Wednesday, August 06, 2014

Anatra in chiesa



Ieri sono uscita per una passeggiata ed ho incontrato un'anatra bianca che camminava pacifica in mezzo alla strada che da casa mia porta al centro di Oakham.
Con il passeggino e naturalmente pure il piccolo uomo dentro, non sapevo che fare.
Salvo l'anatra e abbandono il passeggino per un attimo?
Sono in grado di prendere un'anatra?
Le anatre mordono?
Mentre vari pensieri annebbiavano la mia capacità d'agire, un paio di macchine sono passate e fortunatamente hanno rallentato.
L'anatra ha poi attraversato incespicando un incrocio e si è fermata davanti alla chiesa cattolica.
Me ne sono lavata le mani, come il buon vecchio Pilato, e me ne sono andata in centro.
Al ritorno mi è stato detto da una vicina che una ragazzina è passata davanti a casa sua con l'anatra in braccio.
Non si sbaglia mai a lasciare degli esseri davanti alla chiesa.

Thursday, July 03, 2014

Glasto

È finito da poco il festival di Glastonboury,
Glasto, come lo chiamano qui in terra d'Albione.
Domenica sera l'ho seguito live sulla BBC pensando a quanto il
consumo dell'evento sia cambiato. Già perché ormai le esperienze si consumano e si riproducono
in video e foto, possibilmente su telefono, si postano in tempo reale.
Negli anni settanta era un ritrovo di hippie, si consumavano droghe a tutto spiano, c'era l'amore libero, i corpi ricoperti di fango, David Bowie agli albori, il mondo degli "alternativi".
Certo non lo trasmetteva la BBC.

Ora pare sia sempre un ritrovo di hippie, che si consumino droghe, che ci sia fango quando piove e che suoni anche la stessa gente che è diventata vintage cool.
Però gli hippie di oggi lo sono per un weekend, con i loro stivali di gomma e gli occhialoni da sole di marca. Gli hippie di Glastonboury 2014 emulano la mise di Kate Moss, che ci va tutti gli anni.
Fa molto "middle class" andare a Glasto. Ma la middle class" non era: cane, villetta a schiera, lavoro stabile, matrimonio, macchina famigliare e due figli?
Si, era.
La classe media, inglese, 2014, va ai festival e se lo fa con stile diventa upper class.
Ovvero se anziché campeggiare in tenda, affitta una tenda di lusso mongola per circa tremila sterline a  notte che finirà per non usare perché a Glasto non si dorme: upper class.

È diventato obbligatorio andare ad almeno un festival all'anno per gli over trenta che vogliono essere fighi, ma la cosa più assurda è che nessun over trenta ama campeggiare nell'umidità gelida inglese, con un post sbronza, utilizzando cessi chimici  superaffollari.
Cosa non si fa per essere cool!

Sunday, June 29, 2014

Al piccolo uomo




Caro figlio nato da poco,

Se solo bastasse stare in questa posizione scomoda per renderti felice, ci starei fino a cascare a terra dalla fatica. Invece, messo così sulla spalla, come un sacchetto, non piangi adesso perché la pressione sulla pancia ti allevia questo piccolo dolore fisico. Farai un rutto, un rigurgito, poi ti addormenterai.
E domani basterà darti da mangiare per strappati un sorriso.

E poi?
Sempre meno potrò garantire la tua gioia, il resto del mondo entrerà in gioco.
Il resto del mondo lo stai già mettendo a fuoco e pare ti faccia sorridere.
Verrà un giorno, almeno uno nella tua vita, in cui penserai sia stata una pessima idea quella di metterti al mondo, in cui ti sembrerà che nulla abbia senso.
O forse non verrà mai.
Ma verrà la tristezza, la sofferenza, verranno le delusioni.
Se così non fosse non cresceresti emotivamente, ma che fitta provo al solo pensiero.

Caro figlio nato da poco se solo ti potessi garantire la felicità, ma a pensarci bene la cosa che ha sempre reso felice me, dal momento in cui ricordo, si chiama libertà.
Allora caro figlio spero di non soffocarti troppo, o farlo da lontano, dietro l'angolo della strada che percorrerai.
A tal proposito sto tessendo un mantello protettivo trasparente, un pezzettino ogni notte, dovrebbe essere pronto per quando inizierai a gattonare, lo adagerò sulle tue spalle in un momento di distrazione, come faccio quando ti taglio le micro unghie, e piccolo uomo sarai protetto per il resto della tua vita.

Thursday, June 05, 2014

I dolori del parto - Parte terza, il finale

Eccomi.
Sono le cinque e ventitré. La luce inizia a penetrare dagli scuri, Sebastian dorme e russa come un cinquantenne con il vizio dell'alcol, ma questa è un'altra storia.
Vorrei finire di raccontarvi i dolori del parto.
Vorrei, ma me li sono scordati.
Lo sapevo.

Sono passati due mesi dalla nascita del piccolo uomo ed il ricordo si è sbiadito, la gioia ha preso il sopravvento ed io mi sento egoista e patetica nell'insistere a raccontarvi dei dolori.
La felicità li sorpassa, la memoria si annebbia, non ha senso incaponirsi.

Vi racconterò invece qualcosa di più interessante.
Non so come si chiami in italiano l'anestetico blando che in inglese qui chiamano "gas and air" o Entonox, un gas che contiene ossigeno e protossido di azoto, quello che usano i dentisti per intenderci.
In Inghilterra lo offrono per alleviare i dolori del travaglio, magari anche in Italia, non so.
Sorvoliamo sulla descrizione delle non molte ore di travaglio trascorse senza l'aiuto della chimica, sono state tremende, va bene. Ci sono passati tutti.

Ero in preda ai massimi livelli di dolore e l'ostetrica mi dice che mi ha preparato un bagno caldo.
"Un bagno caldo? Ma dove sono quelli dell'epidurale?"
"In sala operatoria, arriveranno tra circa tre ore", dice Kate.
"Tre ore?!"
"For the love of God" continuavo a dire.
Fortunatamente non mi vengono spontanei come in italiano gli insulti in inglese.

Mi hanno quasi convinta a fare questo benedetto bagno, quando chiedo a Richard: "Ma gas and air non si può avere?"
"Serve l'anestesista" dice lui.
Non contenta chiedo anche a Kate: "Ma gas and air non si può avere?"
"Vuoi gas and air?" mi chiede.
"Certo che voglio gas and air, qualsiasi cosa abbiate! Svuota quel maledetto bagno Kate e portami il gas!"

Arriva così la bombola di gas and air.
Aspiro lievemente e non succede nulla.
"Aspira più a lungo" suggerisce Kate.

Ecco.
Se userete mai  l'entonox in sala parto, fatelo provare anche al partner.
Sarete entrambi proiettati in un mondo leggero nel quale il dolore è una caratteristica marginale.
"Va meglio? " mi ha chiesto  Kate.
Andava molto meglio, ma ho mentito perché tenevo che non mi portassero più altre droghe.

Le due signore con l'attrezzatura per l'epidurale le ricordo fluttuare nella stanza circondate da un'aura magica ed ali da angeli. Mi chiesero di smettere di aspirare l'Entonox perché dovevo stare seduta  dritta per la puntura nella schiena, io annuivo e appena si distraevano continuavo ad abusarne.
Ricordo che mi hanno infilato l'epidurale sotto pelle anziché in vena per sbaglio e non si sono accorti che gonfiavo a dismisura, poi hanno cambiato braccio ed il sangue ha iniziato a zampillare dall'altro come in un film d'orrore di serie B.
"Non ti vedevo così fatta dalla festa di Acton town a Londra nel '98" mi ha detto Richard. Ma questa è un'altra storia.

Con l'epidurale in circolo sono tornata ad essere un individuo con una dignità ed il senso del decoro, ho ringraziato le signore che me l'hanno fornita e mi sono scusata per le volgarità, poi ho iniziato a spingere fuori quelli che nelle prime ore di vita sembrava un alieno.
L'alieno più bello dell'universo. È pure comparso un medico con una ventosa che come gran finale me l'ha aspirato fuori e se vi chiedete come sia la ventosa la risposta è: esattamente come uno sturalavandino.
Tutto il processo è riassunto dal marito che ha assistito da prospettive definitivamente meno dolorose, ma più splatter delle mie, come "horrific.
Ma non andiamo fuori tema.

La morale del post è questa: quando partorite usufruite di tutti gli anestetici disponibili in ospedale, non ha senso soffrire come cani quando lo si può evitare.


Wednesday, May 14, 2014

I dolori del parto - parte seconda

...la nonna, alias mia mamma, è tornata ieri in Italia, son passate due settimane e non  riuscita a scrivere il finale della storia d'orrore a lieto fine: il parto.
La natura malvagia e saggia al contempo ha progettato tutto con minuziosa precisione: ti fa patire le pene dell'inferno con il parto e poi ti inserisce in un ciclo di allattamenti, pianti, sorrisi, cacche, rutti ed ore di sonno dimenticate che ti impediscono di comunicare agli altri esseri di genere femminile quanto sia tremendo il dolore ed appena riesci ad organizzarti e sei pronta a descrivere l'esperienza, gli ormoni ti hanno fatto dimenticare quanto sia atroce. 
La felicità prende il sopravvento.
Maledizione.

L'avessi descritto un mese e mezzo fa avrei probabilmente utilizzato una lunga lista di imprecazioni, ora invece ricordo il tutto quasi in maniera comica.  
La natura sa che nessuno lo rifarebbe se fosse possibile riportare il dolore alla mente. Ci proverò lo stesso. 

Con nulla da fare e nessun dolore in ospedale, mi son messa a leggere il libro di storia della filosofia antica di mio fratello risalente agli anni del liceo, ho fatto ragioneria per una lunga storia di scelte sbagliate, per cui cerco di colmare i vuoti culturali da autodidatta. Richard è tornato a casa ed io ho letto fino al mattino, tra le urla delle mie compagne di stanza che sono state portate via, una a una, a partorire. Il tampax di ormoni non ha fatto effetto. 

Il giorno successivo l'ho trascorso consumando tremendi pasti forniti da una cuoca che mi guardava malissimo e passeggiate al bar: nessun movimento rilevante.
Verso le dieci, undici di sera, un'ostetrica ha controllato la situazione: ero dilatata di due cm e doglie lievissime erano iniziate. 
"Se son così" ho detto al marito "anche molto più forti, è una passeggiata."

L'ostetrica Kate mi ha rotto le acque con un uncino di plastica.
Benvenuti all'inferno.
I dolori veri e propri sono iniziati, sempre più intensi, un crescendo di disagio. Come se un avessi avuto un'incudine all'interno improvvisamente attratta da una calamita poggiata sul pavimento. 
Ho provato ad usare l'autoipnosi pre parto, diligentemente preparata a casa con l'aiuto del cd comprato su Amazon, e finché ero nella mia stanza, avvolta da tende, nella semioscurità, sulla palla yoga, ha funzionato. Ho sofferto intensamente, però ho perso la concezione del tempo.
Sono scivolata nei sogni, o incubi.
D'un tratto l'ostetrica mi ha portato degli antidolorifici che a quanto pare avevo chiesto, mi ha parlato, mi ha fatto riemergere da quell'abisso di attutimento mentale che mi ero creata.
Adieu.

Allora il dolore è arrivato massiccio ed intollerabile, come un'onda che ti affoga.
"Si può avere un'epidurale?"
"Si, tra tre ore" mi dice.
"Tre ore?!" In quel momento per me tre ore erano un'eternità.
"Andiamo in sala parto e vediamo quanto sei dilatata."
Camminare, parlare ed aver delle mani infilate per me in quel momento era una cosa non solo dolorosa, ma semplicemente inattuabile, impossibile, inconcepibile.
Da quel momento, Richard ricorda con amore, sono diventata la protagonista de "l'esorcista". "Horrific" dice a chi gli chiede un commento sul parto. E parla usando il "noi" come se avesse partorito anche lui, e meno male che c'era lui.

Il piccolo piange, devo andare.

La natura cerca di azzittirmi, ma finirò di raccontare, la natura fa bene a tramare contro questi racconti perché non è giusto terrorizzare le future madri. 
Ma tornerò. Non so se domani, ma tornerò.

Tuesday, April 29, 2014

Non dimentichiamoci: i dolori del parto

Non ho avuto il tempo di scrivere nell'ultimo mese, avrei avuto molto da raccontare il 29 marzo, giorno in cui Sebastian è nato.
Mio figlio. 
Già. Sono diventata mamma.

Non ho scritto nulla durante l'attesa credo per scaramanzia, "credo" perché per non portarmi sfiga ulteriormente non l'ho nemmeno ammesso a me stessa.
Prima di entrare nel mondo dei sentimentalismi e della tenerezza del quale faccio parte da quando abbiamo scoperto dell'arrivo del pargolo, vorrei ricordare il parto.
Avrei dovuto scrivere qualcosa subito perchè  la pro lattina e non so quale altro ormone suo amico cancellano il trauma, confermo pienamente quello che si dice.

Eccoci: il parto. 

Mi aspettavo di soffrire, me lo avevano detto, l'ho letto, si sa.
Mi sono preparata ascoltando cd di ipnoterapia pre-parto, le storie di tutte le madri che ho incontrato durante i nove mesi di attesa, mi sono immaginata i peggiori dolori che la mia mente potesse creare ed ho provato tecniche di respirazione varie.
Mia madre ha sostenuto per nove mesi che la mia resistenza al dolore fosse  superiore alla media e che non avrei avuto alcun problema, che tutte quelle che gridano e piangono e disperano esagerano e che basta concentrarsi sulla respirazione.

Bene. 
Il dolore che mi ero immaginata? In realtà è stato dieci volte peggiore.
Mi piace raccontarmi che il dolore sia stato superiore alla media perché il parto è stato indotto, altrimenti la mia soglia del dolore si è certamente dimostrata inferiore alla media e le mamme non sempre hanno ragione.

Avevo pianificato di andare in un centro per la nascita a Melton Mowbray, dieci minuti da Oakham, paese in cui vivo, centro in cui ci sono soltanto ostetriche, nessun dottore, e se tutto va liscio, il parto avviene solo in maniera naturale, senza l'uso di antidolorifici, epidurali o gas.
La data di nascita prevista per il piccolo uomo era a metà marzo, nulla accadde quel giorno, e nemmeno durante le sue settimane successive in cui per stimolare il travaglio ho provato tutto quello che mi era stato suggerito da chi se ne intende: bere tisane alle foglie di lampone, mangiare ananas, stare sulla palla di gomma che si usa per fare yoga, mangiare piccante, passeggiare e fare le scale.
Niente. 
Quindi, come accennavo prima, il parto è stato indotto, o sarebbe stata una gestazione da elefante con troppi rischi, per questo mi hanno dovuto ricoverare in ospedale a Leicester, niente centro per la nascita naturale, piscine, palle, materassi e corde e nascite hippie, addio luci soffuse e musica a scelta. 

Mi ero immaginata le doglie a casa nel mezzo della notte, i massaggi e la respirazione e le corse all'ospedale. 
Niente di tutto ciò. 
Abbiamo telefonato all'ospedale mattino e mi hanno ricoverata la sera, quindi ci siamo goduti un pranzo in santa pace e poi ci siamo diretti, mio marito e la sottoscritta, all'ospedale verso le quattro del pomeriggio.

Alle sei stavamo ancora attendendo che qualcuno ci considerasse, perché le urgenze passano giustamente prima. Verso le sei e mezza un'ostetrica mi ha infilato una specie di tampax pieno di ormoni chimici spiegandoci che non ci restava che attendere ventiquattro ore e sperare che partissero le doglie.

Mi hanno portato poi una succulenta cena che consisteva in: una patata bollita riscaldata al microonde, uno scodellino di insalata scondita e un succo di ananas.
Benvenuti in Inghilterra! In Italia non servono certo cibo da stella Michelin, ma una patata! Fortunatamente mi ero abbuffata a pranzo.

Continuerò domani, perché di tratta di una lunga storia e stasera arriva mia madre ad aiutare , santa donna, per cui forse avrò più tempo per scrivere.

Wednesday, March 26, 2014

Bombardamento di Dresda, "Mattatoio N.5", Kurt Vonnegut



"Lui era giù nel deposito della carne, la notte che Dresda venne distrutta. Sopra si sentivano come dei passi di giganti: erano grappoli di bombe ad alto potenziale che cadevano. I giganti non la smettevano più di camminare. Il deposito della carne era un rifugio sicurissimo. Là sotto cadeva solo, di tanto in tanto, una pioggia di polvere d'intonaco. C'erano gli americani, quattro delle loro guardie, alcune carcasse di animali e nessun altro. Le altre guardie, prima che cominciasse il bombardamento, erano tornate al calduccio nelle loro case a Dresda. Sarebbero rimaste tutte uccise insieme alle loro famiglie.
Così va la vita.
Anche le ragazze che Billy aveva visto nude stavano morendo, in un rifugio molto meno solido, in un altro punto del macello.
Così va la vita.
Ogni tanto una guardia andava in cima alle scale a vedere che cosa stava succedendo là fuori, poi tornava giù e bisbigliava qualcosa alle altre. C'erano degli incendi, fuori.  Dresda era tutta una sola, grande fiammata. Quell'unica fiammata stava divorando ogni sostanza organica, ogni cosa capace di bruciare.
Non fu prudente uscire dal rifugio fino a mezzogiorno dell'indomani. Quando gli americani e le loro guardie vennero fuori, il cielo era nero di fumo. Il sole era una capocchia di spillo. Dresda ormai era come la luna, nient'altro che minerali. I sassi scottavano. Nei dintorni erano tutti morti.
Così va la vita."
"Da quelle parti il povero vecchio professore di liceo, Edgar Derby, fu sorpreso con in mano una teiera che aveva raccolto nelle catacombe. Venne arrestato per saccheggio. Fu processato e fucilato.
Così va la vita.
E poi venne la primavera. Le miniere di cadaveri furono chiuse. Tutti i soldati andarono a combattere i russi. Nei sobborghi, le donne e i bambini scavavano trincee. Billy e gli altri del suo gruppo furono rinchiusi in una stalla. E una mattina si alzarono e scoprirono che la porta era aperta. La Seconda Guerra Mondiale in Europa era finita..."
"Mattatoio N.5", Kurt Vonnegut 

Sunday, March 23, 2014

Selfie e beneficenza, le vie del Signore sono infinite




Qualche giorno fa mi imbatto, su Facebook, in una ennesima selfie di una mia ex collega che per l'appunto posta foto di sè stessa con espressioni che definirei "magnum" per chi ha visto il film Zoolander, per chi non lo ha visto (e suggerisco di vederlo almeno per un paio di scene e per poter usare riferimenti di alto livello come sto facendo) ecco, intendo dire espressioni tutte uguali, sempre cercando di sedurre l'obiettivo, sempre languide, succhiando leggermente le guance per sfilare il faccione.
Questa selfie però era leggermente diversa, la descrizione era "selfie without make up for cancer charity awerness". Una selfie senza trucco per la beneficenza contro il cancro.

Ora, le strade della beneficenza in Gran Bretagna sono infinite e a me incomprensibili.
Maratone, tagli di capelli, mesi di sobrietà, diete, lanci col paracadute, crescita dei baffi: all'inizio non capivo come funzionavano.
Mi sono informata.
Ci sono quelle che si allenano per una maratona, per esempio contro il cancro al seno, poi si aprono un profilo sul sito della maratona e chiedono donazioni: amici, parenti e conoscenti quindi versano somma di denaro. L'eroica donzella poi corre vestita di rosa, spesso indossando qualcosa di ridicolo o imbarazzante, ed oltre a rimanere in forma raccoglie qualcosa per una giusta causa.
Più l'avventura è stremante, rischiosa o ridicola , più soldi su raccolgono, se poi il protagonista è un personaggio famoso le cifre chiaramente salgono.
Questo l'ho capito, anche se mi è parso inizialmente strano, mi son chiesta come mai la gente non è sensibile alle cause direttamente, comunque ricevuto.
A novembre c'erano quelli che si facevano crescere i baffi e raccoglievano soldi per il cancro alla prostata attraverso lo stesso meccanismo. Se funziona, fantastico.

La selfie senza trucco però mi era sembrata veramente fuori luogo, ero convinta fosse un'iniziativa maldestra di una vanitosa-finto-buonista che un effetti non si era nemmeno curata di scrivere a chi donare e come.
Poi che succede?
Le selfie senza trucco sono spuntate su Facebook e Twitter viralmente, raramente con indicazioni su come donare e a chi. Queste foto di ragazze senza trucco quasi sempre carine lo stesso, molto studiate, sembravano frutto di una mancanza di sensibilità verso il problema del cancro, non un aiuto.
Due giorni dopo al telegiornale se ne parla, il fenomeno dilaga,  salta fuori che non si sa da chi sia partita l'iniziativa, ma l'associazione di beneficenza uk contro il cancro in poche ore ha ricevuto un milione di sterline proprio in seguito a questa ondata di selfie. Molte hanno postato e donato tre sterline, alcune avranno solo postato.

Ero basita.
Non ho ancora capito il meccanismo della selfie senza trucco che fa scattare la donazione.
Comunque ho provato a farmi una selfie senza trucco, ma facevo veramente pietà, non volevo mettermi in posa e poi non ero convinta... allora ho solo donato tre pound via sms.
L'ho fatto per scaramanzia, generosità, emulazione, noia?
Non lo so, ma ben vengano le donazioni senza spiegazione.
.

Sunday, March 16, 2014

"Alla ricerca del tempo perduto", missione compiuta




Non ci posso credere.
La mia autostima é improvvisamente lievitata: ieri notte verso le due ho finito di leggere "Alla ricerca del tempo perduto".
Mi manca già.
Non l'avrei mai detto.
E il tempo oggi è più circolare che mai.

"...mi sembrava che non avrei avuto la forza di tenere ancora avvinto a me quel passato che discendeva così lontano. Se almeno essa mi fosse stata lasciata abbastanza a lungo da poter condurre a compimento la mia opera, non avrei mancato anzitutto di descriverli gli uomini, anche se questo avrebbe potuto farli somigliare a esseri mostruosi, come occupanti un posto ben altrimenti considerevole, accanto a quello così angusto riservato loro nello spazio: un posto, al contrario, prolungato a dismisura,- poiché essi toccano simultaneamente, giganti immersi negli anni, età così lontane una dall'altra, tra le quali tanti giovani sono venuti ad interporsi, - nel Tempo."
"Alla ricerca del tempo perduto" - "Il tempo ritrovato", Marcel Proust

"I Guermantes" - "Alla ricerca del tempo perduto", Marcel Proust

"Il marchese di Palancy, con il collo teso, il viso di traverso e un grosso occhio rotondo schiacciato contro il vetro del monocolo, si spostava lentamente nell'ombra traslucida e sembrava non vedere affatto il pubblico della platea, come un grosso pesce che passi, ignorando la folla curiosa dei visitatori, dietro la parete vetrata di un acquario. Egli si arrestava talvolta, venerabile, ansimante e schiumoso, e gli spettatori non avrebbero potuto dire se stesse soffrendo, dormendo, nuotando o facendo l'uovo, o semplicemente respirando."

Wednesday, March 12, 2014

Borgo Ticino

Risistemando i cassetti ho ritrovato un vecchio foglio datato 10 Aprile 2000, Pavia.
Una botta di ottimismo.

Borgo Ticino

Asmatica quotidianità,
Grigia monotonia delle cose.
Di questo borgo piovoso,
Annegato.
Minuscoli negozi formica
Dove si chiacchiera di intrecci mediocri,
Tra il pane e il banco degli affettati.

Il vento gelido pizzica il viso,
L'umidità del fiume infradicia
Le ossa.

Cielo plumbeo e strade luccicanti
Odore di rifiuti, legno marcio bruciato
Muri freddi, solitudine schiacciante.

Questo ho intorno.
Ed è come se nulla cambiasse mai.

Quando vado,
Torno.
Quando dormo,
Mi sveglio.

Riscivolo negli stessi oscuri sogni.

È aprile e fa ancora molto freddo.

Wednesday, March 05, 2014

L'hiver, cette nuit a Pavia...

Nel 2002 abitavo a Pavia, in un appartamento spazioso ed irregolare, affollato di studenti universitari e di camere polverose, dai soffitti alti, dalle pareti che avevamo dipinto di mille colori, senza criterio  né particolari inclinazioni artistiche.
Ad un certo punto condividevamo la casa in otto, con un solo bagno ed un minimo di cinque ospiti fissi ogni giorno, sempre tra i piedi, dal mattino alla sera.
Alcuni li si ritrovava assopiti sul divano al mattino.
Erano anni di irrazionale libertà, d'azione e di pensiero, di sregolatezza, di feste, di poche pulizie e di lunghe chiacchierate.
Sono stati gli anni in cui ho dato più esami, mentre i miei coinquilini guardavano partite di calcio e giocavano a poker nella camera adiacente a quella in cui dormivo e sognavo.
Finalmente avevo una camera da letto mia, era la prima stanza che non dovevo condividere e potevo farci quello che volevo, era una sensazione magica ed inebriante.
Il mio letto-rifugio era in cima ad un soppalco e, dal giaciglio doppio, se lasciavo le tende aperte, potevo contemplare lo scorrere del Ticino ed il Ponte Coperto.
Potevo star seduta sul balcone e studiare davanti al fiume.



Oggi ho trovato un foglio datato 18 marzo 2002, sul quale avevo copiato una poesia che un ospite francese, che esercitava la professione di medico in un piccolo paese di campagna del quale mi sfugge il nome,  aveva lasciato scritta sul muro di fianco al letto durante l'inverno.

Déshabillé Rimbaud

L'hiver, cette nuit a Pavia
trouva un couche déserté

Des mot italique, illisibles a l'esprit
couraient atour sur le murs;

Des cendres intimes, un boite à encens
un pyjama plié en tendre
rendaient les coins moelleux,

bien-être-femme

Dans le molecularisation
et l'abandon fatigué
un pont, indiscret comme accent circonflexe
à la vitre, de l'autre rive, se jetait
malignement, tout près, tout près.

Et couleurs...et voyelles...

Je dirai quelque jour vos naissances matines.


Le frasi, parole, poesie, correvano sui muri e lui non ne capiva il significato.
Ero rimasta a dormire dal ragazzo con cui mi vedevo allora, non lo definirei fidanzato, e gli avevo lasciato la stanza per una notte. Non ricordo il suo nome...Jean Paul o un Jean qualcos'altro.
Ricordo che ci aveva chiesto di tradurre la poesia in italiano ed in inglese, per sperimentarne l'effetto in diverse lingue.
Indossava bretelle e mi avevano detto che non si faceva pagare per le visite, il più delle volte veniva ricompensato con un pollo, dei vestiti, delle uova, cose del genere.
Mi piace credere che fosse davvero così.

Wednesday, January 29, 2014

Il popolo britannico ed i bicchieri di vino

La popolazione britannica non riesce a dissociare il relax dall'assunzione di alcol.
Ci sono quelli che escono e si devastano, ma anche quelli che non escono e conducono una vita più ritirata, la sera si rilassano dopo il lavoro e si bevono un bicchiere di vino.
Quelli che bevono vino bianco si sentono più sofisticati e meno alcolizzati.
Il rosso lo bevono quelli che di vogliono sentire meno effemminati se di sesso maschile o passionali se si tratta di donne.
Tutti a casa, durante le serate infrasettimanali, senza alcuna eccezione, dicono che si bevono un bicchiere.
Nella realtà un bicchiere di vino per un britannico equivale a tre calici italiani e il bicchiere di vino non è mai uno.
Spesso per bicchiere intendono bottiglia.
Non inizio nemmeno a cercare di spiegare quanto bevono quando escono per una sbronza.

Sunday, January 26, 2014

'Alla ricerca del tempo perduto'- All'Ombra delle Fanciulle in Fiore



"Sottoponevo così alla nonna le mie impressioni...una volta le dissi: - Senza di te non potrei vivere. - Ma non bisogna - mi rispose con voce turbata. - Bisogna render più duro il nostro cuore. Altrimenti, che succederebbe di te se io partissi per un viaggio? Spero invece che non faresti sciocchezze e saresti felicissimo. - Non farei sciocchezze se tu partissi per qualche giorno, ma però conterei le ore. - ma se partissi per dei mesi... (A questa sola idea il cuore mi  si stringeva), per degli anni, per...
Tacevamo tutti e due. Non osavamo guardarci. Eppure, soffrivo più della sua angoscia che della mia. Perciò mi avvicinai alla finestra e con voce distinta, le dissi, distogliendo gli occhi da lei:
- Sai come io sia un essere abitudinario. I primi giorni che vengo separato dalle persone a cui voglio più bene, mi sento infelice. Ma, pur volendo sempre loro tanto bene, mi abituo, la mia vita diventa calma, dolce; sopporterei di essere separato da loro per mesi, per anni...
Dovetti tacere e guardare fuori la finestra. La nonna uscì un momento dalla camera. Ma il giorno dopo mi misi a parlare di filosofia, con il tono più indifferente, e tuttavia procurando che la nonna facesse attenzione alle mie parole; dissi che era un fatto curioso: dopo le ultime scoperte della scienza il materialismo pareva indebolito e la cosa più probabile era ancora l'eternità delle anime ed il loro ritrovarsi nell'aldilà."
'Alla ricerca del tempo perduto' - Le fanciulle in fiore -
Marcel Proust

"Alla ricerca del tempo perduto" - La strada di Swann -



"Di tutte le forme di generazione dell'amore , di tutti gli agenti di disseminazione del sacro morbo, è certo uno dei più efficaci quel gran soffio d'agitazione che a volte passa su di noi. Allora l'essere la cui compagnia ci è gradita in quel momento, la sorte ne è tratta, per lui sarà il nostro amore. Non è necessario neppure che ci sia piaciuto sino allora di più o anche altrettanto come altri. Ciò che occorre è che la nostra inclinazione per lui divenga esclusiva. E questa condizione s'avvera quando - nel momento in cui ci è mancato - alla ricerca dei godimenti che ci dava la sua grazia, si è sostituita bruscamente in noi una necessità ansiosa, che ha per oggetto quello stesso essere, una necessità assurda, che le leggi di questo mondo rendono impossibile a soddisfare e difficile a guarire - la necessità di possederlo."
"Alla ricerca del tempo perduto" - La strada di Swann -
Marcel Proust 

Wednesday, December 18, 2013

Teorie cospiratorie

Un mio amico e collega di Roma considera valide quasi tutte le teorie cospiratorie in circolazione: dal fatto che Rothschild decida le sorti del mondo, al fatto che gli americani si siano auto bombardati le torri gemelle, ed è anche convinto che tutti i terremoti e le catastrofi naturali in costante crescita siano pianificate sempre e comunque gli Stati Uniti. 

Mi trovo d'accordo su alcune cose, quantomeno intrigata dalla possibilità di una realtà diversa.

Certamente non si sa tutto sulle torri gemelle, però dal beneficio del dubbio all'inamovibile assunzione che gli americani si siano auto bombardati passa un po' di differenza.
Quando ci sono dei tempi morti a lavoro ci infiliamo in interminabili discussioni sui massimi sistemi, neanche decidessimo le sorti del mondo. Adoro contraddirlo, per il semplice gusto di farlo, ciononostante spesso mi fa rimettere in discussione fatti che tendiamo a considerare oggettivi.
Di questi tempi sono molte le persone che credono ai siti di contro informazione, informazione alternativa e robe simili per partito preso, come altri considerano verità inconfutabili le notizie riportate dai quotidiani. 
Per quanto riguarda i quotidiani per lo meno possiamo conoscere le fonti delle notizie, le scelte politiche, a volte sibilline e ingannevoli, però almeno possiamo risalire ai nomi, possiamo indagare. Su internet si trovano notizie sul signoraggio, sul gruppo Bildeberg, sulla Federal Reserve, e chi più ne ha più ne metta, e le fonti sono spesso opache, scarse, sconosciute, inesistenti. Non parliamo di quelli che fanno giornalismo tramite i blog. Santo chi ha inventato il blog, ma sino a prova contraria chiunque può inventarsi teorie e attaccare istituzioni e persone.  
Comunque quando è successo il tragico alluvione in Sardegna di recente, il mio collega mi ha chiesto senza esitazione: "Secondo te chi è stato?"
Secondo lui era impossibile che accadesse un fenomeno metereologico del genere in Sardegna.
"Ci sono di mezzo gli americani mi ha detto" e per soddisfare la mia sete di prove e fonti mi ha inviato un link dove si spiegava degli esperimenti degli americani volti a modificare le condizioni meteorologiche.  Link di dubbia provenienza. Sicuramente gli esperimenti esistono, ma l'alluvione in Sardegna?
Perché mai?


Saturday, December 07, 2013

Addio testa fra le nuvole


Alla veneranda età di trentasei anni mi sono finalmente lanciata nel mondo della guida. Da circa un mese ho abbandonato il treno, mezzo di trasporto e di lettura, meditazione, contemplazione del paesaggio, ho girato le spalle al millepiedi di ferraglia che permette di gozzovigliare e dormire, per entrare nel mondo del viaggio attivo, responsabile, libero da orari precisi, il mondo dell'auto.
Sono fiera di aver raggiunto questo traguardo che da quando ho compiuto diciott'anni, esattamente diciott'anni fa, si è sempre spostato, per ragioni varie; era un miraggio più che un traguardo, era la linea che divide orizzonte e mare quando si naviga in oceano aperto: si spostava automaticamente ogni volta che mi ci avvicinavo.
Ora guido. Guidano tutti, lo so, per carità, anche i nonni, ho raggiunto traguardi oggettivamente più complicati,  a ognuno il suo, era il mio punto critico.
Arrivo a casa un'ora prima la sera.
Detto ciò, mi manca il tempo dell'attesa alla stazione, mi manca l'osservazione delle persone sedute intorno, mi manca la lettura dei libri, mi manca la poesia che nasce dalla noia passiva, il tempo che passavo pensando alle vite degli altri, ad immaginarmi i loro dialoghi, a dimenticarmi di me pur essendo presente.
E mi manca il culo sodo che avevo quando camminavo da un mezzo all'altro.

Tuesday, December 03, 2013

Alla ricerca della scozia perduta



Ogni due settimane, il giovedì, dò lezione di italiano a Richard, un signore alto e distinto, che lavora come revisore contabile in alcuni comuni della zona.
È di origine scozzese, e scozzese si definisce, anche se scopro che in Scozia ha trascorso soltanto i suoi primi tre anni di vita, poi la famiglia si è trasferita a Birmingham.
Gli ho chiesto se ricorda qualcosa della sua infanzia a Dundee.
Ricorda soltanto di quando suo nonno lo portò al pub dei lavoratori dove gli operai si riunivano ogni  giorno a bere birra. Lo ricorda nitidamente.
L'ingresso era proibito alle donne.
Ricorda che qualche amico del nonno se lo prese in braccio e gli fecero assaggiare la birra Guinness.
Uno degli anziani gli porse una pinta con fare solenne, lui eccitato sorseggiò la Guinness e ne fu disgustato.
Da quel giorno non ha mai più provato la Guinness.
E questo è l'unico ricordo che Richard ha dell'infanzia in Scozia.

Gli ho detto che mio padre, quando aveva sei anni, andò con mio nonno Romano ad un ritrovo, o forse a una sorta di festa post vendemmia.
Abitavano in campagna, nel Monferrato.
Non adeguatamente supervisionato il bambino si scolò il fondo di vari bicchieri di vino e finì in una sorta di coma etilico.
Da allora non assaggiò mai più il vino. È tutt'ora astemio.
L'altro mio nonno quando mia madre compì sedici anni le comprò delle birre e delle sigarette, lei   provò entrambe e non ne fece mai non soltanto abuso, nemmeno uso.
Differenze di gusto, ma morali molto simili.
Per evitare il problema dell'alcolismo in età adulta, sarà mica meglio fare bere i bambini da piccoli?





Saturday, October 26, 2013

"Il Re Pallido", David Foster Wallace



"Il Re Pallido" è un monumento dedicato alla noia.
Non alla noia esistenziale, culturale, è un elogio alla noia vera e propia, fisica, letterale.
Diciamocelo, a tratti e' pure un po' noioso da leggere, quindi e' un romanzo che la noia te la fa anche sperimentare direttamente.
Ma tra pagine e pagine di noia, capitoli in cui i personaggi girano le pagine e compilano un modulo senza fare null'altro, emergono paragrafi e capitoli di sublime bellezza.
Ricorre il tema della consapevolezza che non e' mai stata descritta in quel modo in letteratura.
Ancora una volta, si tratta di consapevolezza fisica, reale, dell'essere qui adesso, in questo modo, di avere queste particolari cose intorno, non e' consapevolezza filosofica, esistenziale.
Ambientato principalmente nell'edificio dell'agenzia delle entrate di Peoria, Illinois, piatta e fumosa, dove nulla accade, racconta di impiegati che svolgono un lavoro di controllo delle dichiarazioni che richiede costante attenzione pur essendo terribilmente noioso e ripetitivo. Lo scrittore traasforma queste figure grigie in eroi di consapevolezza ed attenzione, che levitano, intravedono fantasmi di esattori morti nell'ufficio, diventano figure mitiche.
Leggere "Il Re Pallido" e' come camminare su una spiaggia piatta, percorrerla con movimenti regolari e piacevoli, abbandonarsi all'ipnnosi della ripetizione, e sobbalzare ogni tanto al ritovo di un gioiello o alla vista di un pesce colorato ed inusuale.

Sunday, October 20, 2013

Tradurre e riprodurre



L'attività del traduttore consiste nell'interpretare il significato di un testo e nel riprodurlo in un'altra lingua. Il traduttore di professione e' colto, artigiano, diplomatico, preciso, creativo. In letteratura i traduttori donano nuova vita alle opere, sono scrittori dotati di talento.
Esiste poi la traduzione quotidina di vocaboli: a lavoro, quando si è in vacanza e per chi come me fa parte della numersoa categoria degli stranieri che vivono all'estero.
Un altro livello, comunque si tratta di interpretazione di significati e se si perde anche solo una sfumatura, il messaggio cambia e le conseguenze possono essere varie.

Per esempio, il numero della pizza pepperoni l'hanno fatto tantissimi italiani in Inghilterra.
Cercando di districarsi tra un menu di pizze: pineapple and ham, spinach and chicken chilli meat  feast, l'italiano medio si sente sempre sollevato nel leggere pepperoni. Si pensa "Va beh, prendo questa con i peperoni così vado sul sicuro." Immancabilmente arriva una pizza tempestata di fette di salamino piccante, di un rosso a tratti fosforescente.
Il vegetariano che pensava di aver trovato una soluzione dispera.

La prima volta che sono stata Inghilterra con i miei genitori, al ristorante,  ho sfoggiato una conoscenza della lingua traducendo il menu ed ordinando per loro.
Come antipasto per mio padre ho cercato di rimanere sul semplice: scallops con funghi e altra roba della quale non ricordo il nome. "Scaloppine con funghi e una salsa" perfetto.
"Come sono?" chiedo a mio padre.
"Buone, sanno un po' di pesce"
A quel punto mi torna improvvisamente alla mente, "scallops" significa capesante.
Fortunatamente al signor Giuseppe piacciono le capesante.

Conseguenze diverse hanno avuto invece altri errori di traduzione.
Romolo Giovanni Capuano nel suo libro I 111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo ne riporta uno particolarmente tremendo.
Nel 1944 i radiotelegrafisti americani interpretando un messaggio dei tedeschi commisero un errore fatale. Scambiarono il nome abt "abate" per l'abbreviazione di abteilung, "battaglione", credettero che un distaccamento di soldati nazisti fosse alloggiato al monastero di Montecassino.
Per questo motivo bombardarono l'intero complesso.
Con la gente dentro.