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Wednesday, July 18, 2007

Fa molto caldo

Fa molto caldo. Soffocante. C'è uno speciale in tv dedicato ai Subsonica che ridesta il mio orgoglio piemontese, che in modo falsamente cortesemente disprezzo con gli amici, ma porto nel cuore. Regione impolverata, annebbiata e nebbiosa, malinconica e soffocante.
Mi ricorda di chiudere la porta e starmene in silenzio, tra queste mura si trova di tutto: coltelli, asciugamani, materassi, ponti levatoi e specchi.

Non ho bisogno di nulla.

Ho bisogno soltanto delle parole,
per catalogare, impacchettare e definire
la mostruosa natura delle cose
che mi precede a piedi nudi
e mi stringe la gola.

Muta, ecco come mi lascia.
Tutti immersi, sguazzanti nella moda del relativismo, costruiamo e decostruiamo, passeggio tra i saldi delle teorie e scelgo oggi quella che mi si addice, poi la getto nella spazzatura la sera e dormo con la coscienza svuotata. Beata acoscienza.
Parte la fabbrica dei sogni e li facciamo interpretare dagli altri, sono proprio esattamente così, come li vogliono loro.

Tutte le mie preghiere le rivolgo al caso, non a caso.

Per tutte le volte in cui mia nonna ha fissato quella tovaglia di cerata arancione, gialla, marrone, caleidoscopio rotondo come il tavolo, niente più prati, si ferma un battito del mio cuore, in preghiera.
E per tutte le volte in cui mia nonna mi ha dato un frusciante pacco di millesfoglie che non ho mai mangiato, lenzuola mai messe, rumori che non ho tollerato, parole non ascoltate, rivolgo una preghiera al caso.