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Thursday, July 14, 2011

Boarding School

Vicino a casa mia c'è una enorme scuola elementare-media-superiore privata, una delle più rinomate d'Inghilterra.
A pensarci bene metà del centro del paese in cui vivo è la scuola di Oakham: l'edificio antico, la cappella, i dormitori e le classi, sparsi per le vie, la palestra, il refettorio, la piscina, il centro creativo, i campi da cricket, da calcio, da tennis, la pista per correre, il rugby e la sede centrale.
La scuola di Oakham prepara i ragazzi, le cui famiglie possono premettersi di pagare rette esorbitanti, per le migliori università e per i posti di lavoro più ambiti.
Le scuole private in Inghilterra si chiamano "Public School", soltanto per il principio che qui alcune cose vanno fatte al contrario, credo per confonderci le idee.

I ragazzi della scuola privata si distinguono dagli altri. Uno di loro l'anno scorso è stato portato all'inizio dell'anno in elicottero. Da Boots le ragazzine mettono nel cestino più creme idratanti di una cinquantenne in guerra con le rughe, mascara Dior e fondotinta Ives Saint Lauren. Da Costa Caffè bambini di dieci anni spendono quindici sterline per la merenda e pagano con carta di credito.
Già, da Costa caffè, perché qui un bar normale con il proprietario che ti fa il cappuccino al mattino mentre fai due chiacchiere non esiste. C'è Costa cafè, Starbucks o Cafè Nero, dove i baristi indossano maglie con su scritto: "The best coffee this side of MIlan". This side of MIlan? Ma cosa vuol dire?

Qui ad Oakham c'è solo Costa, i baristi sono ragazzi giovanissimi, part-time, cambiano spesso e cambiano anche i nomi dei caffè che a valutare dalle foto di Venezia e Firenze sul muro dovrebbero essere italiani. L'altro giorno ho chiesto un macchiato e la barista mi ha guardato stranita, poi mi dice: "Ho capito vuoi una Moka". Perchè un macchiato con una spruzzata di cioccolato amaro è una Moka.

Questi ragazzi della scuola di Oakham mi inquietano, mi inquietano i genitori che decidono di mandarli in collegio tutta la settimana.

Li vedo attraversare la strada per cambiare classe, con le loro impeccabili uniformi: i ragazzi in cravatta verde e completo nero, le ragazze con gonna lunga a quadri bianca e nera e giacca, tutti con camicie bianche inamidate. Quelli delle superiori sembrano molto più vecchi, con tutto il tempo che avranno per essere scomodi nella vita, non dovrebbero essere vestiti così formalmente a dieci anni. I più piccoli dovrebbero avere più tempo per giocare.

Al pomeriggio giocano, ma tutto è organizzato: giocano a tennis, a cricket, a pallanuoto.
Dovrebbero stare fuori a fare cose senza senso, ad inventarsi delle storie, a fare finta che uno è un pirata e uno una rock star. A far finta di fare i fruttivendoli, i cuochi con il fango, quelle robe lì.
Dimenticavo, per giocare a fare finta nel modo più appropriato, ci sono i corsi di teatro.
Nulla è lasciato al caso.

La metà di questi bambini, ragazzini, ragazzi, si fermano a dormire a scuola tutta la settimana e durante il weekend tornano dai loro genitori. Alcuni vedono i genitori soltanto tre o quattro volte all'anno perché sono lontani: in India, Cina, Sud Africa.

Alcuni sono così piccoli che se li vedesse una madre italiana qualunque chiamerebbe il telefono azzurro.

Qui funziona così, mi hanno detto che una volta era diverso, ti mandavano alla Boarding School a sei anni, eri costretto ad andarci e vedevi i genitori solo a Natale e se ti andava bene un'altra volta.
Ora pare che i bambini vengano accettati soltanto dopo un colloquio in cui dichiarano di voler andare a scuola lontano da mamma e papà. Una volta si andava una settimana in Wales in vacanza, adesso questi bambini inamidati se ne vanno alle Maldive.
Resta il fatto che non posso pensare a quale incubo possa essere stare in una Boarding School se in gruppo ti prendono di mira i compagni, a quante notti insonni ti possano fare passare.
C'è anche chi passerà gli anni più indimenticabili della propria vita, probabilmente la maggioranza.
Comunque questo metodo non mi convince.

Ho letto da qualche parte che c'è un disturbo, una specie di blocco emotivo, che gli psicologi catalogano come disturbo "Boarding School", ci sarà pure una ragione.