Sunday, February 24, 2013

Il Papa necessita di una siesta



Se dietro alle dimissioni del papa ci siano strategie, imposizioni o decisioni di burattinai o di terzi nessuno di noi con le nostre teste non-coronate lo saprà mai.

Quando mi e' giunta la notizia del papa che decideva di rinunciare alla carica, ho creduto alla ragione della stanchezza e della malattia ed ho provato una istantanea ammirazione per l'uomo.
Un uomo che ammette di essere stanco e che qualcun altro potrebbe svolgere il compito in modo più' efficace.

Molti hanno disapprovato la scelta: "Se sei papa", hanno detto, "papa devi rimanere sino alla morte". Il ruolo è sacro, non la persona.

Il papa era stanco, magari si e' reso conto di non poter sostenere due ore di giro per le citta' sulla papa mobile senza andare in bagno. E' un ultra ottantenne.
Questo papa non viveva della sua aura di santità', non viveva di mani imposte sulle teste dei bambini e monosillabi rivelatori.
Era un uomo mite, un teologo, un pensatore, un intellettuale.

Me lo vedo che cerca di ricordarsi dei nomi, delle citazioni, rovista nel cervello e tutto si annebbia.

Ma chi l'ha detto che il papa non può' essere stanco ed ammettere di essersi indebolito?

Bravo papa, riposati, e speriamo che serva da lezione a chi vuole strafare a chi non vuole ritirarsi mai a costo di essere ridicolo.
(E prima delle elezioni...ogni riferimento e' puramente casuale)


Wednesday, January 23, 2013

Mondo prozac




«Se non vedi le cose negative del mondo che ti circonda vivi in un paradiso per idioti» (Jaggi Vasudev)





Thursday, January 17, 2013

Oggetti in festa






Questa mattina la sveglia ha squillato alle 6:27, sempre numeri dispari per evitare eventi nefasti. Mi sono alzata, fatta la doccia, preparato una pasta per pranzo, mi son messa le lenti a contatto, un leggero trucco, ho preparato un caffè americano per il termos da portare in treno. Sono uscita di casa, ho fatto undici passi e mi sono resa conto di non avere il termos.
Sono tornata indietro, ho inserito la chiave, aperto la porta e ho trovato il mio pupazzo fatto a pecora sul divano.

L'avevo lasciato nello studio, sul divanetto, con gli altri peluches.
"Ragazzi, venite giù che fa più caldo, guardiamo un po' di tele!" Gridava, credo agli altri pupazzi. Si è voltato verso di me e di colpo fa: "ops!"

Poi è suonata la sveglia ha squillato alle 6:27, sempre numeri dispari per evitare eventi nefasti. Mi sono alzata, fatta la doccia, preparato una pasta per pranzo, mi son messa le lenti a contatto, un leggero trucco, ho preparato un caffè americano per il termos da portare in treno. Sono uscita di casa, ho fatto undici passi e mi sono resa conto di non avere il termos.
Sono tornata indietro, ho inserito la chiave, aperto la porta, ho recuperato il termos.

Il gatto mi ha fissata con un espressione strana.
Come se avesse avvertito qualcuno del mio arrivo.
Mi sono voltata velocemente prima di chiudere la porta.

Nulla.

Monday, January 14, 2013

"Lettere a un aspirante romanziere", Mario Vargas Llosa


"La finzione e' una menzogna che racchiude una verità profonda: e' la vita che non è' stata, quella che uomini e donne di un'epoca determinata avrebbero voluto e non hanno avuto, e perciò sono stati costretti ad inventarla."
"Tuttavia, il gioco della letteratura non è innocuo.
Prodotto di un'intima insoddisfazione nei confronti della vita quale essa è, la finzione e' anche fonte di malessere ed insoddisfazione . Perché colui che, attraverso la letteratura, vive una grande finzione...torna alla vita reale con una sensibilità molto più vigile di fronte ai suoi limiti ed alle sue imperfezioni, reso cosciente da quelle magnifiche fantasie del fatto che il mondo reale, la vita vissuta, sono infinitamente più mediocri della vita inventata dai romanzieri."
Mario Vargas Llosa, "Lettere a un aspirante romanziere.

Saturday, January 12, 2013

Jeff e la stazione





Sono pendolare da sei anni. Prima era Pavia-Milano, ora si tratta di Oakham-Peterborough.
Le stazioni, i passeggeri, gli orari, i treni, le conversazioni, i bar, mi fanno ripensare all'Europa, a quanto siamo diversi.
A Oakham la stazione e' minuscola e curata, ci sono vasi di fiori, un signore con una sorta di roulotte che vende panini alla pancetta, te' e caffè. Tutti stanno ad almeno un metro e mezzo di distanza dalla persona vicina e nessuno parla.
In Italia si può fumare sui binari, la gente parla, i panini sono quelli dell'autogrill, grazie a Dio esiste il prosciutto, devi obliterare il biglietto, ci sono i graffiti sui treni e quegli strani individui che lavorano per Trenitalia.

Alla biglietteria di Oakham c'era Jeff. Sempre e solo Jeff. Dietro a lui, appesi al muro, troneggiavano premi per il miglior servizio clienti dagli anni 80 sino al 2011.

Arrivo sempre un quarto d'ora prima del treno, alle sette e mezza.
Quando c'era Jeff, a quell'ora bagnava i fiori, svuotava i cestini dei rifiuti, spazzava per terra e dava da mangiare al gatto. Le chiavi della sala d'aspetto tintinnavano nelle sue tasche e le persone si allineavano alla biglietteria, ma lui prima si dedicava alla pulizia ed alla manutenzione della sua amata stazione.

Quando ho acquistato il mio primo abbonamento ho spazientito Jeff perché non conoscevo i dettagli delle tariffe e devo avergli sconvolto la tabella di marcia con quelle due domande sull'autobus e sulla differenza tra settimanale e mensile. Sotto la barba bianca le labbra si erano irrigidite, avrà maledetto tutti gli immigrati di Oakham (quattro?) poi abbiamo risolto la faccenda.
Una volta Jeff ha sgridato dei clienti perché stavano sporcando di neve un punto del binario che aveva appena pulito.
Il gatto e' finito sotto un treno, mi hanno detto.

Quest'anno Jeff e' sparito. La prima settimana ho pensato che se ne fosse andato in vacanza, probabilmente su un treno a vapore. Poi ho pensato ad una malattia.
Infine l'idea della morte di Jeff mi ha sfiorato. Abitando nel cimitero di Oakham ho buttato un occhio ai funerali durante la settimana successiva in cui ero a casa da lavoro. Niente.

Circa un mese dopo, sul binario numero due, chi conversava beatamente con il controllore alle nove e trenta della sera? Jeff.
In un attimo tutto si è chiarito: Jeff e' andato in pensione.
Non pensavo che Jeff potesse sopravvivere senza la stazione, infatti a quanto pare bazzica sempre nei dintorni.

Giovedi' esco di casa e chi trovo non lontano dalla porta? Jeff.
Ho cercato di ignorare la mia istintiva timidezza e l'ho salutato, gli ho persino chiesto come andava, dovevo farlo.
Mi ha confermato di essere in pensione e mi ha raccontato che ora che ha tutto questo tempo può per esempio girare per Oakham, cosa che non è mai riuscito a fare prima.
Poi però mi ha detto che sai e' iscritto ad un associazione di gente che come lui ha lavorato con i treni in passato, fanno gite con treni a vapore, progetti di restauro di vecchi treni e cose del genere. Mi sono sentita più tranquilla.

Friday, January 11, 2013

Medici evasori, i peggiori



Mi sono recentemente lamentata del il modo in cui i pazienti vengono considerati dalle strutture sanitarie gratuite nel Regno Unito.
Pare talvolta che l'obiettivo principale del medico sia quello di farti demordere, di sminuire il tuo problema, di farti perdere la pazienza.
Cercano di sfoltire i pazienti che richiedono esami specifici dal momento in cui sono tutti gratuiti. Se sei relativamente giovane e per lo più non autoctono cercano di rimandarti a casa con un'aspirina. Da un certo punto di vista, non il mio, capisco.

Quello che non capisco è come sia possibile ancora oggi, dopo tutte le proteste, le promesse, le parole, gli articoli e gli allarmismi che in Italia succeda una cosa simile: vado a fare una visita di controllo a pagamento, da un ginecologo di Valenza, molto stimato. Il medico pare molto competente, mi visita, mi fa fare anche un'ecografia per sicurezza, mi fa molte domande, ascolta.
Alla fine della visita mi dice: "Allora sono 140 euro senza la ricevuta, 170 con la ricevuta, cosa preferisce?"

Cosa preferisco?
Preferirei che ci fosse la finanza fuori dalla sua porta, ecco cosa preferirei. E pensare che la barca a vela te la potresti permettere lo stesso. Che pena.

Com'è possibile che non si possano controllare tutti questi medici specialisti che guadagnano cifre da capogiro (e quelle se le meritano), ma poi non pagano le tasse?
Cosa dichiareranno mai questi cialtroni alla fine dell'anno?

E cosa devo fare io, scegliere di pagare 170 euro?
Ho pagato 140 euro e me ne sono andata consapevole del fatto che un buon esempio fa la differenza, ma non sarà il mio questa volta ad attivare la ruota delle azioni giuste.
Polemica sì, ma cogliona no.


Friday, January 04, 2013

Non temiamo l'Apocalisse

L'attesa della fine del mondo prevista dal calendario Maya non mi ha particolarmente turbata, una certezza non mi ha abbandonata: sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa, io sarei stata a lavoro il 12 dicembre e pure il 31, ed anche il primo gennaio.
Dalla mia postazione ho il privilegio di poter contemplare BBC news sottotitolato, il volume muto. Se l'Apocalisse arriva la notizia non mi può sfuggire.
La nostra azienda ha
un piano di emergenza per i dipendenti per ogni evenienza: da un semplice black-out ad una catastrofe naturale. No, non intendo un'uscita di sicurezza o dei muri antisismici, intendo un vero e proprio progetto per continuare a farci lavorare anche se il mondo sta cadendo a pezzi.
Ho avuto l'onore di prendere parte ad una simulazione alcuni mesi fa.
Nella campagna inglese, accanto ad un eliporto, si trova la nostra salvezza.
Il giorno della simulazione un tassista ha prelevato me, con un gruppo di cinque colleghi, e ci ha scaricato a circa 15 miglia, all'eliporto in questione.
Dopo aver vagato per alcuni minuti senza capire cosa avremmo dovuto fare, abbiamo trovato un telefono, all'interno di una scatola, come una cassetta della posta americana.
La collega più coraggiosa ha alzato la cornetta ed una voce robotica ha prontamente detto: "Please come in."
Davanti a noi si è aperto un cancello automatico e noi stupefatti e vagamente inquietati ci siamo trovati di fronte ad un bunker originale della seconda guerra mondiale ristrutturato e ridipinto completamente di nero.
All'interno moquette rossa stile 'shining' e tre dipendenti palesemente non abituati a comunicare, ma pronti per una terza guerra mondiale.
La nostra società affitta uno degli uffici all'interno del bunker, sinistramente identico a quello in cui lavoriamo, soltanto ristretto. I computer contengono non soltanto il software che utilizziamo, ma sono aggiornati con tutti i dati sui clienti ed i servizi che eroghiamo con uno scarto di poche ore.
All'interno del bunker i bagni sono dotati di dentifrici e persino di assorbenti interni, esterni, con e senza ali. In cucina scorte di scatolame. Un calcetto per svagarsi, una mini palestra.
Questo scenario mi ha inquietata più del timore della fine del mondo.
Quello che più mi ha inquietata e' stata l'assoluta certezza che qualsiasi cosa accada, continuerò a lavorare.

Wednesday, November 28, 2012

India insonne e luna accesa



Sono le cinque e mezza del mattino a Puskhar, giorno finale della fiera dei cammelli e culmine del pellegrinaggio induista al lago sacro. La luna non è mai stata così piena.
Ci sono circa quattrocento templi e santuari induisti a Pushkar ed uno dei rari dedicati a Brahma, Dio della creazione.
L'attività di canti e preghiere e' ininterrotta da giorni.
Quando decido di andare a letto il sonno arriva, ovunque mi trovi, ma questa sera i canti e le frasi mantriche reiterate soffiano sulla veglia come si tiene vivo un fuoco e non c'è autorizzazione divina a dormire.
Migliaia di pellegrini stanno pregando o si sono assopiti fuori dai templi, ai margini della città, per lo più addormentati in una macchia di deserto, migliaia di cammelli, cavalli, pecore e mucche si preparano al ritorno domani, credo sarebbe fuori luogo dormire.
Dalla luna colano i canti, chiudo gli occhi e vedo fiumi di turbanti, petali in acqua e colori che si bagnano sulle rive del lago.
Un sogno collettivo ininterrotto.

Tuesday, September 18, 2012

Inspiegabile felicita'

Mi capita ultimamente di sentirmi incredibilmente felice.
La maggior parte delle volte mi godo questo stato di grazia senza nemmeno pensarci, a volte invece mi chiedo: "Ma come mai oggi sono così contenta?" Anni fa avrei avuto una risposta immediatamente, non sarebbe stata felicita' pura, ma euforia, entusiasmo, spesso conseguenze di episodi identificabili.
Oggi non so.
Mi sento estremamente felice e non c'e ragione che spieghi questa benedizione. Credo si tratti semplicemente di un cambiamento di prospettiva.
Sara' che sono sempre stata cinica e pessimista ed ora mi e' passata. Fatto sta che mi pare di vivere nella luce, di sentire l'unità delle cose che vibra a frequenze impercettibili, uguali all'immobilità, l'amore universale.
Non esageriamo, insomma, me la passo bene. Non mi faccio nemmeno le canne.
Certe volte mi ricordo i sogni e capisco, sogni strepitosi, mille avventure. E senza alcuna fatica, non mi muovo dal letto.

Thursday, July 26, 2012

Camera 321

Ieri mi sono fermata a dormire in un Holday Inn, causa mancanza di treni la domenica mattina per tornare a lavoro.
C'e' qualcosa di magico nel fermarsi soli a dormire negli alberghi. Vagare per i lunghi corridoi con la moquette rossa e blu, sentendo soltanto i propri passi ovattati, entrare in una camera uguale a tutte le altre, dove ti aspetta una televisione, accesa e fissa sull'elenco di servizi che l'albergo offre.
Rumore bianco.
Un uomo con un mantello da pecora aspettava quelli che premevano un certo tasto dell'ascensore di un albergo, al piano due e mezzo o un qualsiasi numero e mezzo, in Dance, Dance, Dance di Haruki Murakami. Dava consigli saggi e molto filosofici. Qui c'e'.
Silenzio.
Al piano uno anziane signore e giocatori di golf che leggono i sottotitoli del telegiornale della Tv muta.
Chi pulisce queste stanze cancella le tracce dell'inquilino precedente, così anche le nostre saranno eliminate. Come se non fossimo mai arrivati, non fossimo mai partiti. Se nessuno sa dove siamo, non ci troveranno mai, al terzo piano, camera 321.
Dimenticarsi di sè. Non è possibile in casa, per strada, a lavoro.
Alchimie della camera 321.

Tuesday, June 26, 2012

Trainspotter

Mentre attendo il treno al binario, comodamente seduta in panchina, mi si avvicina un personaggio saltellante e sorridente, che agita le braccia come se cercasse di prendere il volo.
Naturalmente mi si avvicina. Mi dice che si e' scottato il collo perché e stato tutto il giorno al sole. "Mi sono scottato tutto perché sono stato tutto il giorno sui binari", poi abbassa la voce e come a rivelarmi un prezioso segreto aggiunge:"sai, perché sono un trainspotter!" "Veramente?"dico. Eccoci qui, ci mancava solo il trainspotter. "Certamente, sono iscritto anche al fan club."
"Quindi cosa fate esattamente? Guardate i treni e li contate?" "Nooo. dice lui." E apre un libretto pieno zeppo di cifre e un blocco straripante di numeri.
"Vedi?"
Evito di chiedere altro perché sento che sta per entrare in un modo di dettagli che non voglio proprio sentire dopo undici ore di lavoro. Ma lui me li vomita addosso lo stesso, numeri che corrispondono a treni.
"La vuoi vedere una foto?"
"Vabbé, fammi vedere 'sta foto." E mi fa vedere la foto di un treno rosso.
"Appena dipinto"
"Bello" Arriva il suo treno.
"A casa mi aspetta una patata ripiena e poi nanna."
Saltella via, pieno di certezze.

Thursday, May 17, 2012

NHS, lezioni di anatomia

Ho un appuntamento dal medico alle dieci e dieci, NHS, sistema sanitario inglese, appuntamenti precisi e senza attesa. Numeri inquietanti, pari e ripetitivi.
Arrivo alle dieci e cinque, alle dieci e dodici sono seduta comodamente nello studio del medico.
Partenza ottima.
Gli spiego che intorno a febbraio mi aveva visitata un suo collega, avevo lamentato dolore alla parte sinistra del viso, intorno all'occhio, riportavo anche un fastidio all'interno dell'orecchio. Il collega mi prescrisse uno spray dopo aver controllato le cavità nasali con uno strumento. Mi consigliò di usare lo spray per un mese, nel caso in cui non avesse funzionato mi sarei dovuta ripresentare per ulteriori indagini.
"Eccomi qui dunque."
"Bhè, potrebbe essere qualsiasi cosa. Di dolori soffriamo in tanti."
Dico: "Sì, infatti. Mi piacerebbe conoscerne la causa, così potrei andare alla radice, invece di continuare a mangiare Neurofen a colazione."
"Bhè, devi continuare a prendere le medicine."
"Non potrebbe essere infiammazione del trigemino? Reumatismi? Sinusite?"
"Mi stai dicendo tante cose. Ti preoccupi molto? Pensi spesso a queste cose?"
No, non credo di essere ipocondriaca. Ho un male reale mi piacerebbe conoscerne la causa se non sai cosa ho, dimmelo, non stare a fare giri di parole. Non dare la colpa alle mie paranoie. Non cercare di mettere in pratica quel manuale del cazzo che hai letto: "Come essere empatico con il clienti", perché ti viene male. Quella parte che hai recitato sulle preoccupazioni, sul farsi troppe domande, è fuori contesto, ho male alla parte destra del viso cazzo. Vengo da te per essere rassicurata, consigliata, non presa per il culo! Ho capito che in sala d'aspetto c'è gente grave, l'età media è 70 anni. A proposito c'è una signora che ogni volta che qualcuno si alza perché si sente chiamare dall'infermiera, fa i complimenti per l'ottimo udito. Dice per la precisione:'Jolly good hearing!' Ciò non significa che io debba convivere con il dolore. Chi cazzo l'ha detto? Il tuo lavoro è provarci, non sminuire il mio problema. Comprati un manuale decente, vai ad una corso di recitazione!
Il dottore inserisce le parole chiave che gli ho suggerito e mi stampa dieci pagine sull'infiammazione del trigemino e la sinusite, me le consegna: "Dacci un occhio, non mi sembra rispecchino i tuoi sintomi." Sono le cose che ho letto su Wikipedia da sola, nemmeno in inglese, in italiano le ho lette. Ma possibile!" Mi consiglia di ricomprare lo spray e di usarlo sempre. L'atro dottore mi aveva detto che non va usato per più di venti giorni.

"Nel dicembre del 1973 aveva perduto ogni speranza di trovare un trattamento, un farmaco, un medico o una cura; sicuramente, di trovare la malattia. Con la quale conviveva, ma non perché avesse imparato a farlo...E se quello che ti stava capitando fosse davvero qualcosa di terribile? In ogni modo, anche se terribile non era confronto alle tribolazioni del mondo intero, sembrava terribile a lui.Da "La Lezione di Anatomia" Philip Roth. Mi faccio condizionare dalle letture?

Friday, April 20, 2012

SIgnificati

Sono nascosta in un angolo del mondo. Se sto zitta a guardare arrivano luci come saette, girandole roteanti. Arrivano ad intermittenza irregolare, possono essere piume, bagliori o danze. Soltanto quando non parlo e ascolto, non mi muovo, rallentano, non si spaventano e lasciano scie di senso colorato.

Thursday, April 19, 2012

Disorientamento

Martedì avevo un appuntamento dall'oculista ad un quarto alle cinque, alla catena Specsaver, a Peterborough, in centro. Dovevo anche riportare un paio di pantaloni di mio marito nel negozio in cui li aveva comprati, perchè troppo stretti. Da TK Max, una sorta di catena di outlet che vende articoli di marca a basso prezzo. Anche se lavoro a Peterborough da quasi due anni, anche se il centro storico è semplicemente formato da due vie principali ed una piazza, mi sono stampata il percorso da Google map per capire esattamente dove si trovasse l'oculista. Non ho il senso dell'orientamento. Ho guardato la mappa e non ho capito bene il percorso, allora ho considerato le varie opzioni e con gran felicità ho scoperto quella delle foto: Google map ti fa vedere il percorso presentandoti le diverse immagini dei posti, al ristorante Prezzo (foto del ristorante) gira a destra, alla via Priest (foto di una casa) gira a destra, e così via. Perfetta per quelli come me che non hanno senso dell'orientamento, perfetta per le donne con il cervello tipico femminile che ricordano i luoghi attraverso negozi, gente che passa, robe che non servono. La partenza del percorso era in piazza. Prendo il treno ed arrivo in anticipo, per cui vago per un po' tra i negozi del centro. Un vortice aspirante mi risucchia da HM e lì inizio a provare cose che so già che mi staranno male, perchè non mi sono mai state bene, neanche a diciotto anni: gonne troppo corte, maglie troppo larghe, jeans troppo stretti, pantaloncini da teenager. In Inghilterra la moda rema contro di me, è studiata per quelli che hanno il fisico esattamente opposto al mio: il fisico mela. Dopo aver tentato varie visite ai camerini, butto un occhio all'ora e sono già le quattro e venticinque, devo ancora andare a cambiare i pantaloni. Mi dirigo da Tk Max: dalla piazza giro a destra con passo spedito. Un signore mi dice: "Smile darling, what's wrong with you? You look sad! " Dico: "I was just thinking" e rido. Chiede: "Where are you from love?" "Italy" E lui: "Ferrari!" Mi congedo gentilmente. Da TK Max restituisco i pantaloni e mi ridanno il denaro. Esco da Tkmax e controllo la mappa per andare dall'oculista, ho dodici minuti di tempo. Torno alla piazza come indicato da Google Map, al ristorante prezzo giro a sinistra, in fondo alla via giro a sinistra ancora, poi a destra, spunto su uno stradone a due corsie dove si trova il supermercato Asda, vedo stranamente il retro di TK Max, comunque giro a sinistra, alla rotonda prendo la seconda, non sono sicura di quale sia, ma leggo Rivergate Shopping Centre e visto che la mappa dice Rivergate street, penso che sarà quella la strada, attraverso e vado in quella direzione. Devo andare a Bridge street, vedo un ponte e penso che sarà lì, prima o dopo il ponte, o di fianco. Arrivo al ponte ed il ponte è lungo, meglio chiedere, perchè se lo attraverso e poi devo tornare indietro sarò poi in ritardo. Chiedo a due signori e mi dicono che non sono di Peterborough. Le mie certezze iniziano a vacillare. Il terzo signora mi chiede cosa cerco, dico: "Specsaver." Mi indica di tornare alla rotonda e proseguire dritto. Lo ringrazio, che svolta. Inizio a mettere a fuoco la via e mi sorge un dubbio. Proseguo. Attraverso la rotonda. Vedo l'insegna Specsaver. Sono cinque minuti in ritardo. Prima di entrare mi giro e di fronte ho TK Max. Di fronte a me c'e' Tk Max. Il punto dal quale sono partita.

Thursday, April 05, 2012

Signori Corvi

I corvi qui sono ovunque. Sono signori panciuti con un bastone da passeggio.

Suburbia



Prima, mentre correvo, il sistema che pesca le canzoni a caso dall'Ipod mi ha proposto "Suburbia", dei Pet Shop Boys. Mi è arrivata una scarica di adrenalina che mi ha fatto incontrollatamente accelerare, non riuscivo a fermarmi, un riflesso pavloviano. Poi mi sono ricordata.

Quando alla fine delle elementari, o forse erano già le medie, ascoltavo e riascoltavo una delle cassette dei Pet Shop Boys di mio fratello, mi gasavo particolarmente con la canzone "Suburbia".
Avevo capito che parlava della vita di periferia e mi ero perfettamente immedesimata nel personaggio. Con "Suburbia" sognavo di fuggire verso una vita più stimolante, certo via della periferia pensavo, in realtà intendevo fuga dalla mediocrità, dalle cose prestabilite, stantie.
Vivevo a Valenza, cittadina di circa ventimila abitanti, in quella che io definivo periferia. La possiamo ancora definire periferia, perché ci vogliono dieci minuti pieni per raggiungere la piazza del centro. Sentivo di appartenere ad un'altra categoria rispetto a quelli che abitavano per esempio nelle villette a schiera, o nei palazzi del centro. I miei genitori avevano comprato un appartamento in un palazzo e proprio di fianco gli avevano costruito le case popolari, due anni dopo.
Non "delle case popolari", quelle che per me sono state sempre "le case popolari" per antonomasia.
Esteticamente erano praticamente uguali alle nostre. Da fuori soltanto, ci tenevo a specificare. Quando dicevo di abitare in via Volta, qualcuno osava chiedere: "Alle popolari?", chiaramente specificavo che no, non abitavo alle popolari.
Abitare alle popolari sarebbe stata una vergogna. Con il tempo ho imparato che a Valenza non esisteva periferia. Che non esisteva altra cittadina come Valenza dove operai orafi guadagnavano più dei dirigenti negli anni ottanta e novanta. Dico esisteva perché ora a Valenza tanti sono disperati. Non è più così, non ci sono più soldi e la maggior parte delle persone non si sa adattare, non riesce a rinunciare a nulla. E non c'é rimedio alla noia, a quella inquietante patina di superficialità che non si lava via.
Già durante le vacanze studio delle superiori trascorse in Inghilterra avevo avuto modo di intuire che forse i Pet Shop Boys intendevano un'altra cosa per periferia. Dopo aver conosciuto alcuni ragazzini, figli di famiglie che vivevano soltanto con il sussidio dello stato e lo spendevano comunque in alcol e sigarette, costretti a rubare dai genitori, iniziai a farmi un'idea. Basta buttare un occhio dentro alle case delle periferie di alcune città inglesi per capire che la periferia è un'altra cosa. E la si trova anche in Italia, certamente. Ma non ho mai visto così tanti bambini abbandonati a se stessi.
Generati soltanto per avere più soldi dallo stato. Allora volevo chiedere scusa ai Pet Shop Boys, io volevo solo fuggire dalle giornate noiose, dalle mie nonne che non mi lasciavano uscire da sola.
Mentre stavo scrivendo queste righe ho fatto una veloce ricerca su Google. E che ci trovo? I Pet Shop Boys si sono ispirati a Los Angeles. Vabbe' sarà pure peggio.

Wednesday, April 04, 2012

La casa della storia

"La casa della storia. Con freddi pavimenti di pietra, la pareti scure e ombre beccheggianti a forma di nave. Grasse lucertole abitavano dietro a vecchie fotografie e antenati cerei e friabili, con unghie dei piedi coriacei e aliti che sapevano di mappe ingiallite, spettegolavano tra loro con sibilanti bisbigli. "Ma non non possiamo entrarci" spiegò Chacko", perché siamo stati chiusi fuori. E quando guardiamo dentro attraverso le finestre, vediamo solo le ombre. E quando cerchiamo di sentire qualcosa, sentiamo solo bisbigli. E non riusciamo a decifrarli, quei bisbigli, perché le nostre menti sono invase da una guerra. Una guerra che abbiamo vinto e perso. Il tipo peggiore di guerra. Una guerra che fa prigionieri i sogni e li risogna. Una guerra che ci ha costretto ad ammirare i nostri conquistatori e a disprezzare noi stessi."" "Lontano un gallo cantò e la sua voce si divise in due. Come una suola che si stacca da una scarpa vecchia." "Il Dio delle Piccole Cose", Arundhati Roy Ho preso le vacanze a novembre ed ho prenotato un volo per Delhi, così mi è venuta voglia di rileggerlo.

Notizie soporifere nella terra di Albione

E' cominciato tutto con il telegiornale di martedì: si annunciava la possibilità di uno sciopero dei trasportatori di benzina e l'introduzione dell'Iva sulle paste salate. Cameron esortava i cittadini a non farsi prendere dal panico, ricordava che nessun sciopero può avvenire senza una settimana di preavviso, sopratutto aggiungeva che sarebbe stato comunque saggio probabilmente (nemmeno lui molto convinto) riempire una pio di taniche di benzina e tenerle in garage non si sa mai, diceva. Consigliava di riempire una paio di Jerry cans nello specifico, che sono le taniche da dieci litri della seconda guerra mondiale, ma a quanto pare tanta gente usa quel termine inappropriato per definire taniche in generale di questo tempi. Per quanto riguarda l'Iva sulle paste salate, Milliband veniva fotografato da Gregg, una catena che vende panini, bibite e paste salate, frequentato sopratutto da gente che vive con il sussidio di disoccupazione o da gente economicamente messa male, stava lì e da bravo Labour si mangiava una pasta da 90 pence. Mi son chiesta se veramente non stesse succedendo niente di più interessante, preoccupante, coinvolgente in Inghilterra e nel mondo, ma non lamentiamoci di una giornata di pace, mi son detta, non etichettiamola come noiosa. (Chissà che piattezza se fossimo rimasti in Paradiso. Non avremmo nemmeno inventato il Telegiornale). La stessa sera hanno dedicato un mini speciale ai due eventi, con interviste alla gente nei negozi e riprese di code di auto dai benzinai. E va bene dai. Sarà mica demagogia mediatica? Non si capisce. Non contenti, cosa fanno? Mercoledì il dibattito politico della BBC di due ore viene interamente dedicato a "Vat on Pasties and Jerry Cans". Non ci potevo credere. Tutti a criticare Cameron che ha messo a repentaglio milioni di vite instigando la popolazione a comprare delle Jerry cans (che a quanto pare sono andate a ruba nei negozi) e riempirle di benzina. In Inghilterra le regolamentazioni per l'igiene e la sicurezza non sfuggono a nessuno, è un hobby nazionale, e quello dice di stipare in casa litri di benzina! Rischi di incendio ovunque. Allarme. E quell'altro Labour che fa finta di comprare paste salate di infima qualità, tutti a dire che da Gregg non c'è mai andato e non capisce la popolazione. Ma chissenefrega? Che non capisca la popolazione sarà pure vero, ma è logico che lui da Gregg non ci sia mai andato. Non ci andrebbe nessuno con una stipendio decente a mangiare quelle salsicce ricoperte di pasta fritta. Non é che per essere Labour si debba mangiare di merda a tutti i costi, se sei Milliband i soldi per mangiare decentemente li hai. Giovedì mattina il titolo principale del giornale gratuito Metro era "Jerry Cans e Iva sulle paste". Questo è troppo. Ora, sarò mica finita in un buco temporale? O al Truman Show? Giorno della Marmotta?

Tuesday, April 03, 2012

Intervallo patriottico

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. » (Piero Calamandrei Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955)

Wednesday, March 07, 2012

Divorzio nei geni delle donne

Internet è un vero mezzo di sfogo per gli ipocondriaci. Puoi digitare i sintomi della potenziale malattia ed andare a verificare nei siti affidabili, in quelli fai-da-te, in quelli controcorrente ed in quelli di medicina alternativa da cosa potresti essere affetto. Per crearsi un raggio ancor più ampio di preoccupazioni si possono invece digitare malattie a caso e dar vita al processo inverso: cercare di scoprire se si provano alcuni dei sintomi descritti. Si può partire da una condizione di perfetta forma psico-fisica e in un paio d'ore per i meno paranoici si può raggiungere un insieme di possibili allarmi e sintomi sino ad arrivare per i più accaniti alla convinzione di essere affetti dai mali elencati. Per i più fortunati la malattia potrebbe presentarsi veramente ed essere così ben definita da poter essere relegata nelle categorie elencate. Mentre stavo navigando in preda ad un attacco di ipocondria, mi sono imbattuta in un articolo del Corriere della Sera nel quale si sostiene che per una questione ormonale, scientificamente provata, pare che le colpe dei divorzi siano da imputare principalmente alle donne. Si inceppa l'ossitocina e la donna manda tutto a rotoli. Lo studioso svedese dice che, per carità, pure la vaasopressina gioca un ruolo molto importante nel fallimento delle unioni a lungo termine. E ti pareva! Ora non crediamo più ad Eva che coglie la mela di nascosto, Dio la becca e per colpa sua il futuro del genere umano viene mandato alla malora. O meglio, l'atto traditore e malizioso della donna e la sua simbologia rimangono impressi nei nostri cervelli, ma non crediamo più letteralmente alla scenetta. Quindi arriva la scienza a garantirci che è ancora colpa della donna e dei suoi ormoni. Mi sa che certi studi scientifici partono dalle conclusioni! http://www.corriere.it/salute/12_fe
bbraio_27/divorzio-geni-donna-dipasqua_328ffbc0-6138-11e1-8325-a685c67602ce.shtml