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Friday, December 16, 2016

In viaggio con la torta paradiso







Mio padre, nato e vissuto in Piemonte e spostato dalla regione natia soltanto con massicce opere di persuasione, un uomo che canta e sorride da una vita soltanto quando le vacanze e le gite fuori porta sono concluse, fece il militare nei bersaglieri e trascorse un periodo indefinito a Napoli, erano gli anni '60.
Napoli era una meta esotica temuta ed immaginata come: caotica, straripante di cibarie, truffaldina, rumorosa, maggiorata, invadente e con un sistema fognario medievale.
Mia nonna Esterina, detta Rina, sua madre, quando un membro della famiglia partiva per una vacanza o una trasferta aveva l'indiscusso onore di fare la valigia, rito che si perpetuò di generazione in generazione. Ricordo nitidamente come stese tutti i miei vestiti sul letto matrimoniale dei miei e li allargò, uno a uno, nella grande valigia che mi portai nella mia prima trasferta a Premeno, quando a sei anni andai in colonia. La stessa tecnica certamente la applicava con mio padre. Non c'era posto per nascondere nulla, tutto era steso e stirato alla perfezione, nessun angolo segreto, nessun posto per stropicciamenti maldestri.

Giornalmente mio padre vendeva agli altri militari, alla mensa, la sua razione di vino per racimolare denaro al fine di acquistarsi un panettone. Credo vendesse anche porzioni di frutta e lettere per le fidanzate di alcuni commilitoni semi-analfabeti o poco romantici.

Fatto sta che l'obiettivo era un panettone al giorno.
E ogni sera si mangiava un panettone con il latte.

Il signor Magarotto, conoscente dei miei nonni, si recò a Napoli in visita ad un parente proprio nel periodo in cui faceva il militare "il Giusep", mio padre.
Mia nonna dunque fece preparare una torta paradiso alla panettiera e la diede al signor Magarotto con la missione di consegnarla "al Giusep, gram fiò." E il signor Magarotto così fece, perché pochi osavano contraddire mia nonna.

Certo la nonna Rina non si immaginava che Napoli gremisse di pasticcerie, poco si sapeva allora di mete così esotiche, e poco tempo aveva la nonna Rina da sprecare leggendo informazioni, lavorando dodici ore al giorno. Non sapeva nemmeno che il Giusep si stava procurando un panettone al giorno.

Così il signor Magarotto viaggiò in treno con la sua valigia e con la torta paradiso come bagaglio a mano.