Pensieri volanti di una non più così giovane italiana, trasferita in terra d'Albione per necessità amorose, attratta morbosamente dalla parola scritta, talvolta infastidita dalla parola detta, sopratutto al telefono.
Tuesday, September 18, 2007
Friday, September 14, 2007
Ricordare

Un altro sasso mi è scivolato ed è precipitato lentamente sul fondale della mia memoria.
Le acque sono profonde circa trenta metri, ho paura di non riuscire a recuperare anche questo ricordo.
Quello che ricordiamo è altro da ciò che è accaduto.
Ciò che si è concluso non si può recuperare.
Adoro arricchire alcuni episodi marginali di particolari divertenti e scordare i momenti che nel tempo si dilatano ed hanno chiare conseguenze oggi, quelli che sono esplosi lasciandoci shegge infilate per tutto il corpo.
Dimenticare è tremendo?
Incontro una compagna delle superiori che mi parla di cose che non ricordo.
Sono mai stata alle superiori?
Dovrei fermarmi a ricordare? Non credo.
Insomma, non è obbligatorio. Forse non è neanche costrttivo.
L'introspezione prolungata dopo l'adolescenza è nauseante e vischiosa.
Gli psicologi dormono dietro di noi e noi vomitiamo parole.
Ogni psicologo che si rispetti ha un sacchetto di risposte e mentre noi ad occhi chiusi attendiamo la chiave della felicità, lui ne estrae una a caso: "devi tagliare il cordone ombelicale" o "stai cercando la figura di tuo padre, non un compagno", ecc...
Da piccola credevo che dopo la morte ci avrebbero fatto rivedere una sorta di film della nostra vita in tempo reale, insomma avremmo avuto dopo tutto il tempo necessario per rifletterci.
Tuesday, September 11, 2007
Friday, September 07, 2007
Mi porto in spalle William Blake
Friday, August 31, 2007
Sollievo
Prima o poi ci si sente inadeguati. Ed è un sentimento nauseante.
Anche a chi capita raramente di sentirsi fuori luogo prima o poi accade, il peggio è quando accade in situazioni alle quali sei incatenato, non te ne puoi andare.
Devi stare immobile e subire la rigidità dei muscoli, fare delle facce di circostanza che gli altri possano interpretare in modo ambiguo, vorresti poter fare la mossa del camaleonte, diventare tappezzeria.
Ci si ricorda poi che non si è incatenati a nulla, quasi sempre è possibile andarsene, anche senza giustificazione ed è una gran bella soddisfazione.
Alzarsi, salutare ed andarsene.
Anche a chi capita raramente di sentirsi fuori luogo prima o poi accade, il peggio è quando accade in situazioni alle quali sei incatenato, non te ne puoi andare.
Devi stare immobile e subire la rigidità dei muscoli, fare delle facce di circostanza che gli altri possano interpretare in modo ambiguo, vorresti poter fare la mossa del camaleonte, diventare tappezzeria.
Ci si ricorda poi che non si è incatenati a nulla, quasi sempre è possibile andarsene, anche senza giustificazione ed è una gran bella soddisfazione.
Alzarsi, salutare ed andarsene.
Monday, August 20, 2007
Il Mare
Ritorno da Itaca

Beata trasparenza delle acque,
fosse così anche la gente,
magari anche senza scogli,
però forse sarebbe una gran noia.
In effetti beato inquinamento dele acque fluviali,
così quando vado in vacanza,
mi meraviglio di alcune piccole cose,
che potrebbero essere date per scontate se vivessi in Paradiso.
Se vivessimo in Paradiso starebbero tutti fermi,
tanto tutto sarebbe perfetto,
quindi non avremmo amici.
Scarpe strette

E davanti al cielo plumbeo ed elettrico di Milano,
che mi richiama al lavoro, rivedo il mare in foto e sembra marziano il colore turchino.
Quella della sabbia sotto i piedi è già una sensazione dimenticata.
I miei due comapagni di viaggio ora sono chiusi sottovuoto nelle scarpe, speriamo non mi facciano sfigurare con dei colpi di testa, perchè li conosco bene, vorrebbero saltare e con un colpo secco lanciarle via queste scarpe chiuse, li tengo d'occhio.
Wednesday, July 18, 2007
Fa molto caldo
Fa molto caldo. Soffocante. C'è uno speciale in tv dedicato ai Subsonica che ridesta il mio orgoglio piemontese, che in modo falsamente cortesemente disprezzo con gli amici, ma porto nel cuore. Regione impolverata, annebbiata e nebbiosa, malinconica e soffocante.
Mi ricorda di chiudere la porta e starmene in silenzio, tra queste mura si trova di tutto: coltelli, asciugamani, materassi, ponti levatoi e specchi.
Non ho bisogno di nulla.
Ho bisogno soltanto delle parole,
per catalogare, impacchettare e definire
la mostruosa natura delle cose
che mi precede a piedi nudi
e mi stringe la gola.
Muta, ecco come mi lascia.
Tutti immersi, sguazzanti nella moda del relativismo, costruiamo e decostruiamo, passeggio tra i saldi delle teorie e scelgo oggi quella che mi si addice, poi la getto nella spazzatura la sera e dormo con la coscienza svuotata. Beata acoscienza.
Parte la fabbrica dei sogni e li facciamo interpretare dagli altri, sono proprio esattamente così, come li vogliono loro.
Tutte le mie preghiere le rivolgo al caso, non a caso.
Per tutte le volte in cui mia nonna ha fissato quella tovaglia di cerata arancione, gialla, marrone, caleidoscopio rotondo come il tavolo, niente più prati, si ferma un battito del mio cuore, in preghiera.
E per tutte le volte in cui mia nonna mi ha dato un frusciante pacco di millesfoglie che non ho mai mangiato, lenzuola mai messe, rumori che non ho tollerato, parole non ascoltate, rivolgo una preghiera al caso.
Mi ricorda di chiudere la porta e starmene in silenzio, tra queste mura si trova di tutto: coltelli, asciugamani, materassi, ponti levatoi e specchi.
Non ho bisogno di nulla.
Ho bisogno soltanto delle parole,
per catalogare, impacchettare e definire
la mostruosa natura delle cose
che mi precede a piedi nudi
e mi stringe la gola.
Muta, ecco come mi lascia.
Tutti immersi, sguazzanti nella moda del relativismo, costruiamo e decostruiamo, passeggio tra i saldi delle teorie e scelgo oggi quella che mi si addice, poi la getto nella spazzatura la sera e dormo con la coscienza svuotata. Beata acoscienza.
Parte la fabbrica dei sogni e li facciamo interpretare dagli altri, sono proprio esattamente così, come li vogliono loro.
Tutte le mie preghiere le rivolgo al caso, non a caso.
Per tutte le volte in cui mia nonna ha fissato quella tovaglia di cerata arancione, gialla, marrone, caleidoscopio rotondo come il tavolo, niente più prati, si ferma un battito del mio cuore, in preghiera.
E per tutte le volte in cui mia nonna mi ha dato un frusciante pacco di millesfoglie che non ho mai mangiato, lenzuola mai messe, rumori che non ho tollerato, parole non ascoltate, rivolgo una preghiera al caso.
Tuesday, June 12, 2007
Fresco sogno
I sogni perdono colore nella notte, raggi di luce sfumano dai nostri pensieri e si appoggiano sulle pareti delle camere, sui sedili dei treni, delle auto.
Sbiadisce il senso si realtà costruito dopo anni di esercizio, lampi di colore ci straniano.
Le ombre di quando eravamo bambini.
Qualche scampolo di sogno ricompare in tarda serata e tiene tutto legato, sventolante, fresco ed eterno. Tutto presente contemporaneamente.
Sbiadisce il senso si realtà costruito dopo anni di esercizio, lampi di colore ci straniano.
Le ombre di quando eravamo bambini.
Qualche scampolo di sogno ricompare in tarda serata e tiene tutto legato, sventolante, fresco ed eterno. Tutto presente contemporaneamente.
Wednesday, June 06, 2007
Parte un post
Parte un post. Gira l'angolo, gli corro dietro, ma non lo vedo già più, sparito.
Avevo un mucchietto di parole in tasca, a casa le avevo riempite di significato, prima di andare a letto, ieri sera, le avevo incartate nella stagnola con cura.
Arrivo in ufficio, mi siedo: nelle tasche ci sono soltanto più frammenti di cose già dette, sparpagliate, appallottolate, briciole e polvere.
Afferro la lucertola e si stacca la coda.
Fuori dalla montagna di marmo, dove arrivano tubi di alluminio fumanti a vomitare persone, un baffuto signore in ciabatte mi ha sussurrato: "Sigarieta", gli ho chiesto se voleva una sigaretta, no, mi vuole vendere una stecca di Malboro rosse ucraine. Magari ci guadagna più di me e sta pure all'aria aperta.
Tutti i post sfuggiti ai padroni sono all'inizio dell'arcolbaleno.
Ci sono persone che incontri al mattino che luccicano, si meritano proprio di essere felici e si capisce benissimo.
Avevo un mucchietto di parole in tasca, a casa le avevo riempite di significato, prima di andare a letto, ieri sera, le avevo incartate nella stagnola con cura.
Arrivo in ufficio, mi siedo: nelle tasche ci sono soltanto più frammenti di cose già dette, sparpagliate, appallottolate, briciole e polvere.
Afferro la lucertola e si stacca la coda.
Fuori dalla montagna di marmo, dove arrivano tubi di alluminio fumanti a vomitare persone, un baffuto signore in ciabatte mi ha sussurrato: "Sigarieta", gli ho chiesto se voleva una sigaretta, no, mi vuole vendere una stecca di Malboro rosse ucraine. Magari ci guadagna più di me e sta pure all'aria aperta.
Tutti i post sfuggiti ai padroni sono all'inizio dell'arcolbaleno.
Ci sono persone che incontri al mattino che luccicano, si meritano proprio di essere felici e si capisce benissimo.
Wednesday, May 30, 2007
Aaaah!

Mi sento come se qualcuno mi avesse obbligato a mangiare un uovo intero.
Sto soffocando. Avrei alcune cose da esprimere. Ma non posso. Questo non è il luogo adatto.
Forse dovrei andarle a raccontarle in un altro non-luogo, un allungato centro commerciale, un algido distributore di benzina, accarezzata da un sottile vento fresco, dalle mani di nessuno.
Apro la tenda e vedo un cancello. Marrone.
Un balcone. Grigio.
Una pianta. Un gatto zoppo. Un muro. Bianco.Infissi. Neri.
Devo smetterla con quei tre gradini che, se non faccio prima che si chiuda la porta, mi fanno sentire insicura.
Sono invasa dalla voglia di andare in un'altra direzione, colorarmi senza inciampare, vedere oltre le sagome, oltre il muro, il cancello, il gatto, l'albero.
Qualcosa di morbido.
Monday, March 12, 2007
C'è un sole che trafigge i muri là fuori, domani mi tocca cambiare lavoro, il movimento è una costante della vita...il movimento è vita. Potrò dedicarmi all'immobilità delle cose tra un centinaio d'anni circa, magari anche di più.
Ciò che delude è l'eterno ritorno, un odore, un colore, non possedere più lo stupore dell'infanzia.
Mettersi in gioco per scoprire che tutto è diverso nella stessa misura in cui è uguale.
Ciò che delude è l'eterno ritorno, un odore, un colore, non possedere più lo stupore dell'infanzia.
Mettersi in gioco per scoprire che tutto è diverso nella stessa misura in cui è uguale.
Saturday, February 10, 2007
Oggi è venuto a colloquio un padre, medico chirurgo, di un ragazzino di 16 anni con la passione per i canarini.
Dice che in terza media hanno picchiato il figlio in bagno e il bidello ha visto.
Il signore è inquietante, dice: "Ho scoperto che mio figlio aveva una lesione alla milza, visitandolo. L'ho fatto presente alla preside, lei ha assunto un attegiamento omertoso, come gli altri docenti.
Ho denunciato la scuola, ma nulla.
Non è tanto perchè hanno menato mio figlio, sono cose che succedono, ma se fosse morto.
Se l'avessi trovato al mattino esangue nel letto, ci avrei messo un secondo a SBATTERLO SUL TAVOLO E FARGLI UN'AUTOPSIA, PER DIMOSTRARE CHE LA MILZA ERA SPAPPOLATA."
Dice che in terza media hanno picchiato il figlio in bagno e il bidello ha visto.
Il signore è inquietante, dice: "Ho scoperto che mio figlio aveva una lesione alla milza, visitandolo. L'ho fatto presente alla preside, lei ha assunto un attegiamento omertoso, come gli altri docenti.
Ho denunciato la scuola, ma nulla.
Non è tanto perchè hanno menato mio figlio, sono cose che succedono, ma se fosse morto.
Se l'avessi trovato al mattino esangue nel letto, ci avrei messo un secondo a SBATTERLO SUL TAVOLO E FARGLI UN'AUTOPSIA, PER DIMOSTRARE CHE LA MILZA ERA SPAPPOLATA."
Wednesday, January 31, 2007
Fa molto freddo
Fa molto freddo,
quello che hai lasciato vicino alla porta d'ingresso
non è soltanto un grosso sacco,
lucido di nera polvere.
Hai lasciato il vuoto del falso gradino,
freddo granito odore di davanzale.
Scivolata
sono soltanto scivolata,
non ti preoccupare,
resto sdraiata.
Inizia ad andare.
Un attimo e mi rialzo.
Fa molto freddo.
Non accusatemi.
quello che hai lasciato vicino alla porta d'ingresso
non è soltanto un grosso sacco,
lucido di nera polvere.
Hai lasciato il vuoto del falso gradino,
freddo granito odore di davanzale.
Scivolata
sono soltanto scivolata,
non ti preoccupare,
resto sdraiata.
Inizia ad andare.
Un attimo e mi rialzo.
Fa molto freddo.
Non accusatemi.
Wednesday, November 15, 2006
Bolla

Rimango chiusa in una bolla di irrealtà. Non credo più che la materialità delle cose, nè lo scorrere del tempo esistano.
Mi sento serena.
Vorrei più tempo per leggere e per il fai da te.
Vorrei un paio di stivali di pelo che mi mantengano i piedi ad una temperatura costante.
Non cerco più di emergere, sogno l'uguaglianza.
Vorrei che sei miliardi di persone venissero ricordate, che ognuno lasciasse un'opera d'arte. Questo già avverrebbe se ci spogliassimo del significato preconcetto di "opera d'arte". Tutti dovrebbero avere il tempo di ricordarsi degli altri, subito dopo essersi ricordati di sè stessi.
Tuesday, October 17, 2006
Agio

Mi sento semplicemente a mio agio, nel disagio dello scorrere del tempo.
Accadimenti a mio favore, imprevisti e probabilità, riesco oggi a vedere le situazioni dall'esterno, comprendere come esista veramente una sorta di karma regolatore dell'equilibrio universale.
Il giusto e lo sbagliato sfumano l'uno nell'altro. Gli attacchi d'ira mi fanno sorridere e quelli di gioia anche.
Oggi vedo tutto dal di fuori e nel contempo provo delle emozioni, vedo dall'esterno senza distacco. Sfioro quasi lo stadio del comprendere senza giudicare.
Sfioro poichè giudico ancora, ma perlomeno ne sono consapevole.
Scrivo oggi, dal momento in cui non escludo domani di cadere nel vortice dell'impeto irrazionale di essere travolta dall'ira, dalla falsità e dall'ipocrisia.
Sento di voler bene a molte persone, tante, mai troppe.
Sto cercando di eliminare un sentimento di possesso verso la persona che amo.
Amare veramente significa lasciare libere le persone, non lo facevo, ora sto cercando di farlo. Voglio che sia felice.
Tuesday, October 03, 2006
Fisico fastidio

Intense percezioni
di fisico fastidio,
mai slegate da frastuoni
di una lontana innocenza.
Volontario abbandono
di una tranquilla giornata,
di un giovedì:
aspirapolvere, focaccia,
televisione.
Fisico fastidio,
attaccato con le unghie
al letto,
odiata quotidianità,
al riparo dalla vita,
al riparo dallo scorrere del tempo.
Fisico fastidio davanti al primo
presagio di morte,
un pelo, un dolore,
sudore.
Ed è e sempre sarà,
fisico eterno fastidio.
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