Pensieri volanti di una non più così giovane italiana, trasferita in terra d'Albione per necessità amorose, attratta morbosamente dalla parola scritta, talvolta infastidita dalla parola detta, sopratutto al telefono.
Friday, April 20, 2012
SIgnificati
Sono nascosta
in un angolo del mondo.
Se sto zitta a guardare
arrivano luci come saette,
girandole roteanti.
Arrivano ad intermittenza irregolare,
possono essere piume, bagliori o danze.
Soltanto quando non parlo e ascolto, non mi muovo,
rallentano, non si spaventano e lasciano scie di senso colorato.
Thursday, April 19, 2012
Disorientamento
Martedì avevo un appuntamento dall'oculista ad un quarto alle cinque, alla catena Specsaver, a Peterborough, in centro.
Dovevo anche riportare un paio di pantaloni di mio marito nel negozio in cui li aveva comprati, perchè troppo stretti. Da TK Max, una sorta di catena di outlet che vende articoli di marca a basso prezzo.
Anche se lavoro a Peterborough da quasi due anni, anche se il centro storico è semplicemente formato da due vie principali ed una piazza, mi sono stampata il percorso da Google map per capire esattamente dove si trovasse l'oculista. Non ho il senso dell'orientamento.
Ho guardato la mappa e non ho capito bene il percorso, allora ho considerato le varie opzioni e con gran felicità ho scoperto quella delle foto: Google map ti fa vedere il percorso presentandoti le diverse immagini dei posti, al ristorante Prezzo (foto del ristorante) gira a destra, alla via Priest (foto di una casa) gira a destra, e così via. Perfetta per quelli come me che non hanno senso dell'orientamento, perfetta per le donne con il cervello tipico femminile che ricordano i luoghi attraverso negozi, gente che passa, robe che non servono.
La partenza del percorso era in piazza.
Prendo il treno ed arrivo in anticipo, per cui vago per un po' tra i negozi del centro.
Un vortice aspirante mi risucchia da HM e lì inizio a provare cose che so già che mi staranno male, perchè non mi sono mai state bene, neanche a diciotto anni: gonne troppo corte, maglie troppo larghe, jeans troppo stretti, pantaloncini da teenager. In Inghilterra la moda rema contro di me, è studiata per quelli che hanno il fisico esattamente opposto al mio: il fisico mela.
Dopo aver tentato varie visite ai camerini, butto un occhio all'ora e sono già le quattro e venticinque, devo ancora andare a cambiare i pantaloni.
Mi dirigo da Tk Max: dalla piazza giro a destra con passo spedito. Un signore mi dice: "Smile darling, what's wrong with you? You look sad! " Dico: "I was just thinking" e rido. Chiede: "Where are you from love?" "Italy" E lui: "Ferrari!" Mi congedo gentilmente.
Da TK Max restituisco i pantaloni e mi ridanno il denaro.
Esco da Tkmax e controllo la mappa per andare dall'oculista, ho dodici minuti di tempo.
Torno alla piazza come indicato da Google Map, al ristorante prezzo giro a sinistra, in fondo alla via giro a sinistra ancora, poi a destra, spunto su uno stradone a due corsie dove si trova il supermercato Asda, vedo stranamente il retro di TK Max, comunque giro a sinistra, alla rotonda prendo la seconda, non sono sicura di quale sia, ma leggo Rivergate Shopping Centre e visto che la mappa dice Rivergate street, penso che sarà quella la strada, attraverso e vado in quella direzione. Devo andare a Bridge street, vedo un ponte e penso che sarà lì, prima o dopo il ponte, o di fianco. Arrivo al ponte ed il ponte è lungo, meglio chiedere, perchè se lo attraverso e poi devo tornare indietro sarò poi in ritardo. Chiedo a due signori e mi dicono che non sono di Peterborough.
Le mie certezze iniziano a vacillare.
Il terzo signora mi chiede cosa cerco, dico: "Specsaver."
Mi indica di tornare alla rotonda e proseguire dritto. Lo ringrazio, che svolta.
Inizio a mettere a fuoco la via e mi sorge un dubbio.
Proseguo.
Attraverso la rotonda.
Vedo l'insegna Specsaver. Sono cinque minuti in ritardo.
Prima di entrare mi giro e di fronte ho TK Max.
Di fronte a me c'e' Tk Max.
Il punto dal quale sono partita.
Thursday, April 05, 2012
Suburbia
Prima, mentre correvo, il sistema che pesca le canzoni a caso dall'Ipod mi ha proposto "Suburbia", dei Pet Shop Boys. Mi è arrivata una scarica di adrenalina che mi ha fatto incontrollatamente accelerare, non riuscivo a fermarmi, un riflesso pavloviano. Poi mi sono ricordata.
Quando alla fine delle elementari, o forse erano già le medie, ascoltavo e riascoltavo una delle cassette dei Pet Shop Boys di mio fratello, mi gasavo particolarmente con la canzone "Suburbia".
Avevo capito che parlava della vita di periferia e mi ero perfettamente immedesimata nel personaggio. Con "Suburbia" sognavo di fuggire verso una vita più stimolante, certo via della periferia pensavo, in realtà intendevo fuga dalla mediocrità, dalle cose prestabilite, stantie.
Vivevo a Valenza, cittadina di circa ventimila abitanti, in quella che io definivo periferia. La possiamo ancora definire periferia, perché ci vogliono dieci minuti pieni per raggiungere la piazza del centro. Sentivo di appartenere ad un'altra categoria rispetto a quelli che abitavano per esempio nelle villette a schiera, o nei palazzi del centro. I miei genitori avevano comprato un appartamento in un palazzo e proprio di fianco gli avevano costruito le case popolari, due anni dopo.
Non "delle case popolari", quelle che per me sono state sempre "le case popolari" per antonomasia.
Esteticamente erano praticamente uguali alle nostre. Da fuori soltanto, ci tenevo a specificare. Quando dicevo di abitare in via Volta, qualcuno osava chiedere: "Alle popolari?", chiaramente specificavo che no, non abitavo alle popolari.
Abitare alle popolari sarebbe stata una vergogna. Con il tempo ho imparato che a Valenza non esisteva periferia. Che non esisteva altra cittadina come Valenza dove operai orafi guadagnavano più dei dirigenti negli anni ottanta e novanta. Dico esisteva perché ora a Valenza tanti sono disperati. Non è più così, non ci sono più soldi e la maggior parte delle persone non si sa adattare, non riesce a rinunciare a nulla. E non c'é rimedio alla noia, a quella inquietante patina di superficialità che non si lava via.
Già durante le vacanze studio delle superiori trascorse in Inghilterra avevo avuto modo di intuire che forse i Pet Shop Boys intendevano un'altra cosa per periferia. Dopo aver conosciuto alcuni ragazzini, figli di famiglie che vivevano soltanto con il sussidio dello stato e lo spendevano comunque in alcol e sigarette, costretti a rubare dai genitori, iniziai a farmi un'idea. Basta buttare un occhio dentro alle case delle periferie di alcune città inglesi per capire che la periferia è un'altra cosa. E la si trova anche in Italia, certamente. Ma non ho mai visto così tanti bambini abbandonati a se stessi.
Generati soltanto per avere più soldi dallo stato. Allora volevo chiedere scusa ai Pet Shop Boys, io volevo solo fuggire dalle giornate noiose, dalle mie nonne che non mi lasciavano uscire da sola.
Mentre stavo scrivendo queste righe ho fatto una veloce ricerca su Google. E che ci trovo? I Pet Shop Boys si sono ispirati a Los Angeles. Vabbe' sarà pure peggio.
Wednesday, April 04, 2012
La casa della storia
"La casa della storia.
Con freddi pavimenti di pietra, la pareti scure e ombre beccheggianti a forma di nave.
Grasse lucertole abitavano dietro a vecchie fotografie e antenati cerei e friabili, con unghie dei piedi coriacei e aliti che sapevano di mappe ingiallite, spettegolavano tra loro con sibilanti bisbigli.
"Ma non non possiamo entrarci" spiegò Chacko", perché siamo stati chiusi fuori. E quando guardiamo dentro attraverso le finestre, vediamo solo le ombre. E quando cerchiamo di sentire qualcosa, sentiamo solo bisbigli. E non riusciamo a decifrarli, quei bisbigli, perché le nostre menti sono invase da una guerra. Una guerra che abbiamo vinto e perso. Il tipo peggiore di guerra. Una guerra che fa prigionieri i sogni e li risogna. Una guerra che ci ha costretto ad ammirare i nostri conquistatori e a disprezzare noi stessi.""
"Lontano un gallo cantò e la sua voce si divise in due. Come una suola che si stacca da una scarpa vecchia."
"Il Dio delle Piccole Cose", Arundhati Roy
Ho preso le vacanze a novembre ed ho prenotato un volo per Delhi, così mi è venuta voglia di rileggerlo.
Notizie soporifere nella terra di Albione
E' cominciato tutto con il telegiornale di martedì: si annunciava la possibilità di uno sciopero dei trasportatori di benzina e l'introduzione dell'Iva sulle paste salate.
Cameron esortava i cittadini a non farsi prendere dal panico, ricordava che nessun sciopero può avvenire senza una settimana di preavviso, sopratutto aggiungeva che sarebbe stato comunque saggio probabilmente (nemmeno lui molto convinto) riempire una pio di taniche di benzina e tenerle in garage non si sa mai, diceva. Consigliava di riempire una paio di Jerry cans nello specifico, che sono le taniche da dieci litri della seconda guerra mondiale, ma a quanto pare tanta gente usa quel termine inappropriato per definire taniche in generale di questo tempi.
Per quanto riguarda l'Iva sulle paste salate, Milliband veniva fotografato da Gregg, una catena che vende panini, bibite e paste salate, frequentato sopratutto da gente che vive con il sussidio di disoccupazione o da gente economicamente messa male, stava lì e da bravo Labour si mangiava una pasta da 90 pence.
Mi son chiesta se veramente non stesse succedendo niente di più interessante, preoccupante, coinvolgente in Inghilterra e nel mondo, ma non lamentiamoci di una giornata di pace, mi son detta, non etichettiamola come noiosa. (Chissà che piattezza se fossimo rimasti in Paradiso. Non avremmo nemmeno inventato il Telegiornale).
La stessa sera hanno dedicato un mini speciale ai due eventi, con interviste alla gente nei negozi e riprese di code di auto dai benzinai. E va bene dai. Sarà mica demagogia mediatica? Non si capisce.
Non contenti, cosa fanno? Mercoledì il dibattito politico della BBC di due ore viene interamente dedicato a "Vat on Pasties and Jerry Cans". Non ci potevo credere.
Tutti a criticare Cameron che ha messo a repentaglio milioni di vite instigando la popolazione a comprare delle Jerry cans (che a quanto pare sono andate a ruba nei negozi) e riempirle di benzina. In Inghilterra le regolamentazioni per l'igiene e la sicurezza non sfuggono a nessuno, è un hobby nazionale, e quello dice di stipare in casa litri di benzina! Rischi di incendio ovunque. Allarme.
E quell'altro Labour che fa finta di comprare paste salate di infima qualità, tutti a dire che da Gregg non c'è mai andato e non capisce la popolazione. Ma chissenefrega? Che non capisca la popolazione sarà pure vero, ma è logico che lui da Gregg non ci sia mai andato. Non ci andrebbe nessuno con una stipendio decente a mangiare quelle salsicce ricoperte di pasta fritta. Non é che per essere Labour si debba mangiare di merda a tutti i costi, se sei Milliband i soldi per mangiare decentemente li hai.
Giovedì mattina il titolo principale del giornale gratuito Metro era "Jerry Cans e Iva sulle paste". Questo è troppo.
Ora, sarò mica finita in un buco temporale? O al Truman Show? Giorno della Marmotta?
Tuesday, April 03, 2012
Intervallo patriottico
« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. »
(Piero Calamandrei Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955)
Wednesday, March 07, 2012
Divorzio nei geni delle donne
Internet è un vero mezzo di sfogo per gli ipocondriaci.
Puoi digitare i sintomi della potenziale malattia ed andare a verificare nei siti affidabili, in quelli fai-da-te, in quelli controcorrente ed in quelli di medicina alternativa da cosa potresti essere affetto.
Per crearsi un raggio ancor più ampio di preoccupazioni si possono invece digitare malattie a caso e dar vita al processo inverso: cercare di scoprire se si provano alcuni dei sintomi descritti.
Si può partire da una condizione di perfetta forma psico-fisica e in un paio d'ore per i meno paranoici si può raggiungere un insieme di possibili allarmi e sintomi sino ad arrivare per i più accaniti alla convinzione di essere affetti dai mali elencati. Per i più fortunati la malattia potrebbe presentarsi veramente ed essere così ben definita da poter essere relegata nelle categorie elencate.
Mentre stavo navigando in preda ad un attacco di ipocondria, mi sono imbattuta in un articolo del Corriere della Sera nel quale si sostiene che per una questione ormonale, scientificamente provata, pare che le colpe dei divorzi siano da imputare principalmente alle donne. Si inceppa l'ossitocina e la donna manda tutto a rotoli. Lo studioso svedese dice che, per carità, pure la vaasopressina gioca un ruolo molto importante nel fallimento delle unioni a lungo termine. E ti pareva!
Ora non crediamo più ad Eva che coglie la mela di nascosto, Dio la becca e per colpa sua il futuro del genere umano viene mandato alla malora. O meglio, l'atto traditore e malizioso della donna e la sua simbologia rimangono impressi nei nostri cervelli, ma non crediamo più letteralmente alla scenetta. Quindi arriva la scienza a garantirci che è ancora colpa della donna e dei suoi ormoni.
Mi sa che certi studi scientifici partono dalle conclusioni!
http://www.corriere.it/salute/12_fe
bbraio_27/divorzio-geni-donna-dipasqua_328ffbc0-6138-11e1-8325-a685c67602ce.shtml
Tuesday, February 07, 2012
Buccia di banana
L'altro giorno ho chiesto al mio collega di Roma: "Ma si scivola davvero sulla buccia di banana?"
Lui mi ha detto di sì, che da piccolo ha provato a scivolare da solo e stava per cadere.
Ha aggiunto che la madre della sua compagna l'anno scorso è scivolata su una mela al supermercato e si è rotta un qualche osso. Se n'è andata in vacanza con i soldi dell'assicurazione.
L'ho chiesto ad un altro mio amico su Skype e mi ha risposto che si scivola, ha provato anche lui.
Ora dico: "Sono l'unica a non avere mai provato?"
In compenso alle elementari, dopo una nevicata, mentre facevo pupazzi e gare di slittino con i miei amici del palazzo, mi è venuta un'idea che al momento credetti geniale.
Persi una palla di neve e la misi in freezer, pensando di fare un fantastico scherzo estivo a mio fratello, gli avrei lanciato una palla di neve ad agosto.
Inutile specificare che il mio piano fu abbastanza fallimentare. Avrei potuto tirargli un ghiacciolo, sarebbe stata la stessa cosa.
Una bella lezione sugli stati della materia.
Thursday, January 26, 2012
Orgoglio piemontese
"Diollatevi e Belbo erano entrambi di origine piemontese e dissertavano sovente su quella capacità, che hanno i piemontesi per bene, di ascoltarti con cortesia, di guardarti negli occhi, e di dire: "Lei dice?" in un tono che sembra di educato interesse ma che in che in verità ti fa sentire oggetto di profonda disapprovazione." (da pag.40 "Il pendolo di Focault" Umberto Eco)
"Belbo aveva un modo di stare al bar come se fosse di passaggio (lo abitava da almeno dieci anni). Interveniva sovente nelle conversazioni , al banco o a un tavolino, ma quasi sempre per lanciare una battuta che raggelava gli entusiasmi, di qualsiasi cosa si discorresse. Raggelava anche con un'altra tecnica, con una domanda. Qualcuno raccontava un fatto, coinvolgendo a fondo la compagnia, e Belbo guardava l'interlocutore con quei suoi occhi glauchi, sempre un po' distratti, tenendo il bicchiere all'altezza dell'anca, come se da tempo si fosse scordato di bere, e domandava: "Ma davvero è successo così?". Oppure: "Ma sul serio ha detto questo?" Non so cosa accadesse, ma chiunque a quel punto prendeva a dubitare del racconto, compreso il narratore. Doveva essere la sua cadenza piemontese che rendeva interrogative le sue affermazioni e derisorie le sue interrogazioni. Era piemontese, in Belbo, quel modo di parlare senza guardare troppo negli occhi l'interlocutore, ma non come chi fa chi sfugga con lo sguardo. Lo sguardo di Belbo non si sottraeva al dialogo. Semplicemente muovendo, fissando improvvisamente convergenze di parallele a cui tu non avevi prestato attenzione, in un punto impreciso dello spazio, , ti faceva sentire come se tu, sino ad allora, avessi ottusamente fissato l'unico punto irrilevante.
Ma non era solo lo sguardo. Con un gesto, con una sola interpretazione, Belbo aveva il potere di collocarti altrove. Voglio dire, poniamo che tu ti affannassi a dimostrare che Kant aveva davvero compiuto la rivoluzione copernicana della filosofia moderna e giocassi il tuo destino su quella affermazione. Belbo, seduto davanti a te, poteva d'un tratto guardarsi le mani, o fissarsi un ginocchio, o socchiudere le palpebre abbozzando un sorriso etrusco, o restare qualche secondo a bocca aperta, con gli occhi al soffitto, e poi, con un leggero balbettio: "Eh, certo che quel Kant..." O, se si impegnava più esplicitamente in un attentato all'intero sistema dell'idealismo trascendentale: "Mah. Avrà poi davvero voluto fare tutto quel casino..." Poi ti guardava con sollecitudine, come se tu, non lui, avessi turbato l'incanto, e ti incoraggiava: "Ma dica, dica. Perché certo lì sotto c'é... c'é qualcosa che....l'uomo aveva dell'ingegno."
Talora, quand'era al colmo dell'indignazione, reagiva scompostamente. Siccome la sola cosa che lo indignasse era la scompostezza altrui, la sua scompostezza di ritorno era tutta interiore, e regionale. Stringeva le labbra, volgeva prima gli occhi al cielo, poi piegava lo sguardo, e la testa, sinistra verso il basso, e diceva a mezza voce: "Ma gavte la nata." A chi non conoscesse quell'espressione piemontese, qualche volta spiegava: "Ma gavte la nata, levati il tappo. Si dice a chi sia enfiato di sé. Si suppone si regga in questa posizione posturalmente abnorme per la pressione di un tappo che porta infitto nel sedere. Se lo toglie, pfffffiiiisch, ritorna a condizione umana".
Questi suoi interventi avevano la capacità di farti percepire la vanità del tutto, e io ne ero affascinato. Ma ne traevo una lezione errata, perché li eleggevo a modello di supremo disprezzo per la banalità delle verità altrui. Solo ora, dopo che ho violato, con i segreti di Abulafia, anche l'animo di Belbo, so che quella che a me pareva disincanto, e che io stavo elevando a principio di vita, per lui era una forma della melanconia.
Quel suo depresso libertinismo intellettuale celava una disperata sete di assoluto."( da pag. 63-64 "Il pendolo di Focault" Umberto Eco)
Tuesday, January 24, 2012
Trasferirsi a Bugarach?
2012. Si apre l'anno del dragone.
Ieri un'anomala tempesta solare ha provocato inusuali fenomeni di aurora boreale al nord dell'Inghilterra.
Il 21 dicembre di quest'anno, secondo una serie di interpretazioni, oserei dire molto free-style, di un'iscrizione su di un monumento Maya, dovrebbe avvenire un cambiamento spirituale radicale, un'invasione aliena, oppure molto piu' semplicemente la fine del mondo.
Sebbene confutata da studiosi della cultura Maya, astrofisici e matematici, la profezia ha ispirato un film, un episodio di X-files, dozzine di libri, influenza le vite di seguaci di dottrine New Age e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Conseguenza di un tipico gioco di specchi e riflessi dei mezzi mediatici moderni, primo fra tutti chiaramente internet, la fonte della rivelazione si disperde, si riproduce. Pare che i Maya sostenessero che ogni 5.000 anni un epocale trasformazione avvenga, non necessariamente tragica.
La parte migliore della profezia e' comunque quella che stabilisce che Bugarach, un piccolo villaggio a Sud della Francia, sara' l'unico luogo in cui ci si potra' trarre in salvo.
O meglio, il fulcro di energie misteriose che renderanno la zona immune alla catastrofe sara' il monte Pech, ex vulcano: chi accenna che ci atterreranno o ci sono gia' atterrati gli alieni, chi afferma si tratti di un particolare fenomeno di magnetismo.
C'e' chi dice che li' si nasconda l'Arca dell'Alleanza, che la Nasa, pare persino i nazisti, vi abbiano condotto segrete ricerche. C'e' un filmato su U-tube che riproduce strani rumori provenienti dal monte.
Addirittura da qualche parte in rete qualcuno scrive: "Chi ha letto il Codice Da Vinci conoscera' il Codice di Sion, il monte Pech...".
E daje con questo Codice Da Vinci, pare tutto si colleghi a questo maledetto libro che ho sempre evitato di leggere per principio. Mi e' bastato il film.
Si dice che il paese sara' invaso.
L'altro giorno ho letto su Vanity Fair l'articolo di un certo Pietro Grossi, mi pare, che a Bugarach ci e' andato.
Scrive che gli abitanti sono meno di duecento, che ci sono due bed and breakfast, nessun bar e poche case, molte delle quali in vendita.
La sera pare un paese fantasma, di giorno quasi.
Di prenotazioni per dicembre 2012 o case acquistate da stranieri o da seguaci della profezia non se ne vedono.
Il potere della rete.
Ieri un'anomala tempesta solare ha provocato inusuali fenomeni di aurora boreale al nord dell'Inghilterra.
Il 21 dicembre di quest'anno, secondo una serie di interpretazioni, oserei dire molto free-style, di un'iscrizione su di un monumento Maya, dovrebbe avvenire un cambiamento spirituale radicale, un'invasione aliena, oppure molto piu' semplicemente la fine del mondo.
Sebbene confutata da studiosi della cultura Maya, astrofisici e matematici, la profezia ha ispirato un film, un episodio di X-files, dozzine di libri, influenza le vite di seguaci di dottrine New Age e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Conseguenza di un tipico gioco di specchi e riflessi dei mezzi mediatici moderni, primo fra tutti chiaramente internet, la fonte della rivelazione si disperde, si riproduce. Pare che i Maya sostenessero che ogni 5.000 anni un epocale trasformazione avvenga, non necessariamente tragica.
La parte migliore della profezia e' comunque quella che stabilisce che Bugarach, un piccolo villaggio a Sud della Francia, sara' l'unico luogo in cui ci si potra' trarre in salvo.
O meglio, il fulcro di energie misteriose che renderanno la zona immune alla catastrofe sara' il monte Pech, ex vulcano: chi accenna che ci atterreranno o ci sono gia' atterrati gli alieni, chi afferma si tratti di un particolare fenomeno di magnetismo.
C'e' chi dice che li' si nasconda l'Arca dell'Alleanza, che la Nasa, pare persino i nazisti, vi abbiano condotto segrete ricerche. C'e' un filmato su U-tube che riproduce strani rumori provenienti dal monte.
Addirittura da qualche parte in rete qualcuno scrive: "Chi ha letto il Codice Da Vinci conoscera' il Codice di Sion, il monte Pech...".
E daje con questo Codice Da Vinci, pare tutto si colleghi a questo maledetto libro che ho sempre evitato di leggere per principio. Mi e' bastato il film.
Si dice che il paese sara' invaso.
L'altro giorno ho letto su Vanity Fair l'articolo di un certo Pietro Grossi, mi pare, che a Bugarach ci e' andato.
Scrive che gli abitanti sono meno di duecento, che ci sono due bed and breakfast, nessun bar e poche case, molte delle quali in vendita.
La sera pare un paese fantasma, di giorno quasi.
Di prenotazioni per dicembre 2012 o case acquistate da stranieri o da seguaci della profezia non se ne vedono.
Il potere della rete.
Impressionisti e miopia
Non e' che gli Impressionisti erano semplicemente dei pittori miopi che copiavano la realta' cosi' come la vedevano? (Senza nulla togliere all'eccezionale gruppo, anzi.)
Wednesday, December 21, 2011
Invasione dei biglietti di Natale
In terra anglosassone l'usanza vittoriana di mandarsi biglietti d'auguri per Natale e' radicata nella popolazione tanto quanto quella di fare arrostire un animale la domenica.
Ci sono negozi di biglietti di Natale, di auguri, di felicitazioni, di biglietti per ogni occasione, negozi che vendono soltanto biglietti. In Italia fallirebbero dopo una settimana.
I biglietti di Natale ricevuti si sistemano tutti semiaperti sul davanzale della finestra, in esposizione sul camino o da qualche altra parte, in giro per la casa.
Per seguire l'usanza mi sono ritrovata a dover scrivere e spedire una ventina di biglietti natalizi, non conoscendo molto i destinatari, chiedo all'English marito:
"Cosa scrivo?"
E lui:
"Scrivi:Tizio Caio e Sempronio, Merry Christmas and Happy New Year, firme alla fine."
Dico:
"Ho capito, non e' che dopo due anni che sono qui non so fare gli auguri in inglese, intendo, manco Dear prima dei nomi? Una cosa un po' piu' personalizzata? Non so, non li conosco bene, un riferimento che faccia semplicemente intendere che non li scriviamo in automatico."
Lui dice no, che cosi' va bene.
Va bene allora.
Le Christmas card sono come le cartoline "Saluti e Baci", sono come i messaggi dal cellulare che si inviano con l'opzione: "Invia a tutti", pero' apparentemente quello che conta e' il numero.
Piu' biglietti di Natale si sfoggiamo, piu' si e' gente inserita, gente che conta, gente che ha relazioni, affetti, che gli altri tengono in considerazione per ottenere un nuovo lavoro, oppure semplicemente gente simpatica, gente che si nota, gente che esiste.
Ci sono negozi di biglietti di Natale, di auguri, di felicitazioni, di biglietti per ogni occasione, negozi che vendono soltanto biglietti. In Italia fallirebbero dopo una settimana.
I biglietti di Natale ricevuti si sistemano tutti semiaperti sul davanzale della finestra, in esposizione sul camino o da qualche altra parte, in giro per la casa.
Per seguire l'usanza mi sono ritrovata a dover scrivere e spedire una ventina di biglietti natalizi, non conoscendo molto i destinatari, chiedo all'English marito:
"Cosa scrivo?"
E lui:
"Scrivi:Tizio Caio e Sempronio, Merry Christmas and Happy New Year, firme alla fine."
Dico:
"Ho capito, non e' che dopo due anni che sono qui non so fare gli auguri in inglese, intendo, manco Dear prima dei nomi? Una cosa un po' piu' personalizzata? Non so, non li conosco bene, un riferimento che faccia semplicemente intendere che non li scriviamo in automatico."
Lui dice no, che cosi' va bene.
Va bene allora.
Le Christmas card sono come le cartoline "Saluti e Baci", sono come i messaggi dal cellulare che si inviano con l'opzione: "Invia a tutti", pero' apparentemente quello che conta e' il numero.
Piu' biglietti di Natale si sfoggiamo, piu' si e' gente inserita, gente che conta, gente che ha relazioni, affetti, che gli altri tengono in considerazione per ottenere un nuovo lavoro, oppure semplicemente gente simpatica, gente che si nota, gente che esiste.
Thursday, December 01, 2011
Sparpagliamo i pensieri
A furia di star dietro all'organizzazione inglese, alla filosofia del pianificare in anticipo, del farti una lista delle cose da fare al mattino, mi sono accorta oggi che mi stava scivolando la poesia di mano.
Ci dev'essere qualcosa che spruzzano nell'aria e ricade con la pioggia e ti si ferma addosso. Non ti accorgi nemmeno di come inizi a pensare di dover comprare piu' storage boxes dell'Ikea per le scarpe ed i vestiti, per separare le cose nei cassetti ed in un baleno ti ritrovi a catalogare i pensieri e a bloccarne altri che non sono funzionali alla direzione che vuoi prendere.
Mi sono ripromessa di pensare meno al futuro, di lasciare almeno un paio di stanze in disordine, di invitare qualcuno a cena all'ultimo minuto senza aver nulla di particolare in frigo, di indossare la maglia al contrario e presentarmi in un albergo senza aver prenotato.
Non mi convinceranno ad impiegare piu' proficuamente il tempo speso a contemplare la gente per strada o gli oggetti con il cervello svuotato, non ho intenzione di essere piu' attiva, di analizzare gli eventi pensando a come guadagnare di piu'.
Che mi lascino stare. Devo sparpagliare i pensieri.
Ci dev'essere qualcosa che spruzzano nell'aria e ricade con la pioggia e ti si ferma addosso. Non ti accorgi nemmeno di come inizi a pensare di dover comprare piu' storage boxes dell'Ikea per le scarpe ed i vestiti, per separare le cose nei cassetti ed in un baleno ti ritrovi a catalogare i pensieri e a bloccarne altri che non sono funzionali alla direzione che vuoi prendere.
Mi sono ripromessa di pensare meno al futuro, di lasciare almeno un paio di stanze in disordine, di invitare qualcuno a cena all'ultimo minuto senza aver nulla di particolare in frigo, di indossare la maglia al contrario e presentarmi in un albergo senza aver prenotato.
Non mi convinceranno ad impiegare piu' proficuamente il tempo speso a contemplare la gente per strada o gli oggetti con il cervello svuotato, non ho intenzione di essere piu' attiva, di analizzare gli eventi pensando a come guadagnare di piu'.
Che mi lascino stare. Devo sparpagliare i pensieri.
Tuesday, November 01, 2011
Alejandro Jodorowsky, "La Danza della Realta'"
"Vi sono problemi che la conoscenza non risolve. Un giorno riusciremo a capire che la scienza e' soltanto una sorta di variazione della fantasia, una sua specialita' con tutti i vantaggi ed i pericoli che la specialita' comporta."
Il libro dell'Es, George Groddeck
"Ogni giorno tra l'una e le tre i miei genitori...venivano a casa per pranzo. Jaime si sedeva a capotavola davanti alla finestra .....Accanto a se', alla sua destra, faceva sedere mia sorella. A me assegnava sdegnosamente il lato sinistro, piu' lontano. All'estremita' opposta, lontano, sola sulla sua isola emozionale regnava mia madre, che mangiava sempre con le pupille rivolte al soffitto per esprimere quanto le facesse schifo il modo di magiare di mio padre, estremamente scomposto. Quel giorno, innervosito per l'accumulo di debiti, Jaime divorava il cibo che la nostra fedele domestica gli aveva servito insozzandosi le labbra e la camicia piu' del solito. Tutt'a un tratto Sara emise un sordo gemito e mormoro': "Quest'uomo e' un porco, mi fa vomitare."
Alle spalle di mia madre, appeso al muro, c'era un quadro dipinto ad olio di un artista commerciale di infima categoria. Era il solito paesaggio della cordigliera, illuminato dalla luce rossastra di un tramonto. A lei piaceva perche' era stata sua madre a suggerirle di acquistarlo. Io e mia sorella lo trovavamo ridicolo. Jaime lo odiava perche' gli era costato un sacco di soldi. Udendo le inaspettate parole di Sara, io e Raquel eravamo ammutoliti per il terrore. Di solito in questi casi Jaime si alzava per tirarle un pugno in uno dei suoi due bellissimi occhi. Stavolta non fu cosi': l'uomo impallidi', sollevo' lentamente il piatto come il sacerdote solleva il calice e scaglio' le uova fritte sulla testa di mia madre. I due tuorli rimasero li' in mezzo al cielo, appiccicati come due soli. E, rivelazione, per la prima volta quel dipinto mi parve bello! Di colpo avevo scoperto il Surrealismo! Piu' tardi non ebbi nessun problema a comprendere la frase del Futurista Marinetti "La poesia e' azione".
Alejandro Jodorowsky La Danza della Realta'
Saturday, October 08, 2011
L'altro verso
Oggi piove storto.
Oggi piove perpendicolarmente alla linea della forza di gravita', per cui il semestrale lavoro di taglio e piega del mio parrucchiere e' stato cancellato. Non ho nemmeno avuto per un giorno la soddisfazione di portare in giro la chioma immaginandomi di essere particolarmente attraente.
Fossero questi i problemi.
Un giorno di inizio estate, trovai nel giardino del palazzo in cui abitano i miei genitori, una farfalla splendida, dai colori esotici: rosso acceso, gialla e nera. Era piu' grande e tonda delle farfalle che si vedevano di solito e le ali sembravano di velluto spesso. Stava immobile su una foglia.
La contemplai per un po': sembrava giunta da un altro pianeta, uno splendore inaspettato, diverso dalle solite formiche, grilli, farfalle.
Dopo un po' iniziai a pensare che potesse essere morta, non si muoveva di un millimetro.
Presi coraggio e con un bastoncino la sfiorai. Di colpo si riverso'.
Sotto le ali si scopri' un verme bitorzoluto, con una corazza scura e rigida simile a quella di uno scarafaggio. Si dimenava, lunghe antenne lucide puntavano verso di me.
Cosi' certe volte e' la vita, le stesse cose belle, se le rigiri, fanno schifo.
Oggi piove perpendicolarmente alla linea della forza di gravita', per cui il semestrale lavoro di taglio e piega del mio parrucchiere e' stato cancellato. Non ho nemmeno avuto per un giorno la soddisfazione di portare in giro la chioma immaginandomi di essere particolarmente attraente.
Fossero questi i problemi.
Un giorno di inizio estate, trovai nel giardino del palazzo in cui abitano i miei genitori, una farfalla splendida, dai colori esotici: rosso acceso, gialla e nera. Era piu' grande e tonda delle farfalle che si vedevano di solito e le ali sembravano di velluto spesso. Stava immobile su una foglia.
La contemplai per un po': sembrava giunta da un altro pianeta, uno splendore inaspettato, diverso dalle solite formiche, grilli, farfalle.
Dopo un po' iniziai a pensare che potesse essere morta, non si muoveva di un millimetro.
Presi coraggio e con un bastoncino la sfiorai. Di colpo si riverso'.
Sotto le ali si scopri' un verme bitorzoluto, con una corazza scura e rigida simile a quella di uno scarafaggio. Si dimenava, lunghe antenne lucide puntavano verso di me.
Cosi' certe volte e' la vita, le stesse cose belle, se le rigiri, fanno schifo.
La vita non basta
La letteratura, come tutta l'arte, e' la confessione che la vita non basta.
Fernando Pessoa
Fernando Pessoa
Wednesday, October 05, 2011
Differenze culturali
La settimana scorsa una nota societa' di carte di credito che ci procura lavoro ci ha imposto un breve corso riguardante la gestione delle diverse tipologie di clienti. Il corso era per molti versi ripetitivo e relativamente utile, ma era prevedibile, dal momento in cui il materiale era stato prodotto negli Stati Uniti, probabilmente per accertarsi che tutti lavorassero alla stessa maniera e che le linee guida fossero le stesse. Nulla di innovativo, soltanto il ripasso di alcuni concetti base.
Ad un certo punto veniva chiesto al gruppo di elencare alcune caratteristiche culturali degli abitanti dell'Europa latina, degli inglesi, dell'Est Europa e dei francesi e tedeschi che erano stranamente riuniti in una categoria.
Sono partita in quarta non appena mi e' stato chiesto di citare alcune caratteristiche culturali degli inglesi: rispetto per le code, organizzazione e pianificazione, senso dello humour, riservatezza, incapacita' di cucinare cibo sano, senso di superiorita', rispetto dello spazio privato, bisogno di alcol per divertirsi....
La lista mi si srotolava davanti e non riuscivo a fermarmi.
Essendo mio marito inglese ci si trova spesso davanti a differenze che ci fanno sorridere oppure incazzare, le differenze ci sono, anche se siamo tutti europei e tutti individui diversi, ci sono eccome!
Dopo alcuni secondi alzo la testa e mi accorgo che tre colleghi inglesi non avevano scritto nulla, un altro aveva riportato un paio di note in chiave spiritosa.
Una delle tre protesta dicendo che si tratta di un esercizio razzista e che non elenchera' le differenze culturali, innanzitutto si tratta di un esercizio banale (e qui le do' ragione), ma sopratutto perche' non esistono diversita' tra zone d'Europa, si tratta soltanto di pregiudizi. Un'altra si dichiara d'accordo, la terza credo pensasse ad altro.
La collega si lamenta anche formalmente a fine corso con chi di dovere. Il giorno dopo la famosa societa' di carte di credito cambia tutti i testi, sostituendo gli esempi divisi per nazionalita' con tutti nomi inglesi a caso.
Siamo tutti uguali. Gia'.
Durante la stessa giornata sento un collega tedesco dietro a me che dice: "L'esperimento del Cern sara' sbagliato, sono coinvolti gli italiani, se i tempi li calcolano come quelli dei treni!". Un altro riporta: "Quello vuole tutto preciso, anche quanti metri ci sono dalla metropolitana al ristorante, e' giapponese!" "Perche' dobbiamo mettere tutti questi dati in un file exell non basta che siano registrati?"" L'ha impostato il tedesco, sai come sono, tutto nelle scatole.".
Una volta ho indicato una conoscente con l'indice per chiederle se voleva una birra e mi hanno detto che in Inghilterra e' considerato un gesto aggressivo. Volevo offrire una birra, bho'?
Differenze culturali, non esistono, gia', o forse esistono, ma non si puo' dire nulla o si vieni considerati razzisti.
E va bhe', domenica mi mangero' il solito roasted beef con horse radish sauce, o roasted pork con apple sauce o roasted lamb rigorosamente con mint sauce. Domenica in Italia? Uguale! Lasagne? Ma va la', non facciamo quelli che etichettano, tutta l'erba in un fascio, per favore!
Siamo nel Duemilaeundici!
...e fortunatamente se si viaggia si vedono ancora cibi diversi, colori diversi, benvenuti diversi, cerimoniali diversi, atteggiamenti diversi, e guai a chi li cambia, la globalizzazione lascia angoli di respiro, ma non diciamolo troppo forte.
Ad un certo punto veniva chiesto al gruppo di elencare alcune caratteristiche culturali degli abitanti dell'Europa latina, degli inglesi, dell'Est Europa e dei francesi e tedeschi che erano stranamente riuniti in una categoria.
Sono partita in quarta non appena mi e' stato chiesto di citare alcune caratteristiche culturali degli inglesi: rispetto per le code, organizzazione e pianificazione, senso dello humour, riservatezza, incapacita' di cucinare cibo sano, senso di superiorita', rispetto dello spazio privato, bisogno di alcol per divertirsi....
La lista mi si srotolava davanti e non riuscivo a fermarmi.
Essendo mio marito inglese ci si trova spesso davanti a differenze che ci fanno sorridere oppure incazzare, le differenze ci sono, anche se siamo tutti europei e tutti individui diversi, ci sono eccome!
Dopo alcuni secondi alzo la testa e mi accorgo che tre colleghi inglesi non avevano scritto nulla, un altro aveva riportato un paio di note in chiave spiritosa.
Una delle tre protesta dicendo che si tratta di un esercizio razzista e che non elenchera' le differenze culturali, innanzitutto si tratta di un esercizio banale (e qui le do' ragione), ma sopratutto perche' non esistono diversita' tra zone d'Europa, si tratta soltanto di pregiudizi. Un'altra si dichiara d'accordo, la terza credo pensasse ad altro.
La collega si lamenta anche formalmente a fine corso con chi di dovere. Il giorno dopo la famosa societa' di carte di credito cambia tutti i testi, sostituendo gli esempi divisi per nazionalita' con tutti nomi inglesi a caso.
Siamo tutti uguali. Gia'.
Durante la stessa giornata sento un collega tedesco dietro a me che dice: "L'esperimento del Cern sara' sbagliato, sono coinvolti gli italiani, se i tempi li calcolano come quelli dei treni!". Un altro riporta: "Quello vuole tutto preciso, anche quanti metri ci sono dalla metropolitana al ristorante, e' giapponese!" "Perche' dobbiamo mettere tutti questi dati in un file exell non basta che siano registrati?"" L'ha impostato il tedesco, sai come sono, tutto nelle scatole.".
Una volta ho indicato una conoscente con l'indice per chiederle se voleva una birra e mi hanno detto che in Inghilterra e' considerato un gesto aggressivo. Volevo offrire una birra, bho'?
Differenze culturali, non esistono, gia', o forse esistono, ma non si puo' dire nulla o si vieni considerati razzisti.
E va bhe', domenica mi mangero' il solito roasted beef con horse radish sauce, o roasted pork con apple sauce o roasted lamb rigorosamente con mint sauce. Domenica in Italia? Uguale! Lasagne? Ma va la', non facciamo quelli che etichettano, tutta l'erba in un fascio, per favore!
Siamo nel Duemilaeundici!
...e fortunatamente se si viaggia si vedono ancora cibi diversi, colori diversi, benvenuti diversi, cerimoniali diversi, atteggiamenti diversi, e guai a chi li cambia, la globalizzazione lascia angoli di respiro, ma non diciamolo troppo forte.
Thursday, July 14, 2011
Boarding School
Vicino a casa mia c'è una enorme scuola elementare-media-superiore privata, una delle più rinomate d'Inghilterra.
A pensarci bene metà del centro del paese in cui vivo è la scuola di Oakham: l'edificio antico, la cappella, i dormitori e le classi, sparsi per le vie, la palestra, il refettorio, la piscina, il centro creativo, i campi da cricket, da calcio, da tennis, la pista per correre, il rugby e la sede centrale.
La scuola di Oakham prepara i ragazzi, le cui famiglie possono premettersi di pagare rette esorbitanti, per le migliori università e per i posti di lavoro più ambiti.
Le scuole private in Inghilterra si chiamano "Public School", soltanto per il principio che qui alcune cose vanno fatte al contrario, credo per confonderci le idee.
I ragazzi della scuola privata si distinguono dagli altri. Uno di loro l'anno scorso è stato portato all'inizio dell'anno in elicottero. Da Boots le ragazzine mettono nel cestino più creme idratanti di una cinquantenne in guerra con le rughe, mascara Dior e fondotinta Ives Saint Lauren. Da Costa Caffè bambini di dieci anni spendono quindici sterline per la merenda e pagano con carta di credito.
Già, da Costa caffè, perché qui un bar normale con il proprietario che ti fa il cappuccino al mattino mentre fai due chiacchiere non esiste. C'è Costa cafè, Starbucks o Cafè Nero, dove i baristi indossano maglie con su scritto: "The best coffee this side of MIlan". This side of MIlan? Ma cosa vuol dire?
Qui ad Oakham c'è solo Costa, i baristi sono ragazzi giovanissimi, part-time, cambiano spesso e cambiano anche i nomi dei caffè che a valutare dalle foto di Venezia e Firenze sul muro dovrebbero essere italiani. L'altro giorno ho chiesto un macchiato e la barista mi ha guardato stranita, poi mi dice: "Ho capito vuoi una Moka". Perchè un macchiato con una spruzzata di cioccolato amaro è una Moka.
Questi ragazzi della scuola di Oakham mi inquietano, mi inquietano i genitori che decidono di mandarli in collegio tutta la settimana.
Li vedo attraversare la strada per cambiare classe, con le loro impeccabili uniformi: i ragazzi in cravatta verde e completo nero, le ragazze con gonna lunga a quadri bianca e nera e giacca, tutti con camicie bianche inamidate. Quelli delle superiori sembrano molto più vecchi, con tutto il tempo che avranno per essere scomodi nella vita, non dovrebbero essere vestiti così formalmente a dieci anni. I più piccoli dovrebbero avere più tempo per giocare.
Al pomeriggio giocano, ma tutto è organizzato: giocano a tennis, a cricket, a pallanuoto.
Dovrebbero stare fuori a fare cose senza senso, ad inventarsi delle storie, a fare finta che uno è un pirata e uno una rock star. A far finta di fare i fruttivendoli, i cuochi con il fango, quelle robe lì.
Dimenticavo, per giocare a fare finta nel modo più appropriato, ci sono i corsi di teatro.
Nulla è lasciato al caso.
La metà di questi bambini, ragazzini, ragazzi, si fermano a dormire a scuola tutta la settimana e durante il weekend tornano dai loro genitori. Alcuni vedono i genitori soltanto tre o quattro volte all'anno perché sono lontani: in India, Cina, Sud Africa.
Alcuni sono così piccoli che se li vedesse una madre italiana qualunque chiamerebbe il telefono azzurro.
Qui funziona così, mi hanno detto che una volta era diverso, ti mandavano alla Boarding School a sei anni, eri costretto ad andarci e vedevi i genitori solo a Natale e se ti andava bene un'altra volta.
Ora pare che i bambini vengano accettati soltanto dopo un colloquio in cui dichiarano di voler andare a scuola lontano da mamma e papà. Una volta si andava una settimana in Wales in vacanza, adesso questi bambini inamidati se ne vanno alle Maldive.
Resta il fatto che non posso pensare a quale incubo possa essere stare in una Boarding School se in gruppo ti prendono di mira i compagni, a quante notti insonni ti possano fare passare.
C'è anche chi passerà gli anni più indimenticabili della propria vita, probabilmente la maggioranza.
Comunque questo metodo non mi convince.
Ho letto da qualche parte che c'è un disturbo, una specie di blocco emotivo, che gli psicologi catalogano come disturbo "Boarding School", ci sarà pure una ragione.
A pensarci bene metà del centro del paese in cui vivo è la scuola di Oakham: l'edificio antico, la cappella, i dormitori e le classi, sparsi per le vie, la palestra, il refettorio, la piscina, il centro creativo, i campi da cricket, da calcio, da tennis, la pista per correre, il rugby e la sede centrale.
La scuola di Oakham prepara i ragazzi, le cui famiglie possono premettersi di pagare rette esorbitanti, per le migliori università e per i posti di lavoro più ambiti.
Le scuole private in Inghilterra si chiamano "Public School", soltanto per il principio che qui alcune cose vanno fatte al contrario, credo per confonderci le idee.
I ragazzi della scuola privata si distinguono dagli altri. Uno di loro l'anno scorso è stato portato all'inizio dell'anno in elicottero. Da Boots le ragazzine mettono nel cestino più creme idratanti di una cinquantenne in guerra con le rughe, mascara Dior e fondotinta Ives Saint Lauren. Da Costa Caffè bambini di dieci anni spendono quindici sterline per la merenda e pagano con carta di credito.
Già, da Costa caffè, perché qui un bar normale con il proprietario che ti fa il cappuccino al mattino mentre fai due chiacchiere non esiste. C'è Costa cafè, Starbucks o Cafè Nero, dove i baristi indossano maglie con su scritto: "The best coffee this side of MIlan". This side of MIlan? Ma cosa vuol dire?
Qui ad Oakham c'è solo Costa, i baristi sono ragazzi giovanissimi, part-time, cambiano spesso e cambiano anche i nomi dei caffè che a valutare dalle foto di Venezia e Firenze sul muro dovrebbero essere italiani. L'altro giorno ho chiesto un macchiato e la barista mi ha guardato stranita, poi mi dice: "Ho capito vuoi una Moka". Perchè un macchiato con una spruzzata di cioccolato amaro è una Moka.
Questi ragazzi della scuola di Oakham mi inquietano, mi inquietano i genitori che decidono di mandarli in collegio tutta la settimana.
Li vedo attraversare la strada per cambiare classe, con le loro impeccabili uniformi: i ragazzi in cravatta verde e completo nero, le ragazze con gonna lunga a quadri bianca e nera e giacca, tutti con camicie bianche inamidate. Quelli delle superiori sembrano molto più vecchi, con tutto il tempo che avranno per essere scomodi nella vita, non dovrebbero essere vestiti così formalmente a dieci anni. I più piccoli dovrebbero avere più tempo per giocare.
Al pomeriggio giocano, ma tutto è organizzato: giocano a tennis, a cricket, a pallanuoto.
Dovrebbero stare fuori a fare cose senza senso, ad inventarsi delle storie, a fare finta che uno è un pirata e uno una rock star. A far finta di fare i fruttivendoli, i cuochi con il fango, quelle robe lì.
Dimenticavo, per giocare a fare finta nel modo più appropriato, ci sono i corsi di teatro.
Nulla è lasciato al caso.
La metà di questi bambini, ragazzini, ragazzi, si fermano a dormire a scuola tutta la settimana e durante il weekend tornano dai loro genitori. Alcuni vedono i genitori soltanto tre o quattro volte all'anno perché sono lontani: in India, Cina, Sud Africa.
Alcuni sono così piccoli che se li vedesse una madre italiana qualunque chiamerebbe il telefono azzurro.
Qui funziona così, mi hanno detto che una volta era diverso, ti mandavano alla Boarding School a sei anni, eri costretto ad andarci e vedevi i genitori solo a Natale e se ti andava bene un'altra volta.
Ora pare che i bambini vengano accettati soltanto dopo un colloquio in cui dichiarano di voler andare a scuola lontano da mamma e papà. Una volta si andava una settimana in Wales in vacanza, adesso questi bambini inamidati se ne vanno alle Maldive.
Resta il fatto che non posso pensare a quale incubo possa essere stare in una Boarding School se in gruppo ti prendono di mira i compagni, a quante notti insonni ti possano fare passare.
C'è anche chi passerà gli anni più indimenticabili della propria vita, probabilmente la maggioranza.
Comunque questo metodo non mi convince.
Ho letto da qualche parte che c'è un disturbo, una specie di blocco emotivo, che gli psicologi catalogano come disturbo "Boarding School", ci sarà pure una ragione.
Tuesday, June 14, 2011
The Man Who Screwed Up
Senza dubbio The Economist è un settimanale autorevole ed una fonte affidabile di notizie di cronaca, economia, politica, affari e finanza.
Ho cercato di leggerlo più volte, ma dopo un paio di pagine la sonnolenza l'ha sempre avuta vinta.
Senza ombra di dubbio la rivista si rivolge ad un pubblico di lettori d'élite, influenti uomini d'affari e politici. Infatti, non a caso, non ne faccio parte.
Quando lavoravo al Gruppo Food a Milano acquistavamo da The Economist Group alcuni contenuti, per cui lo vedevo ogni settimana tra le altre riviste. Mi fissava.
Riuscivo a leggere soltanto un paio di articoli. Nel tempo libero sono tuttora più attratta da un quotidiano, da un buon libro o da un ammiccante numero di Vanity Fair.
Questa settimana ho comprato The Economist e mi sono letta tutto lo speciale.
Lo speciale si intitola: "The Man Who Screwed Up a Country" ed il man in questione é naturalmente Berlusconi.
"What do the following countries have in common: Madagascar, Bahamas, Kiribati, Togo, Brunei, Saint Kitts and Nevis, Central African republic, Haiti, Cote D'Îvoire, Liberia, Eritrea and Zimbabwue? Their Economies all performed worse then Italy's over the the past decade in terms of growth per person. This is not the sort of company that Italy is accustomed to keeping, but unless it can shake off its torpor it may have get used to such unflattering comparisons."
"Silvio Berlusconi has been the dominant figure in Italian politics for 17 years, more then a tenth of Italy;s life as a nation.
To attribute too much praise or blame to him for the state of Italy today is to exaggerate the power of one man, even a billionaire who has used his money to create a his own political party, reached the country's highest elected office and then used it to preserve his interests. If Italy is patient with some peculiar complaints, Mr Berlusconi is more the symptom then the cause. Still, to some extent, he has shaped the country in his image...."
Ho cercato di leggerlo più volte, ma dopo un paio di pagine la sonnolenza l'ha sempre avuta vinta.
Senza ombra di dubbio la rivista si rivolge ad un pubblico di lettori d'élite, influenti uomini d'affari e politici. Infatti, non a caso, non ne faccio parte.
Quando lavoravo al Gruppo Food a Milano acquistavamo da The Economist Group alcuni contenuti, per cui lo vedevo ogni settimana tra le altre riviste. Mi fissava.
Riuscivo a leggere soltanto un paio di articoli. Nel tempo libero sono tuttora più attratta da un quotidiano, da un buon libro o da un ammiccante numero di Vanity Fair.
Questa settimana ho comprato The Economist e mi sono letta tutto lo speciale.
Lo speciale si intitola: "The Man Who Screwed Up a Country" ed il man in questione é naturalmente Berlusconi.
"What do the following countries have in common: Madagascar, Bahamas, Kiribati, Togo, Brunei, Saint Kitts and Nevis, Central African republic, Haiti, Cote D'Îvoire, Liberia, Eritrea and Zimbabwue? Their Economies all performed worse then Italy's over the the past decade in terms of growth per person. This is not the sort of company that Italy is accustomed to keeping, but unless it can shake off its torpor it may have get used to such unflattering comparisons."
"Silvio Berlusconi has been the dominant figure in Italian politics for 17 years, more then a tenth of Italy;s life as a nation.
To attribute too much praise or blame to him for the state of Italy today is to exaggerate the power of one man, even a billionaire who has used his money to create a his own political party, reached the country's highest elected office and then used it to preserve his interests. If Italy is patient with some peculiar complaints, Mr Berlusconi is more the symptom then the cause. Still, to some extent, he has shaped the country in his image...."
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