Monday, July 08, 2013

Sacrilegio



Mio fratello si è laureato in neurofisiopatologia alcuni anni fa.
Mi raccontava che agli studenti, durante il corso, era stato consigliato di seguire un'autopsia.
Non molti ci andarono.
Dei quattro presenti, una ragazza si defilò, presa da un conato di nausea.

Gli feci molte domande, la morte e la decomposizione mi attraggono morbosamente.
Pare che per fare le autopsie ci voglia la forza fisica di un macellaio: segare ossa, spaccare tessuti, tagliate la carne fredda.
Pare che lo schioccare delle ossa sia così rumoroso da essere surreale.

Sul tavolo dell'autopsia portarono un signore relativamente anziano.
Un nonno, lo definì mio fratello.
Questo nonno era morto per strada, colto da malore.

I medici gli trovarono in tasca una manciata abbondante di caramelle.
Prima di iniziare a tagliare e rimuovere, il medico ammiccò verso i suoi assistenti: "Caramelle?", propose.
E se le spartirono.
C'era anche della moneta.

Il nonno stava andando a trovare i suoi nipoti.
E le caramelle per i nipoti se le mangiarono i medici.

Sacrilegio.


Monday, July 01, 2013

Javier Marias e i mendicanti di Oxford





"La città di Oxford, sopratutto quando arriva ciò che lì non possono fare altrimenti che considerare bel tempo...è popolata, o meglio è zeppa di mendicanti. Per tutta primavera e parte dell'estate la città, che nelle altre stagioni ne conta già un buon numero, vede incrementarsi in modo demenziale e smisurato la sua popolazione questuante. Si ha l'impressione che vi siano quasi tanti mendicanti quanti studenti. Questi sono la ragione maggiore del proliferare di quelli, i quali costruiscono un vero e proprio esercito d'occupazione (indisciplinato).
...Questi mendicanti britannici che invadono le città del sud più prospere quando il clima comincia a trasformare l'acciottolato o l'asfalto in un letto accettabile (o meglio le panchine), non hanno niente a che vedere con i cosiddetti "pobres de solemnidad" dei nostri paesi del sud, indigenti notori che quasi sempre conservano la coscienza (un residuo) del fatto che, per quanto ritengano che sia loro dovuto, il denaro lo stanno chiedendo. Questi mendicanti britannici e irlandesi sono arcigni e fieri ed enormemente ubriachi. Non li ho mai visti chiedere nulla, anche se questo non vuole nemmeno dire che lo esigano. Semplicemente non parlano, non dicono, non si comportano secondo ciò che è stato convenuto da secoli, non citano il loro ruolo, né il loro significato, ma danno per acquisito che il loro comportamento ed il loro aspetto (certo indigente) assolvano di per sé il compito del gesto di tendere la mano e delle risapute frasi postulanti. Mai esporranno il loro caso né racconteranno una storia: ignorano la loquacità. Sono quasi afoni. Sono interiettivi. Vi è in loro, credo, una parte di accidia e una parte di orgoglio, una di noia e una di fatalismo. Di sicuro non chiedono perché uno che chiede non può avere allo stesso tempo l'aria spavalda, infastidita, rissosa e burbera che è tipicamente loro. Non sono umili, mancano di astuzia. Non ne sono interessati..." Da "tutte le anime", Javier Marias

Friday, June 28, 2013

Rapimenti Alieni





In un servizio della BBC, un rispettabile impiegato comunale racconta di essere stato più volte rapito dagli alieni.

Questo signore sulla cinquantina sostiene di avere una seconda madre aliena e di aver avuto rapporti sessuali con un'extraterrestre con la quale ha avuto un figlio.
Ama disegnare la madre aliena che lo tiene per mano o gli bacia il naso oppure la partner aliena. Lo fa con delle matite colorate che compra specificatamente, del verde giusto.
La moglie ed i figli del mondo reale non hanno voluto essere filmati. Lui dice che la moglie è gelosa della sua relazione extra coniugale.
Sotto pressione degli intervistatori il signore conferma di aver avuto una madre alcolizzata e di avere consumato tre pasti a tavola con lei in vent'anni.
La madre aliena gli ha dato tutto l'affetto che la madre vera non ha saputo fornire.

Intervistano poi una signora con i capelli cotonati e biondi, attillata, truccata come se fosse in Grease, peccato sia pure della stessa età di Olivia Newton John.
La signora vive nella periferia di una città britannica e fuma una sigaretta dopo l'altra.
Dice di essere stata spesso "presa" dagli alieni.
Dice che si tratta di un'esperienza piacevole.
Spesso succede la sera, davanti alla TV. Ad una certa ora.

Infine c'è una distinta signora che dice di essere in contatto con esseri di altri mondi, dice di essere stata geneticamente manipolata.
Si sottopone al test della verità e si fa analizzare il DNA.
Le sue storie sugli extraterrestri risultano bugie ed il DNA risulta normale.

Vedere un alieno seduto sul divano di fianco a me sarebbe stato meno surreale.

Wednesday, May 01, 2013

Di tutte le ricchezze, Stefano Benni





'Inutile cercare di dormire. E lui arrivò subito..
Il grasso e iroso tasso filosofo, il dottor Meles.
- Professore ci siamo cascati? - disse subito.
- Sì.
....
- Ahimè. Dovrò spiegarle alcune cose. Vede come sono fatto io?
- Come?
- Ho la testa piccola e denti aguzzi, il mio davanti è snello, ma dietro termino con un gran culone obeso. Sa perché?
- Perché?
- La mia testa è la ragione, la ratio, il cogito, con gli aguzzi denti dell'argomentazione filosofica. Pensare e ripensare mi consuma, mi leviga e la mia testa è affusolata, niente grasso superfluo di luoghi comuni e pigre spiegazioni. Poi però ci sono il cuore, lo stomaco e la pancia. E loro non capiscono la filosofia della parte davanti, si espandono e si allargano in beata assenza di razionalità. Sa cosa faccio quando esco dal letargo?
- No, dottor Meles.
- Desidero, professore, desidero. Desidero mangiare, divorare, strippare, ingollare, dopo mesi di astinenza. Desidero mele, tuberi, lucertole, bacche, serpi, anche lumache con il guscio se le trovo. Istinto, biologia aggressiva, irrazionale brama, ecco cosa mi guida. Ha un bel da pensare la testa, la ragione non conta più nulla. E lei ora desidera. E' uscito dal letargo della sua rassegnata solitudine, ha scoperto la fame del suo cuore, sa che la mela è proibita, ma desidera. Non avrà più pace ne' dieta. Non c'è filosofo che possa venirle in aiuto, nessun libro, nessuna saggezza. Soffrirà il suo cuore, il suo stomaco e le sue viscere andranno in subbuglio, il suo istinto di Homo Herectus potrà essere stemperato, ma non vinto. La mela è caduta dall'albero del destino, si prepari.
- Non posso tornare indietro?
- No, non può. Desideri e mangi tutta la gioia che può.
Ma lei sa queste cose meglio di me, dear fellow - disse alzando solennemente la zampa - Perciò veniamo al secondo punto della discussione.
- E cioè?
- Se qualcuno le ripete in un discorso per varie volte la parola "desidera" e "mela" cosa può significare?
- Che desidera una mela?
- Geniale intuizione - disse il tasso."
Cit. Stefano Benni, 'Di tutte le ricchezze'.

Buttati sul'erba





Coricata sull'erba, solo il canto degli uccelli, risate e discorsi in lingua slava dietro ed un motore acceso lontano.
Più della sabbia della spiaggia, delle rocce, di un lettino, adoro buttarmi sull'erba, sentire il peso del mio corpo sulla terra sotto ai fili verdi.
Per tutte le volte che la paura della morte ci assilla come in'insetto fastidioso ed impossibile da schiacciare, per tutte quelle volte in cui ci paralizza: buttati così sulla terra, senza pensieri, non si sta male, ricordiamocelo. Margherite oggi intorno e domani sopra di noi.
Come una borsa di pelle vuota sull'erba, solo a sentire il proprio peso, no si sta male, non si sta male per niente.

Thursday, April 25, 2013

Diventare oggetti





"Human Furniture" si intitola un mini articolo sul Sunday Times, mi approssimo alla lettura mentre, caso vuole, sento una canzone in cuffia dei Broken Social Scene che fa: "all this people drinking lovers' spit...".
Si tratta di una nota autobiografica di una ragazza che a tempo perso ama trasformarsi in oggetti diversi, sopratutto tavolino o poggiapiedi.
Per esempio, racconta, una signora un po' timida ha preferito chiamarla quando era con l'amica. È' arrivata a casa della signora, si è messa in mutande accovacciata e le due amiche hanno allungato i piedi sulla sua schiena e si sono bevute una birra, parlando dei fatti loro per circa un'ora.
Un'altra volta si è dovuta trovare in un parcheggio la sera tardi, una situazione un po' losca. Una ragazza è giunta poco dopo e ha allungato i piedi su di lei, si è fumata un paio di sigarette e poi se n'è andata.

Scrive che è come meditare, devi stare immobile ed uscire da te, diventare un oggetto.

Ho appena letto "Le luci nelle case degli altri", romanzo in cui la bimba protagonista, Mandorla, spesso si immagina di diventare un oggetto per evitare di vivere situazioni problematiche. Vuole diventare tendina per non dover affrontare la sua nuova avventura con la mamma adottiva, quaderno per non subire a scuola l'indifferenza del ragazzo del quale si è innamorata, orecchino per non dover dire verità scomode, citazioni creative perché non ho il libro davanti e non mi ricordo esattamente perché Mandorla voleva diventare un quaderno.

Il punto è: cos'è questa fissazione con gli oggetti?
Se si tratta di un gioco di chi scrive, bene, mi piace.
Se si tratta di una vera inclinazione della gente, allora mi sono persa qualcosa, forse dovrei uscire più spesso, ascoltare la gente, parlare con il mio giubbotto, magari provare a mettermi un cappello a larghe tese e fare la lampada.

Friday, March 22, 2013

Nonne e Cappotti





Ogni tanto nei sogni entro in un bar e ci trovo mia nonna Albina, sempre spettinata dal vento, con indosso il suo cappotto lungo scuro col collo di pelliccia, che ordina un marocchino.
Una volta mi ha anche detto: "ci vediamo al bar Alba".

A mia nonna piaceva uscire sola ed andare al bar per un marocchino il martedì e il giovedì.
La si poteva trovare nei bar più inaspettati, le piaceva cambiare.
Quando ero all'università ogni settimana mi comprava il caffè e i biscotti millesfoglie.

Lavorò per un numero disumano di ore per tre quarti della sua lunga vita: a sei anni badava a suo fratello, a nove badava ai figli di una ricca signora che in cambio le offriva la merenda, per vent'anni fu cameriera e cuoca in un ristorante sul Po, iniziava alle cinque del mattino lavando le tovaglie e finiva all'una di notte preparando per il giorno dopo. Inforno' ciabatte in un calzaturificio, poi venne la guerra e fini' in una catena di montaggio di bombe e poi ancora scarpe, mentre dopo il lavoro faceva il bucato e dava la cera ai pavimenti dei ricchi.

In pensione le sembrò di vivere in un mondo incantato. Giocava con i nipoti e nel tempo libero poteva andare al bar.
Il bar era il suo paradiso e nei sogni li' gira ancora.




Il crepuscolo







Gli alberi scivolano via dal finestrino del treno, rigorosamente in fila, come soldatini, disegnati con la china contro il cielo viola, scivolano veloci.
Sono diversi gli alberi in Inghilterra, più maestosi, più intricati, più intensi.

L'ultima luce si unisce al buio e vibrano di una finale fluorescenza i fiori sul verde, le pecore disegnano di pois i prati. Per un breve momento la vita ed il vuoto fanno pace, non si ha più paura di nulla.

Sunday, March 03, 2013

Memorie dal Sottosuolo





"Sono un uomo malato... Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente.
Credo che mi faccia male il fegato.
Del resto, non me n'intendo un'acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male. Non mi curo e non mi sono curato mai, sebbene la medicina e i dottori li rispetti. Inoltre, sono anche superstizioso all'estremo; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono sufficientemente istruito per non essere superstizioso, ma sono superstizioso). Nossignori, non mi voglio curare per malignità. Voi altri questo, di sicuro, non lo vorrete capire. Ebbene, io lo capisco. S'intende che non saprei spiegarvi a chi precisamente io faccia dispetto in questo caso con la mia malignità; so benissimo che anche ai dottori non posso in nessuna maniera «fargliela» col non curarmi da loro; so meglio d'ogni altro che con tutto questo danneggio unicamente e solo me stesso e nessun altro. Ma tuttavia, se non mi curo, è per malignità! Se mi fa male il fegato, ebbene, mi faccia pure ancora più male!"
"Forse io mi credo un uomo intelligente proprio e solo per questa ragione, che in tutta la vita non m'è mai riuscito di portare a termine nulla."
[Fëdor M. Dostoevskij, Memorie del sottosuolo

Sunday, February 24, 2013

Il Papa necessita di una siesta



Se dietro alle dimissioni del papa ci siano strategie, imposizioni o decisioni di burattinai o di terzi nessuno di noi con le nostre teste non-coronate lo saprà mai.

Quando mi e' giunta la notizia del papa che decideva di rinunciare alla carica, ho creduto alla ragione della stanchezza e della malattia ed ho provato una istantanea ammirazione per l'uomo.
Un uomo che ammette di essere stanco e che qualcun altro potrebbe svolgere il compito in modo più' efficace.

Molti hanno disapprovato la scelta: "Se sei papa", hanno detto, "papa devi rimanere sino alla morte". Il ruolo è sacro, non la persona.

Il papa era stanco, magari si e' reso conto di non poter sostenere due ore di giro per le citta' sulla papa mobile senza andare in bagno. E' un ultra ottantenne.
Questo papa non viveva della sua aura di santità', non viveva di mani imposte sulle teste dei bambini e monosillabi rivelatori.
Era un uomo mite, un teologo, un pensatore, un intellettuale.

Me lo vedo che cerca di ricordarsi dei nomi, delle citazioni, rovista nel cervello e tutto si annebbia.

Ma chi l'ha detto che il papa non può' essere stanco ed ammettere di essersi indebolito?

Bravo papa, riposati, e speriamo che serva da lezione a chi vuole strafare a chi non vuole ritirarsi mai a costo di essere ridicolo.
(E prima delle elezioni...ogni riferimento e' puramente casuale)


Wednesday, January 23, 2013

Mondo prozac




«Se non vedi le cose negative del mondo che ti circonda vivi in un paradiso per idioti» (Jaggi Vasudev)





Thursday, January 17, 2013

Oggetti in festa






Questa mattina la sveglia ha squillato alle 6:27, sempre numeri dispari per evitare eventi nefasti. Mi sono alzata, fatta la doccia, preparato una pasta per pranzo, mi son messa le lenti a contatto, un leggero trucco, ho preparato un caffè americano per il termos da portare in treno. Sono uscita di casa, ho fatto undici passi e mi sono resa conto di non avere il termos.
Sono tornata indietro, ho inserito la chiave, aperto la porta e ho trovato il mio pupazzo fatto a pecora sul divano.

L'avevo lasciato nello studio, sul divanetto, con gli altri peluches.
"Ragazzi, venite giù che fa più caldo, guardiamo un po' di tele!" Gridava, credo agli altri pupazzi. Si è voltato verso di me e di colpo fa: "ops!"

Poi è suonata la sveglia ha squillato alle 6:27, sempre numeri dispari per evitare eventi nefasti. Mi sono alzata, fatta la doccia, preparato una pasta per pranzo, mi son messa le lenti a contatto, un leggero trucco, ho preparato un caffè americano per il termos da portare in treno. Sono uscita di casa, ho fatto undici passi e mi sono resa conto di non avere il termos.
Sono tornata indietro, ho inserito la chiave, aperto la porta, ho recuperato il termos.

Il gatto mi ha fissata con un espressione strana.
Come se avesse avvertito qualcuno del mio arrivo.
Mi sono voltata velocemente prima di chiudere la porta.

Nulla.

Monday, January 14, 2013

"Lettere a un aspirante romanziere", Mario Vargas Llosa


"La finzione e' una menzogna che racchiude una verità profonda: e' la vita che non è' stata, quella che uomini e donne di un'epoca determinata avrebbero voluto e non hanno avuto, e perciò sono stati costretti ad inventarla."
"Tuttavia, il gioco della letteratura non è innocuo.
Prodotto di un'intima insoddisfazione nei confronti della vita quale essa è, la finzione e' anche fonte di malessere ed insoddisfazione . Perché colui che, attraverso la letteratura, vive una grande finzione...torna alla vita reale con una sensibilità molto più vigile di fronte ai suoi limiti ed alle sue imperfezioni, reso cosciente da quelle magnifiche fantasie del fatto che il mondo reale, la vita vissuta, sono infinitamente più mediocri della vita inventata dai romanzieri."
Mario Vargas Llosa, "Lettere a un aspirante romanziere.

Saturday, January 12, 2013

Jeff e la stazione





Sono pendolare da sei anni. Prima era Pavia-Milano, ora si tratta di Oakham-Peterborough.
Le stazioni, i passeggeri, gli orari, i treni, le conversazioni, i bar, mi fanno ripensare all'Europa, a quanto siamo diversi.
A Oakham la stazione e' minuscola e curata, ci sono vasi di fiori, un signore con una sorta di roulotte che vende panini alla pancetta, te' e caffè. Tutti stanno ad almeno un metro e mezzo di distanza dalla persona vicina e nessuno parla.
In Italia si può fumare sui binari, la gente parla, i panini sono quelli dell'autogrill, grazie a Dio esiste il prosciutto, devi obliterare il biglietto, ci sono i graffiti sui treni e quegli strani individui che lavorano per Trenitalia.

Alla biglietteria di Oakham c'era Jeff. Sempre e solo Jeff. Dietro a lui, appesi al muro, troneggiavano premi per il miglior servizio clienti dagli anni 80 sino al 2011.

Arrivo sempre un quarto d'ora prima del treno, alle sette e mezza.
Quando c'era Jeff, a quell'ora bagnava i fiori, svuotava i cestini dei rifiuti, spazzava per terra e dava da mangiare al gatto. Le chiavi della sala d'aspetto tintinnavano nelle sue tasche e le persone si allineavano alla biglietteria, ma lui prima si dedicava alla pulizia ed alla manutenzione della sua amata stazione.

Quando ho acquistato il mio primo abbonamento ho spazientito Jeff perché non conoscevo i dettagli delle tariffe e devo avergli sconvolto la tabella di marcia con quelle due domande sull'autobus e sulla differenza tra settimanale e mensile. Sotto la barba bianca le labbra si erano irrigidite, avrà maledetto tutti gli immigrati di Oakham (quattro?) poi abbiamo risolto la faccenda.
Una volta Jeff ha sgridato dei clienti perché stavano sporcando di neve un punto del binario che aveva appena pulito.
Il gatto e' finito sotto un treno, mi hanno detto.

Quest'anno Jeff e' sparito. La prima settimana ho pensato che se ne fosse andato in vacanza, probabilmente su un treno a vapore. Poi ho pensato ad una malattia.
Infine l'idea della morte di Jeff mi ha sfiorato. Abitando nel cimitero di Oakham ho buttato un occhio ai funerali durante la settimana successiva in cui ero a casa da lavoro. Niente.

Circa un mese dopo, sul binario numero due, chi conversava beatamente con il controllore alle nove e trenta della sera? Jeff.
In un attimo tutto si è chiarito: Jeff e' andato in pensione.
Non pensavo che Jeff potesse sopravvivere senza la stazione, infatti a quanto pare bazzica sempre nei dintorni.

Giovedi' esco di casa e chi trovo non lontano dalla porta? Jeff.
Ho cercato di ignorare la mia istintiva timidezza e l'ho salutato, gli ho persino chiesto come andava, dovevo farlo.
Mi ha confermato di essere in pensione e mi ha raccontato che ora che ha tutto questo tempo può per esempio girare per Oakham, cosa che non è mai riuscito a fare prima.
Poi però mi ha detto che sai e' iscritto ad un associazione di gente che come lui ha lavorato con i treni in passato, fanno gite con treni a vapore, progetti di restauro di vecchi treni e cose del genere. Mi sono sentita più tranquilla.

Friday, January 11, 2013

Medici evasori, i peggiori



Mi sono recentemente lamentata del il modo in cui i pazienti vengono considerati dalle strutture sanitarie gratuite nel Regno Unito.
Pare talvolta che l'obiettivo principale del medico sia quello di farti demordere, di sminuire il tuo problema, di farti perdere la pazienza.
Cercano di sfoltire i pazienti che richiedono esami specifici dal momento in cui sono tutti gratuiti. Se sei relativamente giovane e per lo più non autoctono cercano di rimandarti a casa con un'aspirina. Da un certo punto di vista, non il mio, capisco.

Quello che non capisco è come sia possibile ancora oggi, dopo tutte le proteste, le promesse, le parole, gli articoli e gli allarmismi che in Italia succeda una cosa simile: vado a fare una visita di controllo a pagamento, da un ginecologo di Valenza, molto stimato. Il medico pare molto competente, mi visita, mi fa fare anche un'ecografia per sicurezza, mi fa molte domande, ascolta.
Alla fine della visita mi dice: "Allora sono 140 euro senza la ricevuta, 170 con la ricevuta, cosa preferisce?"

Cosa preferisco?
Preferirei che ci fosse la finanza fuori dalla sua porta, ecco cosa preferirei. E pensare che la barca a vela te la potresti permettere lo stesso. Che pena.

Com'è possibile che non si possano controllare tutti questi medici specialisti che guadagnano cifre da capogiro (e quelle se le meritano), ma poi non pagano le tasse?
Cosa dichiareranno mai questi cialtroni alla fine dell'anno?

E cosa devo fare io, scegliere di pagare 170 euro?
Ho pagato 140 euro e me ne sono andata consapevole del fatto che un buon esempio fa la differenza, ma non sarà il mio questa volta ad attivare la ruota delle azioni giuste.
Polemica sì, ma cogliona no.


Friday, January 04, 2013

Non temiamo l'Apocalisse

L'attesa della fine del mondo prevista dal calendario Maya non mi ha particolarmente turbata, una certezza non mi ha abbandonata: sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa, io sarei stata a lavoro il 12 dicembre e pure il 31, ed anche il primo gennaio.
Dalla mia postazione ho il privilegio di poter contemplare BBC news sottotitolato, il volume muto. Se l'Apocalisse arriva la notizia non mi può sfuggire.
La nostra azienda ha
un piano di emergenza per i dipendenti per ogni evenienza: da un semplice black-out ad una catastrofe naturale. No, non intendo un'uscita di sicurezza o dei muri antisismici, intendo un vero e proprio progetto per continuare a farci lavorare anche se il mondo sta cadendo a pezzi.
Ho avuto l'onore di prendere parte ad una simulazione alcuni mesi fa.
Nella campagna inglese, accanto ad un eliporto, si trova la nostra salvezza.
Il giorno della simulazione un tassista ha prelevato me, con un gruppo di cinque colleghi, e ci ha scaricato a circa 15 miglia, all'eliporto in questione.
Dopo aver vagato per alcuni minuti senza capire cosa avremmo dovuto fare, abbiamo trovato un telefono, all'interno di una scatola, come una cassetta della posta americana.
La collega più coraggiosa ha alzato la cornetta ed una voce robotica ha prontamente detto: "Please come in."
Davanti a noi si è aperto un cancello automatico e noi stupefatti e vagamente inquietati ci siamo trovati di fronte ad un bunker originale della seconda guerra mondiale ristrutturato e ridipinto completamente di nero.
All'interno moquette rossa stile 'shining' e tre dipendenti palesemente non abituati a comunicare, ma pronti per una terza guerra mondiale.
La nostra società affitta uno degli uffici all'interno del bunker, sinistramente identico a quello in cui lavoriamo, soltanto ristretto. I computer contengono non soltanto il software che utilizziamo, ma sono aggiornati con tutti i dati sui clienti ed i servizi che eroghiamo con uno scarto di poche ore.
All'interno del bunker i bagni sono dotati di dentifrici e persino di assorbenti interni, esterni, con e senza ali. In cucina scorte di scatolame. Un calcetto per svagarsi, una mini palestra.
Questo scenario mi ha inquietata più del timore della fine del mondo.
Quello che più mi ha inquietata e' stata l'assoluta certezza che qualsiasi cosa accada, continuerò a lavorare.

Wednesday, November 28, 2012

India insonne e luna accesa



Sono le cinque e mezza del mattino a Puskhar, giorno finale della fiera dei cammelli e culmine del pellegrinaggio induista al lago sacro. La luna non è mai stata così piena.
Ci sono circa quattrocento templi e santuari induisti a Pushkar ed uno dei rari dedicati a Brahma, Dio della creazione.
L'attività di canti e preghiere e' ininterrotta da giorni.
Quando decido di andare a letto il sonno arriva, ovunque mi trovi, ma questa sera i canti e le frasi mantriche reiterate soffiano sulla veglia come si tiene vivo un fuoco e non c'è autorizzazione divina a dormire.
Migliaia di pellegrini stanno pregando o si sono assopiti fuori dai templi, ai margini della città, per lo più addormentati in una macchia di deserto, migliaia di cammelli, cavalli, pecore e mucche si preparano al ritorno domani, credo sarebbe fuori luogo dormire.
Dalla luna colano i canti, chiudo gli occhi e vedo fiumi di turbanti, petali in acqua e colori che si bagnano sulle rive del lago.
Un sogno collettivo ininterrotto.

Tuesday, September 18, 2012

Inspiegabile felicita'

Mi capita ultimamente di sentirmi incredibilmente felice.
La maggior parte delle volte mi godo questo stato di grazia senza nemmeno pensarci, a volte invece mi chiedo: "Ma come mai oggi sono così contenta?" Anni fa avrei avuto una risposta immediatamente, non sarebbe stata felicita' pura, ma euforia, entusiasmo, spesso conseguenze di episodi identificabili.
Oggi non so.
Mi sento estremamente felice e non c'e ragione che spieghi questa benedizione. Credo si tratti semplicemente di un cambiamento di prospettiva.
Sara' che sono sempre stata cinica e pessimista ed ora mi e' passata. Fatto sta che mi pare di vivere nella luce, di sentire l'unità delle cose che vibra a frequenze impercettibili, uguali all'immobilità, l'amore universale.
Non esageriamo, insomma, me la passo bene. Non mi faccio nemmeno le canne.
Certe volte mi ricordo i sogni e capisco, sogni strepitosi, mille avventure. E senza alcuna fatica, non mi muovo dal letto.

Thursday, July 26, 2012

Camera 321

Ieri mi sono fermata a dormire in un Holday Inn, causa mancanza di treni la domenica mattina per tornare a lavoro.
C'e' qualcosa di magico nel fermarsi soli a dormire negli alberghi. Vagare per i lunghi corridoi con la moquette rossa e blu, sentendo soltanto i propri passi ovattati, entrare in una camera uguale a tutte le altre, dove ti aspetta una televisione, accesa e fissa sull'elenco di servizi che l'albergo offre.
Rumore bianco.
Un uomo con un mantello da pecora aspettava quelli che premevano un certo tasto dell'ascensore di un albergo, al piano due e mezzo o un qualsiasi numero e mezzo, in Dance, Dance, Dance di Haruki Murakami. Dava consigli saggi e molto filosofici. Qui c'e'.
Silenzio.
Al piano uno anziane signore e giocatori di golf che leggono i sottotitoli del telegiornale della Tv muta.
Chi pulisce queste stanze cancella le tracce dell'inquilino precedente, così anche le nostre saranno eliminate. Come se non fossimo mai arrivati, non fossimo mai partiti. Se nessuno sa dove siamo, non ci troveranno mai, al terzo piano, camera 321.
Dimenticarsi di sè. Non è possibile in casa, per strada, a lavoro.
Alchimie della camera 321.

Tuesday, June 26, 2012

Trainspotter

Mentre attendo il treno al binario, comodamente seduta in panchina, mi si avvicina un personaggio saltellante e sorridente, che agita le braccia come se cercasse di prendere il volo.
Naturalmente mi si avvicina. Mi dice che si e' scottato il collo perché e stato tutto il giorno al sole. "Mi sono scottato tutto perché sono stato tutto il giorno sui binari", poi abbassa la voce e come a rivelarmi un prezioso segreto aggiunge:"sai, perché sono un trainspotter!" "Veramente?"dico. Eccoci qui, ci mancava solo il trainspotter. "Certamente, sono iscritto anche al fan club."
"Quindi cosa fate esattamente? Guardate i treni e li contate?" "Nooo. dice lui." E apre un libretto pieno zeppo di cifre e un blocco straripante di numeri.
"Vedi?"
Evito di chiedere altro perché sento che sta per entrare in un modo di dettagli che non voglio proprio sentire dopo undici ore di lavoro. Ma lui me li vomita addosso lo stesso, numeri che corrispondono a treni.
"La vuoi vedere una foto?"
"Vabbé, fammi vedere 'sta foto." E mi fa vedere la foto di un treno rosso.
"Appena dipinto"
"Bello" Arriva il suo treno.
"A casa mi aspetta una patata ripiena e poi nanna."
Saltella via, pieno di certezze.