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Wednesday, May 25, 2016

"These Days" e cortili


Non pubblico video solitamente.
Questo artista non lo conosco nemmeno e non si tratta del genere di musica che ascolto di solito.

"These days" cantava questo signore con l'aria da surfer malinconico, mentre percorrevo in diagonale i cortili dell'Università pavese, tra le magnolie fuorvianti ed un crepuscolo acciottolato.
Non sarebbe stata sperimentale abbastanza per essere sentita in pubblico questa canzone, le cui parole esprimevano esattamente quello che avevo in testa quella sera, ma avevo le cuffie ed andava bene così.

Avevo bisogno di esasperare quello stato d'animo.
Avevo bisogno di espiare il male che avrei provocato coltivandone un po' anche in me.
Avevo bisogno di raccontarmi che si sta parecchio male a far del male, che non era della situazione scomoda che avevo timore o della mia incertezza.

Quella sera dopo un bicchiere di grappa in più ho poi deciso di cambiare strada.
E se riavvolgo il tempo e guardo quella ragazza da dietro l'angolo, anzi, se mi faccio dare un passaggio da un uccello di dimensioni importanti e la guardo dall'alto, sì dall'alto, questa ragazza non è che una formica. 
Vile e falsa, come siamo tutti.
Se mi rimpicciolisco invece la vedo decidere le sorti del mondo, uccidere pianeti che girano intorno al suo stomaco e popolazioni che risiedono sotto la sua ascella destra.

Fa assolutamente bene struggersi talvolta. 
Più si è giovani e più lo consiglio.
Enfatizzare il tutto con canzoni da sentire in pubblico sul pessimismo comico e da sentire in cuffia sulle storie finite. 

Poi si cresce ed arriva un momento in cui forse è meglio evitare.
In cui a sentire troppa musica triste si diventa tristi davvero.

A camminare tra i cortili vedo un movimento impercettibile verso il futuro.








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