Wednesday, August 06, 2008

Nick Cave

L'ultimo album di Nick Cave mi ha profondamenrte deluso, ed io che l'avrei difeso senza nemmeno sentirlo!
In effetti l'eroina fa l'ispirazione di quell'uomo; ancor più la fase della disintossicazione approfondisce ulteriormente la capacità di penetrazione delle sue note.
Ora è diventato un signore per bene.
Forse dovrebbe drogarsi ancora e smetterla di imitare david Bowie.

Tra le vecchie mie preferite: "As I sat sat sadly by her side", "Weeping song", "Into my arms" e "Nobody's babe"...da sentire d'inverno.

Nicola Cava appoggia le parole sulle note, ci soffia sopra e loro prendono il volo.
Chi non apprezza la interpreta come musica di deprimente disperazione: sotto l'urlo c'è nascosta una risata di distaccata ed ironica accettazione del destino umano.
Nei testi di Cave ritornano spesso simbologie bibliche dolcemente svuotate della loro temibile interpretazione classica. Allegramente riportate in vita attraverso significati diversi.

Testo di "As I sat Sadly by her Side"

As I sat sadly by her side
At the window, through the glass
She stroked a kitten in her lap
And we watched the world as it fell past
Softly she spoke these words to me
And with brand new eyes, open wide
We pressed our faces to the glass
As I sat sadly by her side

She said, father, mother, sister, brother,
Uncle, aunt, nephew, niece,
Soldier, sailor, physician, labourer,
Actor, scientist, mechanic, priest
Earth and moon and sun and stars
Planets and comets with tails blazing
All are there forever falling
Falling lovely and amazing

Then she smiled and turned to me
And waited for me to reply
Her hair was falling down her shoulders
As I sat sadly by her side

As I sat sadly by her side
The kitten she did gently pass
Over to me and again we pressed
Our different faces to the glass
That may be very well, I said
But watch the one falling in the street
See him gesture to his neighbours
See him trampled beneath their feet
All outward motion connects to nothing
For each is concerned with their immediate need
Witness the man reaching up from the gutter
See the other one stumbling on who can not see

With trembling hand I turned toward her
And pushed the hair out of her eyes
The kitten jumped back to her lap
As I sat sadly by her side

Then she drew the curtains down
And said, when will you ever learn
That what happens there beyond the glass
Is simply none of your concern?
God has given you but one heart
You are not a home for the hearts of your brothers

And God does not care for your benevolence
Anymore than he cares for the lack of it in others
Nor does he care for you to sit
At windows in judgement of the world he created
While sorrows pile up around you
Ugly, useless and over-inflated

At which she turned her head away
Great tears leaping from her eyes
I could not wipe the smile from my face
As I sat sadly by her side

Wednesday, July 30, 2008

Ancora un giorno

Nel 1975 l'Angola cessa di essere una colonia portoghese e conquista l'indipendenza: Kapucinskji si trova proprio lì quando questo accade e lì rimane come unico giornalista straniero impavido ed inamovibile.
Come le nazioni che hanno vissuto sempre in totale asservimento al potere, l'Angola cade nel disordine delirante e si creano innumerevoli fazioni che lottano per il potere.
Alla vita umana viene assegnato un valore così misero da risultare inconcepibile per un lettore occidentale. Così l'autore viene trascinato da un posto all'altro, rischiando continuamente la vita e fa quasi innervosire questa condizione di totale abbandono al caso ed alla fortuna.
Si percepisce nettamente la relatività degli accadimenti nel leggerlo.

Friday, July 25, 2008

Unità


Maledizione, mi è successo di nuovo.
Sono uscita stamattina ed ho provato un moto di amorevolezza verso esattamente ogni singola persona che ho incontrato: conosciuti, sconosciuti, controllori del treno, baristi.

Ho sognato che non trovavo più dei gioielli e poi li rivedevo indossatida altri in forma diversa: un signore aveva un mio smeraldo in un dente, un'altra indossava una mia perla.
Forse questo sogno ha qualcosa a che fare con la sensazione di oggi. Mi sembra palese.

Wednesday, July 23, 2008

"Il meglio che possa capitare ad una brioche"

L'esordio de "Il meglio che possa capitare ad una brioche" fa sbellicare dalle risate.
Il protagonista viene coinvolto in una faccenda strana e misteriosa che cerca di risolvere tra una birra e l'altra, una prostituta e l'altra, un'overdose di tv e cibo ipercalorico e l'altra.
La parte finale invece è deludente, la trama si attorciglia su sè stessa e cade in un buco.
Il luogo segreto dove viene rinchiuso il protagonista con il fratello, sede di una sorta di setta o confraternita, non convince: se dev'essere una metaforica critica alla società l'accettiamo con riserva.
Il punto è che il protagonista, figlio di un magnate della finanza spagnola, che fa l'alternativo scazzato con il culo degli altri, non può venire a raccontarci come vivere al meglio in una condizione di nichilismo, misoginia, dipendenza da cannabis, leggerezza nell'animo e pesantezza del corpo.
Inoltre mi ricorda i classici film italiani dove i soliti uomini sfigati e bruttini, vedi Pieraccioni, Boldi, Calà e altri mille, vanno sempre a finire con delle super fighe oppure hanno delle botte di culo, ecco, questa non è la regola.
A parte questa critica non oggetiiva (talvolta mi rendo conto di avere dei pregiudizi nei confronti dei ricchi che fanno i poveri, ma forse si tratta do invidia), il romanzo resta molto divertente, ci sono delle parti che rileggerei ora per farmi una risata.

Monday, July 21, 2008

Contenitori

Nulla capita per caso.
Quando perdo un pezzo per strada qualcuno me lo riporta, magari qualcosa di leggermente diverso, ma che si incastra.
Quando trovo vestiti, cocci, organi interni o colori, cerco di rimetterli a posto.
Posto? Scopro immancabilmente che non esistono posti, ma spazi, da riempire e da svuotare.
Scopro anche che non esiste ancora una parola per tutto.
E non capita per caso che non esistano parole per alcune cose.
Alcune cose non stanno dentro ad alcun contenitore, nessun significante le può significare.
Allora restano così, aleggiano.

Friday, July 04, 2008

La colonia

La peggior cosa che mi sia mai accaduta: decidere di andare in colonia a sei anni.
Decidere di andare in colonia in un ameno luogo di bassa montagna di nome Premeno.
Ho deciso di andarci per dimostrare di essere grande ed indipendente, c'era una mia vicina di casa che aveva già prenotato, però lei aveva 12 anni e limonava alla stragrande.
Un giorno mi aveva anche dato una dimostrazione di come un bolo di biscotto gelato potesse passare dalla sua bocca a quella del fidanzato Filippo.
Mentre mia nonna mi stava facendo le valigie, la sera precedente la partenza, capii che tutto era ormai scritto ed immodificabile, era fatta: dovevo stare via un mese, forse non sarei tornata mai più.
Con il groppo in gola andai a dormire.
La prima cosa che mia accadde fu di patire tremendamente il pulman ed accorgermi che ero sola, il cordone ombelicale si era allungato, la linea era disturbata. Non c'era campo, il cordone non prendeva.
Erano tutti troppo grandi per me, parlavano di motorini, cose noiose.
Avevo un peluche-cane ed un paio di barbie in valigia, ma non potevo aggiungere carne al fuoco, già ero un bersaglio troppo facile, se mi avessero visto giocare avrei segnato la mia sconfitta, sarebbe stato un autogol. Avrei dovuto resistere senza toccarle. Davo solo un'occhiata in valigia ai giochi quando non c'era nessuno: due parole al cane, una pettinata alla barbie, con l'occhio vigile sulla porta della camerata.
Dopo 15 giorni arrivarono i miei genitori e mio fratello a trovarmi.
Verso le sette di sera i miei si allontanarono senza salutarmi e mio fratello mi consegnò il mio regalo: un luciotto, verme verde che sconfigge la paura del buio.
Il fratello boffonchiò qualcosa sull'andarmi a prendere un gelato, anzi mi chiese esattamente il gelato che desideravo, si allontanò e...sparì.
Sono rimasta ad attendere fino a che tutto divenne scuro.
Alcune signore stiravano e mi guardavano sconsolate.
Me l'avevano detto che ero troppo piccola per andare via da sola, nulla da fare.
Sto attendendo ancora adesso.

Il libro dell'inquietudine


Nervi - Punta Chiappa

"Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un'altra persona che comincia a sognarlo, e non sono io.
Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi"
Da "Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares" di Fernando Pessoa.

L'altra notte sono stata svegliata da un improvviso, violento, scoppio di pioggia.
Stavo facendo uin bellissimo sogno. Ho cercato di riprenderlo da dove l'avevo lasciato, ma ho iniziato a pensare di spegnere il ventilatore, ho pensato che non riconoscevo quasi la mia casa. Così non ci sono riuscita. Quand'ero piccola ci riuscivo.

Monday, June 30, 2008

Asparagi su Marte

Non c'è pensiero che possa rimanere ingabbiato.

I pensieri passano attraverso le sbarre e volano in alto, ripiovono sulle nostre teste, si espandono.

Nulla ha più valore simbolico, sopratutto da quando hanno scoperto che su Marte possono crescere gli asparagi.

Friday, June 27, 2008

Terapia panica

Jodorowsky è stato mimo, attore, regista, scrittore, ma sopratutto è stato psicanalista , o meglio psicomago, il suo lavoro non è riconducibiile a nessuna corrente di pensiero.
Isolato e visionario, egli elabora un nuovo modo, totalmente istintivo, di entrare in contatto con l'inconscio.
Terapia panica per ricordarci che l'ordine dell'universo, apparentemente così armonico, può essere, anzi deve essere continuamente sgretolato.
La sicurezza dell'abitudine che ci rende ciechi dinanzi al divenire del mondo, dev'essere messa continuamente in discussione per permetterci l'apparizione di altre possibilità di esistenza.
Scrive: "la gente desidera smettere di soffrire, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sua adorate sofferenze. La terapia panica vuole essere un modo, dirompente, per azzerare l'abitudine e aprire nuove porte verso una comprensione diversa dell'esistere. Perché essa funzioni, occorre crederci, e questo dogma è vero per ogni tipo di azione nel mondo."
Attraverso azioni apparentemente egocentriche ed azzardate ci ricorda che la vita è un ATTO POETICO.
Azioni come salire sulla cima di un albero, anzichè girarci attorno, bruciare una foto e bersela, non diventano azioni narcisistiche, ma mezzi per essere sempre pronti alla meraviglia, fenomeno che può accadere soltanto qaundo ci sentiamo VIVI.
Ed è importante l'azione concreta per non rimanere soltanto ancorati al pensiero astratto.
I veri uomini, quelli che non dormono in piedi, mettono in atto i pensieri.
Vorrei non scordarlo mai e comunicarlo a tutti.

Saturday, June 21, 2008

The meaning of life



"Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.»
(dalla Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9)

Una sera stavo guardando le stelle, coricata su di una panchina-nicchia-pietra-bianca, proprio di fronte alla chiesa di San Michele, che sembra fatta di sabbia (forse è proprio fatta di sabbia, devo provare a bagnarla), e si parlava.
Ero con due amiche, dopo una cena libanese di una pesantezza che non si racconta.

Ad un tratto una guardando al cielo con aria meditabonda, dice:
- "Ma ci avete mai pensato a cosa ci aspetta dopo la morte?"
Penso io (e lo pensa anche l'altra):
- "Ma sono domande da farsi? Che domanda del cazzo è? Ma sopratutto: ci pensi solo adesso? Allora perchè la imposti in quel modo? Allora ci ritieni stupide."
Dunque risponde:
- "Chiara, vaffanculo!"

Premetto che mi sono sempre chiesta come si possa credere in un Dio specifico, con un nome ed una serie di caratteristiche diverse da un altro.
Come può un uomo dal basso della sua conoscenza e con la presunzione della sua fede cieca, negare l'autenticità di una divinità nata da diverse culture?
Questo è l'incubo della torre di Babele.

Non posso fare a meno di credere che la vita individuale non abbia senso, che le nostre identità ed i nostri sè, siano passeggeri.
Non posso fare a meno di credere in tutte le religioni e in nessuna di esse.

Ho risposto, con aria convinta (ed ancor oggi me la rido con Silvia, ma in questo credo e credo anche in tante altre cose, credo a tutto quello che mi si dice o a tutto quello che mi immagino):

"Se in effetti l'atomo è praticamente vuoto, o meglio se è composto esclusivamente da quella che possiamo chiamare "Energia", allora mi viene un dubbio.
Se la distanza tra nucleo ed elettroni è pari a 99% del totale o giù di là (non ricordo in effetti)...comunque se si vanno a trovare particelle sempre più piccole, quark e via dicendo, insomma abbiamo capito che non si finirà mai di trovare qualcosa di più piccolo: stiamo parlando dell'infinitamente piccolo, come dell'infinitamente grande. Stiamo parlando di un cerchio immenso che mai si apre e mai si chiude, che non ha un centro e non ha un diametro.
Torniamo al nostro micromondo ( o macro), se effettivamente siamo solo energia e la materia non esiste: l'energia si trasforma, non si distrugge.
Credo che nessuno debba temere, nulla si distruggerà.
Purtroppo ho sempre avuto la sensazione però che non rinasceremo in forma di cani pastori, prostitute o presidenti, ma la nostra energia si spargerà e crescreanno nuove cose.
Ovvero non avremo una memoria recuperabile utilizzando quel 90% di famosa intelligenza che dicono che non usiamo, nemmeno la regressione ipnotica forse potrà aiutarci. Diventeremo altro e basta."

Già sembrano boiate new-age, ma è il new-age che si è plasmato sul concetto di unità del mondo ed è come il grunge, non esiste.
E
Avessimo meno specchi, meno blog, meno parole, meno vestiti e meno televisioni, forse non saremmo così incollati alla nostra identità singola, l'uno totale non si potrà distruggere, la nostra memoria e la nostra coscienza individuale, ahimè forse quella...ma esistono le foto, gli alberi genealogici, i blog, i libri, i diari, le mutande usate.

Thursday, June 05, 2008

Giugno

Riposo, coricata su una superficie brulla, incolta, secca. Al tatto è la crosta della torta spennellata di albume, ad accarezzarla sento che tutto può essere fermo.
Tutto può essere superficie.

Conferenze stampa post moderne

Ieri sono stata ad una conferenza stampa di una nota marca di frigoriferi ed aspirapolveri.
Accolta con uno champagne alle ore 11.30 da alcune cubiste, entro in questo antro buio, allestito come una discoteca.
Amministratori delegati, responsabili marketing e compagnia bella, si alternano a ruota sul palco parlando di frigoriferi sexy ed apirapolveri soparammobile, liberi di gesticolare perchè indossano un microfono alla Ambra Angiolini ai tempi d'oro.
E' chiaro come il sole che hanno fatto tutti dei corsi, stile "sei il migliore, esisti solo tu, immaginati gli altri mentre cagano" su come parlare in pubblico.
C'è un momento di suspance, tutto l'ambiente diventa fumoso e misterioso, un pianista intona un pezzo spacca-cuore ed una nera canta, escono dal buio due modelle che portano lui: il nuovo frigorifero.
Volevo andare ad abbracciarlo e piangere.
Segue un tango danzato da due ballerini passionali altri 1 metro e 50, per introdurre l'aspirapolvere.
Mah?

Friday, May 30, 2008

Blurring away



I confini delle persone sfumano nei luoghi, si mescolano i colori.
Implodono i miei piedi, il mondo, i pianeti.
Il desiderio ingabbia i pensieri, come riuscire a non desiderare?
I viaggi vissuti soltanto nelle fotografie, negli abiti acquistati.
Luoghi che si riflettono eternamente in giochi di specchi.
Immagini riprodotte e riproposte, mai osservate.
Immagini che nessuno voleva vedere. Segnare a fuoco la propria esistenza.
Anche con questo blog.
Quanti blog, quanti mucchi di lettere e parole che nessuno mai leggerà.
Allargare il nostro essere, conquistare spazi materiali e spazi di pensiero. Perchè?
La vecchia storia della ricerca dell'immortalità?
Crediamo di non essere ascoltati invece parliamo tutti contemporaneamente.
Si ferma il mondo e si inchina, si bruciano fotografie, si getta il denaro, mobili, auto e vestiti, solo ed esclusivamente davanti all'ammore. Quello con due m.
Si lo so che è patetico. E' quello che ci incolla tutti, che ci tiene in vita.

Tuesday, May 13, 2008

Fratelli Karamazov

Dostoevskij scrittore, nevrotico, moralista e peccatore.
Soltanto se credo che più personalità possano convivere, ed essere anche con saggio distacco definibili da chi è queste persone, posso arrivare ad accettare che Dostoevskij sia umano.
Non è possibile arrivare a comprendere così profondamente tipologie di uomini così differenti, a descriverne ogni moto dell'animo. Lo odio.
Mi lascia allibita.Ci sono innumerevoli scrittori che descivono animi, luoghi ed accadimenti senza aver visto, nè vissuto nulla di anche lontanamente comparabile. Fedor oltrepassa però la soglia, entra nel personaggio e lo scandaglia oltrepassando i limiti dell'analisi dell'auto analisi.

Ci si interroga sul significato della religione, dell'essere buoni, del determinismo storico, Fedor anticipa i tempi, come tutti i geni.
La rappresentazione del processo finale, con l'aggiunta di due telecamere, potrebbe essere proiettata ai nostri tempi: Cogne , Pacciani, o Pietro Maso?
La spettacolarizzazione del crimine non è criticata, ma compresa ed analizzata, con la saggezza di chi aveva il tempo di pensare più profondamente.
Si vede che il buon Dostoevkij non era tediato dalla tentazione di accendere la televisione, aveva sì molte altre cose da fare e scriveva di
notte, su commisione. Poteva comunque meditare in santa pace.
Il pensiero rimane lucido e profondo, sensibile e comprensivo, rimane quello di chi sicuramente vedeva diversamente, non vedeva soltanto linee, immagini e colori.

Ci chiede: chi non ha sognato di uccidere il proprio padre almeno una volta?
Chi ha il coraggio di dire questa bugia, si faccia avanti.
Il parricidio. Prova una profonda compasisone per i padri, non si sentono mai amati ed hanno ragione, nessuno li ama mai abbastanza.

Wednesday, April 30, 2008

Tudei

Oggi è una stupenda giornata, semplicemente perchè splende.
Non splende il sole, splende la giornata.
Oggi è una giornata scintillante, semplicemente perchè le scintille dei giorni non si vedono costantemente.
E il privilegio di essere vivi non ce lo concediamo tutti i giorni.
Ed i raggi di sole scalderanno più Dakar di Milano, oggi.
La sensazione di essere vivi senza voler fuggire dal proprio corpo, la sensazione di esserci e di non esserci per sempre.

Proprio perchè stavo leggendo che nel 2060 il problema dell'inquinamento potrebbe essere definitivamente risolto: avrò 87 anni, se ci sarò.
Anche se scivolo negli schermi, nelle fotografie e nelle parole: finchè ci sono, voglio esserci davvero.

Gniiic



Soffro di altalenanti nevrosi legate ai rumori prodotti da persone che conosco da tempo.
Non so da cosa nascano, so soltanto che la reazione dei mie nervi è inevitabile.
Sono sempre stata debole di nervi.
L'unica cura è chiudermi in una stanza e stare sola.
Allontanarmi.
Lo stridere del coltello su di un piatto.
Il masticare, soltanto quello di poche persone.
Aggressività repressa: forse di questo si tratta.
Se respiro profondamente si allevia il dolore.
Qualcuno dovrebbe ascoltarmi.

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.

Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.

Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?

È caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.

Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.
Pablo Neruda

Thursday, April 24, 2008

La notte dei nonni

Si è fatta tarda notte. Notte, molto tarda.
Sono andati tutti via: sono andati tutti quanti a dormire.
Tutti quanti chi?
Nessuno ha portato via i resti della cena da questa lunga, instabile, stretta tavola bianca: mollica di pane imbevuta di vino rosso, briciole e briciole e briociole, macchie di sugo, piatti accatastati con panna montata, ossa di coniglio, burro secco, tovaglioli sull'erba, mozziconi nei piatti, bicchieri bianchi, gialli e blu.
Le le lucine colorate sono accese, l'erba è umida ed inizia a fare freddo.
A quest'ora l'erba verde sembra viola, sembra più intensa.
Mistica erba, alberi nero-argento ed in alto fruscio di foglie: leggio del vento.
Brivido. Capogiro. Mi appoggio alla sedia.
Non so esattamente dove mi trovo. Non so esattamente chi sono. Cosa faccio qui?
Un nodo in gola. Mio figlio era qui prima.
I nipoti erano qui, erano piccoli e li portavo al mare: la focaccia e le giostrine. Questa sera: quei signori. Sono loro? Uno studia in un'altra città.
Mio marito non c'è. Mio marito dov'è?
Voglio tremendamente tornare a casa, tornare a casa, tornare a casa. Da mia madre, lei mi stringe forte, quando ha tempo per me. Le sue polpette, che buone.
Si è fatto tardi.
Mio marito è morto. E' morto? E il funerale? Ricordo un rinfresco e la sorella.
Qualcuno abitava con noi un tempo, un signore della banca, un signore solo e dormiva con...
Mi dicono di scrivere per mantenere allenata la mente, di guardare meno televisione, di leggere il giornale: rieccomi sono tornata.
Stavo spazzando per terra, quando...Che figuracce!
Devo soltanto rientrare in casa e capirò di chi è questa casa.
Mi dispiace, sono ridicola.
"Mamma vieni dentro, fa freddo, ti prendi un accidente!"
Mamma? Non sono sola, ora vado dentro e faccio finta di niente.
Che fame, ma avrò mangiato anch'io? A me non hanno dato niente, mi vogliono del male.
Mangio quella fetta di torta avanzata, un attimo e poi vado dentro, mi vogliono far morire. Gente malvagia.
Stai tranquilla. Chi l'avrebbe mai detto? Tutti contro di me.
Ecco il cane, già il cane: "Glenda, vieni qui, hai fame?"

Tuesday, April 22, 2008

Coerenza o schizofrenia?

La coerenza ha perso valore.
Oggi il modello da emulare è quello della schizofrenia.
L'abbiamo sempre associata ad un disturbo mentale.
Non potrebbe essere un pregio quello di essere leggermente schizofrenici?
Dell'avere la possibilità di gestire più personalità, più tendenze caratteriali, più attività, più forme di comportamento?
Questo non implica che una delle personalità debba essere per forza quella di un assasino, anzi.
Riusciremmo forse semplicemente a gestire meglio lo scorrere della vita in questa società in continua permutazione?
Chi ha detto che lo scorrere del nostro tempo deve andare in una direzione?
Forse bisognerebbe lasciare tante finestre aperte, d'altronde il mondo non aveva nessuna strada predefinita.
Proprio come navighiamo internet potremmo navigare la vita: tante finestre aperte.
Non è forse oggi più riprovevole essere totalmente coerente, non vedere le cose con gli occhiali degli altri, non essere gli altri?
A volte essere coerenti non significa essere chiusi di mente?

Thursday, April 17, 2008

La schiuma dei giorni - Boris Vian



"L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington..."
Boris Vian

Come può un vetro rotto ricrescere?
Boris Vian lo fa germogliare attraverso l'apparizione di una pellicina trasparente.
La neve non si scioglie.
Ad una conferenza il famoso filosofo Partre mostra campioni di vomito impagliato a migliaia di persone in adorazione.
L'amore trionfa ed i colori hanno un suono.
Pare quasi di leggere "ALice nel paese delle meraviglie".
La scrittura di Vian tra calembour, ossimori ed immagini talmente fantasiose da essere inimmagininabili, è pervasa da un'amarezza di fondo.
L'amore trionfa, ma nel disequilibrio, ci sono vinti e vincitori.
LA società è amara.

Tuesday, April 08, 2008

Segni

Cerco di lavare via i segni,
sbiadiscono, scoloriscono,
sembra che nulla si trasformi, come dicono.

Un segno sporca anche la sedia finta-pelle,
finta-verità, finta-casa.

Un altro graffia la porta,
spioncino-deforma realtà.

Sulla ringhiera del balcone,
ci si espone, ci si macchia di nero-fumo.

Sembra tutto così facilmente leggibile.

Talmente semplice che mi si annoda una corda vocale
e non riesco a più a dire la parola,
la prima ("mamma?")

Non riesco più a muovere il piede, il destro.
A respirare, l'aria.

Rimangono i segni,
di-segni ed infinito sgomento.