifugia a casa della figlia che cerca di abituarsi a lui, ma in realtà lo considera soltanto un ingombro.
La ragazza vive in campagna, circondata da vicini di casa che sono contadini ad uno stadio primordiale.
Viene aggredita ed il padre non è nemmeno in grado di difenderla.
Lurie è soltanto più un vecchio uomo caduto in disgrazia e non fa nemmeno pena, perchè non riesce ad ammorbidire gli spigoli della sua indole critica e saccente, non riesce a guardare le ragazzine con piacere e senza desiderio.
Lurie, il primo giorno in cui viene ospitato da sua figlia, dedica una attenzione maniacale alla liturgia del proprio mangiare: «niente disgusta un figlio più del corpo di un genitore quando esplica le sue funzioni ».
Quanto è vero!
Sante parole.
Thursday, September 18, 2008
Piccioni in testa

Stavo passeggiando per Pavia, quando mi sento un buffetto in testa, quasi una sberla.
Pensavo fosse un simpatico scherzo di qualche amico che non ha ancora capito che non mi fanno ridere le scene "buccia di banana", sopratutto quando sono lo zimbello.
Invece era un piccione. Un piccione che mi ha usata come pista d'atterraggio.
Ho digitato su google "piccione in testa" ed è saltato fuori che il piccione in testa rappresenta in sogno un momento epifanico.
Inoltre mi è balzato all'occhio un certo spettacolo comico dal titolo "Un giorno cagherò in testa ad un piccione" che mi riprometto di andare a vedere.
Nella realtà fa soltanto un pò schifo e nulla di epifanico è accaduto.
Dimenticavo: un uccellino è entrato in camera mia il mese scorso, tipo film di Hitchcock.
Tutto questo sarà frutto del caso?
Friday, September 05, 2008
Pienezza
Non amo le giornate in cui gli impegni si sovrappongono e non si ha mai tempo di lasciare spazio all'intuizione, non c'è tempo di guardarsi dal di fuori.
Non amo quando gli altri mi impongono di non avere tempo per me stessa.
Non amo tutto questo correre. Perchè è stupido.
Non amo quando gli altri mi impongono di non avere tempo per me stessa.
Non amo tutto questo correre. Perchè è stupido.
Friday, August 29, 2008
Castelli di rabbia
"Perché è così che ti frega la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine,
o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri
da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."
"Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un po' panico e la vita ne esce stropicciata come un biglietto stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura. Un po' per caso, un po' per fortuna, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così."
"Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca,
che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare,
allora non c'è verso di spiaccicare una sola parola,
non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro,
ingoiato da quei dannati singhiozzi,
naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire...
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?"
"Castelli di rabbia" Alessandro Baricco
Non avevo mai letto un romanzo di Baricco, credo ne leggerò altri.
E' lampante la sua dote: e' uno scrittore.
L'unica nota stonata è che filtra dalle pagine del romanzo una velata volontà di dimostrare di essere uno scrittore bravo, di usare certe immagini (sentite o non
sentite?) per stupire. Non dovrebbe averne bisogno.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine,
o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri
da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."
"Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un po' panico e la vita ne esce stropicciata come un biglietto stretto in un pugno, nascosto con una mossa nervosa di paura. Un po' per caso, un po' per fortuna, spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così."
"Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca,
che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare,
allora non c'è verso di spiaccicare una sola parola,
non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro,
ingoiato da quei dannati singhiozzi,
naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire...
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?"
"Castelli di rabbia" Alessandro Baricco
Non avevo mai letto un romanzo di Baricco, credo ne leggerò altri.
E' lampante la sua dote: e' uno scrittore.
L'unica nota stonata è che filtra dalle pagine del romanzo una velata volontà di dimostrare di essere uno scrittore bravo, di usare certe immagini (sentite o non
sentite?) per stupire. Non dovrebbe averne bisogno.
Thursday, August 28, 2008
Trilogia sporca dell'Avana
Un habanero autentico, omonimo dell'autore, si muove per l'Avana con un obiettivo, lo stesso di tutti quanti a Cuba: sopravivvere.
In preda ad una costante fame, comunicata splendidamente e direttamente al lettore, riesce a soddisfare raramente l'esigenza alimentare, ma con frequenza giornaliera i suoi appetiti sessuali.
Le scene di sesso sono disseminate ovunque, i rapporti sono vissuti dal protagonista in maniera animalesca.
Tutti personaggi sono rassegnati e sopportano il caldo, dimenticano la dignità, vendono qualsiasi rifiuto e si vendono con distacco.
Nonostante il degrado, si respira un'innocenza primitiva a tratti commuovente.
Una raccolta splendida ed irritante al contempo.
In preda ad una costante fame, comunicata splendidamente e direttamente al lettore, riesce a soddisfare raramente l'esigenza alimentare, ma con frequenza giornaliera i suoi appetiti sessuali.
Le scene di sesso sono disseminate ovunque, i rapporti sono vissuti dal protagonista in maniera animalesca.
Tutti personaggi sono rassegnati e sopportano il caldo, dimenticano la dignità, vendono qualsiasi rifiuto e si vendono con distacco.
Nonostante il degrado, si respira un'innocenza primitiva a tratti commuovente.
Una raccolta splendida ed irritante al contempo.
Wednesday, August 06, 2008
Nick Cave
L'ultimo album di Nick Cave mi ha profondamenrte deluso, ed io che l'avrei difeso senza nemmeno sentirlo!
In effetti l'eroina fa l'ispirazione di quell'uomo; ancor più la fase della disintossicazione approfondisce ulteriormente la capacità di penetrazione delle sue note.
Ora è diventato un signore per bene.
Forse dovrebbe drogarsi ancora e smetterla di imitare david Bowie.
Tra le vecchie mie preferite: "As I sat sat sadly by her side", "Weeping song", "Into my arms" e "Nobody's babe"...da sentire d'inverno.
Nicola Cava appoggia le parole sulle note, ci soffia sopra e loro prendono il volo.
Chi non apprezza la interpreta come musica di deprimente disperazione: sotto l'urlo c'è nascosta una risata di distaccata ed ironica accettazione del destino umano.
Nei testi di Cave ritornano spesso simbologie bibliche dolcemente svuotate della loro temibile interpretazione classica. Allegramente riportate in vita attraverso significati diversi.
Testo di "As I sat Sadly by her Side"
As I sat sadly by her side
At the window, through the glass
She stroked a kitten in her lap
And we watched the world as it fell past
Softly she spoke these words to me
And with brand new eyes, open wide
We pressed our faces to the glass
As I sat sadly by her side
She said, father, mother, sister, brother,
Uncle, aunt, nephew, niece,
Soldier, sailor, physician, labourer,
Actor, scientist, mechanic, priest
Earth and moon and sun and stars
Planets and comets with tails blazing
All are there forever falling
Falling lovely and amazing
Then she smiled and turned to me
And waited for me to reply
Her hair was falling down her shoulders
As I sat sadly by her side
As I sat sadly by her side
The kitten she did gently pass
Over to me and again we pressed
Our different faces to the glass
That may be very well, I said
But watch the one falling in the street
See him gesture to his neighbours
See him trampled beneath their feet
All outward motion connects to nothing
For each is concerned with their immediate need
Witness the man reaching up from the gutter
See the other one stumbling on who can not see
With trembling hand I turned toward her
And pushed the hair out of her eyes
The kitten jumped back to her lap
As I sat sadly by her side
Then she drew the curtains down
And said, when will you ever learn
That what happens there beyond the glass
Is simply none of your concern?
God has given you but one heart
You are not a home for the hearts of your brothers
And God does not care for your benevolence
Anymore than he cares for the lack of it in others
Nor does he care for you to sit
At windows in judgement of the world he created
While sorrows pile up around you
Ugly, useless and over-inflated
At which she turned her head away
Great tears leaping from her eyes
I could not wipe the smile from my face
As I sat sadly by her side
In effetti l'eroina fa l'ispirazione di quell'uomo; ancor più la fase della disintossicazione approfondisce ulteriormente la capacità di penetrazione delle sue note.
Ora è diventato un signore per bene.
Forse dovrebbe drogarsi ancora e smetterla di imitare david Bowie.
Tra le vecchie mie preferite: "As I sat sat sadly by her side", "Weeping song", "Into my arms" e "Nobody's babe"...da sentire d'inverno.
Nicola Cava appoggia le parole sulle note, ci soffia sopra e loro prendono il volo.
Chi non apprezza la interpreta come musica di deprimente disperazione: sotto l'urlo c'è nascosta una risata di distaccata ed ironica accettazione del destino umano.
Nei testi di Cave ritornano spesso simbologie bibliche dolcemente svuotate della loro temibile interpretazione classica. Allegramente riportate in vita attraverso significati diversi.
Testo di "As I sat Sadly by her Side"
As I sat sadly by her side
At the window, through the glass
She stroked a kitten in her lap
And we watched the world as it fell past
Softly she spoke these words to me
And with brand new eyes, open wide
We pressed our faces to the glass
As I sat sadly by her side
She said, father, mother, sister, brother,
Uncle, aunt, nephew, niece,
Soldier, sailor, physician, labourer,
Actor, scientist, mechanic, priest
Earth and moon and sun and stars
Planets and comets with tails blazing
All are there forever falling
Falling lovely and amazing
Then she smiled and turned to me
And waited for me to reply
Her hair was falling down her shoulders
As I sat sadly by her side
As I sat sadly by her side
The kitten she did gently pass
Over to me and again we pressed
Our different faces to the glass
That may be very well, I said
But watch the one falling in the street
See him gesture to his neighbours
See him trampled beneath their feet
All outward motion connects to nothing
For each is concerned with their immediate need
Witness the man reaching up from the gutter
See the other one stumbling on who can not see
With trembling hand I turned toward her
And pushed the hair out of her eyes
The kitten jumped back to her lap
As I sat sadly by her side
Then she drew the curtains down
And said, when will you ever learn
That what happens there beyond the glass
Is simply none of your concern?
God has given you but one heart
You are not a home for the hearts of your brothers
And God does not care for your benevolence
Anymore than he cares for the lack of it in others
Nor does he care for you to sit
At windows in judgement of the world he created
While sorrows pile up around you
Ugly, useless and over-inflated
At which she turned her head away
Great tears leaping from her eyes
I could not wipe the smile from my face
As I sat sadly by her side
Wednesday, July 30, 2008
Ancora un giorno
Nel 1975 l'Angola cessa di essere una colonia portoghese e conquista l'indipendenza: Kapucinskji si trova proprio lì quando questo accade e lì rimane come unico giornalista straniero impavido ed inamovibile.
Come le nazioni che hanno vissuto sempre in totale asservimento al potere, l'Angola cade nel disordine delirante e si creano innumerevoli fazioni che lottano per il potere.
Alla vita umana viene assegnato un valore così misero da risultare inconcepibile per un lettore occidentale. Così l'autore viene trascinato da un posto all'altro, rischiando continuamente la vita e fa quasi innervosire questa condizione di totale abbandono al caso ed alla fortuna.
Si percepisce nettamente la relatività degli accadimenti nel leggerlo.
Come le nazioni che hanno vissuto sempre in totale asservimento al potere, l'Angola cade nel disordine delirante e si creano innumerevoli fazioni che lottano per il potere.
Alla vita umana viene assegnato un valore così misero da risultare inconcepibile per un lettore occidentale. Così l'autore viene trascinato da un posto all'altro, rischiando continuamente la vita e fa quasi innervosire questa condizione di totale abbandono al caso ed alla fortuna.
Si percepisce nettamente la relatività degli accadimenti nel leggerlo.
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Kapuscinski Ryszard - Ancora un giorno
Friday, July 25, 2008
Unità

Maledizione, mi è successo di nuovo.
Sono uscita stamattina ed ho provato un moto di amorevolezza verso esattamente ogni singola persona che ho incontrato: conosciuti, sconosciuti, controllori del treno, baristi.
Ho sognato che non trovavo più dei gioielli e poi li rivedevo indossatida altri in forma diversa: un signore aveva un mio smeraldo in un dente, un'altra indossava una mia perla.
Forse questo sogno ha qualcosa a che fare con la sensazione di oggi. Mi sembra palese.
Wednesday, July 23, 2008
"Il meglio che possa capitare ad una brioche"
L'esordio de "Il meglio che possa capitare ad una brioche" fa sbellicare dalle risate.
Il protagonista viene coinvolto in una faccenda strana e misteriosa che cerca di risolvere tra una birra e l'altra, una prostituta e l'altra, un'overdose di tv e cibo ipercalorico e l'altra.
La parte finale invece è deludente, la trama si attorciglia su sè stessa e cade in un buco.
Il luogo segreto dove viene rinchiuso il protagonista con il fratello, sede di una sorta di setta o confraternita, non convince: se dev'essere una metaforica critica alla società l'accettiamo con riserva.
Il punto è che il protagonista, figlio di un magnate della finanza spagnola, che fa l'alternativo scazzato con il culo degli altri, non può venire a raccontarci come vivere al meglio in una condizione di nichilismo, misoginia, dipendenza da cannabis, leggerezza nell'animo e pesantezza del corpo.
Inoltre mi ricorda i classici film italiani dove i soliti uomini sfigati e bruttini, vedi Pieraccioni, Boldi, Calà e altri mille, vanno sempre a finire con delle super fighe oppure hanno delle botte di culo, ecco, questa non è la regola.
A parte questa critica non oggetiiva (talvolta mi rendo conto di avere dei pregiudizi nei confronti dei ricchi che fanno i poveri, ma forse si tratta do invidia), il romanzo resta molto divertente, ci sono delle parti che rileggerei ora per farmi una risata.
Il protagonista viene coinvolto in una faccenda strana e misteriosa che cerca di risolvere tra una birra e l'altra, una prostituta e l'altra, un'overdose di tv e cibo ipercalorico e l'altra.
La parte finale invece è deludente, la trama si attorciglia su sè stessa e cade in un buco.
Il luogo segreto dove viene rinchiuso il protagonista con il fratello, sede di una sorta di setta o confraternita, non convince: se dev'essere una metaforica critica alla società l'accettiamo con riserva.
Il punto è che il protagonista, figlio di un magnate della finanza spagnola, che fa l'alternativo scazzato con il culo degli altri, non può venire a raccontarci come vivere al meglio in una condizione di nichilismo, misoginia, dipendenza da cannabis, leggerezza nell'animo e pesantezza del corpo.
Inoltre mi ricorda i classici film italiani dove i soliti uomini sfigati e bruttini, vedi Pieraccioni, Boldi, Calà e altri mille, vanno sempre a finire con delle super fighe oppure hanno delle botte di culo, ecco, questa non è la regola.
A parte questa critica non oggetiiva (talvolta mi rendo conto di avere dei pregiudizi nei confronti dei ricchi che fanno i poveri, ma forse si tratta do invidia), il romanzo resta molto divertente, ci sono delle parti che rileggerei ora per farmi una risata.
Monday, July 21, 2008
Contenitori
Nulla capita per caso.
Quando perdo un pezzo per strada qualcuno me lo riporta, magari qualcosa di leggermente diverso, ma che si incastra.
Quando trovo vestiti, cocci, organi interni o colori, cerco di rimetterli a posto.
Posto? Scopro immancabilmente che non esistono posti, ma spazi, da riempire e da svuotare.
Scopro anche che non esiste ancora una parola per tutto.
E non capita per caso che non esistano parole per alcune cose.
Alcune cose non stanno dentro ad alcun contenitore, nessun significante le può significare.
Allora restano così, aleggiano.
Quando perdo un pezzo per strada qualcuno me lo riporta, magari qualcosa di leggermente diverso, ma che si incastra.
Quando trovo vestiti, cocci, organi interni o colori, cerco di rimetterli a posto.
Posto? Scopro immancabilmente che non esistono posti, ma spazi, da riempire e da svuotare.
Scopro anche che non esiste ancora una parola per tutto.
E non capita per caso che non esistano parole per alcune cose.
Alcune cose non stanno dentro ad alcun contenitore, nessun significante le può significare.
Allora restano così, aleggiano.
Friday, July 04, 2008
La colonia
La peggior cosa che mi sia mai accaduta: decidere di andare in colonia a sei anni.
Decidere di andare in colonia in un ameno luogo di bassa montagna di nome Premeno.
Ho deciso di andarci per dimostrare di essere grande ed indipendente, c'era una mia vicina di casa che aveva già prenotato, però lei aveva 12 anni e limonava alla stragrande.
Un giorno mi aveva anche dato una dimostrazione di come un bolo di biscotto gelato potesse passare dalla sua bocca a quella del fidanzato Filippo.
Mentre mia nonna mi stava facendo le valigie, la sera precedente la partenza, capii che tutto era ormai scritto ed immodificabile, era fatta: dovevo stare via un mese, forse non sarei tornata mai più.
Con il groppo in gola andai a dormire.
La prima cosa che mia accadde fu di patire tremendamente il pulman ed accorgermi che ero sola, il cordone ombelicale si era allungato, la linea era disturbata. Non c'era campo, il cordone non prendeva.
Erano tutti troppo grandi per me, parlavano di motorini, cose noiose.
Avevo un peluche-cane ed un paio di barbie in valigia, ma non potevo aggiungere carne al fuoco, già ero un bersaglio troppo facile, se mi avessero visto giocare avrei segnato la mia sconfitta, sarebbe stato un autogol. Avrei dovuto resistere senza toccarle. Davo solo un'occhiata in valigia ai giochi quando non c'era nessuno: due parole al cane, una pettinata alla barbie, con l'occhio vigile sulla porta della camerata.
Dopo 15 giorni arrivarono i miei genitori e mio fratello a trovarmi.
Verso le sette di sera i miei si allontanarono senza salutarmi e mio fratello mi consegnò il mio regalo: un luciotto, verme verde che sconfigge la paura del buio.
Il fratello boffonchiò qualcosa sull'andarmi a prendere un gelato, anzi mi chiese esattamente il gelato che desideravo, si allontanò e...sparì.
Sono rimasta ad attendere fino a che tutto divenne scuro.
Alcune signore stiravano e mi guardavano sconsolate.
Me l'avevano detto che ero troppo piccola per andare via da sola, nulla da fare.
Sto attendendo ancora adesso.
Decidere di andare in colonia in un ameno luogo di bassa montagna di nome Premeno.
Ho deciso di andarci per dimostrare di essere grande ed indipendente, c'era una mia vicina di casa che aveva già prenotato, però lei aveva 12 anni e limonava alla stragrande.
Un giorno mi aveva anche dato una dimostrazione di come un bolo di biscotto gelato potesse passare dalla sua bocca a quella del fidanzato Filippo.
Mentre mia nonna mi stava facendo le valigie, la sera precedente la partenza, capii che tutto era ormai scritto ed immodificabile, era fatta: dovevo stare via un mese, forse non sarei tornata mai più.
Con il groppo in gola andai a dormire.
La prima cosa che mia accadde fu di patire tremendamente il pulman ed accorgermi che ero sola, il cordone ombelicale si era allungato, la linea era disturbata. Non c'era campo, il cordone non prendeva.
Erano tutti troppo grandi per me, parlavano di motorini, cose noiose.
Avevo un peluche-cane ed un paio di barbie in valigia, ma non potevo aggiungere carne al fuoco, già ero un bersaglio troppo facile, se mi avessero visto giocare avrei segnato la mia sconfitta, sarebbe stato un autogol. Avrei dovuto resistere senza toccarle. Davo solo un'occhiata in valigia ai giochi quando non c'era nessuno: due parole al cane, una pettinata alla barbie, con l'occhio vigile sulla porta della camerata.
Dopo 15 giorni arrivarono i miei genitori e mio fratello a trovarmi.
Verso le sette di sera i miei si allontanarono senza salutarmi e mio fratello mi consegnò il mio regalo: un luciotto, verme verde che sconfigge la paura del buio.
Il fratello boffonchiò qualcosa sull'andarmi a prendere un gelato, anzi mi chiese esattamente il gelato che desideravo, si allontanò e...sparì.
Sono rimasta ad attendere fino a che tutto divenne scuro.
Alcune signore stiravano e mi guardavano sconsolate.
Me l'avevano detto che ero troppo piccola per andare via da sola, nulla da fare.
Sto attendendo ancora adesso.
Il libro dell'inquietudine

Nervi - Punta Chiappa
"Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un'altra persona che comincia a sognarlo, e non sono io.
Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi"
Da "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares" di Fernando Pessoa.
L'altra notte sono stata svegliata da un improvviso, violento, scoppio di pioggia.
Stavo facendo uin bellissimo sogno. Ho cercato di riprenderlo da dove l'avevo lasciato, ma ho iniziato a pensare di spegnere il ventilatore, ho pensato che non riconoscevo quasi la mia casa. Così non ci sono riuscita. Quand'ero piccola ci riuscivo.
Monday, June 30, 2008
Asparagi su Marte
Non c'è pensiero che possa rimanere ingabbiato.
I pensieri passano attraverso le sbarre e volano in alto, ripiovono sulle nostre teste, si espandono.
Nulla ha più valore simbolico, sopratutto da quando hanno scoperto che su Marte possono crescere gli asparagi.
I pensieri passano attraverso le sbarre e volano in alto, ripiovono sulle nostre teste, si espandono.
Nulla ha più valore simbolico, sopratutto da quando hanno scoperto che su Marte possono crescere gli asparagi.
Friday, June 27, 2008
Terapia panica
Jodorowsky è stato mimo, attore, regista, scrittore, ma sopratutto è stato psicanalista , o meglio psicomago, il suo lavoro non è riconducibiile a nessuna corrente di pensiero.
Isolato e visionario, egli elabora un nuovo modo, totalmente istintivo, di entrare in contatto con l'inconscio.
Terapia panica per ricordarci che l'ordine dell'universo, apparentemente così armonico, può essere, anzi deve essere continuamente sgretolato.
La sicurezza dell'abitudine che ci rende ciechi dinanzi al divenire del mondo, dev'essere messa continuamente in discussione per permetterci l'apparizione di altre possibilità di esistenza.
Scrive: "la gente desidera smettere di soffrire, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sua adorate sofferenze. La terapia panica vuole essere un modo, dirompente, per azzerare l'abitudine e aprire nuove porte verso una comprensione diversa dell'esistere. Perché essa funzioni, occorre crederci, e questo dogma è vero per ogni tipo di azione nel mondo."
Attraverso azioni apparentemente egocentriche ed azzardate ci ricorda che la vita è un ATTO POETICO.
Azioni come salire sulla cima di un albero, anzichè girarci attorno, bruciare una foto e bersela, non diventano azioni narcisistiche, ma mezzi per essere sempre pronti alla meraviglia, fenomeno che può accadere soltanto qaundo ci sentiamo VIVI.
Ed è importante l'azione concreta per non rimanere soltanto ancorati al pensiero astratto.
I veri uomini, quelli che non dormono in piedi, mettono in atto i pensieri.
Vorrei non scordarlo mai e comunicarlo a tutti.
Isolato e visionario, egli elabora un nuovo modo, totalmente istintivo, di entrare in contatto con l'inconscio.
Terapia panica per ricordarci che l'ordine dell'universo, apparentemente così armonico, può essere, anzi deve essere continuamente sgretolato.
La sicurezza dell'abitudine che ci rende ciechi dinanzi al divenire del mondo, dev'essere messa continuamente in discussione per permetterci l'apparizione di altre possibilità di esistenza.
Scrive: "la gente desidera smettere di soffrire, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sua adorate sofferenze. La terapia panica vuole essere un modo, dirompente, per azzerare l'abitudine e aprire nuove porte verso una comprensione diversa dell'esistere. Perché essa funzioni, occorre crederci, e questo dogma è vero per ogni tipo di azione nel mondo."
Attraverso azioni apparentemente egocentriche ed azzardate ci ricorda che la vita è un ATTO POETICO.
Azioni come salire sulla cima di un albero, anzichè girarci attorno, bruciare una foto e bersela, non diventano azioni narcisistiche, ma mezzi per essere sempre pronti alla meraviglia, fenomeno che può accadere soltanto qaundo ci sentiamo VIVI.
Ed è importante l'azione concreta per non rimanere soltanto ancorati al pensiero astratto.
I veri uomini, quelli che non dormono in piedi, mettono in atto i pensieri.
Vorrei non scordarlo mai e comunicarlo a tutti.
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